Echi stonati di un simplicissimus – 105

la morte di Umberto Eco ha avuto risonanza mondiale (come meritava) e in alcuni paesi del mondo direi perfino un’eco piu` forte che da noi (se mi si passa il gioco di paole in questo caso perfino involontario): notizia di apertura delle notizie del giorno, emozione che sembra piu` autentica per la morte improvvisa di un 84enne ancora giovane, articoli piu` documenticati e giudizi piu` calzanti della fiera delle parole vuote d’Italia che lo avrebbero infastidito tanto Eco, soprattutto quelle ufficiali, tanto piu` vacue quanto piu` ufficiali.

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ma il bello della democrazia e della discussione e` che in mezzo alla valutazione positiva generalmente espressa nel momento del distacco da una figura che ha fatto un pezzo importante della storia culturale italiana, ma anche mondiale, ci sta qualche voce dissonante.

e io che sono sempre curioso di ogni forma di dissenso, ma non la accetto a priori soltanto perche` e` dissenziente, leggo e giudico, visto che in questo consiste l’esercizio della ragione.

e, come spesso mi capita, il mio dissenso si leva a sua volta, piu` forte la` dove capita invece, talora, di trovare delle consonanze o ricavare delle informazioni utili.

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ilsimplicissimus nel suo post Echi di cronaca critica la  versione standard su tutti i giornali e siti (tutti? ma proprio tutti, per definizione standard?) secondo la quale, in sostanza, sarebbe morto l’autore de “Il nome della rosa”.

chi ha letto i giornali, italiani e no, e` naturalmente in grado di smentire subito questa affermazione falsa:

Il nome della rosa, il primo romanzo di Umberto Eco, fiu certamente il piu` straordinario successo narrativo internazionale dell’Italia degli ultimi decenni, ma tutta la stampa ha dedicato vasta attenzione all’insieme dell’opera di Umberto Eco,

che non si esaurisce certo nel successo di un giallo geniale, ma ha conosciuto una vasta e ricca saggistica, anche molto specialistica nel campo della semiologia, e molti altri romanzi, che lui giudicava piu` importanti, anche se di minor successo commerciale.

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come secondo passo il simplicissimus afferma, in un italiano assai contorto, che questa e` la versione standard di un autore che lo stesso Eco avrebbe probabilmente accusato – fatta la tara della sua epocale vanità – di essere priva di reale cultura, di essere un prodotto mediatico.

la contorsione della sintassi porta inconsapevolmente il lettore a pensare che e` l’autore stesso che viene giudicato privo di reale cultura, e un prodotto mediatico.

una enormita` tale che non si e` avuto il coraggio di dirla direttamente e che si appoggia sull’ambiguita` di un pronome relativo, che va riferito al nome al quale direttamente si appoggia, secondo le normali leggi di funzionamento della lingua, e non al nome che lo regge in quanto complemento di specificazione.

la cosa risulta del tutto evidente, anche se probabilmente non intenzionale, osservando che dell’autore e` in realta` un riempitivo inutile e che la frase sarebbe risultata molto piu` lineare e chiara se avesse voluto dire davvero quel che sembra: la versione standard che lo stesso Eco avrebbe probabilmente accusato di essere priva di reale cultura, di essere un prodotto mediatico.

non sottilizzo ulteriormente se si possa essere privi di reale cultura, o pensare di averne una, scrivendo in questo modo.

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mi colpisce invece come un pugno allo stomaco l’astio che prorompe incontenibile nell’inciso sbattuto in faccia al lettore proprio all’esordio del post: fatta la tara della sua epocale vanità.

vanità, leggo su un vocabolario online, e` la caratteristica detta soprattutto di persona che, ritenendo di possedere doti fisiche e intellettuali, le ostenta per ricevere dagli altri lodi e ammirazione.

insomma il vanitoso si fa bello di qualita` piu` presunte che reali…

quindi ditelo di me o del simplicissimus, che siamo pieni di vanita`, ma come si fa a dirlo di Umberto Eco?

se hai la mente di Umberto Eco, forse che devi tenere nascoste le tue capacita` per non incappare in qualcuno che ne ha molte di meno di te e che sfoghera` la sua frustrazione accusandoti di vanita`, dal fondo della sua vanita`?

se sei Umberto Eco, hai il dovere, invece, di esprimere le tue capacita`, cioe` di esporle alla luce del sole, e lascia pur parlare gli invidiosi e le menti ristrette che vorrebbero che l’umilta` cattolica tappasse la voce alle menti libere e potenti.

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ma, proseguendo la lettura, forse si puo` fare qualche illazione sull’origine di questo oscuro risentimento del simplicissimus contro Umberto Eco.

ci racconta infatti di esserne stato studente a Bologna e allota noi non vogliamo pensare che al tutto faccia da origine un esame non andato troppo bene…

o, peggio, questo curioso episodio, accennato in un inciso: (salvò pure da un molestatore la mia fidanzatina di allora), se ammettiamo che il molestatore fosse lo stesso giovane ilsimplicissimus… 🙂

Quando ascoltavo le lezioni di Eco nelle aule dell’Alma mater studiorum o lo vedevo aggirarsi assiduamente nelle sale della Feltrinelli sotto le due torri, quel romanzo era di là da venire, ma il semiologo era già un mito per noi studenti, era l’ideologo del Gruppo ’63, l’autore di Apocalittici e integrati, il saggista de La struttura assente ed era la più palese dimostrazione che rigore e cultura non si coniugavano necessariamente con la seriosità accademica.

no, la mia illazione e` soltanto sarcastica; la base del giudizio negativo sta nel fatto che Eco ha scritto opere che hanno avuto successo:

Comunque quando uscì il Nome della rosa e cioè quando Eco cominciò ad essere conosciuto al grande pubblico, a me e ad altri sembrò invece che una carriera si fosse conclusa e che il personaggio cominciasse a  tirare i remi in barca , a vivere un po’ di rendita benché non avesse nemmeno quarant’anni.

il successo sarebbe per definizione la morte di un intellettuale.

