quando manca l’Eco – 108.

ed ecco il terzo esempio della rivincita immediata degli antropologicamente idioti, alla morte di Umberto Eco, col quale concludo quella che e` diventata una mia trilogia di post di analisi delle molte sciocchezze scritte contro di lui.

questa volta e` un vero e proprio coccodrillo-verità, come si ha il coraggio di chiamarlo; scritto al plurale, anche se l’autore e` uno solo, Fausto Carioti.

che pero` si da` il coraggio del numero neppure elevatissimo dei lettori di Libero, e intitola Ecco cosa pensiamo di Umberto Eco.

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De mortuis nihil nisi bonum.

Ma se il defunto è l’ intellettuale italiano più noto nel mondo c’ è anche l’ obbligo della verità.

Tutta, inclusa quella sgradevole.

il primo segnale negativo e` questa pretesa di parlare in nome di una verita` assoluta, ma non mi ci dilungo, ne ho gia` parlato fino alla nausea.

dove arriva qualcuno a parlarci della verita`, che porterebbe lui, da solo o in gruppo, la reazione normale dovrebbe essere una risata di gusto.

se poi il singolo si ripara subito dietro al pubblico degli uguali a lui…

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il secondo segnale negativo sta in questa frase che troviamo poco dopo e che comincia a enunciare questa verita` indiscutibile:

Umberto Eco, politicamente parlando è stato l’ intellettuale più autorevole tra coloro che hanno diviso l’ Italia in due, per venti lunghissimi anni.

Da una parte chi studia, legge (preferibilmente Repubblica e Micromega) e ha una coscienza: l’Italia dei giusti.

Dall’ altra, l’Italia della barbarie: delinquenti, favoreggiatori di delinquenti, subumani della cultura.

In parole povere: tutti coloro che hanno votato per Silvio Berlusconi.

Una dicotomia che ha fatto di Umberto Eco il grande teorico della inferiorità etico-culturale degli elettori di centrodestra.

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in queste affermazioni ce ne stanno due diverse e anche abbastanza eterogenee fra loro:

la prima e` che sia stato Eco, assieme ad altri intellettuali, e metteteci pure diversi blogger squalificati, a dividere l’Italia in due, e non l’Italia stessa a dividersi fra chi votava Berlusconi e chi no.

affermazione questa palesemente grottesca.

la seconda e` che Eco giudicasse inferiori etico-culturalmente coloro che votavano per Silvio Berlusconi.

Il manicheo che teorizzava l’ inferiorità etica della destra, scrive Carioti.

come se non fosse la destra che si dichiara indifferente alla questione morale, la destra che non chiede ai suoi leader di essere eticamente corretti, a dimostrare oggettivamente, non a teorizzare, la propria inferitorita` etica, visto che per prima si definisce indifferente all’etica.

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per dire che questa destra che teorizza l’indifferenza morale (e che non e` tutta la destra) non e` inferiore eticamente e che le accuse di Eco erano ingiuste servirebbero delle prove contrarie.

ma se si dice che Eco aveva una cattiva opinione di coloro che apprezzavano Berlusconi come leader politico e credevano alle sue promesse, spero che questa possa non essere considerata una colpa, considerando che la storia pare abbia dato ragione a chi la pensava in questa maniera.

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per dare forza all’idea traballante che i sostenitori attivi e fiduciosi di Berlusconi (non dico quelli che lo votavano facendo i loro interessi, ma parlo dei credenti in Silvio) fossero delle persone dotate di normale senso critico, come gli ammiratori di Mike Bongiorno o i fedeli di Padre Pio, il nostro autore cita abbastanza a sproposito Luca Ricolfi, che definisce un intellettuale di sinistra senza paraocchi.

il bello e` che dalla lunga citazione fatta di Ricolfi si ricava la stessa osservazione che smentisce Carioti, senza che lui neppure se ne accorga:

Eco divideva «l’ elettorato potenziale del Polo» in due.

C’ era l’ Elettorato Motivato, del quale facevano parte «il leghista delirante», «l’ ex fascista» e quelli che, «avendo avuto contenziosi con la magistratura, vedono nel Polo un’ alleanza che porrà freno all’ indipendenza dei pubblici ministeri».

