ma Renzi ha una strategia verso l’Europa? – 31.

La storia è semplice.

Per dare la mancia degli 80 euro, per togliere la tassa sulla casa, insomma per comperare consenso Renzi ha truccato i conti dell’Italia.

Ha speso promettendo una crescita che non c’è stata e ora è sull’orlo della bancarotta.

Un caso Banca Etruria all’ennesima potenza, diciamo un vizio diffuso, quasi una consuetudine, nel suo cerchio magico.

In Europa per un anno hanno finto di credere alle panzane di Renzi, ma ora la misura è colma e i casi sono due: o l’Europa si commuove e ci concede altro tempo, oppure l’Europa non cede e Renzi dovrà alzare le tasse per pagare le cambiali che ha firmato con spavalderia e leggerezza.

Siamo alle solite. Dobbiamo tornare dalla Merkel con il cappello in mano a chiedere l’elemosina, come già fece Mario Monti?

L’ipotesi è concreta, perché Renzi, fuori dalla protezione di giornali e telegiornali nazionali compiacenti, non conta un tubo.

Se ne è accorto persino il suo grande sponsor Giuliano Ferrara che ieri, per la prima volta dalla dichiarazione d’amore assoluto di due anni fa, ha avanzato più di un dubbio sul valore del suo campione:

Renzi deve ingrassare – scrive a sorpresa sul Foglio – perché è leggerino, non ha consistenza, sta perdendo il controllo dell’agenda politica, ripete sempre le stesse, vecchie, cose.

Aggiunge Ferrara: oltre che la faccia, Renzi dovrebbe metterci anche la testa, perché governare non è come partecipare alla Ruota della Fortuna.

queste cose le scrive Sallusti e, a parte il suo solito tono gradasso e nazionalista anti-Merkel e anti-Europa, dispiace ammettere che nella sostanza ha ragione.

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ma la sostanza e’ questa: Renzi sta andando allo scontro con l’Europa e con la Merkel (esito che prevedevo un anno fa) con un disegno consapevole oppure trascinato dalla sua natura spavalda e dal bisogno patologico di inventarsi ogni giorno un nemico?

immaginiamo che l’ipotesi vera sia la prima: e allora abbiamo di nuovo due interpretazioni possibili.

la prima e’ che Renzi alza la voce per alzare la posta; sa bene di avere chiesto all’Europa una deroga completa ai trattati per l’Italia e che sia accettata la mancanza di un risanamento delle finanze pubbliche.

con la promessa, rinviata di un anno, che il risanamento verra’ nel 2017…, anche se rinviandolo di anno in anno ogni anno successivo il risanamento sara’ piu’ doloroso.

in questo caso l’obiettivo sarebbe di costringere l’Europa ad accettare il suo ricatto.

. . .

questo disegno passerebbe attraverso la minaccia di una crisi della Commissione Juncker e una sconfitta politica della Merkel, del resto in difficolta’, ma che verrebbe rafforzata e non certo indebolita in Germania, da un attacco del genere.

Non credo nello scontro.

E non credo, soprattutto, che convenga a Juncker.

Abbiamo i numeri per far saltare la sua maggioranza.

Ma siamo saggi, e non lo faremo”

queste sono le parole di Renzi: smargiassate.

. . .

Juncker e’ stato eletto presidente della Commissione Europea nel luglio 2014 con 422 voti favorevoli, quelli di popolari e socialdemocratici, 250 voti contrari, quelli delle destre e dell’estrema sinistra, e 47 astenuti.

il Partito Democratico ha avuto 31 seggi: anche passando all’opposizione, ridurrebbe la maggioranza di Juncker a 391 voti e farebbe salire l’opposizione a 281 seggi.

ma poi, schierandosi con chi?

non c’e’ partita, evidentemente, anche se il renziano Pittella e’ il capogruppo del PSE al Parlamento Europeo e ha minacciato proprio oggi di mettere in crisi la Commissione, ritirando l’appoggio dei socialisti, di tutti i socialisti europei.

ma tra il dire il fare… e quanti seguirebbero il duo Pittella – Renzi in una battaglia strettamente nazionale per fare piu’ deficit?