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ora, questo piacerebbe molto pensarlo anche a me, lo ammetto, visto che non ne ho, cosi` come a tutti gli sventurati che scrivono molto restando, quando va bene, di nicchia (come ilsimplicissimus), oppure ancorati ad un ristretto cenacolo di amici virtuali, che a volte o quasi sempre si rivelano anche effiimeri.

ma, se siamo onesti con noi stessi, dobbiamo sforzarci di vederne la ragione o le ragioni, piuttosto.

che non dipendono sempre dal fatto che scriviamo delle cose stupide o inutili, ma piuttosto dal fatto che intelligenza e utilita` della scrittura non sono sufficienti a regalare a quel che si scrive quella divina leggerezza che fa di un comune docente universitario un Umberto Eco.

cioe` un uomo che  avra` il suo posto nella storia della cultura del mondo, come Calvino o Pasolini: per un tratto distintivo suo, per uno sguardo particolare sul mondo, riconoscibile e chiaro, che all’umanita` fino a quel momento mancava.

. . .

il simplicissimus continua nel suo tentativo di demolire questa figura, ma lo fa girando intorno alla sua grandezza, senza vederla, e alla fine ci rivela soltanto la sua incapacita` di lettura:

E infatti nel progressivo salire le scale della torre d’avorio non ha prodotto più nulla di paragonabile: i romanzi successivi, da buon non narratore, sono stati poco più di un divertente gioco erudito, mentre i saggi seppure di livello, non hanno conosciuto certo il nitore, il peso e nemmeno l’ironia e la novità di quelli precedenti.

questo, detto ad esempio del Pendolo di Foucault: un romanzo epocale per il confronto critico che Eco vi condusse con quella cultura New Age, che il simplicissimus difendeva anche di recente nel suo blog contro la cosiddetta repressione, in nome del diritto di ciascuno di riempire di bufale il web.

. . .

ma qui veniamo alla colpa delle colpe di Eco: non avere aderito all’ideologia di cui il simplicissimus e` portatore:

Ma in fin dei conti, soprattutto dagli anni ’90 in poi Eco ha utilizzato la “fabula” del romanzo  e   l’intervento breve delle bustine varie per non entrare in collisione diretta e ideologica col potere.

Dal teorizzare che i mass media sono in se stessi un mezzo di costruzione della realtà e che la loro concentrazione è inevitabile, a prendersela con il complottismo, gli imbecilli del web e quant’altro, ce ne passa: abbastanza da poter disegnare il percorso di un declino.

. . .

ecco, qui ci siamo, finalmente: il declino di Umberto Eco e` consistito nella sua lotta al complottismo, alla paranoia internettiana, agli imbecilli del web.

mi pare logico che ilsimplicissimus se la sia presa col suo antico professore: lui e` dalla loro parte, o forse addirittura fra questi.

ma e` lo stesso motivo, invece, per il quale chi se ne considera avversario e nemico, si sente deprivato di una voce critica essenziale in questa lotta.

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32 thoughts on “Echi stonati di un simplicissimus – 105

  1. Non mi ha più lasciato rispondere sotto il tuo commento…
    Sì hai ragione, la cosa è troppo “ufficiale” per essere solo scena, diciamo che magari a Apple serve pompare mediaticametne perchè le fa onore— secondo loro — e perchè evidenzia il suo potere. Concordo anche sulle molte “distrazioni di massa” …
    Questa me la segno come una diagnosi del mal-del-mondo
    “disegno di dividere l’umanita` in due gruppi, fornendo alla fascia bassa servizi dequalificati. se vuoi, siamo tornati al punto di cui sopra: solo il consumatore di un certo livello e` un cittadino con pienezza di diritti, diritti meramente consumistici per altro e non certo decisionali.”
    Ed è molto triste…

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    1. vedo che la risposta si e` misteriosamente dispersa nelle plaghe a volte nebbiose di internet.

      peccato perche` volevo utilizzarne una parte per il post che sto per scrivere.

      la coda dei commenti l’ho fissata al massimo possibile su wordpress, che e` di 10 battute, tra botta e risposta; su blogs.it era illimitata e i commenti diventavano ultrasottili, a volte letteralmente perfino invisibili.

      evidentemente wordpress non da` molto credito all’amore dei blogger per le discussioni approfondite, come facciamo noi.

      sulla suddivisione dell’umanita` in due gruppi credo di avere sbagliato, influenzato da Wells (lo scrittore di fantascienza, non il regista) che l’aveva prevista cento anni fa.

      la suddivisione in corso si rifa` invece alla tradizione indoeuropea che prevede tre classi sociali, ma sarebbe meglio dire caste, non comunicanti fra loro.

      la prima, quella fisica degli iper-plutocrati, i rappresentanti diretti del potere iper-plutocratico, cioe` i nuovi sacerdoti della religione della finanza, gli unici ad avere accesso diretto al potere sovrannaturale del dio denaro.

      la seconda e` quella dei guerrieri, gli esecutori armati della volonta` del potere, cioe` dirigenti, consulenti, burocrati degli stati vassalli che applicano le volonta` dei primi.

