ma Umberto Eco odiava Pasolini? – 107

e` forte la sensazione che la morte di Umberto Eco abbia ridato fiato allo stuolo degli imbecilli che ci perseguita e non solo su internet, visto che lui da solo costituiva una diga in grado di tenerli a freno.

ecco un altro esempio preoccupante di discorso fuori tono: Francesco Lepore, su quel guazzabuglio di linee editoriali e politiche diverse che e` l’Huffington Post, inserto di Repubblica.

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il titolo dell’articolo di Lepore e` Quando Umberto Eco attaccò Pasolini e “gli omosessuali”.

Lepore ricorda che all’inizio del 1975 Pasolini dalle colonne del Corriere della Sera scrisse contro l’aborto in relazione al potere consumistico e ne indicò la via alternativa nella diffusione degli anticoncezionali (sollevando con ironia anche il problema del boom demografico, di cui il rapporto omosessuale costituirebbe una sicura soluzione).

a quanto ricordo escludo pero` che Pasolini fosse ironico: sosteneva davvero, e non aveva tutti i torti a quel tempo, che l’omosessualita` era una forma naturale di sessualita` alternativa che rappresentava, a suo parere, l’unica strada che l’umanita` aveva davanti per fermare l’esplosione demografica suicida.

Pasolini aveva torto, tuttavia, in quanto non considerava la nuova realta` della pillola anticoncezionale che rende non procreativo, se non per scelta volontaria, anche la piu` diffusa attivita` eterosessuale.

naturalmente, come sempre accadeva, le tesi di Pasolini furono oggetto di discussione, secondo Lepore si scatenò contro lui, soprattutto da sinistra, una canea di accuse.

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ora Pasolini fu in vita certamente oggetto di critiche molto volgari e anche violente; in molte citta` le sue conferenze erano oggetto di aggressioni neofasciste e di incidenti (anche a Brescia all’inizio degli anni Sessanta); la magistratura interveniva a dare manforte contro di lui con incriminazioni per oscenita` e vilipendio; si aggiungeva qualche mitomane che sosteneva di essere stato aggredito da lui.

ma che cosa ha a che fare tutto questo con le critiche che Umberto Eco, con lo pseudonimo di Dedalus, mosse a Pasolini sul Manifesto (col quale avevo fino a poco prima collaborato anche io con articoli sulla realta` bresciana)?

i due articoli di Eco, Le ceneri di Malthus (21 gennaio 1975) e Poche parole sommesse ma non represse (2 marzo 1975), sono, secondo Lepore, due violente repliche.

violente!

Lepore, che non ha la leggerezza mozartiana di Leporello, non trattiene l’indignazione per chi ha osato criticare Pasolini: In esse si diede la stura sia a una sottile irrisione delle persone omosessuali tout court.

tecnica argomentativa (a volerla chiamare cosi`) tipica, che cerca l’appoggio acritico di una categoria, qin questo caso gli omosessuali, gridando loro che sono stati tutti agggreidti:

Eco invece usa le armi, assolutamente non-violente, dell’ironia e del paradosso; ascoltatelo:

L’argomentazione viene presentata come difesa dei diritti delle minoranze diverse, e non è chi non veda la opportunità di consentire a ogni minoranza, compresa quella sessuale, il diritto alle proprie pratiche preferite. […]

strano attacco invero alle persone omosessuali tout court…

Se ne deduce che egli pensa ad una società in cui pochi schiavi eterosessuali, a cui è proibito l’aborto, dovranno continuare a partorire degli eletti di classe superiore a cui sia invece consentita la libera e aristocratica pratica dell’omosessualità». (Le ceneri di Malthus)

chi non coglie dietro quessta esasperazione paradossale della proposta di Pasolini la raffigurazione della situazione sociologica reale dell’antica Grecia, dove le cose stavano quasi esattamente cosi`?

ma che cosa vi e` di direttamente offensivo nei riguardi di Pasolini, o peggio degli omosessuali, identificati come gruppo compatto, in queste parole?

