quando…

quando hai l’impressione che il modo sia diventato troppo complicato per ricavarne un senso

quando ti rendi conto che il tuo bisogno di comprendere si trasforma in un raccolta di racconti che ti fai per sfuggire alle contraddizioni della realta`

quando hai bisogno comunque di appoggiarti ad una realta` diversa, almeno fantastica, perche` la realta` che definiscono vera e` troppo dolorosa e ti risulta insopportabile

quando ti riconosci nella parte di uomo senza qualita` disarmato di fronte al mondo

allora forse e` il momento di smettere di scrivere un blog e di concentrarsi nella lettura di testi diversi.

senza nessuno scopo piu` se non il piacere dell’ascolto.

. . .

la lettura e` infatti soltanto una forma di ascolto piu` rarefatto.

e` la musica che ci accompagna fuori dallo stato di veglia, ma perfino fuori anche dallo stato di sogno.

chi legge e non parla piu` fa forse la migliore delle scelte: quella dell’amore per se stesso.

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27 thoughts on “quando…

  1. @ mcc43

    sono io che devo risalire in cima questa volta; mi sono copiato il tuo commento e adesso lo incollo qui sotto, per seguirlo meglio.

    ah ah, ho preso fischi per fiaschi sulle maniche rimboccate a Stoccarda, e infatti mi sfuggiva un poco il senso del riferimento, ma perdo colpi, evidentemente! 🙂

    forse perche` concretamente le maniche me le rimboccavo io: ad esempio trascinando io e a mie esclusive spese legali davanti a un tribunale tedesco un boss locale, e dovendomi gestire la causa in tedesco davanti ai giudici, perche` in Germania gli avvocati sono dei consulenti alle spalle del cliente, ma sono i clienti che devono sbrigarsela in prima persona davanti al giudice!!

    credo che l’interesse di quel che racconti stia anche nel sottinteso parallelo con i processi di integrazione in atto adesso da vent’anni verso altre comunita`.

    e, anche sulla base della mia duplice esperienza italiana e tedesca, dico forse italianamente che la base dell’integrazione e` affettiva, e questa credo che sia una grande risorsa nostra che ci sta salvando – se ben guardiamo – dai rischi peggiori di una integrazione fallita.

    gli italiani sono un popolo diventato misteriosamente molto razzista a parole, ma poi nella sostanza l’odio per l’immigrato non si avverte, la diffidenza si`, come a Torino negli anni Cinquanta immagino, ma l’odio no, e` solo di alcuni e restano minoranza per fortuna, perche` questo aiuta.

    e basta guardare alla serenita` che c’e` negli asili, quando vai a prendere i nipotini, per accorgersene.

    spero di non essere troppo ottimista, comunque.

    nel Sued Tirol degli anni Cinquanta questo odio della maggioranza tedescofona tirolese verso i conquistatori italiani era invece palpabile e pesantissimo.

    era pesante vivere in un mondo spaccato in due, col fiato del terrorismo indipendentista sul collo, che ti faceva tenere nella casa degli ufficiali i sacchetti di sabbia alle finestre di casa.

    fu il Sessantotto, che vidi all’opera a Merano nell’estate di quell’anno, in visita alla mia citta` del cuore, nelle riunioni interculturali nella soffitta di un mio amico di avventure infantili, che vidi magicamente spezzarsi il cerchio dell’odio etnico.

    mcc43 5 MARZO 2016 ALLE 16:41
    discriminatorio sì, razzista era l’accusa sbagliata, tremendamente se anche solo adombrata da te. Discriminazione perché ai tempi conoscevi persone diverse, non proprio andando a piedi, ma in treno e non sapevi comportarti per ricevere la marea e la marea non sapeva come affrontare fabbrica e solitudine. Erano tempi in cui un prf. di cui non ricordo il nome raccontava per decine di puntate alla tv, che pochissimi avevano, il suo viaggio alla Martinica!! Figurati. Erano tempi in cui si parlava dialetto, e forse due che litigavano in piazza Vittorio con capivano di insultarsi reciprocamente con “cujun” e ” test’ e cazz”! Era difficile anche litigare fra immigrati perchè anche loro non si capivano e spesso si passava al fisico…

    Sul rimboccarsi le maniche non alludevo alla città di Stoccarda, ma all’effetto del torinese che .- se avevo capito bene – ha aiutato la tua battaglia contro le “mafie dell’emigrazione”
    Ecco tutto, solo per chiarire.

