se gli USA rifiuteranno l’Accordo sul clima (IL TRATTATO DI PARIGI SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI, 2) – 42

anche se il 2015 e’ l’anno piu’ caldo di sempre ed ha superato il 2014, che era il record precedente, si profilano comunque tempi difficili per quello che e’ stato chiamato il Trattato di Parigi, cioe’ per l’impegno assunto a Parigi lo scorso dicembre da 195 paesi di agire per tentare di ridurre la crescita delle temperature globali del pianeta.

non basta a salvarlo la sua genericita’, che lo riduce ad una vaga petizione di principio.

(SE ATTORNO ALLA STORIA TIRA UN BRUTTO CLIMA (IL TRATTATO DI PARIGI SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI, 1) – 586.
https://bortocal.wordpress.com/2015/12/13/se-attorno-alla-storia-tira-un-brutto-clima-il-trattato-di-parigi-sui-cambiamenti-climatici-1-586/

da’ fastidio anche cosi’, praticamente inoffensivo.

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il fatto e’ che il Partito Repubblicano americano ha assunto una posizione critica nei suoi riguardi e promette di ritirare l’adesione degli USA appena possibile.

e non si tratta soltanto delle colorite posizioni di Trump e della Palin che adesso e’ accorsa ad appoggiarlo (in vista della candidatura alla vice-presidenza?), ma la posizione contraria al Trattato di Parigi e’ comune a tutti i candidati repubblicani, tranne uno, del resto secondario e assolutamente sconosciuto, Lindsey Graham.

se sarà eletto un presidente repubblicano, e in particolare se questo sarà Trump, dobbiamo aspettarci la disdetta americana dal Trattato.

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ma il problema centrale non e’ neppure questo: sta nel fatto che comunque i repubblicani controllano già oggi Camera dei rappresentanti e Senato.

per aggirare il problema della mancanza di una maggioranza democratica per approvare il Trattato, ecco che ufficialmente gli e’ stato dato il nome di Accordo, il che, nel sistema presidenziale americano, consente al Presidente di sottoscriverlo anche senza voto parlamentare e di porre il veto a un eventuale tentativo delle camere di abrogare l’accordo stesso.

questo tuttavia spiega bene il punto debole del Trattato che avevo segnalato il mese scorso nel mio post indicato sopra, cioe’ il fatto che esso non ha carattere vincolante: se il documento firmato a Parigi avesse effettivamente valore giuridico cogente, allora sarebbe inequivocabilmente un Trattato e gli USA, che sono il secondo paese inquinante del mondo, non lo firmerebbero, perché non esiste una maggioranza favorevole nel parlamento americano.

dunque ecco la firma senza troppo valore che verra’ apposta in aprile da Obama ad un documento generico, ad una specie di vaga dichiarazione di principio.

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ma con l’elezione di un candidato repubblicano a nuovo presidente per l’anno prossimo, verra’ meno anche questo fragile supporto di Obama alla lotta mondiale contro il riscaldamento globale.

storicamente i rappresentanti del Partito Repubblicano sono molto legati alle aziende petrolifere, che ne finanziano l’elezione, e negano che sia in atto un pericoloso cambiamento climatico.

image

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non mancano comunque neppure gli argomenti giuridici sottili per negare il potere del Presidente di scavalcare il Congresso e il Senato.

il fatto fondamentale e’ che nel parlamento americano una chiara maggioranza rifiuta di sottoporre a controllo le emissioni.

qualcosa di simile e’ gia’ avvenuto: nel 1997, sotto Clinton, in una situazione analoga, gli USA, responsabili del 36,4% delle emissioni mondiali, sottoscrissero il Trattato di Kyoto, che per primo cerco’ di limitare il riscaldamento globale, ma ne uscirono poco dopo, con l’elezione del secondo Bush a presidente, e gli argomenti erano gli stessi: il rifiuto di limitare la crescita economica.

l’argomento difficilmente potrebbe essere ripetuto identico oggi, considerando l’adesione praticamente di tutti gli stati del mondo, e dunque la mancanza di condizioni di favore per gli stati che non lo sottoscrivono, oppure che, pur avendolo sottoscritto, erano stati esonerati nel Trattato di Kyoto dagli obblighi di riduzione delle emissioni, come fu per Cina, India e Pakistan.

pero’, a questo punto, paradossalmente, e’ proprio la genericità dell’Accordo che gli viene rinfacciata: siccome non ha carattere vincolante, ecco che nessuno può essere certo che i vari paesi rispetteranno davvero i limiti delle emissioni genericamente definiti come obiettivo per loro.

ecco una tipica situazione schizoide, nella quale si critica il Trattato contemporaneamente per essere troppo rigido e troppo generico e debole.

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l’uscita degli USA dal Trattato o Accordo che dir si voglia segnerebbe la campana a morte per la lotta alle emissioni di gas serra e potrebbe essere seguito da altri stati, come la Cina e l’India.

questo segnerebbe – ma diciamolo forse meglio e con franchezza potra’ segnare – la campana a morte per molto altro.

ma lasciamo perdere, pensiamo ad altro, perché rovinarci quel tanto di vita che ci resta con la paura?

sia morte ai gufi pensosi, sciò sciò: il futuro è e resta meraviglioso.


2 risposte a "se gli USA rifiuteranno l’Accordo sul clima (IL TRATTATO DI PARIGI SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI, 2) – 42"

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