la formula matematica della felicita`

la formula matematica della felicita` sta in un’eguaglianza: d = r.

quella fra i desideri e la realta`.

ci sono due modi quindi per provare ad essere felici.

l’estroverso provera` ad adattare la realta` ai suoi desideri.

l’introverso invece scegliera` una via meno conflittuale col mondo, e cerchera` di adattare i suoi desideri alla realta`.

. . .

se qualcuno si aspetta che io dica adesso quale delle due strade e` la migliore si sbaglia.

servirebbe soltanto a capire se io sono prevalentemente introverso e recettivo, oppure estroverso ed aggressivo.

e qui potrei sorprendere: perche` sono nella mia vita certamente un realizzatore, e dunque sono attivo nel cercare di adeguare la realta` ai miei desideri.

pero` poi questi desideri li ho anche sempre modellati nell’ambito di quel che mi pareva possibile, e dunque li ho sempre collocati soltanto un passo piu` in la` di quel che esisteva gia`.

un passo che pensavo che avrei potuto compiere, anche se mettendoci dell’impegno.

e, se volete, questa e` anche una nuova formula della felicita`, che ha a che fare non con un’equazione statica, ma con un differenziale di funzione.


6 risposte a "la formula matematica della felicita`"

  1. trovo la formula iniziale una meravigliosa sintesi della natura dell’essere umano! e forse è relativamente estendibili anche ad altri esseri senzienti a noi più simili.

    parlando solo dell’homo, sulla correlazione su estroversione ed introversione invece dovrei rifletterci un po’, ma di primo impatto è affascinante e convincente: avrei voluto arrivarci da solo 🙂

    ps: ci ho riflettuto un poco.
    non parlerei tanto di maggiore e minore conflittualità tra estroverso ed introverso (pur trovando azzeccatissima la formula). e se così fosse, semmai sosterrei il contrario!
    infatti solo dal punto di vista dell’introverso, che non concepisce un certo modo di “vivere”, la modellazione diciamo creativa della realtà alla propria fantasia risulta conflittuale.
    ma non dimenticherei che tra l’introverso e l’estroverso è il primo quello che riflette maggiormente, ed è solo la riflessione che genera a conti fatti qualunque conflittualità tra reale ed ideale, e che mette alla prova la volontà.
    l’estroverso agisce con minore coscienza interiore, lo slancio è per lo più emotivo: ritengo che in ciò ci sia poca conflittualità interiore, pure nelle azioni più sciagurate.
    sciagurate per chi le riconosce tali 🙂

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    1. fa bene sentirsi apprezzati 🙂

      hai introdotto una osservazione molto importante, in un rapporto critico con quel che hai letto nel mio post, ma io mi sento di condividerla lo stesso.

      tu dici che nell’introverso, che riflette di piu`, la coscienza del rapporto conflittuale dei suoi desideri col mondo e` piu` viva; l’estroverso, invece, agisce con minore coscienza interiore e dunque anche con una percezione minore di quella conflittualita`.

      io credo che tu abbia ragione, siul piano delle conflittualita` alla quale ti riferisci, cioe` alla conflittualita` interiore.

      ma io parlavo piuttosto della conflittualita` col mondo esterno.

      e` questa conflittualita` aperta nel rapporto con gli altri che viene diminuita tendenzialmente dall’autocoscienza dell’introverso e tendenzialmente aumentata, invece, dalla minore autocoscienza dell’estroverso.

      si arriva quasi ad una nuova formula, per un nuovo borforisma: si potrebbe dire quasi che la conflittualita` e` una dotazione di base di entrambi, ma che l’introverso ne impiega una dose abbondante nel rapporto con se stesso, mentre l’estroverso la destina quasi completamente al rapporto col mondo esterno.

      c’e` da aggiungere anche – come mi si e` chiarito scrivendo il post precedente – che la distinzione psicologica originaria tra introverso ed estroverso, che ho chiaramente desunto da Jung, potrebbe essere letta anche come la polarizzazione fra femminile e maschile.

      e questa polarizzazione, presente in ciascun essere umano in forme di equilibrio differente, mi convince adesso di piu` di quella classica junghiana fra estroversione ed introversione.

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    1. la tua osservazione e` molto importante.

      certo, la distruzione del desiderio stesso mina alla radice la vita stessa nel suo aspetto desiderante.

      certo, la realta` tecnologica che ci circonda mira, non dico a distruggere direttamente i desideri, ma a modellarli e condizionarli, – il che dal punto di vista pratico corrisponde pero` proprio alla condizione che descrivi tu.

      sono pero` ottimista nello spazio di liberta` dei desideri che almeno alcuni sono in grado di difendere, proprio prendendo le distanze dai condizionamenti del potere.

      forse la mia e` una speranza ingenua, ma credo proprio che la liberta` almeno interiore sia uno spazio conquistabile, anche se con molta fatica, e che la liberta` salva il desiderio e quindi anche la vita.

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