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  2. Di nuovo costretta a tornare in cima…/ Grazie per avermi rinfrescato la memo su Ungaretti. (ritiro la compassione precedente) Landolfi è solo un nome non ho mai letto niente. Memorizzo in coda, ora sono su Vargas Llosa.
    Non ho mai incontrato molti estimatori di Torino: non è abbastanza caciarona, è di carattere riservato e con un solo tratto, ma importante, simile a Roma: prima di diventare “dei nostri” l’estraneo deve dimostrare di valere. Scomoda, quindi!
    Crescere in quel paesaggio lì segna. Mettiti su un angolo di strada e .. fai i punti cardinali, le montagne bianche a nord, le colline verdi a sud, e a est/ovest l’occhio corre senza trovare ostacoli; se guardi in alto le case di altezza uguale ti ricordano … non darti delle arie.
    E’ cambiata un pò dopo le Olimpiadi, che ha costretto gli sparagnini torinesi a ripitturare le facciate, e l’afflusso internazionale ha popolato le notti. Ora, i torinesi che sono forse 1 a 2 discendenti di siculi e calabresi (e i veneti non mancano), hanno una straordinaria movida notturna!
    Sono rimasti gentili, l’anno scorso dopo aver chiesto una info a una ragazza, mi sento rincorrere da lei che, trafelata, corregge l’indicazione che mi aveva dato …
    Mia personale statistica: ho trovato che gli estimatori di Torino sono persone di qualità, non scherzo, e spiego. Sono quelli che vedono secondo un immaginario personale, non sono aggrappati alle mode, perchè nonostante i cambiamenti Torino conserva, ricorda, modifica ma non butta via niente. Ci torni dopo decenni ed è questo che meraviglia.
    Magari non te lo aspettavi, ma quello che hai scritto della mia città è stato proprio un bel regalo. 🙂

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    1. contento di averti fatto piacere. 🙂

      piu` di 10 commenti in coda wordpress non accetta.

      strano quel che dici sulla stima per Torino: mi pare che la sua popolarita` sia crescente: mia figlia ci ha lavorato due volte sei mesi e questo mi ha permesso di starci qualche giorno, quando sono andato a trovarla.

      hai gia` detto tu molto bene; aggiungo soltanto che a me pare anche un esempio di autentica integrazione culturale proprio perche` fatta per una parte consistente di immigrati meridionali che oggi pero` hanno assimilato i punti salienti di quella cultura, semmai rendendola un pochino meno rigida e ingessata.

      e poi non abbiamo parlato ancora del lato paranormale di Torino…: non si puo` certo ospitare nientemeno che la Sindone, senza esserne influenzati!

      qui un’altra commentatrice abituale e amica e` di Torino.

      nella mia lotta contro le mafie italiane nell’emigrazione italiana di Stoccarda ho ottenuto qualcosa (molto precariamente) solo quando e` arrivato un nuovo console torinese, molto giovane e rigoroso, prima di essere io silurato dal Ministero.

      su Torino hai scritto un pezzo molto bello; lasciamo fiorire questo dialogo ancora un pochino, se butta, e poi, se vuoi, lo trasformo in post.

      sarebbe un post di diritto tu, ma forse sta meglio in questo blog eteroclito e bizzarro 🙂

      ricorderei soltanto che il ripristino dei colori originali delle facciate del centro storico di Torino e` stato uno dei piu` bei progetti di recupero in Italia ed ha restituito una dimensione anche coloristica affascinante alla citta`, divisa fra razionalismo romano (l’unico centro storico italiano che abbia perfettamente conservato l’ordito ortogonale di duemila anni fa) e fantasia ben ordinata.

      a Brescia ho dovuto assistere con rabbia in pieno centro storico, non solo all’abusivo innalzamento di due piani di un edificio che un privato ha poi rivenduto al Comune per farci l”universita` (che ha privato me della vista di un campanile di origine longobarda e relativo gallo di bronzo), ma alla demolizione di una antica facciata di quel periodo e alla cancellazione progressiva dei resti degli antichi affreschi multicolori che facevano chiamare Brescia citta` dipinta.

      davvero mi accorgo di avere perso ben poco a lasciare quella citta` che non ho mai amato, con i suoi abitanti chiusi e sospettosi di ogfni apertura mentale.

      a margine ti segnalo, considerandoti ostinata coautrice, per non dire autrice fondamentale, la rifinitura letteraria di stanotte, in un post, dei troppi spunti letterari che si aggiravano nei nostri commenti. 😉