      e infine la massa del popolo, artigiani e contadini, una volta, ora anche operai: gli esecutori materiali bruti che forniscono le basi al potere, ma non sono indispensabili ne` individualmente ne` forse collettivamente, e sono quelli che rischiano di sparire, sostituiti da macchine, automi e robot.

      dev’essere l’eta` che mi porta a dire che questo progetto non e` contrastabile, perchhe` e` sostanzialmente gia` realizzato e ne sono in corso solamente le rifiniture.

      il massimo che e` consentito, ad alcune menti brucianti, e` di vederlo.

      ora, prudentemente, salvo il testo, prima di cliccare INVIO

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      1. — Commenti: più volte fregata, ho cominciato a copiare quelli tuoi più importanti e scrivere la risposta prima di metterla nel blog. Ho nel pc Microsoft One Note, conosci? Utilissimo per raccogliere sotto dei titoli, i link, le news o i propri pensieri, tutto pronto per essere eventualmente usato in un post.
        — Sì le tre caste della tradizione, che Huxley ha aggiornato ne Il Mondo Nuovo ( dove con stupefacente preveggenza introduce anche la tecnologia per la produzione extrauterina e in serie degli individui) , suddividendo ulteriormente la terza a scopi funzionali – Cito da wiki per comodità
        “La casta alfa consiste degli individui destinati al comando, i beta coprono incarichi amministrativi che richiedono un’istruzione superiore, ma senza le responsabilità del comando. Le tre caste inferiori sono le gamma, delta e epsilon in grado decrescente di intelligenza. Gli epsilon sono creati e addestrati per occuparsi dei lavori più umili e nelle condizioni più dure senza lamentarsene. ”
        In attesa di quel mondo – che Huxley disse di aver posto intorno al 2500 e di meravigliarsi (50 anni fa) di quanto rapidamente si stava avvicinando – si sentono alcune voci, non so quanto sincere, che ammoniscono sulla scomparsa, non solo dello strato bruto della popolazione lavorativa, ma anche di quella intermedia…
        Bill Gates: dentro questo post, il succo del suo discorso e il link al testo in inglese https://mcc43.wordpress.com/2014/04/02/posti-di-lavoro-addio-bill-gates-i-governi-ottusi-e-i-cittadini-disinformati/
        Annamo male, compagno, annamo proprio male 🙂

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        1. grazie per la segnalazione del tuo articolo ( che chiamo cosi` non per un lapsus) che e` molto interessante e mi permette di scoprire che siamo entrambi a favore del reddito di cittadinanza, che tuttavia personalmente ritengo vada strettamente collegato a lavori socialmente utili, dato che non dobbiamo credere a coloro che ci presentano la vita come un puro problema di reddito e il lavoro e` un elemento essenziale che da` senso alla vita e che nessun reddito da solo riesce a produrre.

          grazie anche per il riferimento ad Huxley, personaggio potente.

          io ho citato Wells, che studio` col nonno di Huxley, il sostenitore del darwinismo.

          dunque le relazioni fra i due personaggi non mancano, aldila` delle storie personali molto diverse, ma mi pare che ci sia tutto un ricco filone di cultura britannica che si muove attorno a tematiche di questo tipo.

          vedo che condividi anche il mio pessimismo.

          temo che sia questa valutazione pessimistica a datarci: per chi e` gia` nato dentro questo processo, forse e` difficile persino vederlo: e` gia’ parte naturale del paesaggio.

          – ultimo grazie per la segnalazione di Microsoft Onenote; vedo che fa parte di Office, e ho scoperto anche di averlo (ovviamente in tedesco), installato, assieme al resto di Office anche su questo netbook comperato in Giappone.

          credo dalla descrizione di wikipedia che possa essermi molto utile anche in vista di lavori di rielaborazione sui vecchi post che vorrei fare, tempo e voglia permettendo, ora che li sto ripubblicando.

          devo soltanto capite meglio come funziona praticamente.

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          1. siamo datati sì, e aggiungo anche fortunati per tanti motivi, e prima di tutto noi avevamo la convinzione di poter contare individualmente e di poter migliorare il mondo mettendoci tutti insieme. Ora vedo gran parlare sì, ma non progettare, aspirare, immaginare…
            Sono contenta di averti portato a One Note, ti dico anche che – meraviglia delle meraviglie – se hai problemi, scrivi e ti risponde un essere umano molto gentile e in italiano!!
            In pratica: tu scrivi dentro One Note del tuo pc e il programma memorizza in rete. Se un giorno ti colleghi da un altro pc (o se il tuo solito tira le cuoia..) trovi le tue note in rete, ci lavori dentro, e poi le ritrovi aggiornate nel tuo solito computer o si scaricano in quello nuovo.
            Siccome uso due pc, Windows e Mac, per me è uno strumento veramente provvidenziale… Ciao 🙂

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            1. non so se sia stata una grande fortuna avere quella convinzione sbagliata di poter cambiare il mondo: penso alla 12 tesi su Feuerbach di Marx e mi vengono ancora i brividi di fronte a tanta arroganza che ha spalancato le porte alla modernita` e ai suoi esiti catastrofici in prospettiva.

              ovviamente il mio Onenote, essendo parte di un Office tedesco, ha tutte le istruzioni in tedesco; tuttavia me la cavo ancora abbastanza, anche se la lettura non e` altrettanto scorrevole.

              comunque temo che occorra un poco di osservazione in pratica del funzionamento per poterne impadronirsene piu` rapidamente.

              ho il dubbio di averlo gia` usato in qualche occsasione in Germania, senza sapere come si chiamasse, per lavori condivisi su testi che venivano elaborati in parallelo tra persone diverse.

