polveri sottili? ma a Brescia diossina e pcb si misurano in tonnellate – 612

a voi sembra normale che l’ISTAT faccia sapere che i morti in Italia nei primi 8  mesi dell’anno sono aumentati di piu’ del 10% rispetto all’anno scorso, che la mortalita` ha con questo raggiunto cifre che non si vedevano dal 1943 e che il ministro della Sanita’ non senta il bisogno di dire nulla al riguardo?
non parlo del capo del governo, attivamente impegnato a spargere la melassa dell’Italia che riparte, perche’ per lui anche l’ISTAT fa parte certamente, col suo livido amore per i numeri, della tribu’ dei gufi.
e parlare di morti poi! qui volano peggio che i gufi, questi sono avvoltoi.
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ma indubbiamente fanno bene entrambi, politicamente parlando, visto che la questione non scuote l’opinione pubblica piu’ di tanto, e viene trattata nel solito modo all’italiana: un titolo scandalistico un giorno, per acchiappare lettori, e poi l’oblio: l’indomani ci sara’ un’altra notizia shock, magari di cronaca nera, a distrarre l’attenzione.
anzi esiste ancora un’opinione politica pubblica in Italia, a giudicare dai blog?
nessuno o quasi si e’ occupato dell’argomento, a mia conoscenza…
al posto di un’opinione pubblica nazionale in Italia ci sono invece delle piccole cricche, combriccole, gruppi ristretti di opinione, spessi isterici e fremebondi, che hanno il compito di trasformare un problema da studiare e capire in un tema di agitazione propagandistica di qualche giorno o ora, con la stessa superficialita’ e tendenza all’oblio.
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ecco dunque che il problema dell’inquinamento non e` sentito come una questione di interesse generale, di cui ogni persona acculturata almeno dovrebbe formarsi un’opinione precisa, ma una questione da appaltare ai Verdi.
i quali ieri hanno fatto il loro dovere e pubblicato un dossier sull’ambiente, che ora vado a riassumere.
dai dati dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea) nel 2012 in Italia ci sono stati 84.400 decessi prematuri per inquinamento dell’aria, su un totale di 491.00 nell’intera Unione Europea: quasi un sesto dei morti europei per aria inquinata stanno nel nostro paese.
lo studio attribuisce rispettivamente 59.500, 21.600 e 3.300 morti precoci in Italia a micropolveri sottili, biossido di azoto e ozono nei bassi strati dell’atmosfera.
e qui finalmente il ministro Lorenzin batte un colpo:
“Sono dati che vanno presi molto con le pinze; non vorrei che fosse una notizia come quella della carne dell’Oms”.
consiglio al ministro di leggersi qualche dato, ad esempio qui:
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intanto che qualche chirurgo, che non sia naturalmente l’ex sindaco di Roma Marino, porta al ministro della Salute le pinze dello scetticismo professionale e della svalutazione a priori di ricerche internazionali serie, questo e’ un diagramma che indica le concentrazioni di polveri sottili nell’aria nei vari paesi d’Europa.
pm-2.5
il limite da rispettare consigliato dall’Europa e’ di 10 microgrammi per metro cubo; in Italia si usa il parametro piu’ comodo di 20, ma poi si supera anche quello…
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nella ricerca delle cause dell’aumento della mortalita’ italiana 2015 potrebbe dunque stare anche l’aumento dell’inquinamento?
le date sono differenti (questi ultimi dati sono del 2012), ma non e’ da escludere, come ipotesi di studio, anche se al momento non abbiamo alcuna certezza (anche se questo poi e’ naturale, dato che nessuno neppure la cerca).
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che cosa si puo’ fare per ridurre almeno in parte il problema?
alcune risposte sono oggetto di polemiche feroci, volte piu’ ad acquistare visibilita’ che a considerare davvero seriamente il problema.
ad esempio, il blocco del traffico, parziale a targhe alterne, oppure totale, in certe fasce orarie, serve davvero, oppure e’ un palliativo per tenere buona la popolazione e convincerla che si sta facendo qualcosa?
e qui ogni politico si sbizzarisce come puo’ per accontentare elettori generalmente burini e diversamente sensibili (cioe’ insensibili al tema): rimane un dato scientifico obiettivo, e cioe’ che le targhe alterne riducono le polveri sottili del 10%, ma non bastano certo a riportare la qualita’ dell’aria entro i parametri per poterla considerare respirabile senza danno.
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credete che qualcuno dei nostri agitatori politici di professione lo sappia?
certo che la combinazione fra inquinamento dell’aria e riscaldamento globale appare micidiale e difficilmente contrastabile: e’ il nostro tipo di civilta’ e questo modello di sviluppo a non risultare compatibile col pianeta…
ma combattendo contro l’uno, si combatte almeno anche contro l’altro, considerando che le cause dei due fenomeni sono ampiamente le stesse.
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e, a proposito della volatilita’ della nostra memoria collettiva, concedetemi ancora uno sfogo.
Brescia, la citta’ che ho abbandonato andando in pensione, e’ un caso clamoroso:
468. SE CI SONO MILLE ILVA A BRESCIA IN UNA CAFFARO SOLA (E NON SUCCEDE NIENTE)
adesso esce a lanciare un nuovo allarme che restera’ lettera morta una relazione dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (Arpa), regolarmente ignorata dai media che contano, e non succedera’ niente lo stesso.

