la nostra Hong Kong si chiama Inghilterra? – 104

a prima vista parrebbe soltanto che, minacciando di uscire, il Regno Unito abbia contrattato ed ottenuto uno status un poco particolare nell’Unione Europea.

a prima vista viene quindi in mente l’esempio di Hong Kong o di Macau nella Cina, che hanno regole economiche particolari e perfino, ciascuna, una moneta propria, pur essendo parte della Repubblica Popolare Cinese.

e potremmo pensare all’Unione Europea come ad una specie di struttura sovra-statale piena pero` di eccezioni particolari, di tipo monetario o di altro genere.

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solo che la descrizione non regge e non per l’ovvia differenza sia tra l’Inghilterra e Hong Kong, sia tra la Cina e l’Europa.

ma soprattutto perche` le nuove regole definite con l’Inghilterra di Cameron sono, almeno in parte, valide per l’intera Unione, non per un paese soltanto.

e allora merita andarle a guardare con attenzione, anche considerando che la nostra stampa tende a glissare su questo aspetto.

vado a informarmi sullo Spiegel. comunque; ma con questo non voglio dire che da qualche parte queste notizie non si trovino anche in Italia…; solo che io non le ho trovate cosi` accurate da noi.

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la questione principale posta da Cameron riguarda l’immigrazione da altri paesi dell’Unione Europea, abbastanza significativa verso l’Inghilterra, ma non poi straordinaria rispetto ad altri paesi europei.

la prima regola nuova, richiesta da lui, ma che verra` applicata in tutti i paesi europei, mi pare abbastanza ragionevole in astratto, anche se poi bisogna vederne gli effetti concreti.

essa prevede per i lavoratori immigrati con carichi familiari che, se i familiari rimangono nel paese d’origine, gli assegni familiari vengano commisurati a quelli in uso in tale paese e non a quelli del paese dove l’immigrato si e` recato, pur restando a carico del paese ospitante.

in sostanza ai nuovi immigrati che non portano con se` la famiglia verranno ridotti gli assegni familiari.

da subito per i nuovi immigrati; dal 2020 per tutti, anche per coloro che risiedono gia` attualmente in un altro paese europeo rispetto al loro.

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questo potrebbe avere conseguenze non previste, pero`: ad esempio, spingere un maggiore numero di immigrati al ricongiungimento familiare.

ma la seconda conseguenza di carattere economico e` ancora piu` paradossale: se alcuni immigrati verranno a costare meno in termini di assistenza sociale, questo non potrebbe che costituire uno stimolo ad assumere loro al posto degli abitanti locali?

e poi, domanda centrale: a questi immigrati verra` chiesto di pagare gli stessi contributi sociali che agli altri lavoratori, anche se di fatto le prestazioni per loro saranno minori?

e` accettabile questo?

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la seconda nuova regola e` di portata ben maggiore e potrebbe avere conseguenze molto piu` importanti sul mercato del lavoro, ma riguarda la sola Inghilterra, poiche` si riferisce alle prestazioni sociali finanziate dalla fiscalita` generale, come avviene in quel paese, ma non negli altri paesi europei: sussidi e messa a disposizione di case in affitto a cura dello stato.

(ecco uno dei motivi per cui la nostra stampa preferisce restare nel vago, suppongo: metti caso che gli italiani si accorgano che in Inghilterra o in Germania lo stato paga l’affitto agli indigenti, a determinate condizioni).

secondo questa nuova regola dovrebbe essere applicata soltanto nel Regno Unito e nel caso di un’immigrazione di portata straordinaria (ma non meglio definita): il paese, se investito da una ondata migratoria eccezionale, puo` chiedere di applicare delle clausole di protezione per sette anni a livello paese e per quattro anni per ogni migrante a livello individuale.

in concreto questo significa che benefici quali sussidi salariali e il diritto ad un alloggio sociale possono essere ridotti o cancellati del tutto per gli immigrati dall’Unione Europea per i primi quattro anni del loro soggiorno in Inghilterra e per un massimo globale di sette anni.

le limitazioni alle prestazioni sociali per coloro che ne usufruiscono gia`, peraltro, devono essere graduate progressivamente.

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a me sembra facile previsione che in quel paese discriminazioni di questo tipo, al ribasso, renderanno sempre piu` appetibile il lavoro degli immigrati, a scapito degli abitanti del posto, che costeranno come lavoratori di piu`, e innescheranno una pericolosa corsa al peggioramento generale delle condizioni dei lavoratori.

ma, come si sa, agli occhi di qualcuno io sono un pericoloso marxista, pur essendo critico di Marx.

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a me pare anche che l’Unione Europea che esce da queste trattative, e dagli altri aspetti dell’accordo che ora non vorrei approfondire, e` sempre di piu` un’unione affaristica senz’anima che ha perso per strada la propria storia e che e` difficile difendere e forse rifondare.

ma, come spesso capita, l’astuzia della storia rivelera` quanto siano mediocri i calcoli di chi pensa di creare al proprio interno un doppio mercato del lavoro, con garanzie e sussidi differenziati (anche a fronte di eguali contributi sociali prelevati dal salario; e mi pare una bella ingiustizia).

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con queste richieste l’Inghilterra dei conservatori richiede e l’Europa volentieri accetta qualcosa di tremendo, cioe` al proprio interno una precisa discriminazione salariale e di condizioni assistenziali (cioe` di salario differito) fra i cittadini dell’Unione provenienti da paesi diversi.

e` una cosa talmente ingiusta e rivoltante che mi spinge a formulare un augurio.

che al prossimo referendum inglese del 23 giugno prevalgano coloro che sono per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

sarebbe l’inizio di una forte crisi sia per l’uno sia per l’altra.

e forse abbiamo bisogno che l’attuale gestione dell’Unione Europea sia radicalmente rifondata su nuove basi: cosa impossibile senza liberarsi della zavorra inglese, fino a che l’Inghilterra restera` dominata dalla City, cioe` dalla finanza speculativa.

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ma poi, siamo sicuri che non servirebbe un referendum anche in tutto il resto dell’Unione Europea per sapere se i cittadini sono d’accordo sulle kodifiche che riguardano anche il loro paese?

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2 thoughts on “la nostra Hong Kong si chiama Inghilterra? – 104

    1. grazie, Raimondo, non puoi immaginare come faccia bene un commento cosi`, quando si sente un certo peso della scrittura che pare inutile.

      diciamo soltanto che uso fonti di informazione molteplici e cerco di ricavarne l’essenziale… 🙂

      Mi piace

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