curdi: il punto attuale della questione – 5

sono di formazione sud-tirolese: non posso che essere favorevole ai palestinesi; sono di formazione sud-tirolese: non posso che essere favorevole ai curdi, che spesso si rifanno ai palestinesi, come portatori di una situazione simile di discriminazione e identita’ nazionale negata.

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la questione curda non nasce per destabilizzare Erdogan come scrive qualche sproveeduto o qualche agente interessato alla propaganda filo-turca travestito da giornalista; e’ un problema storico secolare, e semmai e’ Erdogan che si destabilizza da se’, non riuscendo ad affrontarla con un metodo corretto.

oggi il popolo curdo, che parla una lingua indoeuropea, o meglio un insieme di dialetti simili fra loro con questa origine, rappresenta il piu’ grande problema di nazionalita’ non riconosciuta a livello mondiale.

si tratta di una popolazione, distribuita tra Turchia (piu’ del 50%), Iraq, Siria e Iran, principalmente, ma con piccoli gruppi anche in altri paesi dell’area (ma anche con minoranze significative in  Occidente, ad esempio Germania), che potrebbe arrivare a comprendere, secondo alcune valutazioni, fino a 50 milioni di persone, in una superficie che e’ di un terzo piu’ grande dell’Italia.

religiosamente in parte sunniti, in parte sciiiti, e in una piccola parte cristiani: dunque a loro volta attraversati da conflitti interni, aggravati dalla frantumazione di diverse tendenze politiche e di diversi stati di riferimento per i vari gruppi.

Kurdish-inhabited_area_by_CIA_(1992)

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ma vediamo prima di tutto lo spessore storico della questione curda.

parte dell’Impero Ottomano e da sempre discriminati e addirittura negati come identita’ (in Turchia non hanno neppure un nome, ma vengono definiti turchi orientali oppure turchi di montagna): peccato che parlino una lingua completamente differente dal turco e, come e’ noto, la lingua e’ il primo elemento della identita’ di una nazione.

alla fine della prima guerra mondiale nel trattato di pace di Sevres del 1920 venne riconosciuto il loro diritto all’indipendenza, entro confini che sarebbero stati tracciati da una apposita commissione della Societa’ delle Nazioni; ma la Turchia non ratifico’ il Trattato e Ataturk, nel frattempo salito al potere in questo paese, nego’ la questione curda e il nuovo Trattato di Losanna del 1923 dopo la guerra con la Grecia, per la riconquista di Smirne e di Edirne, cancello’ ogni concessione ai curdi cosi’ come alle minoranze greca e armena nella nuova Turchia.

nel 1920 in Azerbaigian (parte dell’URSS) venne creato un distretto curdo, ma fu sciolto nel 1929 e i curdi deportati.

i curdi iniziarono allora la loro lunga marcia verso il riconoscimento, raccogliendosi attorno a un partito di ispirazione marxista, appoggiato dall’Unione Sovietica; e nel 1946 una prima Repubblica Popolare Curda fu proclamata nella parte occupata dalla minoranza curda in Iran; il ritiro delle truppe sovietiche che la difendevano porto’ alla sua rapida caduta e alla condanna a morte dei suoi leader.

negli anni Sessanta i curdi furono pesantemente perseguitati in Siria, con deportazioni, arresti di massa; a 100.000 curdi venne persino tolta la cittadinanza siriana.

in parallelo, persecuzioni simili iniziarono anche nell’Iraq di Hussein, dove si prolungarono per molto tempo, ad esempio con la sparizione di 8.000 curdi da Arbil nel 1985 o il rapimento di 3.000 banbini per costringere i loro genitori a consegnarsi; da ultimo Hussein uso` anche i gas contro di loro: 5.000 asfissiati nel 1988; e lo stesso anno a Qaradash altro attacco chimico, con sopresssione sul posto dei 400 sopravvissuti che cercavano di raggiungere gli ospedali per curarsi; 57.000 curdi iracheni fuggirono in Turchia, e allo scoppio della guerra fra Iraq e Iran decine di migliaia di curdi iracheni furono deportati in Iran.

insomma, non c’e` stato un genocidio curdo vero e proprio, ma secondo Jasim Tawfik Mustafa, Kurdi – il dramma di un popolo e la comunità internazionale; BFS edizioni, 1994, la popolazione curda all’inizio del XX secolo ha subito una politica di discriminazione razziale che non ha esempi in nessun altra parte del mondo.

successivamente i curdi sono stati appoggiati dagli USA in funzione antiiraniana, dopo la caduta dello scia’.

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la principale forza politica curda e’ il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), di ispirazione marxista; e’ totalmente indipendente da potenze straniere e, forse per questo, viene da tutte definito oraganizzazione terroristica: il suo leader Ocalan, esule in Italia nel 1998, venne tradito da D’Alema, allora capo del governo, convinto a chiedere asilo in Kenia e li` rapito dai servizi segreti turchi e da allora detenuto, unico prigioniero, nell’isola turca di Imrali.

