cor-pus 15

sogna la vita, mentre la vivi, intatta. uno sguardo sul mondo, a cominciare da quello vissuto, per continuare con quello vissuto e sognato.

46.000 morti in piu’: una bufala, oppure colpa della crisi, di Renzi o della inefficacia degli antibiotici? – 607

il fatto che in Italia da gennaio ad agosto (e prevalentemente nei primi tre mesi dell’anno) siano morte ben 46.000 persone in piu’ che nel 2014 (445.000 invece che 399.000) da’ veramente da pensare.

sono cifre che trovano precedenti paragonabili soltanto nel 1943 o nella prima guerra mondiale, come dimostra questo grafico sull’andamento delle nascite e delle morti in Italia dall’inizio del secolo scorso; nel grafico mancano i dati degli ultimi anni, quindi dovete mentalmente collocare voi la linea azzurra del numero di morti all’anno per il 2015 attorno a 665.000, quanti potrebbero essere a fine anno i morti italiani 2015, se continua l’attuale trend.

Nascite_e_morti_in_Italia,_1900_-_2013

ma come e’ possibile che un’altra guerra mondiale sia in corso sul nostro territorio, ma invisibile?

questo e’ il primo dato su cui riflettere: che cosa sta succedendo di cosi` profondo e destabilizzante, ma soprattutto come mai e’ soltanto l’ISTAT ad accorgersene, che conta i morti mensilmente.

nella difficolta` di dire qualcosa di sensato, colpiscono piuttosto due coincidenze che hanno del miracoloso: 45.000 sono i morti annui che si calcola siano provocati negli USA dalla mancanza di una assicurazione sanitaria nazionale, e 45.000 morti annui sono la cifra che l’Associazione Luca Coscioni ha calcolato come effetto degli episodi di mala sanita’.

ma non facciamoci suggestionare.

le spiegazioni possibili per una mortalita’ in aumento che non sembra da attribuire a qualche epidemia e neppure al caldo anomalo di questa estate, ruotano attorno ad alcune ipotesi.

chi e’ portato a minimizzare pone l’accento sull’invecchiamento della popolazione, che necessariamente provocherebbe anche un aumento dell’indice di mortalita`.

in realta’ la cosa non e’ cosi’ lineare, anzi: perche’ se il numero di coloro che raggiungono eta` avanzata aumenta, questo evidentemente diminuisce il numero delle morti e non lo aumenta.

puo` essere che questo aumento abbia raggiunto un tetto fisiologico?

l’aspettativa di vita degli italiani e’ di 82,03 anni nel 2014, tra le piu’ alte del mondo, piu’ bassa, tra i grandi paesi soltanto di quella del Giappone (84,46), della Svizzera (82,39) e per un soffio dell’Australia (82,03), e se facciamo la media per il periodo 2005-10 l’Italia e’ addirittura seconda dopo il Giappone.

questa aspettativa di vita era nel 2011 di 79,4 anni per gli uomini e 84,5 per le donne, in crescita rispetto ai dati del 2005, 78,1 e 83,7 rispettivamente.

eppure nulla giustifica del tutto una oscillazione di oltre il 10% in pochi mesi.

ma, un momento: l’aspettativa di vita generale in Italia nel 2011 era di 82,94 anni, un poco piu’ alta (qualche decimale) che in Francia e Spagna.

quindi gia` tra il 2011 e il 2014 si e’ verificata una diminuzione dell’aspettativa di vita in Italia di quasi un punto percentuale.

. . .

e adesso non siamo molto lontani dal poter fare delle prime ipotesi plausibili.

il primo fattore al quale fare attenzione e’ l’andamento della spesa sanitaria.

La quota di Prodotto interno lordo italiano relativa alla spese sanitarie era del 9.2% nel 2012.

Si tratta di una percentuale molto vicina alla media dei Paesi Ocse (9.3%), ma molto più bassa ad esempio di quella degli Stati Uniti (che ha speso il 17.7% del Pil per la sanità sempre nel 2012) e di altre nazioni come Paesi Bassi (11.8), Francia (11.6), Svizzera (11.4) e Germania (11.3).

In valori di spesa pro capite in dollari americani a parità di potere d’acquisto, l’Italia spende 3.209 dollari, mentre la media Ocse è di 3.484 dollari.

ora e` noto e anche evidente che in linea generale vi e` una correlazione inversa fra quanto lo stato spende per la salute dei cittadini e l’andamento della mortalita’ per cause naturali.

diminuendo la spesa sanitaria, necessariamente aumenta il numero dei morti.

Nel 2015 la spesa sanitaria in Italia risultava nelle ultime posizioni tra i paesi europei più sviluppati.

Per il rapporto spesa-Pil, calato al 9,1%, si colloca al terzultimo posto le nazioni dell’Unione europea a 15, seguita solo da Irlanda e Spagna.

ma ancora resta difficile capire come questo fattore abbia potuto esercitare da solo delle conseguenze cosi’ rilevanti e immediate.