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non pago di questo violento attacco, secondo Lepore, Eco sostenne allora anche l’inesistenza d’atteggiamenti vessatori nei riguardi degli omosessuali, con queste orribili parole:

Nella nostra società non è del tutto vero che gli omosessuali siano discriminati e perseguitati. [..]

Vengono discriminati gli omosessuali poveri.

Gli omosessuali ricchi hanno diritto alle loro “pratiche preferite”. […]

Non sarebbe il caso di smettere di dire “noi omosessuali”, per cominciare a dire “noi omosessuali proletari” e, all’occorenza, “noi proletari”? (Poche parole sommesse ma non represse).

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dopo questa produzione pamphlettistica antipasoliniana, secondo la divertente definizione di Lepore, Eco tuttavia, se condo lui, dimostra di essere un grand’uomo, riconoscendo, in una pura logica staliniana, il proprio presunto errore e facendone un’ampia ritrattazione in un articolo di poco successivo, scritto in occasione dell’omicidio di Pasolini:

Egli ci ha ripetuto che c’erano dei diversi respinti ai margini, e che non avremmo mai capito appieno la loro sofferenza.

La sua morte ci ricorda che, per quanto rispettato dalla società, un diverso deve pur sempre tentare la sua ricerca in luoghi oscuri, dove c’è violenza, rabbia e paura (la stessa del ragazzetto che fugge come un pazzo sulla macchina della sua vittima).

E se i diversi che hanno il coraggio di definirsi tali devono ancora rifugiarsi ai margini, come i diversi che hanno paura, questo significa che la società non ha ancora imparato ad accettare né gli uni né gli altri, anche se fa finta di sì.

Certo Pasolini avrebbe potuto permettersi di vivere la sua diversità altrove che non alla macchia.

Può darsi abbia voluto continuare a farlo per orgoglio.

Ora ci impone un esame di coscienza fatto con umiltà. (Perché non sempre eravamo d’accordo, 9 novembre 1975).

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il contenuto dell’articolo di Lepore corrisponde alla nuova vulgata morale secondo la quale discutere delle idee di qualcuno, usando anche le armi intelligenti dell’ironia, del paradosso o della critica tagliente, significa aggredirlo.

questa e` la vera frattura generazionale creata in Italia (ma solo in Italia) dal dogmatismo libertario e narcisistico dell’eta` berlusco-renziana

(che dobbiamo abituarci a considerare un unicum, dopo la breve parentesi monti-lettiana, che rispetto a questo trend ha avuto la stessa consistenza e la stessa funzione del biennio prodiano del 2006-2008: dimostrare l’inconsistenza dell’opposizione e aprire la strada a nuove degenerazioni).

secondo questa visione fascistoide della societa`, della psicologia e della cultura, ciascuno ha il diritto soggettivo indiscutibile di essere considerato un genio ed esclusivamente lodato per le cose che dice, con tanta piu` forza quanto meno le idee che espone sono sue, ma dell’informe consenso massificato che lo circonda.

cosi` la polemica renzina contro i gufi ha aggiornato le sparate berlusconiane contro i coglioni di sinistra ed e` la riedizione di stilemi mussoliniani secondo i quali discutere e sollevare obiezioni o critiche significa aggredire, svalutare, fare il male dell’Italia.

il modello e` allargato a macchia d’olio: dimostrare la malafede, la superficialita`, la disinformazione, la faziosita` di qualcuno significa aggredirlo.

quindi, la discussione e` chiusa e deve essere chiusa per principio, e con la discussione anche la democrazia che ne e` figlia non adottiva.

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pare davvero impossibile a qualcuno capire che essere in disaccordo non significa odiare e che l’espressione articolata di un disaccordo e` prima di tutto un atto, non dico di amore, ma di solidarieta` con il criticato.

e in questo senso la discussione libera e` la vera madre della democrazia, perche` nasce daq un gesto di considivisione.

perche` e` molto piu` facile chiudersi nella nicchia dei consensi acquisiti che uscire nel campo aperto del confronto, e rischiare non solo di soccombere, ma a volte, incredibilmente, di vedere crescere qualche amicizia fatta di stima inter-personale e di disprezzo delle separazioni ideologiche.

amicizia che arricchiscono anche solo per questo.

 


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