muri di gomma: quando un problema e’ troppo grande per affrontarlo, ficcate la testa sotto la sabbia…

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anche qui riassumo soltanto un articolo del Fatto Quotidiano:

Brescia, nei terreni inquinati dalla Caffaro 500 kg di diossine, cioe’ mezza tonnellata. Quasi 20 volte di più che a Seveso.

È un veleno così formidabile che la sua tossicità si calcola in nanogrammi, i miliardesimi di grammo.

Ed è classificato tra i cancerogeni certi per l’uomo secondo lo Iarc, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro.

Le diossine disperse nell’ambiente, a Brescia, sono 500mila miliardi di nanogrammi.

Una quantità enorme, senza precedenti nel mondo industrializzato.

La fabbrica chimica Caffaro di Brescia ha prodotto per più di 50 anni i cancerogeni Pcb ed e’ stata inserita dal 2002 nei Siti inquinati di interesse nazionale, insieme a un territorio di 1 milione e 800 mila metri quadri a sud della città. 

L’esplosione del reattore della fabbrica Icmesa di Seveso nel 1976 provocò la fuoriuscita di quasi 30 kg di veleno, che vennero considerati un’emergenza nazionale, e, anche se la contaminazione del terreno era soltanto superficiale, la popolazione fu evacuata, le abitazioni distrutte, gli alberi abbattuti, il terreno rimosso e i rifiuti collocati in enormi vasche controllate. 

A Brescia è dunque presente una quantità di diossina 20 volte superiore, la diossina è dispersa in grandi quantità di terreno, anche negli strati più profondi, e per isolarla occorre rimuovere 3 milioni e 170 mila metri cubi di terra, dove si trovano abitazioni, scuole, aziende agricole, stabilimenti, infrastrutture e circa 25mila abitanti, per i quali sono stati previsti in questi anni dalle autorità sanitarie solo ordinanze e divieti parziali.

ricordo (tra parentesi) che quando ero preside di liceo li’, era considerata una mezza stranezza che rifiutassi di mandare i miei studenti a gareggiare nel campo sportivo adiacente alla fabbrica.

Non bastasse la diossina c’e` anche il Pcb, insieme di altri composti chimici “cancerogeni certi”, che la Caffaro ha prodotto allo stato puro dal 1938 al 1984: dallo scarico della fabbrica sarebbero uscite circa 150 tonnellate: 150.000 chili, dispersi nell’ambiente attraverso le rogge a sud della città per diversi chilometri fino alla bassa bresciana.

nei terreni della Caffaro sono presenti ancora 5 tonnellate di Pcb; anche queste sostanze sono misurate nelle rilevazioni in microgrammi, ovvero milionesimi di grammo: quindi abbiamo 5.000 miliardi di microgrammi di Pcb.

senza considerare varie altre sostanze nocive presenti.

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a voi sembra un caso se poi a Brescia ci si ammala di tumore più che nel resto d’Italia?

c’è sicuramente una correlazione diretta tra i Pcb e le diossine e l’aumento delle neoplasie.

In tre tipologie di tumore direttamente riconducibili a Pcb e diossine si registra un’incidenza record: i melanomi cutanei (uomini + 27%, donne + 19%), i linfomi non-Hodgkin (uomini + 14%, donne + 25%) e i tumori della mammella (donne + 25%).

e io penso a mia madre, a questo punto, o ai compagni di stanza di mio padre nel reparto oncologia…

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ma soltanto per bonificare la zona (ex fabbrica esclusa) sarebbe necessario asportare un volume di terreno pari al colle Cidneo, su cui è collocato il castello di Brescia: movimentare più di 3 milioni di metri cubi per un peso di oltre 5 milioni di tonnellate e servirebbero circa 1,5 miliardi di euro.

per ora il governo ha stanziato 13 milioni di euro.

e ride dei gufi, aspettando gli avvoltoi.

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