a meno che Renzi non abbia l’appoggio concreto e reale di qualche altro partito europeo della maggioranza Juncker: ma chi?

per ora il socialista Moscovici, Commissario per gli affari economici, ha ricordato a Renzi:

Ho sempre considerato che un atteggiamento di cooperazione e compromesso sia più efficace del conflitto.

e Moscovici e’ nel Parlamento Europeo per i socialisti francesi, anche se di origini rumene.

resta da capire, per usare un eufemismo, quali potranno essere gli effetti di questo atteggiamento di tipico ricatto mafioso di Renzi sul resto dell’Europa: comportamenti come questi sono normali nella vita politica italiana, ma altrove si richiede ai politici un atteggiamento piu’ responsabile e quantomeno che fingano di avere a cuore l’interesse comune.

. . .

ma credo che, se l’obiettivo e’ questo, la tattica di Renzi sia sbagliata.

Renzi ha avuto credito in Europa perche’ rappresentante di uno schieramento che si supponeva alternativo alla politica berlusconiana e al suo anti-europeismo, e nello stesso tempo gli si vuole dare credito perche’ appare come l’unica alternativa vincente all’anti-europeismo dei grillini e delle altre destre italiane (l’anti-europeismo dell’ultra-sinistra non lo prendo neppure in considerazione, come neppure fa l’Europa, data la sua totale inconsistenza ideale e pratica: non e’ un pericolo per nessuno, e’ una barzelletta, che si risolve in un insperato appoggio collaterale per le destre).

ma se Renzi si mette a ripetere Berlusconi nei suoi mantra anti-tedeschi, anti-Merkel e anti-Europa, se Renzi diventa la contro-figura di Berlusconi non solo nelle principali scelte di politica interna, ma anche nella collocazione internazionale anti-europea dell’Italia, allora la base principale dell’appoggio di cui gode in questi ambienti gli viene a mancare.

non credo che vedremo cosi’ presto l’apertura di una vera e propria strategia europea per disarcionarlo, come accadde per Berlusconi nell’estate 2011 – e infatti Juncker ha annunciato di volere andare a parlare con lui per cercare una mediazione -, ma se Renzi tira troppo la corda, come ha cominciato a fare, rende meno facili le concessioni europee proprio con questo suo atteggiamento provocatorio.

. . .

l’altra ipotesi e’, che giunto di fronte alla fine del suo bluff e al redde rationem di primavera, Renzi abbia invece davvero l’obiettivo di farci uscire dall’Unione Europea o quantomeno dall’euro, e di porsi apertamente come leader in Italia della destra anti-europeista, pur di restare al potere.

per sapere rispondere a questa domanda, occorrerebbe sapere come la pensa il suo vero dominus, cioe’ Marchionne.

certo, dal punto di vista americano di Marchionne, economicamente il crollo dell’Unione Europea, o quantomeno il suo pesante indebolimento, che potrebbe conseguire all’uscita di Inghilterra, via referendum, e dell’Italia, piu’ o meno contemporaneamente, sarebbe una vera manna, e certamente questo e’ anche l’auspicio della grande finanza internazionale guidata dalla City, come ben sappiamo.

iniziative come il TTIP, che attualmente incontra delle difficolta’, soprattutto per le resistenze in Germania, passerebbero con grande facilita’, e le grandi multinazionali dell’informatica non avrebbero piu’ di fronte nessuna grande struttura in grado di contrastarle efficacemente e tornerebbero ad una autonomia di iniziativa economica piena e incontrollata.

e tuttavia, da un punto di vista politico piu’ ampio, credo che l’America, arrivata al punto cruciale, debba temere questa prospettiva, perche’ la frantumazione politica dell’Europa la renderebbe piu’ fragile di fronte all’attacco del neo-nazismo islamista.

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ma il tutto e’ complicato dall’incertezza del futuro politico americano: la candidatura della Clinton dimostra la sua fragilita’ ogni giorno di piu’ che passa, tanto che i sondaggi registrano persino il rafforzamento della candidatura alternativa democratica di Sanders, descritto piu’ o meno come un socialista americano, e dunque impossibilitato a vincere le elezioni di novembre.

nell’altro campo continua l’ascesa di Trump, sempre meno contrastabile alla luce del piu’ clamoroso dei fatti: la piu’ credibile delle candidature repubblicane alternative alla sua, quella dell’ultra-conservatore Ted Cruz, e’ insostenibile, dato che il candidato e’ nato in Canada, e dunque non puo’ concorrere alla carica di Presidente USA.

