quel prete che nuotava nudo in piscina baciando i bambini e il cardinale Pell – 127

in Australia esiste una Royal Commission governativa che indaga sugli abusi pedofili del clero cattolico locale: a quando in Italia?

il cardinale George Pell, Prefetto della Segreteria per l’Economia e membro del consiglio di cardinali che collabora con il Papa per la riforma della Curia, è comparso ieri  di fronte a questa commissione in videoconferenza dall’hotel Quirinale di Roma, dato che le sue condizioni di salute non gli permetterebbero di tornare in Australia per rendere la sua testimonianza.

dall’altra parte, in Australia, era presente una rappresentanza delle vittime, soprattutto seminaristi, sostenuti da una pubblica raccolta di fondi per le spese del viaggio.

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Finora dalla vicenda australiana è emerso un quadro non dissimile da quelli riferibili ad altri Paesi e ad altre situazioni: preti pedofili che invece di essere fermati e processati, sono stati dai loro vescovi semplicemente spostati di parrocchia, potendo così continuare a compiere le loro immonde azioni da un’altra parte.

Le vittime e i loro familiari che, invece di essere accolte, sostenute, protette, accompagnate e risarcite, sono state tenute lontane, non credute e trattate come una minaccia al buon nome della Chiesa.

puo` sembrare incredibile, ma vi sono ancora diverse persone che sostengono l’estraneita` della Chiesa come istituzione globale a questa situazione ampiamente documentata in paesi delle piu` diverse parti del mondo, non solo l’Australia, ma gli Stati Uniti, l’Irlanda, la Germania, l’Italia.

secondo loro si trattava di casi locali, che sono sempre rimasti in questa dimensione, senza coinvolgere nelle scelte di copertura la Chiesa cattolica in quanto istituzione, in quel caso rappresentata dal Prefetto Ratzinger, che agiva ovviamente in accordo con papa Wojtyla e seguendone le indicazioni.

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pare che questa non sia la linea scelta dal cardinale Pell, che ha ammesso la generale sottovalutazione tipica della curia nei decenni passati.

in poche parole ha accusato Ratzinger, che era il diretto responsabile centrale per questi problemi.

Non sono qui per difendere l’indifendibile; la Chiesa ha commesso errori enormi e sta lavorando per porvi rimedio; ha gestito in modo sbagliato le cose e ha fallito con le persone.

Io e altri nella Chiesa abbiamo fallito nella nostra responsabilità morale e pastorale.

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ma se si entra nell’analisi di casi specifici, la concretezza degli episodi e dei comportamenti diventa sconcertante, cosi` come la linea difensiva di questo cardinale.

Un terzo caso specifico è quello degli abusi presso le scuole gestite dai Fratelli Cristiani a Ballarat.

Il cardinale ha negato di aver ignorato le accuse rivolte a Edward Dowlan, insegnante al St. Patrick College.

“Avevo sentito qualche voce di comportamenti inadeguati e avevo concluso che riguardassero comportamenti pedofili”.

Ma Pell ha detto di non aver mai saputo il nome delle vittime né che vi fosse un alto numero di vittime o che fossero di pubblico dominio nella scuola gli abusi di Dowlan, ora giudicato colpevole di violenze sessuali su venti ragazzini e condannato a sei anni di reclusione.

Anche se ha dovuto ammettere, di fronte alle domande dell’avvocato Gail Furness, che il numero di persone a conoscenza dei fatti era significativo.

Sul caso specifico di monsignor John Day Pell ha detto di essere venuto a conoscenza delle accuse di abusi su minori ma anche di aver saputo che Day le aveva negate.

Nel caso più famoso di padre Gerald Ridsdale, oggi rinchiuso in prigione, con il quale ha abitato per qualche mese nel presbiterio, Pell ha affermato di non aver mai saputo delle accuse contro di lui e ha anche fermamente negato di aver cercato di comprare il silenzio del nipote del sacerdote, che aveva subito abusi.

Il cardinale ha anche aggiunto di essere stato avvertito dai parrocchiani che uno dei Fratelli Cristiani, Leo Fitzgerald, il quale nuotava nudo insieme agli studenti, era solito baciare i bambini.

