il miracoloso Trump – 9

non sono certo diventato neppure lontanamente un suo sostenitore, ma c’e` qualcosa che non mi torna nel coro ipocrita che attraversa il mondo a seguito della campagna elettorale di Trump per conquistare la nomina a candidato repubblicano alle elezioni presidenziali di quest’anno.

prima di tutto verifico una serie di autentiche balle che gli vengono messe in bocca, ad esempio quella della chiusura di internet, rispetto alla sensata proposta sua che era invece quella di usare dei filtri e di bloccare determinati siti: oltretutto ne’ piu’ ne’ meno quello che sta di fatto facendo Anonymus.

secondo: non riesco a capire tutta questa voglia senza precedenti di farci appassionare alla lunghissima campagna elettorale americana, sulla quale non abbiamo la possibilita` di decidere nulla; ho il vago sospetto che serva soltanto a raccattare titoli di giornali stranieri da usare contro Trump in America.

terzo: per chi ha vissuto Berlusconi, Trump non rappresenta certo una novita’, e se usa determinate tecniche comunicative e’ perche’ gli esperti di propaganda sanno che sono efficaci: anche Berlusconi amava dare scandalo, e piu’ scandalo faceva piu’ cresceva nei sondaggi.

quarto…

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il quarto punto e’ il piu’ importante e spiega COMPLETAMENTE secondo me quello che sta succedendo.

notoriamente diventare presidente, negli Stati Uniti, come altrove, costa un mare di soldi; le campagne di lancio di un politico sono nelle mani di finanziatori neppure troppo occulti; negli USA, del resto, la Corte Costituzionale ha deliberatamente soppresso quasi ogni vincolo a riguardo e dunque l’elezione del presidente e’ un business come chiunque altro.

ed e’ dal punto di vista del business che, a qualche settimana dall’inizio, Trump sta realizzando un autentico miracolo, anzi due.

ma prima dico il primo, con questa slide presa dalla FAZ, l’autorevole quotidiano tedesco:

infografik-us-wahlkampf-hohe

in rosso vedete le somme investite sino ad ora nella campagna elettorale da alcuni candidati e in nero la credibilita’ raggiunta nei sondaggi.

Fiorina ha investito un milione di dollari e sarebbe votato dal 2,2% degli elettori.

Rubio ha speso quasi 18 milioni di dollari per raggiungere un gradimento di poco superiore all’11%.

(per inciso e’ da notare che le somme investite soltanto su questi tre candidati repubblicani sono piu’ di quattro volte quelle investite sulla Clinton).

la Clinton ha speso di meno, poco piu’ di 12 milioni di dollari e marcia su un gradimento del 55%: ottimo rapporto fra investimento e risultato, al momento (anche se continuo a dubitare della sua elezione finale; sembra chiaramente in testa, pero’ notate bene che, se sommate tutte le percentuali di gradimento dei candidati repubblicani, e’ tallonata da vicino).

il terzo Bush e’ invece l’esempio di una catastrofe sia economica sia politica: sono stati spesi per la sua candidatura sinora 38 milioni di dollari, piu’ di tutti gli altri candidati messi assieme, per fargli raggiungere un 4% circa di potenziali elettori.

ma e’ qui che Trump si rivela un fenomeno degno di studio: ha speso finora 217.000 dollari nella sua campagna, poco piu’ di 1/200 di quel che speso il Bush e 1/60 di quel che ha speso la Clinton, per raggiungere il gradimento, come presidente, di piu’ del 36% degli americani.

una performance economica tra investimento e risultati che non ha nessun paragone negli altri candidati: 100.000 dollari di spese elettorali producono con Trump il 18% dei consensi, lo 0,4% dei consensi nella Clinton, lo 0,01% dei consensi con Bush.

Trump ha anche detto che non spendera’ per la sua campagna elettorale piu’ di un milione di dollari: ampiamente sufficienti per sfondare il 1oo%, se mantiene le roporzioni iniziali, verrebbe da ironizzare, ma necessari a Fiorina solo per conquistare il 2%.

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tutto questo non ha nulla a che fare con la possibilita` di Trump di essere eletto, naturalmente.

perche’ qui nasce il suo handicap fondamentale, che viene a coincidere col suo secondo miracolo.

infatti i soldi che Trump sta investendo nella sua campagna elettorale sono ESCLUSIVAMENTE SUOI; Trump non accetta finanziamenti esterni.

in poche parole sarebbe un presidente senza obblighi per nessuno, senza possibilita’ di condizionarlo in alcun modo per l’appoggio finanziario fondamentale dato alla conquista del potere.

. . .

credo che adesso si capisca meglio perche’ le lobbies e i gruppi di pressione totalmente coalizzati in tutto il mondo stiano facendo uno sforzo compatto per IMPEDIRE questa eventualita’.

e’ un rischio mortale per loro e potrebbe stravolgere radicalmente le regole della politica attuale, che e’ al servizio del potere economico, in America e altrove.

non credo succedera’ mai, ma se Trump venisse eletto, per la prima volta negli USA la democrazia diventerebbe una democrazia delle idee (accettando che siano idee quelle di Trump, una volta che si fa la tara ad alcune deformazioni propagandistiche), e non del denaro, che usa le idee per diventare potere.

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credo che questo sia un motivo sufficiente per non scaldarsi troppo contro di lui e stare almeno a guardare con curiosita’ che cosa saltera’ fuori fra le promesse elettorali ipocrite di una Clinton, che tutti sanno che non verranno mantenute, e le smargiassate provocatorie di Trump, che peroo’, eletto, risponderebbe solo a se stesso.

dopotutto anche Trump, l’iper-plutocrate, e’ politicamente un populista, il nomignolo spregiativo che e’ stato inventato dagli iper-plutocrati per identificare chi fa riferimento a bisogni che non sono i loro e non si colloca pregiudizialmente al loro servizio.

probabilmente anche quella di Trump e’ semplice propaganda, ma se un genio della pubblicita’ come lui gioca a fare il populista, i suoi buoni motivi li ha.

e se non altro sta vincendo certamente l’oscar della schiettezza e della sincerita; nel senso che chi lo votera’ sa che cosa davvero aspettarsi da lui, chi vota qualche altro candidato dovra’ aspettare di sapere che cosa vuole da lui chi li ha pagato la campagna elettorale.


5 risposte a "il miracoloso Trump – 9"

      1. probabilmente dobbiamo prendere atto che, quando una societa’ diventa tecnologicamente troppo avanzata come lo e’ la nostra, il concetto stesso di democrazia e’ fuori posto.

        la democrazia diventa soltanto un gioco molto complicato con la tradizione dei decenni passati, cercando di far credere alla popolazione che conta ancora qualcosa e che puo’ decidere, quando oramai qualunque decisione e’ diventata talmente complicata che NESSUNO, neppure le elitres, sono davvero in grado di prenderne.

        democrazia e’ soltanto la foglia di fico che resta su un meccanismo incotrollabile di autodistruzione…

        (to’, mi sa che trasfromo questo commento in post… 🙂 )

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