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      1. Due cose verisisssssime – Ultimamente molti , se ci vanno anche solo un giorno, scoprono Torino in positivo. —- “un esempio di autentica integrazione culturale proprio perche` fatta per una parte consistente di immigrati meridionali che oggi pero` hanno assimilato i punti salienti di quella cultura, semmai rendendola un pochino meno rigida e ingessata.” Santo cielo, è proprio quello che penso e fa giustizia dei troppi anni passati a ricordare quel cartello “non si affitta ai meridionali” che ci ha fatti passare per razzisti.
        Ce ne sarebbero di cose da dire… ma voglio solo ricordare che l’immigrazione a Torino è stata “scagliata” dalla Fiat come uno tsunami sul centro della città… Per contro, credo sia proprio per … quella tuta uguale da cui uscivano dialetti diversi nel discutere degli stessi diritti che nasce il risultato di integrazione che hai espresso benissimo.
        Sull’urbanistica mi permetti di ricordare una cosa che avevo taciuto e mi riempe di orgoglio: in città scorrono due vene d’acqua, il Po e la Dora, ed è accarezzata, se vogliamo, da Stura e Sangone. Il recupero del lungo Po e Dora, per me che li ricordo ancora selvaggi, è un’opera straordinaria.
        A Torino fa ancora scandalo, e fin un po’ di ribrezzo, il “grattacielo (del) San Paolo”, misfatto di Passera e Renzo Piano, alto appena un metro meno della Mole che rovina la linea dei tetti da piccola (ex) Parigi. L’insulto: http://www.lastampa.it/rw/Pub/p3/2015/04/09/Medialab/Foto/RitagliWeb/MONTATASenza-titolo-1-U10402805710499OtF–990×556@LaStampa.it.jpg
        Se viene fuori un post, non dirmi che non hai delle belle foto con cui illustrarlo.

        — Ancora sul carattere. Quando sono arrivata a Milano ho avuto subito l’impressione che le due città fossero delle mezze mele, che si dovesse incrementare l’emigrazione nei due sensi. Per dare una scossa ai … piemontardi e per costringere i milanesi ad andare oltre le brillanti enunciazioni e fare davvero 🙂 . Forse un esempio del rimboccarsi le maniche lo hai visto a Stoccarda!
        La Torino magica… le cartomanti, i maghi, i circoli esoterici, una fama anche un po’ creata da scherzi goliardici disse Gialuigi Marianini, ma ci furono anche personaggi non facilissimi da screditare come Gustavo Rol. E ci sono vari siti di cui si rumoreggia siano accesso all’Inferno; io ne attraversavo uno per andare e tornare dalla scuola elementare… già erano tempi in cui anche a 9 anni potevi fare quei sei o sette isolati da sola (senza trolley x i libri) o con le compagne senza temere nulla. Se capitava il tizio che offriva le caramelle eri stata istruita a non rispondere, tiravi dritto continuando a pensare ai fatti tuoi.

        ps. 1 Casualmente: due giorni fa rileggevo alcuni dei brevi articoli di Gramsci nella Raccolta “Sotto la Mole”, simpatico cronista, oltre a tutto il resto. 🙂

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        1. be`, come negare che quel cartello degli anni Cinquanta torinesi “non si affitta ai meridionali” non fosse un tantinello razzista, o quanto meno discriminatorio? sarebbe come dire che non lo e` l’analogo cartello almeno mentale che oggi vige verso gli immigrati.

          pero` non credo che tu l’abbia mai affisso, quindi non mi pare che debba sentirti accusata di razzismo anche tu.

          il resto del tuo commento sono tutte nuove tessere di un mosaico che attende il suo maestro artigiano per metterle insieme.

          qualche foto di Torino l’ho fatta nel mio ultimo soggiorno in quella citta`, certamente, e in particolare proprio del bellissimo LungoPo che ho percorso per un bel tratto.

          si tratterebbe soltanto di andarle a ripescare e metterle al posto giusto.

          concordo sul giudizio sulla schifezza progettata da Piano: tu dici che sono davvero grandi architetti gli autori di casermoni simili, fatti senza nessuna fantasia?

          sul rimboccarsi le maniche visto a Stoccarda, non e` la parola giusta: la citta` e` in preda ad un attivismo direi patologico, nonostante la forte opposizione della popolazione; nuovi musei, biblioteca, stazione per treni iperveloci sorgono uno nuovo ogni anno; il centro storico e` stato quasi raddoppiato con un nuovo quartiere che si allarga sugli spazi ferroviari dismessi delle vecchie linee che verranno soppresse.

          ma stranamente, nonostante il carattere un pochino allucinato di tutta questa efficienza sconcertante, devo dire che il nuovo nasce con equilibrio, senza strafare e perfino con qualche concessione ad una bellezza razionale e composta.

