fare attenzione agli effetti collaterali (L’ACCORDO DI PARIGI SUL CLIMA, 4) – 93.

sono cosi` scarse le possibilita` che sia rispettato l’Accordo di Parigi per limitare l’aumento delle temperature ben al di sotto dei due gradi, e preferibilmente a un grado e mezzo, che in ambiente scientifico si cominciano a studiare altri scenari.

fra l’altro l’aumento delle temperature di un grado e mezzo sembra sostanzialmente gia` realizzato, se si prende come base la media delle temperature all’inizio della seconda rivoluzione industriale di fine Ottocento, quando si cominciarono a misurare sistematicamente le temperature terresti.

quindi non sussiste la possibilita che questo aumento adesso si fermi, mentre comunque l’aumento della produzione di anidride carbonica continua sia per cause artificiali che naturali.

“A meno che le nazioni non facciano sforzi maggiori per tagliare le emissioni, dovremo lavorare per riuscire a rimuovere in modo sicuro la CO2 dall’atmosfera”, come dice Phil Williamson dell’università dell’East Anglia, che intanto ha studiato i metodi e le conseguenze possibili di questa scelta in uno studio pubblicato su Nature.

in apparenza piu’ che ragionevole: se non riusciamo a smettere di cacciare anidride carbonica nell’atmosfera, perche` non provare a togliere quella che c’e`?

“I modelli climatici stimano che sarà necessario rimuovere fino a 600 miliardi di tonnellate di CO2, da qui al 2100, per rispettare l’accordo di Parigi.

Se non saranno fatti tagli rapidi alle emissioni, un’estrazione significativa della CO2 dall’aria dovrà iniziare entro i prossimi 4 anni, al ritmo di 20 miliardi di tonnellate all’anno”.

. . .

i metodi per farlo, in astratto, non mancano proprio: ad esempio

piantare alberi su larga scala: anziche` continuare a distruggere le foreste, ricostituirle

fertilizzare gli oceani per far crescere il fitoplancton,

trattare le nuvole per creare pioggia alcalina che reagisce con l’anidride carbonica dell’aria

aggiungere silicati in misura sufficiente al suolo per assorbire chimicamente la CO2,

coltivare piante da bruciare nelle centrali elettriche stoccando il carbonio catturato nel sottosuolo, (questa non l’ho capita).

la scienza e la tecnologia creano problemi? la scienza e la tecnologia sanno anche come risolverli!

ma purtroppo non e’ cosi` semplice.

. . .

vi e` prima di tutto un evidente problema economico che lo scienziato non e` in grado di analizzare nel dettaglio, apparentemente.

Una tale rimozione è costosa, si limita a dire, e precisa anche che ridurre le emissioni e` meno oneroso.

la soluzione sopra indicata dell’aggiunta di silicati al terreno per fargli assorbire l’anidride carbonica, ad esempio, costerebbe 600mila miliardi di dollari.

a prima vista si stratta di una cifra mostruosa e inaffrontabile, ma proviamo noi ad entrare nel dettaglio?

. . .

facciamo conto di spalmare la spesa su un secolo: questo significherebbe che ogni anno a livello mondiale si dovrebbero impiegare 6.000 miliardi di dollari per realizzarlo.

il debito pubblico attuale italiano, accumulato nei decenni, e` un po’ superiore ai 2.000 miliardi, quello degli USA e` di circa 18.000 miliardi di dollari, per dare il senso delle dimensioni.

Obama, quello che viene preso a modello e punto di riferimento per una politica espansiva detta sarcasticamente neo-keynesiana, ha aumentato il debito pubblico americano di 7,4 miliardi di dollari nella sua sola presidenza: praticamente quasi un miliardo l’anno.

cosi` oggi ciascun cittadino americano ha un debito pubblico pro capite di 144.000 euro, praticamente il doppio di quello che ha condotto la Grecia sull’orlo del default, che era di 75.000 euro, e un po`’ piu` del triplo del debito pro capite di ogni cittadino italiano, che supera i 40.000 euro e ha buone speranze di portarcelo.

triplicare il ritmo attuale dell’indebitamento degli stati per finanziare questo progetto?

a me pare impossibile.

. .  .

un progetto di questo genere dal punto di vista economico e` assolutamente irrealizzabile attraverso l’indebitamento, e potrebbe funzionare soltanto se sottraesse risorse ad altri consumi per indirizzarle verso il salvataggio ecologico del pianeta.

in sostanza si dovrebbe assistere ad una mostruosa riconversione della struttura dei consumi, abbandonare il consumismo di massa e indirizzare le risorse alla salvezza della specie umana.

lascio perdere al momento la irrealizzabilita` politica di una simile conversione in regime di democrazia: si tratterebbe di ottenere il consenso delle masse ad un loro drastico impoverimento e questo e` assolutamente impossibile; un simile progetto potrebbe essere realizzato soltanto da un potere autoritario, in grado di imporlo, con le buone o con le cattive.

un solo paese ha un modello di organizzazione politica che gli consentirebbe di farlo, se la sua elite volesse (cosa molto dubbia), ed e` la Cina; forse anche la Russia, se il suo ledaer venisse convinto.

insomma solo quello che Marx chiamava il dispotismo asiatico e che, per un paradosso della storia, e` anche l’unica parte del pianeta che ha adottato il suo disegno di uno stato socialista, e` l’unica forma politica che riuscirebbe forse ad imporre alla popolazione un regime di poverta` per la sopravvivenza.