Ma ha detto che di non aver creduto che baciare sia un atto sessuale:

“È certamente inusuale… ma nessuno ci disse che dovevamo fare qualcosa su questo”.

nessuno ci disse che dovevamo fare qualcosa se un prete nuota nudo in piscina con i suoi studenti baciandoli!

. . .

il disgusto e il fastidio mi impediscono di procedere oltre…

comunque le audizioni continuano, nel semi-silenzio omertoso di buona parte della nostra stampa (tranne La Stampa).

Pell e` stato nominato cardinale nel 2003 da papa Wojtyla, mentre papa Francesco nel 2013 lo ha nominato membro del gruppo di cardinali chiamati a consigliarlo nel governo della Chiesa universale e a studiare un progetto di revisione della Curia romana.

alla luce della sua esperienza e competenza, immagino.

su un solo punto il cardinale Pell ha ragione: nell’inquadrare i fatti avvenuti nella chiesa cattolica australiana in un atteggiamento generale del Vaticano.

dopo l’audizione Pell e` stato ricevuto da papa Francesco.

. . .

ma ecco un esempio, tratto da una discussione su un altro blog, dei negatori dell’evidenza, ammessa almeno dal cardinale Pell:

quanto all’inerzia di Ratzinger, prefetto Prefetto della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, cioe` addetto proprio al settore che doveva perseguire i preti pedofili, e` ampiamente documentata, e del resto lo scandalo ha colpito perfino il fratello, indirettamente.

vedi, ad esempio, qui:

128. IL ROMANZO VERO DI UN PRETE PEDOFILO (I DOCUMENTI ORIGINALI DELL’INCREDIBILE CASO KIESLE).
https://bortocal.wordpress.com/2010/04/11/128-il-romanzo-vero-di-un-prete-pedofilo/

possiamo dire che Ratzinger agiva da esecutore su indicazioni di Wojtyla, ma questo non diminuisce le sue responsabilita` personali.

Quanto al caso Kielse, si tratta di una bufala, nient’altro che una miserabile bufala, degna di chi l’ha messa in circolazione e di chi, come lei, la porta come prova delle “responsabilità personali” di Benedetto XVI.
http://www.cesnur.org/2010/mi_kiesle.html

del caso Kiesle mi sono occupato a fondo nel mio blog.

i documenti erano originali e non mi e` sembrato una bufala.

del resto anche il sito che Lei ha citato non nega l’autenticita` dei documenti, ma ne da` soltanto una lettura diversa: un po’ poco per parlare di bufala, a casa mia…

d’altra parte le numerose condanne della chiesa cattolica nei tribunali americani per casi del genere come si spiegano?

E’ solo una questione di lettura?
Come si legge nell’articolo che le ho linkato, lo scandalo Kiesle scoppia nel 1985, ma “la pena per il delitto di pedofilia […] fino al 2001 era comminata dalle singole diocesi”, non dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, guidata allora dal cardinale Ratzinger. Quest’ultimo dispensa Kiesle dallo stato clericale nel 1987, cioè due anni dopo lo scoppio dello scandalo, quando – anche volendo – non era più possibile coprire il succitato prete pedofilo. Pertanto, la notizia lanciata dall’Associated Press nell’aprile 2010 – “Ratzinger nel 1985 coprì un prete pedofilo” – si può benissimo liquidare – a casa mia e non solo – come una bufala, oltre che come una calunnia.

“d’altra parte le numerose condanne della chiesa cattolica nei tribunali americani per casi del genere come si spiegano?”
Ma cosa c’entra Benedetto XVI con queste condanne, dal momento che, come ho appunto scritto sopra, fino al 2001 punire i preti pedofili non era competenza della Congregazione per la Dottrina della Fede? Se la prenda piuttosto con le diocesi americane che all’epoca non vigilarono a dovere.