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          1. discriminatorio sì, razzista era l’accusa sbagliata, tremendamente se anche solo adombrata da te. Discriminazione perché ai tempi conoscevi persone diverse, non proprio andando a piedi, ma in treno e non sapevi comportarti per ricevere la marea e la marea non sapeva come affrontare fabbrica e solitudine. Erano tempi in cui un prf. di cui non ricordo il nome raccontava per decine di puntate alla tv, che pochissimi avevano, il suo viaggio alla Martinica!! Figurati. Erano tempi in cui si parlava dialetto, e forse due che litigavano in piazza Vittorio con capivano di insultarsi reciprocamente con “cujun” e ” test’ e cazz”! Era difficile anche litigare fra immigrati perchè anche loro non si capivano e spesso si passava al fisico…

            Sul rimboccarsi le maniche non alludevo alla città di Stoccarda, ma all’effetto del torinese che .- se avevo capito bene – ha aiutato la tua battaglia contro le “mafie dell’emigrazione”
            Ecco tutto, solo per chiarire.

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    1. rispondo a parte sull’articolo di Viesti.

      in primo luogo dico che pensare ad una separazione dell’Italia in due stati diversi non mi appare a priori una bestemmia: se il tema della secessione riguarda la Catalogna, la Scozia, i Paesi Baschi, potrebbe porsi anche per il nostro paese.

      nel quadro dell’Unione Europea queste frammentazioni (come quella avvenuta gia` per la ex Jugoslavia, fuori da questo contesto e in forme terribilmente sanguinose) non sarebbero un dramma, se potessero avvenire pacificamente.

      da sudtirolese in pectore sono ben consapevole che la prima anomalia italiana da correggere i n quest’ottica e` il confine al Brennero e che qualunque referendum nel Sued Tirol lo vedrebbe uscire volentieri dall’Italia.

      per il resto, la base fondamentale per una secessione e` la lingua: una lingua e` anche una cultura e un modo di pensare.

      in questo senso, forse da veneto nativo, a me pare che l’unica parte d’Italia che potrebbe legittimamente secedere e` il Veneto, che ha lingua propria, ingiustamente definita dialetto; ma lo stesso, mi sovviene, potrebbe dirsi della Sardegna; forse anche della Sicilia.

      per il resto, mi pare che le basi culturali della separazione manchino, visto che non esiste una lingua dell’Italia del Sud.

      ci sono invece delle differenze culturali, molto evidenti, anche se da questo punto di vista anche il Nord Italia si e` molto meridionalizzato negli ultimi tempi, forse sulla base del principio che anche culturalmente la moneta cattiva caccia quella buona, e il familismo amorale, individuato dai sociologi anglosassoni come tema centrale della cultura meridionale, si e` diffuso ampiamente anche al nord, cosi` come l’idea parassitaria dello stato come mammella da mungere.

      del resto non esisterebbe il fenomeno politico Renzi e la sua nuova DC se questo non fosse diventato il collante ideologico naturale degli italiano ceccozaloniani.

      come molti leghisti dicono da un punto di vista diverso dal mio, penso anche io che non sarebbe male che il Sud cominciasse a contare sulle proprie forze: non mi sfugge infatti che gli equilibri politici dell’Italia sono ancora quelli immutati dei decenni dopo l’unita`, con una classe politica e dirigente che governa tutto il paese grazie ai voti garantiti dai cacicchi e dalle varie mafie del sud.

      la rottura di questi equilibri, se fatta qualche decennio fa, forse ci avrebbe regalato un nord Italia europeo; oggi non credo neppure piu`.

      detto tutto questo, la posizione di Viesti sulla separazione possibile (come fra Germania e Austria, per dire, o Germania e Svizzera tedesca) non mi sconcerta, ma e` tutta l’ideologia di appoggio che mi lascia allibito.

      la classifico nella categoria fastidiosa dei negatori cervellotici dell’evidenza: della serie come sommare una serie di considerazioni giuste se prese una per una, ma servirsene per negare o non vedere il quadro d’insieme.