              comunque dammi tempo che qualcosa imparero`, spero. 😉

              anche io lavoro su due computer, uno per ogni piano della casa, direi, e per ora quando serviva me la cavavo con la chiavetta.

              pero` non credo che il pc fisso piu` vecchio ce l’abbia, questo programma, e non capisco come si fa ad accedere al proprio Onenote da computer diversi.

              ma adesso non vorrei costringerti ad un faticoso corso di formazione online al sottoscritto… 🙂

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              1. Figurati, io mi diverto con queste gabole dei pc come risolvere i rebus, solo che quando ne hai risolto uno non sai … come hai fatto. La soluzione “accade” dopo che hai sofferto e perso tempo abbastanza a lungo. Proviamo per gradi :
                One Note on line è dentro OneDrive,
                che si ottiene con un account Microsoft.
                Se l’hai già, domanda all’onnisciente Google: “OneDrive login ” e lui ti manda alla pagina ,
                Se non ce l’hai qui ci sono i passaggi, poi dovrai scaricare One Drive nel pc, e lasciarlo sempre in funzione perché possa regolarmente sincronizzarsi. Può darsi che per avere OneDrive ti chieda di creare una mail outlook… , se vorrai usarla sappi che funziona benissimo!! https://www.ridble.com/onedrive-come-funziona/
                Se hai problemi, compreso quello della lingua, prova a scrivere qui
                1drv@supportcenteronline.com
                è l’indirizzo da cui mi ha risposto una gentile Giulia 🙂

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                1. allora grazie, prima di tutto.

                  ecco i primi passettini di oggi: in effetti ho un OneNote tra i programmi del pc, ma non sembra molto in grado di funzionare: allo stato attuale contiene soltanto le istruzioni (in tedesco).

                  ho anche verificato che non ho un OneDrive (dubitavo di si`, ma credo di confondermi con InBox).

                  ecomi dunque a crearne uno, ma al momento di creare l’account mi sono fermato: questo significa che d’ora in poi tutto quello che scrivero`, se lo faro` usando OneDrivde, sara` controllabile da Microsoft o da chi per lei, perche’ sara` depositato nei suoi server.

                  e` cosi`, vero?

                  perche`, allora, voglio pensarci, prima di continuare…

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                  1. Andrà in One Drive tutto quello che fai in OneNote; ci andrebbero anche le cartelle del pc che TU deciderai di mettere dentro. La tua perplessità non è la stessa che dovremmo avere per le email che passano per i server… ?

                    Ancora su One Note: se non hai One Drive resta tutto solo nel tuo pc. Ora contiene solo le istruzioni e così è fino a che TU non crei un
                    Blocco (non so come si dice in tedesco , ma è l’equivalente di una cartella) e poi dentro crei delle
                    Pagine (equivalente dei File) con i nomi che ti richiamano l’argomento 🙂
                    Attento: se cominci a usarlo te ne innamori 🙂

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                    1. be`, l’innamoramento sarebbe una bella novita`, dopo non so quanti anni di guarigione dalla malattia… 🙂

                      comincero` ad esplorare OneNote senza One Drive, mi pare un buon compromesso.

                      diciamo una relazione clandestina, per il momento: poi se sboccera` effettivamente l’amore potremmo anche decidere di renderla pubblica. 🙂

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  2. segue// andando per ordine, verissimo che la veemenza nasce da un grande investimento emotivo, per me è lo stesso; di adolescenziale, secondo me, c’è la fretta di ottenere quel che si pensa giusto, di raddrizzare gli eventi insomma. Con l’età su questo mi sono modificata, ho visto quante volte sembrava che le cose volgessero come io speravo, poi i fatti sterzavano in altra direzione, spuntavano elementi nuovi, e così ho sviluppato una certa dose di filosofia. Sono attaccatissima ancora alle mie “cause”, Palestinesi per esempio, ma prendo atto più freddamente delle forze interne ed esterne che rimandano lo stato palestinese alle calende greche.

    E ora… sprizzo felicità per quello che hai scritto del mio blog!! E’ il compleanno di Steve Jobs, mica il mio, eppure ho ricevuto questo grandissimo regalo 🙂 Troppo generoso, davvero. Prendo quel tanto che approva l’impegno nella ricerca delle fonti.

    Invece quello che dici a proposito del tuo: votato alla discussione e al confronto, è purtroppo vero che al presente è penalizzato dalla superficialità insopportabile della platea degli internauti.
    Passivi, diceva Eco a proposito di Disneyland, e i social media sono effettivamente diventati dei parchi gioco. Gli utenti vogliono essere intrattenuti, gratificati dallo svago, sostenuti nelle passioni e negli odi, il panorama deve sfilare sugli schermi e richiedere solo dei Like o dei buuuu buuu. Proprio oggi FB ha inaugurato i “Mi piace” differenziati, puoi scegliere tra pollice su o faccine con varie espressioni… Invito al mutismo, basta scegliere la mimica, nessuno stimolo ad essere attivi, propositivi… Ecco che essere aggressivi nell’opporre le proprie argomentazioni da oggi diventa un merito, perché significa che non si consente al mezzo di radere al suolo la mente.
    Dopo aver scapitozzato i blog (quanti di quelli interessanti sono fermi ormai… ) FB lardella anche i suoi propri utenti inducendo a scorrere sempre più in fretta la pagina … click click una sfilza di faccine e l’illusione di essere informati e impegnati.
    Ricordo che definivi FB fascista, poteva infatti essere usato così ma anche in un altro modo; oggi sta diventando puro qualunquismo. La sua utilità, per me, è vedere il mutamento: la stanchezza dei migliori che latitano sempre più (anche io sono stata ferma una settimana per disgusto) mentre imperterriti continuano i basilischi che hanno due o tre passioni ossificate e una moltitudine di idiosincrasie. Gli eventi accadono, le situazioni cambiano, e loro restano sempre uguali…

