se i governi non sono liberi di decidere sul clima (L’ACCORDO DI PARIGI SUL CLIMA, 5) – 117

l’accordo di Parigi sul clima del dicembre scorso e` stato preso da piu` di 100 dei governi che credono di guidare il mondo; ma quanto contano davvero questi governi?

gli iper-plutocrati che posseggono la maggioranza della ricchezza mondiale e che stanno gradualmente sostituendo il loro personale potere alle vecchie pantomime della democrazia, vogliono davvero limitare le emissioni serra e salvare l’umanita` dal suicidio?

ma il paradosso dei paradossi e` che anche il potere di questi nuovi centri di potere passa, almeno in parte, attraverso gli stati, quando questi sono sottomessi alle esigenze del commercio.

e dunque eccoci nel pieno di una perfetta schizofrenia: da un lato i governi si impegnano a ridurre le emissioni di gas serra per evitare la catastrofe climatica, dall’altro, in altri ambiti, operano attivamente per impedire che queste riduzioni siano realizzate.

del resto l’attuale economia non invoca a gran voce la continuazione dello sviluppo?

e come e` possibile continuare lo sviluppo senza continuare a distruggere le risorse del pianeta e i suoi equilibri ecologici?

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il punto e` che l’accordo di Parigi non ha prodotto alcun organismo internazionale in grado di monitorare efficacemente i progressi sulle riduzioni concordate, e questo basta da solo a confermarne il carattere di mero specchietto per le allosole.

invece gli organismi per facilitare lo sviluppo economico esistono e hanno poteri reali.

per spiegare quello che verra` devo analizzarne uno, il WTO, in italiano l’Organizzazione Mondiale del commercio, che raccoglie quasi tutti gli stati del mondo (161), con la significativa eccezione di diversi paesi islamici (25), che sono semplici osservatori, ma non sono protagonisti attivi della partita

(in azzurrro qui sotto; in grigio gli stati che non sono neppure ammessi come osservatori, ma che proprio non contano nulla).

World_Trade_Organization_Members.svg

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il WTO e` stato fondato il primo gennaio 1995, dopo nove anni di negoziati, e la data dovrebbe essere nei libri di storia, ma non ce ne siamo neppure accorti, allora.

sostituiva una organizzazione precedente, il GATT, che trattava temi analoghi, ma ha realizzato un netto salto di qualita` e si configura oggi come una specie di Ministero dell’Economia di un inesistente governo mondiale.

fate attenzione a questo punto, perche` se il mondo ha un Ministero dell’Economia, ma non ha un governo mondiale che lo diriga, questo significa che e` l’economia, con le sue esigenze fatte passare per legge, che di fatto governa il mondo nelle sue scelte fondamentali.

l’obiettivo generale del WTO e` la riduzione delle barriere doganali fra i diversi paesi; semplificando quindi potremmo dire che il WTO e` il quartier generale della globalizzazione, che infatti e` iniziata dopo la sua costituzione.

ma il WTO e` anche la sede di accordi e negoziati per le dispute di carattere economico che sorgono fra i suoi membri.

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e` in una di queste dispute, appena risolte dal WTO, quella tra l’India e gli USA, che risulta evidente come il mondo dell’economia, perseguendo interessi propri, contrasti attivamente gli accordi di Parigi

(prendo queste notizie da un articolo di Sara Stefanini sulla Stampa):

L’India aveva in progetto di aumentare la quota di energie rinnovabili: il 71% dei 255 GW prodotti entro i suoi confini, infatti, viene dal carbone, mentre solo 3 GW di energia elettrica vengono dal solare e 20 GW dall’eolico.

Stabilito nel 2010, l’obiettivo ambizioso del piano d’azione nazionale dell’India sul cambiamento climatico e` di generare ben 100 GW di elettricità l’anno da fotovoltaico entro il 2022.

ma per farlo l’India ha anche deciso di puntare su foltovoltaico di produzione propria, nella prospettiva di bassi costi futuri, proteggendolo all’inizio con dazi doganali dalla analoga produzione estera.

su questo c’e` stato il ricorso degli USA nel 2013 e l’intervento del WTO che ha costretto oggi l’India a rinunciare al progetto.

l’India non potrà riservare il 50% degli investimenti del suo megapiano per il solare a prodotti di origine locale; non e` servito a nulla neppure proporre che la clausola valesse soltanto per gli interventi statali: gli stati non hanno piu` poteri di questo tipo, li hanno perduti, perfino se si tratta del governo del secondo paese piu` popoloso del mondo.

se il 50% dei materiali e della manodopera per costruire i parchi fotovoltaici dovevano essere made in India, questa clausola è stata definita “incompatibile” con le norme internazionali.

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Insomma, se la terza economia dell’Asia ha un problema cronico di blackout, scarso accesso all’energia e iperdipendenza dal carbone, lo deve risolvere ricorrendo soltanto al mercato internazionale.

Il rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti nel WTO ha definito la sentenza una vittoria significativa che accelererà i tempi sugli investimenti di energia solare in tutto il mondo e sosterrà i lavori di energia pulita negli Usa.

nell’immediato pero` questo significa per l’India dover ricorrere al mercato internazionale per acquisire, a prezzi piu` elevati, le tecnologie necessarie allo sviluppo di una produzione verde di energia.

di fatto viene incentivata la prosecuzione e l’incentivazione del consumo di carbone.

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Sam Cossar-Gilbert di Friends of The Earth International afferma:

La decisione del Wto dimostra come le arcane regole del commercio possano essere utilizzate per minare i governi che sostengono l’energia pulita e i posti di lavoro locali.

Le norme commerciali correnti limitano la capacità dei governi di sostenere l’energia rinnovabile locale e di fatto le politiche commerciali stanno impedendo un futuro sostenibile.

I governi devono essere liberi di attuare la politica climatica.

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sorridiamo amaramente: stiamo battendoci per la liberta` dei governi dal potere dell’economia, pensate un po’.

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