      vi e` poi una contraddizione profonda ed evidente in tutto il suo discorso: che da un lato afferma che il Sud farebbe meglio da solo e dall’altro protesta per la riduzione dei contributi statali in corso, che dovrebbero spingerlo appuntoa fare da solo e dovrebbero essere l’occasione buona per i meridionali, se il suo discorso fosse coerente, di scuotersi dalla loro inerzia atavica e tendenzialmente lamentosa.

      insomma, in Viesti qualche notizia utile qua e la`, ma da usare dentro un quadro interpretativo opposto al suo.

      tuttavia la separazione del Sud Italia dal Nord Italia non ci sara` mai, fino a che sussiste l’Unione Europea: la condizione economica del nostro Sud, in se stesso considerato, e` perfino peggiore di quella greca e una separazione simile significherebbe, come per la Grecia, porne il mantenimento a carico dell’intera Europa, anziche` dell’Italia.

      figurati che voglia ne hanno i tedeschi dove un settore importante della classe dirigente, che e` in opposizione alla Merkel, sta seriamente valutando di liberarsi dell’intera Europa meridionale.

      se questo disegno dovesse materializzarsi, e` possibile che le tensioni interne nostre diventino insostenibili e che sia il Nord effettivamente a secedere per restare ancorato all”Europa…

      in termini geopolitici tuttavia questo sarebbe un suicidio per la Germania, credo, dato che un’Europa meridionale fragile e disorganizzata potrebbe orientarsi pericolosamente verso un’alleanza con la Russia, alla quale gia` inclina.

      scusa la sbrodolata a ruota libera e se non la rifinisco troppo: dopotutto siamo in un commento, non in un post. 🙂

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      1. E tu vorresti lasciare tutto questo dentro un commento? Sprecone.
        Speravo in un post, proprio perché questo argomento naviga non rintracciato dai radar mediatici e non se ne conosce la rotta. [Ti ho segnalato l’articolo sono come … esca, non per farti dialogare con questo tal Viesti ]

        Trovo interessantissima e molto ampia la tua risposta, in molto la penso in modo simile, tranne che sul … mood: cioè sono meno tranquilla di te sul fatto che non sarebbe una tragedia, visto che l’ipotesi “se potessero avvenire pacificamente” oggi si avvicina all’utopia. (* )
        Se un giorno deciderai che, alla faccia del silenzio collettivo, vuoi farne un post, per favore spiega meglio l’allusione alle simpatie russe del Sud e introduci anche il rischio di contagi dai Balcani (stato criminale del Kossovo per esempio) e da sud-est, stante che il M.O. e il Nord Africa resteranno in condizione socialmente patologica per anni ancora.
        Grazie, e sia una buona giornata quella che hai iniziato con un Haiku 🙂
        “un silenzio tale che neppure
        il corvo che passa volando
        ha il coraggio di fare il minimo verso”

        (*) https://mcc43.wordpress.com/2014/03/23/italia-secessione-nord-sud-veneto/

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        1. molto bello il tuo post; e` leggendo post come questi che i miei mi paiono abborracciati e poco rifiniti.

          di queste problematiche mi ero occupato anche io al tempo del movimento dei forconi.

          a me pare che il tuo commento aggiunga spunti e riflessioni; se dovesse nascere un post, sarebbe a quattro mani, necessariamente.

          i riferimenti alla Russia nascevano dal collegamento Grecia Russia dell’estate scorsa, oltre che dall’ovvia influenza russa sull’area balcanica.

          realisticamente l’Italia nel mondo di oggi, in particolare quella meridionale, per molti indici socio-culturali risulta un paese piu` balcanico che europeo.

          aggiungi la strumentalizzazione religiosa fatta da Putin e la figura di un Padre Pio, degno rivale di Rasputin, ma, a differenza di lui, portato sugli altari…, e vera icona culturale dell’Italia superstiziosa e bigotta.

          sulla possibilita` di una separazione consensuale fra Nord e Sud credo poco anche io, dato che l’assistenzialismo domina politicamente il Mezzogiorno e un assistenzialismo senza Italia e` duro da mantenere.

          tuttavia viviamo nella continua percezione dell’imminenza di stravolgimenti catastrofici dei nostri equilibri; dentro una crisi globale questa spaccatura potrebbe starci.

          la fine del Novecento ha riportato in auge l’inizio del Novecento, ma non e` detto che il moto di regressione non continui e non ci riporti a 150 anni fa.

          con un Veneto indipendente e orientato verso l’area tedesca, per esempio, cioe` organicamente collegato all’Austria, come gia` ora economicamente.

          sono stupefatto di come hai estratto una poesia, peraltro graziosa, dal mio commento: non mi sfiorava neppure la mente, eh eh.

          non credo sia propriamente un haiku, anche se forse non ne conosco tutte le possibili varianti metriche e strutturali, ma direi che “tiene” come un haiku. 🙂

          grazie.