Ocalan e’ favorevole ad una soluzione pacifica della questione curda, nel quadro di una autonomia dentro lo stato turco; ma anche questa posizione moderata e’ costantemente rifiutata dalla Turchia (l’apertura di trattative in questa direzione, di recnte, e’ apparsa una pura mossa tattica ed elettorale).

ma e’ con la caduta di Hussein che i curdi realizzano la prima importante e stabile conquista politica, col riconoscimento della loro autonomia nel nuovo Iraq: sembrava potessero ottenere l’indipendenza, ma per le pressioni turche alla fine sono stati riconosciuti soltanto come uno dei tre stati della Federazione Irachena, anche se non sono stati attribuiti alla nuova entita’ tutti i territori iracheni a prevalenza curda (non i territori abitati da loro piu’ ricchi di petrolio).

su tutto si innesta da ultimo la vicenda del Califfato o Stato Islamico (o meglio Islamista), del quale i curdi rappresentano peraltro l’avversario piu’ irriducibile e quello che da’ piu’ filo da torcere sul terreno.

Kobane!

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la questione curda ha comunque il suo cuore in Turchia, visto che ci vive la maggioranza dei curdi (almeno 14 milioni), e dalla Turchia viene da sempre il rifiuto stesso di riconoscere i curdi come problema; perfino la recente conversione dei movimenti nazionalistici curdi verso la richiesta di una autonomia (modello altoatesino o sudtirolese, appunto) non ha trovato in Erdogan alcuna disponibilita’ reale all’ascolto, nonostante l’avvio di trattative di facciata, poi, appunto, rapidamente interrotte; e il ruolo determinante del pacifico partito curdo nel fargli perdere la maggioranza parlamentare nelle prime elezioni turche del 2015 ha scatenato una nuova ondata di persecuzioni, funzionale peraltro alla avvenuta riconquista della maggioranza nelle nuove elezioni anticipate, in nome del richiamo della foresta del nazionalismo turco.

un articolo del Monitor che attribuisce ai curdi la rottura della tregua proclamata fino al luglio 2015 per un attacco del 31 luglio ad una stazione di polizia e’ talmente tendenzioso da lascare a bocca aperta e da avere tutta l’aria di una velina del governo turco.

come ignorare la tremenda strage del 20 luglio avvenuta a Suruc, vicina a Kobane, il 2o luglio, dove una kamikaze dell’ISIS provoco’ 30 morti e un centinaio di feriti facendosi esplodere davanti a un centro culturale che ospitava una delegazione di 300 persone della SGDF, l’Associazione dei giovani socialisti turca, li’ raccoltisi per organizzare gli aiuti a Kobane?

certamente il fatto fu interpretato dal PKK come un attacco dello stato turco, come risulta da questo comunicato:

Ormai non distinguiamo più fra militanti dell’Isis e agenti dell’intelligence turca.

Questo massacro è stato perpetrato dall’Akp – cioe’ dal partito di Erdogan.

del resto in quella occasione la polizia, secondo testimoni citati dai quotidiani turchi, ha allontanato in modo violento le persone che dopo l’esplosione cercavano di portare aiuto ai loro compagni e avrebbe addirittura impedito ad alcuni feriti di raggiungere l’ospedale.

insomma, una situazione di estrema tensione che bene spiega un gesto dimostrativo sanguinoso come quello di una decina di giorni dopo, e dal quale non si puo’ prescindere nella ricerca delle cause del ritorno alla guerra come soluzione del problema curdo in Turchia.

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rappresentare Erdogan in questo contesto come vittima di oscure manovre destabilizzanti significa soltanto dare voce alle sue paranoie.

dell’equilibrio mentale di Erdogan e’ lecito dubitare fortemente: la costruzione delirante di una vera e propria immensa e costosissima reggia, l’abbattimento di un aereo russo sconfinato per pochi secondi nello spazio aereo turco e nello stesso tempo l’invio di addestratori militari in Iraq senza il consenso del governo, l’appoggio occulto indiretto al califfato e i proclami di guerra al medesimo, danno un quadro preoccupante di azioni politiche incoerenti ed improvvisate, dettate da una vera e propria sindrome narcisista.

ma, aldila’ di questoi giudizi, forse soggettivi, Erdogan e’ oggi stabilmente appoggiato dagli Stati Uniti e dalla Germania (purtroppo, vedi la visita recente della Merkel in funzione di appoggio pre-elettorale):

L’INEDITO ASSE TURCO-TEDESCO FRA LA MERKEL ED ERDOGAN – 494.

https://bortocal.wordpress.com/2015/10/19/linedito-asse-turco-tedesco-fra-la-merkel-ed-erdogan-494/

le mire di Erdogan su una spartizione della Siria non sono nascoste e in questo appare come uno strumento giudicato efficace in Occidente in funzione anti-russa.

ogni accostamento fra Erdogan e Putin, aldila’ della simile politica autoritaria all’interno, e’ dunque totalmente arbitrario.

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e dunque l’unico accostamento valido che puo` essere fatto per la lotta oramai quasi secolare del popolo curdo per il riconoscimento dei suoi diritti e per la sua nazionalita’ negata e’ proprio quello con i palestinesi.


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