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    1. sull’aggressivita` come malattia adolescenziale di chi si aspetta che le sue passioni siano ricambiate ci siamo intesi, aldila` delle ovvie differenze individuali in un percorso che ha qualcosa di simile, e si chiama maturare attraverso le dure lezioni della vita.

      anche su quel che succede in rete ci intendiamo: hai scritto un pezzo molto bello, che e` sprecato soltanto qui come commento (facciamo che questa sia una ciliegina sulla torta per il compleanno di Steven Jobs 😉 ).

      scrivevo, non cosi` bene, qualcosa di simile anche io qualche post fa, ora che il processo che hai descritto si e` chiarito anche a me.

      per anni ho scritto che Facebook era fascista (fin quasi da quando e` apparso, direi), ma mi concentravo su un aspetto tutto sommato marginale, osservando lo spazio che FB dava e da` a razzisnmi vari senza nessun controllo.

      il processo era piu` vasto e l’indulgenza verso neofascismo e razzismi vari solo un sintomo del controllo delle menti operato attraverso le menti stesse, ad opera di chi conosce le loro debolezze.

      ho scoperto oggi che anche whatsapp e` da ricondurre a FB; whatsapp e` utile, e` soltanto uno strumento.

      ma, involontariamente credo che Zuckerberg abbia risvegliato il becchino che seppellira` anche FB: ancora piu` frammentario e solipsistico.

      ecco, quello che mi pare sconcertante in FB e` il nuovo modello di rapporti sociali che sta diffondendo: dove comunicare significa esibire i propri soliloqui davanti a qualcuno che neppure e` certo che stia a badarci.

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      1. “l nuovo modello di rapporti sociali che sta diffondendo: dove comunicare significa esibire i propri soliloqui davanti a qualcuno che neppure e` certo che stia a badarci.” Magistrale!!
        E’ una malattia : “sono in FB ergo sum”
        Avendo tu introdotto Whatsapp come una “minaccia” a FB devo dire che forse se ne vedono già i segnali; nonostante le vanterie di Zuckerberg sui miliardi di utenti io noto un calo fortissimo del traffico. Che succeda a me che sono in collisione con quei due o tre slogan del momento (es. le genuflessioni a Putin) non stupisce, ma vedo anche le altre bacheche con post sempre meno like_ati. Eppure il lato utile di FB ancora si salva, penso all’ottimo lavoro di riassunto notizie di Guido Olimpio, o la voce critica sullo stato dei media di Amedeo Ricucci…
        Ma, dopo essermi informata su cos’è whatsapp, credo che dia un vero e proprio giro di vite all’arruolamento utenti. Mi spiego.
        Per andare in FB, Twitter o qualsiasi altro social non hai bisogno di niente, puoi andare in un internet point, spendi una miseria, poi tornare nella tua casa priva di connessioni. Cioè internet è una delle tante attività a TUA discrezione.

        Con whatsapp DEVI avere uno smart, cioè devi dare il tuo numero di telefono, quindi la tua identità, e da quel momento whatsapp sa CHI SEI, COSA CONDIVIDI E DOVE SEI DAVVERO. Ti chiede, quindi, un investimento iniziale di denaro non indifferente, anche se ti alletta con il risparmio sugli sms e le chiamate, e poi riceve ogni tuo sospiro, tieni conto infatti che si vanno diffondendo gli acquisti, i ticket del metro, i prelievi bancomat semplicemente appoggiano lo smart a un terminale.
        Mi dà un pò di vertigine… sbaglio?

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        1. anche io, che pure ho una presenza su Facebook limitatta alla citazione dei miei post sul blog, noto dalle notifiche inevitabili un processo di esaurimento in corso e forse anche la fine di una moda.

          whatsapp non e` ancora una moda, direi, e logora FB ad opera della stessa multinazionale che lo possiede: non e` fantastico?

          e whatsapp si diffonde silenziosamente pur essendo in chiara pardita.

          dove sara` il tranello? non credo tanto nel furto dell’identita` in generale, che comunque nella rete e` il segreto di pulcinella, ma forse proprio nel furto della identita` telefonica, come dici anche tu.

          ma piu` di tutto nella connessione molto piu` capillare di quella realizzabile con un computer: in sostanza noi siamo contattabili, in questo modo, 24 ore su 24 e tenuti sotto controllo istante per istante, mentre il computer deve limitarsi ad aspettare che tu ti connetta.

          personalmente ho la strategia inconscia di dimenticare l’android piu` volte al giorno,e dunque di non essere sempre connesso ne` telefonicamente ne` in altro modo.

          credo quindi che tu abbia perfettamente ragione, anzi hai aperto un poco di piu` gli occhi anche a me.