. . .

probabilmente gli effetti della diminuzione della spesa sanitaria si uniscono ad altri effetti, per determinare un risultato cosi’ sconvolgente.

la causa sussidiaria va indubbiamente ricercata nella crisi economica e nel modo nel quale essa viene gestita attualmente.

devo citare per la seconda volta in pochi giorni il Rapporto della banca d’Italia che ho gia’ ricordato in questo post

https://corpus15.wordpress.com/2015/12/24/se-il-regime-di-renzi-e-soltanto-mediatico-604/

Nel biennio 2013-2014 (…) il reddito reale e il relativo potere di acquisto si sono ridotti dell’1%. 
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ma non per tutti!
.
Mettendo in fila le famiglie italiane dalla più povera alla più ricca e dividendole in dieci parti uguali (decili), è andata peggio alle famiglie più povere, quelle che provano a sbarcare il lunario con 6.511 euro all’anno (542 euro al mese). 
Anziché essere maggiormente tutelate, le famiglie del primo decile hanno accumulato tra il 2006 e il 2014 una perdita del 32% del reddito disponibile reale, il doppio di quella subita dalle famiglie italiane nel loro complesso.

Se tra il 2006 e il 2008 il reddito delle famiglie povere era diminuito del 7,6%, nel 2010 del 3,8% e nel 2012 del 13,4%, quanto accaduto negli ultimi 2 anni ha dell’incredibile.

I nuclei familiari del primo decile hanno avuto una contrazione del reddito da 7.268 a 6.511 euro, con una perdita del 10,4% nominale e 11,7% reale (cioè sempre tenendo conto anche dell’aumento dei prezzi). 

in poche parole il peso della crisi viene scaricato attualmente sul 20% della popolazione che ha il reddito piu’ basso e che ha visto una riduzione ulteriore incredibile, considerando che incide su somme gia’ veramente esigue.

la politica economica di questi anni, e di Renzi in particolare, sta concentrando ricchezza nelle fasce meno in difficolta`, per le quali il reddito reale e` addirittura aumentato.

. . .

vi e` dunque una parte importante della popolazione italiana, dimenticata da tutti, invisibile ai media, che e’ al limite della sopravvivenza e che soffre, costretta a tagliare spese essenziali.

e probabilmente anche la spesa per cure mediche.

e questo mentre un garrulo irresponsabile cinguetta tutto il santo giorno che le cose vanno benissimo da quando c’e’ lui al comando.

. . .

ma neppure questo basta del tutto.

forse occorre aggiungere un fattore ancora: il progressivo indebolimento dell’efficacia degli antibiotici?

https://bortocal.wordpress.com/2013/12/14/la-crisi-degli-antibiotici-e-la-fine-della-modernita-673/

. . .

be’, pero` se avete provato effettivamente a inserire mentalmente il numero dei morti previsti per fine anno 2015 (665.000) in quel grafico che ho pubblicato sopra, vi sarete accorti facilmente che l’anomalia segnalata dall’ISTAT non sembrerebbe poi cosi’ vistosa, se si guarda alla serie storica e al suo andamento naturale e si pensa alle oscillazioni inevitabili casuali dei valori fra un anno e l’altro.

risultato: l’allarmismo su questo dato a me pare una bufala, anche se poi il peggioramento generale delle condizioni sanitarie del paese per le varie cause viste e’ comunque effettivamente da mettere nel conto.

 


5 risposte a "46.000 morti in piu’: una bufala, oppure colpa della crisi, di Renzi o della inefficacia degli antibiotici? – 607"

  1. Ma hanno dato solo il numero, senza categorie delle cause del decesso? Perchè potrebbe essere che l’aumento non si giustifichi, in tutto o in parte, con malattie non curate a dovere o in tempo, ma che sia suddiviso su una crescita di incidenti, suicidi, fatti criminosi… Sicuro è che merita approfondire, non lasciar passare come una delle tante notizie che catturano l’attenzione per pochi giorni.

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    1. siccome la notizia viene dall’ISTAT, istituto meramente statistico, nulla ancora si sa oppure nulla viene detto sulle cause, e forse non se ne trovera’ neppure nessuna di particolare, se e’ giusta l’analisi di un deterioramento generale dell’assistenza sanitaria, che colpisce prevalentemente la parte povera della popolazione, impossibilitata a curarsi a spese proprie.

      certamente la causa non sta nella criminalita’, dato che con assoluta regolarita’ da anni l’indice degli omicidi e’ in diminuzione in Italia.

      secondo me, tuttavia, veramente illuminante e’ il primo grafico, anche se arriva soltanto al 2012.

      si vede che il numero delle morti annie dal 1945 al 2012 e` sempre lentamente aumentato, passando da circa 450.000 a circa a 615.000 circa.

      un passaggio ipotetico a 665.000 tre anni dopo sarebbe di rilievo (ma sarebbero 50.000 morti in piu’ da distribuire in tre anni), ma poi pur sempre in linea con la tendenza ad un aumento del numero delle morti annue che si e` intensificata dopo il 2008, a partire dalla crisi.

      insomma, sono ancora convinto che l’allarmismo e; fuori posto, la preoccupazione no.

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