 

sul caso Kiesle rimando alla mia analisi che ho gia` citato nel mio primo commento: se trova qualcosa di sbagliato o calunnioso li` dentro me lo faccia sapere, grazie:
128. IL ROMANZO VERO DI UN PRETE PEDOFILO (I DOCUMENTI ORIGINALI DELL’INCREDIBILE CASO KIESLE).
https://bortocal.wordpress.com/2010/04/11/128-il-romanzo-vero-di-un-prete-pedofilo/

Max   febbraio 19, 2016 alle 08:36

Ho riletto il suo articolo e non posso che ripetere quanto ho scritto nel mio precedente post: non era comptetenza dell’allora cardinale Ratzinger, e nemmeno del suo predecessore Seper, punire don Kiesle per i suoi atti di pedofilia.

Quest’ultimo non venne ridotto allo stato laicale, malgrado le richieste del vescovo di Oakland (sollecitato a sua volta dallo stesso Kiesle), per il semplice fatto che all’epoca dello scandalo non aveva ancora compiuto 40 anni.

“La Congregazione per la Dottrina della Fede […], – scrive Massimo Introvigne nell’articolo che le avevo linkato – per una prassi che ha valore di regolamento, di fatto non concede la dispensa a chi non abbia compiuto i quarant’anni”.

Era proprio il caso di don Kiesle, essendo questi nato nel 1947.

Pertanto, il comportamento di Ratzinger non nascondeva nessuna volontà di coprire lo scandalo: semplicemente, l’allora cardinale non poteva ridurre allo stato laicale don Kiesle, pedofilo o meno.

Mi chiedo e le chiedo: prima di scrivere il suo articolo, non poteva informarsi meglio su quali fossero nel periodo in questione le competenze della Congregazione per la Dottrina della Fede in materia di pedofilia e di riduzione allo stato laicale?

evidentemente la mancata riduzione di un prete allo stato laicale comportava che, se emergevano i suoi comportamenti pedofili (mai denunciati ai tribunali, peraltro), questo prete poteva soltanto essere trasferito da una parrocchia all’altra, continuando nei suoi delitti.

ma naturalmente esistevano i regolamenti, che nessuno ha pensato di cambiare, nonostante l’evidenza dei dannoi gravissimi della loro cieca applicazione.

bortocal15  febbraio 19, 2016 alle 17:59

come sapevo gia`, ci sono certe forme di fede che coincidono con la negazione dell’evidenza.

per fortuna non e` la mia forma di fede.

chissa` come mai tutti scrivevano alla Congregazione, da un certo momento in poi presieduta da lui e lui impiegava mesi a rispondere…

non certo per scelta personale, penso io, ma per volonta` di papa Wojtyla che spregiudicatamente appoggiava anche noti pedofili nel clero purche` fossero anticomunisti (si veda la vicenda assolutamente scandalosa di Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo e ricco finanziatore di Solidarnosc).

quando ha potuto decidere in prima persona, papa Ratzinger e` stato meno indulgente del suo predecessore, questo va riconosciuto, ma forse anche perche` era enormemente cresciuta l’attenzione dell’opinione pubblica verso il problema.

mi pare anche che l’abbia pagata cara e che il conto di Wojtyla sia stato fatto pagare a lui.

Max febbraio 21, 2016 alle 07:29
Quale sarebbe l’evidenza da me negata?
Fino a prova contraria, io ho portato dei FATTI. Fatti che contraddicono quanto da lei sostenuto.
Riguardo al caso Kiesle, ribadisco i seguenti punti:
1. Nel periodo in oggetto, non era competenza della Congragazione per la Dottrina della Fede – quindi del cardinale Ratzinger, che la presiedeva – punire gli atti di pedofilia commessi dai sacerditi. Questo era invece compito delle singole diocesi;
2. La riduzione allo stato laicale di un sacerdote era sì competenza della Congregazione guidata da Ratzinger, ma questa non poteva essere concessa se il richiedente non avesse prima compiuto 40 anni. Era proprio il caso di don Kiesle, il quale, infatti, ottenne da Ratzinger tale dispensa solo nel 1987, dopo aver compiuto, per l’appunto, 40 anni.
Ora, se sto dicendo il falso – se sto, come ha scritto lei, negando l’evidenza – me lo dimostri, mi smentisca.

“come mai tutti scrivevano alla Congregazione da un certo momento in poi presieduta da lui e lui impiegava mesi a rispondere…”

Probabilmente perché, oltre ad avere mille altri impegni, non spettava a lui, bensì al vescovo di Auckland, occuparsi dei crimini pedofili di don Kiesle.