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          1. “proprio nel furto della identita` telefonica” che con in Italia è quella vera, e Whatsapp_Zuckerberg non la ottiene furtivamente ma con autorizzazione del richiedente la app.
            Ottiene così , correggimi se sbaglio, tutto ciò che c’è da sapere in ogni momento su qualsiasi utente, mentre la polizia postale deve seguire delle procedure , e per spiare costantemente un utente deve avere motivo e autorizzazione. Così almeno deve essere in uno stato che segue regole democratiche.
            ops…. siccome mi ha messo questa pulce w.app nell’orecchio, ho cercato adesso qualcosa sulla privacy . Pare che con la criptazione dei contenuti solo utente e destinatario possono vederli… Non abbiamo modo di sapere se è vero, ma nemmeno modo di confutare.
            Ti passo il link, puoi trovare dei consigli
            agli utenti
            http://messaggimania.it/ultime-notizie/whatsapp-privacy-e-condizioni-duso-tutto-quello-che-devi-sapere/68/

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            1. molto utile questo tuo commento da sgobbona studiosa, se mi passi il complimento (detto senza nessuna ironia) e anche il link che mi hai mandato.

              in primo luogo, un poco paradossalmente, hai un pochino alleggerito certe preoccupazioni specifiche su whatsapp, e qui mi fermo perche` stiamo arrivando pericolosamente vicini al dibattito sul caso americano dell’intimazione del giudice di decrittare il cellulare di un terrorista e del relativo rifiuto da parte della Apple.

              non so come la pensi tu, ma a me pare un altro episodio della sovrapposizione neo-feudale dei moderni signori della guerra digitale alle leggi, col rifiuto di sottostare alle regole di quei residui del millennio passato che sono gli stati.

              ma non mi esprimo a fondo, perche` temo di sbagliare.

              prima di tutto ti do qualche testimonianza diretta, anche un poco grottesca e se vuoi divertente.

              whatsapp condivide con FB il culto del numero degli adepti e, come su FB e` diventato praticamente impossibile andarsene, qui non puoi neppure cancellare un contatto.

              con esiti inquietanti: una volta con blablacar ho dato un passaggio a Zurigo a un ragazzo di Milano di origini sud-americane e per restare in contatto in vista di questo viaggio abbiamo usato whatsapp, cosi` lui e` entrato a far parte della cerchia dei miei contatti registrati, con numero di telefono e foto.

              alla conoscenza diretta, questo ragazzo e` risultato normalmente simpatico e un buon compagno di viaggio, ma palesemente iper-effeminato e forse anche un pochino escort, direi ad occhio.

              ma ora che non abbiamo piu` nessun motivo al mondo per comunicare, non c’e` modo di cancellarlo

              ora, da buon narciso, lui cambia la sua foto molto di frequente e alla foto normale con cui lo avevo conosciuto sono subentrate altre, dove appare discinto e in pose che vorrebbero essere provocanti.

              e quindi, quando apro l’elenco dei miei contatti, ecco che appare lui seminudo…

              il rischio principale di whatsapp e` la perdita dell’apparecchio che si porta con te pezzi importanti della tua identita`, in questo caso perfino apparenti ed equivoci fuori contesto.

              sapere di poterci mettere una password e` molto importante per chi e` piuttosto portato agli smarrimenti, come me…

              ad altre precauzioni ero arrivato per mio conto, ed evito sempre e comunque di affidare al cellulare comunicazioni importanti.

              ma il problema supera whatsapp, se dal cellulare si puo` accedere alla casella mail, dove conservo le informazioni piu` a rischio e dove finiscono alcune password…

              insomma la connettivita` e` un rischio, ma questo rischio riguarda i nuovi apparati che mescolano collegamenti telefonici e con internet, prima ancora che il servizio specifico di whatsapp.

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              1. sì sì è un complimento veritiero, io sgobbo, perchè sono curiosa e perché ho sempre delle lacune da colmare 🙂
                Mi sono divertita leggendo il risvolto inatteso del contatto whatsapp 😉 scommetto che è pure tatuato, e certamente palestrato… Ah gli uomini rudi, con la barba incolta … ora solo marchio di miliziani ammazzasette, purtroppo.
                Preoccupante, invece, “questo rischio riguarda i nuovi apparati che mescolano collegamenti telefonici e con internet,” che whatsapp sta solo rendendo più evidente.
                Anche io non mi esprimo sul braccio di ferro di Apple perchè … colpa di… Law and Order! Ridi pure di me: sono un’appassionata di quella serie tv che ha fatto conoscere in anticipo certi trend che poi sono arrivati in Italia.
                Nelle storie spesso si verificava la necessità per la polizia di controllare movimenti, telefonate, messaggi del cellulare di un sospettato, in quei casi la polizia si rivolgeva al Procuratore, spiegava i motivi, otteneva un mandato e curiosava a volontà tramite il gestore telefonico. La notizia che Apple rifiuta di rivelare dei dati mi ha solo sorpreso. Magari ci sgobberò un pò sù , appena avrò ripreso pieno controllo delle vicende domestiche. Procedono a passo di tartaruga e io spero di non essere Achille, oppure che Zenone si sia sbagliato… 🙂

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                1. tatuatissimo e palestratissimo quel contatto blablacar finito su whatsapp, ma poi anche piccoletto…: una vera e propria parabola vivente, o se preferisci un apologo incarnato.

                  sulla vicenda che contrappone tribunale americano ed Apple, secondo me segna una svolta: questi grandi centri informatici oramai si sentono talmente forti da sfidare i poteri tradizionali, ed effettivamente oramai se lo possono permettere.

                  stanno liberandosi della realta`, figurati se non possono liberarsi anche dei governi della realta`.

                  mi sono salvato nei giorni scorsi una foto veramente agghiacciante che concretizza questa trasformazione, del resto suicidaria.

                  ma nel commento non riesco a inviartela e non so se per caso in questi giorni l’hai vista anche tu:

                  ma la puoi ritrovare a questo link:
                  http://www.corriere.it/tecnologia/mobile-world-congress/notizie/realta-virtuale-paura-reale-foto-zuckerberg-che-fa-venire-brividi-b83c2d5a-d9b8-11e5-98bf-96acf26d112a.shtml

                  la mia morale e` che l’effetto serra sta per far sparire gli uomini dalla faccia della terra.

                  ma per fortuna se ne accorgeranno soltanto quei pochi che non indosseranno gli occhiali a 3D.