. . .

ma la sopravvivenza sarebbe poi garantita da progetti di questo tipo?

purtroppo neppure questo e` sicuro.

qui infatti entra in gioco un altro fattore ancora, che questa volta e` di tipo rigorosamente scientifico, ed e` quello della complessita`.

come per qualunque altra medicina, anche togliere l’anidride carbonica dall’aria può avere effetti collaterali e questi non sono stati ancora approfonditi, come dice nel suo articolo Williamson.

a volte gli effetti collaterali di una cura possono essere perfino peggiori del malanno che cercano di curare, come bene sappiamo.

a volte la somma di cure, tutte astrattamente efficaci a sconfiggere un morbo, non ci riesce e la somma dei loro effetti collaterali, assieme alla malattia di partenza, porta comunque alla morte del paziente.

. . .

la situazione di un paziente gravemente malato a cui si chiede di investire tutti i suoi averi in una cura incerta una volta io l’ho vista.

era un mio zio, fratello di mia madre, e aveva la sua stessa malattia, l’artrite reumatoide.

era ricco e, quando la malattia divenne insopportabile, volle provare a curarsi presso un reumatologo milanese di fama mondiale, che all’inizio della prima visita gli chiese se la casa dove abitava era di sua proprieta`.

come mai mi fa questa domanda? chiese stupito lo zio.

perche` dovra` venderla, per curarsi da me, fu la risposta.

mio zio ne aveva diverse e quindi ne vendette una fra le tante, ebbe cosi` la sua cura con i sali d’oro, che il celebre specialista spacciava in esclusiva mondiale.

mori` lo stesso e prima di mia madre, che aveva la malattia in forma meno grave e invece fece cure tradizionali (cortisone), ma alla fine fu uccisa da quelle cure, per gli effetti collaterali del cortisone.

artrite1

. . .

ecco la condizione in cui, metaforicamente, ci si potrebbe venire a trovare.

senza tenere conto della concorrenza spietata che ci sara` tra gli spacciatori di cure diverse…

e  senza tenere conto che l’umanita` preferira` pensare fino all’ultimo di non essere affatto gravemente malata e di potersela cavare benissimo, come e` abituata a fare in casi di questo genere sia a livello individuale che sociale.

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6 thoughts on “fare attenzione agli effetti collaterali (L’ACCORDO DI PARIGI SUL CLIMA, 4) – 93.

  1. Il 99% del costo è rappresentato da persone o aziende che si oppongono perché progetti del genere ledono il loro diritto alla proprietà sia intellettuale che materiale. Il diritto alla proprietà privata è diabolico 🙂

    Vale per la medicina come per la tecnologia.

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      1. metti che vuoi costruire un sistema hyperloop in Europa ma in mezzo ci sono 10000 terreni privati. Questo comporta il risarcimento di tutti i proprietari anche se l’hyperloop abbatterebbe il 90% delle emissioni. Pronto a risarcire tutti o rinunci al hyperloop?

        Metti che uno scopre un farmaco nuovo. Te lo vende a prezzi incredibilmente alti perché il brevetto gli garantisce il monopolio. Ma siamo sicuri che sia l’unico modo per rientrare delle spese per la ricerca?

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        1. si` si`, ho pressapoco capito.

          ma sei sicuro che per i 600.000 miliardi di dollari per riempire di silicati i terreni contino soprattutto questi costi?

          e poi, una cosa che mi domando, da ignorante qual sono: ci sono poi sul pianeta 600.000 miliardi di dollari di silicati da comperare? 😦

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          1. chi fa le stime poi butta lì un numero che dipendente da N fattori ma ne analizza 10 e dice che bastano 🙂 . Al di là dei soldi necessari chi dice che il recupero della CO2 sia solo costo e non anche una risorsa per alcune applicazioni presenti e future?

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            1. con me stai sfondando delle porte aperte quando dici che certamente il recupero della CO2 non e` solo costo.

              o, per meglio dire, potrebbe essere il costo, anche altissimo, di una terapia che ti salva la vita, e se risparmi quel costo fai forse un buon affare, ma in una logica economica soltanto…

              la lotta alla CO2 potrebbe anzi essere il volano globale di una straordinaria ripresa economica, ora che il modello del consumismo non pare piu` capace di stimolare adeguatamente l’attivita` economica…

              pero` la mia riflessione riguarda la sostenibilita` globale dei costi necessari per farla, e sinora non mi pare di avere ricevuto risposte molto persuasive da te.

              e bada bene che non desidero altro che di venire convinto! 🙂

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