Trump ha astutamente lasciato cadere il tema sinora, in attesa che il tentativo di contrapporgli un’alternativa palusibile arrivasse a concentrarsi attorno a Cruz, ma adesso che Cruz ha cominciato a crescere a danno degli altri candidati, ha sardonicamente accennato alla cosa, per ora solo sotto tono.

(ricordarsi che fu Trump il principale sostenitore della illegittimita’ di Obama come presidente, perche’ non sarebbe nato nelle Hawai e il suo certificato di nascita sarebbe falso; nel caso di Cruz non ci sarebbe neppure la fatica di dover dimostrare che non e’ nato negli Usa, dato che la cosa e’ pacifica).

in ogni caso, anche se non fosse Trump, il candidato repubblicano sarebbe un ultra-conservatore, e la probabilita’ di una vittoria repubblicana nel post-Obama rende poco chiaro quale sarebbe la posizione politica degli USA verso l’Europa del nuovo presidente.

quello che e’ certo pero’ e’ che l’Europa democratica prova a fare muro contro di Trump, attualmente, e questa non pare la premessa di buoni rapporti futuri, se Trump sara’ eletto o qualche altro simile a lui.

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insomma, la strategia di Renzi potrebbe essere quella di tenere duro fino alla possibile elezione di Trump e poi presentarsi in Europa, assieme al conservatore inglese Cameron, col quale ha degli ottimi rapporti, come il piede di porco per distruggere la guida tedesca dell’Europa e riportare il continente in una posizione del tutto succube degli USA?

calcolo sbagliato anche questo: se Trump sara’ eletto presidente a novembre, non avra’ certo bisogno di servirsi di Renzi, ma trovera’ degli alleati molto piu’ naturali nella destra italiana dei Salvini e della Meloni, oppure persino nel suo modello politico ideale, che e’ palesemente Berlusconi, che ricaverebbero una spinta probabilmente irresistibile da uno scenario del genere…

. . .

a me pero’ pare difficile dare credito a Renzi di una strategia consapevole cosi’ complessa e di cosi’ lunga portata: l’uomo e’ un furbastro, abile solo nelle manovre di corto respiro e di taglio politicante.

Renzi e’ e resta un dilettante; inutile chiedergli di fare meglio e di piu’, perche’ non e’ nelle sue corde.

e i suoi sponsor economici non hanno interesse vero a disgregare l’Unione, io credo, anche se intendono attaccare la Germania e l’Europa in genere, come dimostrano la vicenda Volkswagen e ora quella Renault, non a caso nate negli USA.

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in ogni caso Renzi potra’ arrivare a novembre soltanto se l’Unione Europea cede fra un paio di mesi in maniera sostanziale di fronte alle storture dei suoi provvedimenti pre-elettorali finanziati a deficit.

e io non credo che le convenga, ne’ economicamente ne’ politicamente.

dunque le mie conclusioni provvisorie sono che a mio parere Renzi alza la voce proprio perche’ lo sa, ma senza una strategia precisa e solamente perche’ si sente oramai chiuso nel sacco.

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ma di previsioni ne ho sbagliate altre (qualche rara volta, peraltro 😉 ); scrivo queste cose non perche’ possa essere assolutamente sicuro che si avvereranno, ma perche’ credo sia utile avere un punto di vista possibile diverso che ci aiuti a difendere la mente dalla propaganda stupida…

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2 risposte a "ma Renzi ha una strategia verso l’Europa? – 31."

    1. azzeccarla non e’ troppo difficile, se mantieni la testa sgombra dalla propaganda, identifichi bene chi dice le diverse cose e perche’, e riesci a vedere i dati di fatto davvero importanti e reali aldila’ dell’uso che ne viene fatto.

      in ogni caso la riuscita non e’ garantita lo stesso, per l’enorme numero delle varianti in campo e per la difficolta’ di capire quali potranno risultare decisive.

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