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                  1. Intanto ho chiarito che la diatriba nasce dal fatto che Apple ha inventato la crittografia quindi la polizia accede a qualcosa che non può leggere … ma sulla vicenda in sè la penso come questo commentatore di repubblica. “Tutta una manovra di protezione dell’immagine! Sono sicura che i dati siano gia’ stati decriptati, letti tutti i messaggi, email, viste le foto e ascoltata la musica…la Apple deve solo fare un po’ di storie per mostrarsi degna della fiducia dei propri clienti. Se avessero detto: “Ragazzi, abbiamo aiutato la FBI a sbloccare il telefono di un criminale!”, v’immaginate quanti iPhone finirebbero giu’ per il WC? Invece cosi’, chi non vorrebbe un telefonino (anzi melafonino) di una compagnia che sfida il governo dei grandi USA?!””
                    Spero che sia così, altrimenti hai ragione: sono talmente sfacciati nella loro raggiunta potenza che si permettono di farsi super-stato. Se il governo giocherà duro, con sanzioni o ritiro di licenze o notti in cella per l’amministratore delegato… beh sarà il giorno in cui applaudirò gli Stati Uniti …
                    – ps. la foto è quella che hai messo nel nuovo post vero? perchè dal link che mi dai qui non posso vederla … Dice ” CARO LETTORE, HAI ESAURITO I 20 ARTICOLI AL MESE DI Corriere Della Sera CHE PUOI LEGGERE GRATUITAMENTE
                    Per continuare entra in C+ Sottoscrivi C+ per avere: ”
                    I quotidiani online hanno detto addio alla gratuità 🙂

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                    1. l’opinione di quella commentatrice di Repubblica (a cui aderisci anche tu) secondo me e` troppo “italiana”: nel mondo anglosassone i tribunali sono presi sul serio e non sarebbe lecito a nessuno prenderli in giro.

                      aggiungi che ci sono in ballo ricorsi e controricorsi di avvocati costosissimi, e prese di posizione praticamente universali, che non si spiegherebbero con una messainscena.

                      credo invece che dobbiamo davvero rpendere atto che oramai queste potenze economiche si sono GIA` fatte super-stato e l’accordo commerciale del Pacifico e quello prossimo venturo dell”Atlantico (se la Germania non riuscira` a resistere) sono il segnale non visto del passaggio a una nuova forma di organizzazione del potere, totalmente subordinata all’economia.

                      chi invoca un governo mondiale non si rende conto che questo esiste gia`, e` il governo degli iper-plutocrati e sta cancellando la democrazia, ridotta a teatrino delle marionette per le cose che non contano (come le unioni civili omosessuali, per fare un esempio).

                      sto per scrivere un post che illustrera` il processo da un altro punto di vista.

                      spero che non ti dispiaccia se trasferisco questo dialogo anche in coda al mio post che lui stesso ha generato.

                      si`, la foto era quella, ho scritto il post perche` era l’unico modo che avevo a disposizione per pubblicarla.

                      per ora a pagamento sono le edizioni online del Manifesto (precursore della scelta, e che non leggo proprio per questo), in parte del Foglio per l’80% degli articoli e ora anche del Corriere, che mi ha perso come lettore abituale online.

                      saremo stati anche viziati, ma continuo a pensare che dovrebbero essere i giornali a pagare chi si sorbisce la loro propaganda, come risarcimento, e non viceversa…

                      quindi, da parte mia, boicottaggio anche del Corriere, che pero` non credo che fara` tendenza (anche se su Repubblica la strada di una pubblicazione parziale l’hanno provata, ma mi pare l’abbiano anche abbandonata).

                      i quotidiani tedeschi non stanno facendo scelte simili: forse sono piu` letti, forse sono piu` organizzati?

                      comunque a me pare un segno di grave debolezza e sempre la vedo come una parte del disegno di dividere l’umanita` in due gruppi, fornendo alla fascia bassa servizi dequalificati.

                      se vuoi, siamo tornati al punto di cui sopra: solo il consumatore di un certo livello e` un cittadino con pienezza di diritti, diritti meramente cosumistici per altro e non certo decisionali.

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  3. Il tasso di vanità non doveva essere molto alto, altrimenti Eco non si sarebbe pubblicamente rammaricato in un lungo articolo di aver anni prima distrutto “per cattiveria”, parole sue, una tesi di PierPaolo Pasolini.
    Non è bello citarsi, ma nel mio blog ho pubblicato la traduzione di un articolo americano, di venti anni fa, che rendeva omaggio alla capacità di Eco di intravedere, già negli anni 70, il meccanismo di falsificazione della realtà che avviene attraverso una rappresentazione iper-reale e alla quale sempre è sotteso uno scopo mercantile. E’ stato un articolo che, letto appunto due decenni fa, mi aveva messo sulla pista dell’accortezza verso i suadenti prodigi della tecnologia.