Ma veniamo all’accusa da lei formulata: padre Maciel (1920-2000) fu accusato di abusi (e sospeso temporaneamente dalle sue funzioni di superiore dei Legionari di Cristo) una prima volta nel 1956, ma tre anni dopo venne dichiarato innocente – dicasi innocente – e potè riprendere le suddette funzioni.
Decenni dopo – guarda caso proprio in concomitanza con lo scoppio dello scandalo dei preti pedofili americani – spuntarono nuove accuse contro padre Maciel, che si riferivano in gran parte ad “abusi” avvenuti negli anni ’50.
Stranamente, i suoi accusatori evitarono di rivolgersi ai tribunali secolari, come se sapessero già che le loro accuse non avevano consistenza tale da convincere i suddetti tribunali a rinviare in giudizio il loro “aguzzino”.

Tuttavia, dato che i giornali continuavano ad alimentare la campagna accusatoria contro padre Maciel, la Congregazione per la Dottrina della Fede decise, nel 2005, d’intervenire, e invitò l’interessato “ad una vita riservata di preghiera e di penitenza, rinunciando ad ogni ministero pubblico”, nello stesso tempo riconoscendo “con gratitudine il benemerito apostolato dei Legionari di Cristo”.
Scrive Massimo Introvigne:
“La Chiesa ha le sue vie che non sono quelle dei tribunali degli uomini. In questi ultimi le accuse non avrebbero mai potuto reggere. Per la Chiesa, anche l’ombra di un dubbio su un religioso che ha avuto un ruolo importante e ha ispirato milioni di persone, come certamente continuerà a fare dopo la sua morte, non poteva essere tollerata. Lo stesso Padre Pio (1887-1968), poi canonizzato, passò i suoi guai non appena furono sollevati dubbi su certe sue transazioni finanziarie. Senza che ci fosse alcuna condanna esplicita, la dichiarazione della Congregazione del 2005 sceglieva la via della prudenza. Il Signore giudicherà con i suoi tempi; la Chiesa – pur senza pronunciarsi sui fatti – non può permettersi di essere garantista.
Detto questo, non si può – come sta avvenendo su media superficiali in occasione della morte di padre Maciel – presentare il provvedimento cautelativo della Santa Sede per quello che non è.

I Legionari di Cristo e altri gruppi attaccati da chi ha orchestrato la campagna contro padre Maciel prosperano, e i fedeli non cessano di riconoscere tutto il bene che è scaturito dall’opera del fondatore della Legione in campo spirituale, educativo e culturale, mentre è piuttosto il progressismo relativista a vegetare stancamente”.

e qui a me e` parso e pare assolutamente inutile replicare, quando la malfede e` evidente: non ho tempo da perdere.

mi accontento di citare il cardinale Pell, per rispondere, che, almeno lui, non cerca di difendere l’indifendibile.

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7 thoughts on “quel prete che nuotava nudo in piscina baciando i bambini e il cardinale Pell – 127

    1. eh si`, bisognera` proprio vederlo quel film.

      la mia pagina su flickr l’ho creata, con nome e cognome reali.

      non l’ho ancora curata molto, perche` ieri sono stato impegnatissimo e cosi` sara` per qualche giorno…

      ho una pagina di fotografie anche su panoramio, che pero` ho abbadonato da anni praticamente.

      non ti so dire chiaramente perche`, ma non riesco a seguire bene i siti di pure fotografie; vedremo con Flickr, che e` certamente interessante.

      forse dipende dal fatto che il confronto con i fotografi professionali o quasi non mi sento all’altezza di reggerlo?

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  1. Ieri sera ho avuto occasione di conoscere un ragazzo brasiliano che mi ha raccontato tutto quello che hanno fatto i preti “evangelizzatori” nell’america del sud col consenso del vaticano e sempre coperti dalla mano di dio. Lo scempio di bambini e ragazzini non si conta ovviamente. Io credo che sia arrivato il momento che queste cose vengano tutte fuori e che chi debba pagare paghi sul serio.

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