amor omnia vincit – 118

Ha vinto l’amore

Matteo Renzi

. . .

non sapevo che l’amore potesse chiamarsi Verdini.

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5 thoughts on “amor omnia vincit – 118

    1. non sono completamente d’accordo: questo e` il mantra della propaganda renzina, ma non sono sicuro che sia corretto.

      se guardiamo l’aspetto pratico, certamente si` (ma aspettiamo il passaggio alla Camera, la legge non e` ancora approvata, e poi ci sara` di sicuro anche il referendum): alla fine di questo percorso ci saranno reversibilita`, diritti ereditari, diritto di visita in ospedale e quant’altro, e non e` poco, oltre che un riconoscimento giuridico formale.

      ma se guardiamo all’aspetto generale, questa legge fissa una inaccettabile discriminazione su questioni essenziali e dichiara l’omosessuale per definizione inaffidabile: e` simile per ottusita` clericale alla nefanda legge sulla procreazione assistita, che poi e` stata smantellata progressivamnete dalla magistratura, e su alcuni aspetti c’e` da attendersi lo stesso.

      tuttavia i principii non sono affatto un elemento secondario del paesaggio e personalmente preferisco nessuna legge che una legge che sancisce l’inferiorita` giuridica di una parte dei cittadini per il loro orientamento sessuale.

      quella che comunque e` impressionante e` l’arretratezza culturale del popolo italiano e quanto sia facile condizionarne le opinioni.

      questo mi pare l’aspetto veramente tragico di questa vicenda, tutta giocata sulla falsa informazione e sulla menzogna sistematica.

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    2. ho appena letto questo, e te lo passo:

      Questo il commento del mio amico Dario Ballini D’Amato, pubblicato nel suo diario facebook:

      Post lungo. Post ragionato. Sofferto. Sentito.
      Alla fine “abbiamo portato a casa qualcosa”. Poco, molto poco.
      Chiedevamo il matrimonio, ci avevano promesso le unioni civili, ce ne hanno dato una parvenza con dentro il minimo indispensabile per non avere pure un che di punitivo.
      Io capisco tutto. Io capisco tutti.
      Chi festeggia (perché vede il bicchiere mezzo pieno) e chi no (perché lo vede mezzo vuoto).
      Un mio caro amico al quale voglio un mondo di bene e sa come mi sento, in privato, mi ha ricordato che le leggi fanno cultura. E che anche solo un piccolo buco nella parete di una diga può farla crollare.
      Tutto vero. Tutto molto bello.
      Ma per quello che abbiamo ottenuto, per come lo abbiamo ottenuto sarei un bugiardo se vi dicessi che sono felice.
      Sono triste. Provo male fisico. Certo. Adesso le nostre famiglie avranno finalmente un certo riconoscimento dallo Stato. E si, continueremo a considerarci famiglie anche se tutto il vostro impegno parlamentare sigillato da quel voto è stato chiaro del dirci che per voi non solo non lo siamo ma non possiamo nemmeno chiarirci così, siamo meno, siamo diversi, di serie b destinatari di diritti di serie b.
      E’ vero. La legge non è vuota. Sarei scorretto a non dirlo. C’è qualcosa. E qualcosa di importante. Per cominciare.
      Abbiamo approvato un primo qualcosa.
      Pardòn, avete approvato un primo qualcosa.
      Qualcosa di profondamente discriminatorio che non può soddisfarci ne farci sentire orgogliosi o appagati. E non è questione di irriconoscenza verso l’impegno di qualcuno.
      Scusatemi se non ringrazierò chi mi presenta come conquista di civiltà una legge minima che gli altri paesi veramente civili hanno approvato quasi 20 anni fa.
      Vi ringrazio per aver colmato un vuoto. Vi ringrazio per aver portato a casa un primo qualcosa.
      Ma non chiedetemi di festeggiare.
      Festeggerò il giorno in cui non saremo costretti a barattare i diritti dei bambini per quelli degli adulti.
      Festeggerò il giorno che la mia discriminazione invece che essere sancita per legge verrà messa fuorilegge.
      Ed è per questo il 5 sarò in piazza.
      Ve lo avevamo detto, ve lo avevamo promesso.”Dal giorno dopo le unioni civili scenderemo in piazza per chiedere il matrimonio”. A quanto pare sarà più lunga. Poco importa.
      Non ci fermeremo fino a che non ci darete quello che ci spetta: PARI DIRITTI, PARI DOVERI, PARI DIGNITA’ DAVANTI ALLO STATO.
      Ci vediamo in piazza.

      Dario Ballini D’Amato

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