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    1. ho letto quella tua traduzione e l’ho trovata molto interessante; anzi, colgo l’occasione per ringraziarti di averla fatta.

      degli articoli di Eco su Pasolini del 1975 mi sono occupato nel successivo post ma Umberto Eco odiava Pasolini? – 107.

      credo che sia stato un eccesso di fair play o di umilta` da parte di Eco avere parlato di cattiveria di quegli articoli, che invece a parer mio esprimevano, con le armi notoriamente affilate dell’intelligenza e dell’ironia, un ragionato dissenso.

      ci sarebbe soltanto da chiedersi che cosa sarebbe l’intelligenza e come farebbe a cercare di ripulire l’ambiente dalle parole idiote, se non avesse bordi abrasivi… 🙂

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      1. ah ecco non avevo letto quel post… ottimo. Al tempo non avevo seguito questo loro “scontro” . Concordo con quello che dici sulla utilità, necessità, di articolare i dissensi, proprio per rispetto all’intelligenza dell’altro. Forse però dò una valutazione diversa sull’ironia che tanto spesso si apparenta all’atteggiamento irridente e spinge l’altro in posizione di difesa. Non ce n’è bisogno secondo me. O forse lo dico perchè in ironia … valgo poco, chissà…. 🙂

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        1. grazie del giudizio.

          probabilmente il giudizio sul ruolo dell’ironia e` strettamente legato al grado di aggressivita` soggettiva.

          per una persona istintivamente molto aggressiva, come me, e che non vuole schiattare di alta pressione a forza di reprimerla, l’ironia e perfino l’orribile sarcasmo sono dei buoni compromessi.

          per chi e` naturalmente poco o pochissimo aggressivo, invece, appaiono gia` un po` troppo violenti; e questo potrebbe essere il tuo caso.

          alla fine dove stia il punto di equilibrio e` una convenzione sociale, oltretutto alquanto mutevole: negli ultimi cinquant’anni il grado di aggressivita` socialmente ammesso e` crollato drammaticamente…

          per me soggettivamente, non potrei vivere senza fare dell’ironia…

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          1. In realtà posso definirmi aggressiva, ma in modo veemente e diretto, tutt’altro che ironico, cioè un tipo di aggressività sbuffante che mi mette (va) immediatamente dalla parte del torto. Con la pazienza e con l’età un po’ mi sono modificata 🙂 🙂

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            1. ahhha, allora non sopporti l’ironia ma per motivi opposti a quelli per cui l’apprezzo io…

              io la uso come un antidoto all’aggressione diretta; tu invece dici di preferire questa?

              strano, pero`: io, anche nei nostri dissensi, non mi sono mai sentito aggredito direttamente da te e ho semmai l’impressione di averlo fatto di piu` io, per non essere riuscito a moderarmi ironicamente… 😉

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              1. no, non preferisco l’aggressione diretta… l’ho combattuta, riuscendo abbastanza , nel mio carattere che era molto focoso. 🙂 — Le forme di aggressione, se rivolte a me, le patisco tutte… perchè restano immortalate anche quando i dissensi sono stati ben capiti e magari perfino superati. Quindi per quella regola del non fare agli altri ecc ecc , evito per quanto possibile di aggredire troppo duramente.
                Deve essere per questo tepore scipito che il mio blog non attira commenti, mentre nel tuo … spumeggiano 😉

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                1. io ho ben chiaro che l’impulso a risposte troppo aggressive nasce in me da un eccessivo investimento emotivo, e` come l’urlo incontrollato di una delusione troppo forte.

                  l’unica via per evitare di risultare quindi causa di dolore sarebbe quella di attaccarmi di meno o meglio di attaccarmi in un modo un po’ meno adolescenziale e pieno di aspettative.

                  su quel che dici dei commenti sul tuo e sul mio blog, io credo che una certa limitazione dei commenti nel tuo nasce dal fatto che e` molto di buon livello e ben pochi (me compreso) si sentono sempre in grado di intervenire con un grado di informazione adeguata: questo conduce il tuo blog verso la categoria dei blog che si leggono per informarsi, piu` che per discutere.

                  il mio blog invece appartiene alla specie in via di estinzione dei blog che puntano sul confronto e sulla discussione (per quanto io non li gestisca sempre bene per quanto detto sopra).

                  tu dici che e` spumeggiante di commenti: mi fa piacere sapere di questa tua impressione.

                  io invece sono condizionato dall’espereinza del blog nascente, in altri contesti culturali, quando sembrava ancora la promessa quasi rivoluzionaria del futuro della cultura: penso alle sere tedesche in cui mi arrivavano decine di commenti che facevo perfino fatica a gestire e mi pare che pggi i blog di dibattito siano in generale al tramonto; in particolare il mio, direi, sul quale medito ogni tanto se debba essere trasformato oppure chiuso.

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  4. Ho sentito persone di destra definirlo ” spocchioso”. Sarà invidia? Mi piace ricordare l’ opera con cui l’ ho conosciuto e mi sono innamorata della sua ironia, rara in un professore universitario: Diario minimo, quella che contiene ” Fenomenologia di Mike Bongiorno ” . E poi Apocalittici e integrati. Uno sguardo sul mondo che mi ha cambiato. La scoperta di lui come semiologo per me è stata una pietra miliare nella mia formazione.

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    1. riprovo: wordpress impazzito mi chiede di moderare i miei stessi commenti!

      l’idea di Eco spocchioso (non di Eco giustamente consapevole del suo valore) accomuna la destra con l’estrema sinistra, e non e` una forma di contatto rara di questi tempi.

      leggo altre sciocchezze in giro e sono tentato dal fare una vera e propria rassegna delle sciocchezze che si stanno scrivendo su Eco: sono la cartina al sole degli idioti che lo odiano visto che gli riusciva facile smascherarli.

      bella la tua testimonianza autobiografica: importante.

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