E poi c’ era l’ Elettorato Affascinato, composto da chi legge «pochi quotidiani e pochissimi libri», persone che «salendo in treno comperano indifferentemente una rivista di destra o di sinistra purché ci sia un sedere in copertina».

ed evidentemente Eco se prendeva con questo elettorato, non con i votanti di Berlusconi in se stessi considerati.

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ora questa destra italiana deve rassegnarsi all’idea che giudizi di questo genere sono i giudizi diffusi di una borghesia colta europea.

non sono la verita` assoluta, ma non smettono di essere per questo almeno una verita` soggettiva che ciascuno ha il diritto di esprimere e che va valutata nel merito e non con anatemi pregiudiziali.

ma, secondo la visione del mondo che Carioti attribuisce a tutti i lettori di Libero,  e` un orrore che qualcuno questi giudizi li esprima: torniamo al tema del post di ieri sul rifiuto emotivo di subire delle critiche, sentite come aggressione.

invece occorre rassegnarsi all’idea che, come ieri con i berlusconiani (che non sono automaticamente gli elettori di Berlusconi), oggi un anti-renziano esprima queste valutazioni sui sostenitori entusiasti del pupazzetto buffo di Rignano (molti meno dei berlusconiani d’un tempo in verita`) e che i renziani invece diano dei gufi a chi critica il loro amato leader

– e che una maggioranza molto forte di italiani stia semplicemente a guardare, oramai rassegnata a tutto.

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ma soprattutto gli ignoranti, gli stupidi e disinformati devono rassegnarsi all’idea che chi studia, chi parla solo a ragion veduta, chi si informa sui problemi, ne sa piu` di loro.

e` veramente triste che nella vita la stupidita`, l’approssimazione e la vera e propria ignoranza non possano godere della stessa stima e dello stesso rispetto della faticata cultura, o meglio riescano a riscuoterle solo tra chi e` analogamente debole criticamente e presuntuoso, ma e` cosi`.

puo` anche sembrare molto spesso che la legge del numero dia ragione agli incolti, ma e` ben triste quando succede, dato che la storia dimostra implacabile quel che gli stolti non riescono neppure a vedere: che quando governano loro fanno danno, prima di tutto a se stessi.

e chi ha la lucidita` per vedere queste cose, non ha forse anche il dovere morale di dirlo per quanto poco possa essere utile farlo?

insomma la rozzezza, la mancanza di senso critico, la vera e propria stupidita`, intesa come incapacita` di collegare le argomentazioni, di setacciarle e di organizzarle, deve essere approvata oppure no?

ora che ci e` venuto a mancare Umberto Eco sara` ancora piu` difficile sostenere di no, senza essere tacciati di essere perfino ai margini della societa`.

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quel che Carioti non afferra e` che la lotta di Eco e di chi si considera portatore di analisi critiche un poco piu` avvedute di quelle fatte circolare dalla propaganda di sistema non era una lotta contro Berlusconi ieri o, secondo qualcuno, contro Renzi oggi, ma e` una lotta, assolutamente vana, del resto, per provare a far cresce intelligenza e cultura: e in questo quadro Berlusconi o Renzi sono soltanto incidenti di percorso.

e pensare che Carioti conclude il suo articolo proprio affermando queste cose, ma di nuovo senza saperlo.

Una vita di successi, lo status di grande maestro universalmente riconosciuto, ma in fondo Eco è rimasto sempre lo stesso di quel saggio che scrisse a 29 anni, in cui Mike Bongiorno era definito «esempio vivente e trionfante del valore della mediocrità», la rappresentazione di «un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiungere perché chiunque si trova già al suo livello».

Era già tutto lì, nel 1961.

appunto!

Disprezzo per l’italiano medio e accecamento ideologico inclusi. 

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disprezzo per l’italiano medio?

la critica e` disprezzo?

per non essere accusato di disprezzare devo evitare di criticare?

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accecamento ideologico?

la critica della banalita` del male e` accecamento ideologico?

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ecco perche` ci manchera` molto Umberto Eco.

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