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          1. Ci stava bene chiamarlo haiku, perchè è… pittorico . Molto bello, “accaduto” a tua insaputa 🙂 Per me è questa la vera poesia.
            Per l’Italia, invece delle regioni mangione. ci starebbe bene una federazione di tre grandi zone: la borbonica, la papalina, e il nord … cosmopolita, prima di una spaccatura traumatica che, anche io, non mi sento di escludere per i nostri nipoti.
            A proposito dei post,io la vedo così: i tuoi sono scattanti, i miei statici.

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            1. si` concordo sul carattere inconsapevole come caratteristica della poesia piu` autentica, ma qui abbiamo superato tutti i limiti!
              uno parla e un’amica gli dice: guarda che stai parlando in novenari…

              (ma per riuscirci davvero occorre correggere il terzo:
              osa fare il minimo verso –
              a riprova della mia perfetta buonafede…)

              la tua proposta politica mi pare pari pari quella di Gioberti… 🙂

              vedo pero` qualche difficolta` a far passare per papalina l’Italia centrale.

              a meno che non si trovi la formula dell’immortalita` per papa Bergoglio… 😉

              dici che i miei post sono scattanti? sara` per questo che ogni tanto mi stancano?

              dialettica e attrazione degli opposti…

              ma non direi statici i tuoi post, piuttosto: stabili.

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              1. Papalina, per indicare la zona geografica, ma se penso ai tempi andati la “fede” di certi comunisti per i soviet là era chiesastica direi 🙂
                Ora la poesia è perfetta, non ha niente da invidiare a Ungaretti . Mi sono ricordata il finale di una sua breve
                “Ma non vivere di lamento
                come un cardellino accecato”.

                Che il Gioberti, torinese, riviva in me? 😉

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                1. non apprezzo Ungaretti, mi suona falso come una moneta d’oro nel sacchetto sotto l’albero di Natale. 🙂

                  sul verso da ultimo ritoccato ci sarebbe da pazzerelliare ancora un po’: infatti potrebbe anche risuonare sarcastico verso il peota stesso, pardon poeta, che invece ne ha fatti addirittura tre, ma a sua discolpa senza saperlo, proprio come un corvo o una cornacchia…

                  non dirmi che sei torinese!!!

                  se e` vero, poi ti spiego meglio il perche` del mio stupore…

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                  1. dati anagrafici: monferrina dei dintorni di Asti di un paese che subi più di un secolo di dominazione spagnola e mise in fuga i franco-milanesi, inurbata in tenera età nella capitale subalpina… 🙂
                    Povero Ungaretti….

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                    1. lo sai che per la prima edizione di Allegria di naufragi Ungaretti ebbe la prefazione di Mussolini?

                      e che dopo essere stato fascista Ungaretti fu perfetto democristiano, oltre che guitto televisivo nei suoi ultimi anni (io lo ricordo che recitava l’Odissea nella tv in bianco e nero strabuzzando gli occhi da vero poeta)…

                      un opportunista bravissimo a farsi pubblicita`.

                      una figura a cui opporre un vero grandissimo e geniale scrittore assolutamente dimenticato, perche` serio e poco interessato al successo: Tommaso Landolfi, che lessi da ragazzo in un solo libro (purtroppo) e che lascio` una traccia indelebile sul mio amore per la scrittura.

                      ovviamente si puo` essere grandi o grandissimi artisti anche essendo opportunisti o vili dal punto di vista personale, ma – per la mia sensibilita` – non e` il caso di Ungaretti, un poeta da Baci Perugina, che ha sfruttato perfino la guerra per farsi la pubblicita`: “e` il mio cuore il paese piu` straziato” e` semplicemente indegno.

                      poi, ogni giudizio estetico e` soggettivo, ma io sento la falsita` in lui e in Quasimodo ad ogni respiro; diversissimo il caso di Montale, invece.

                      – ho riscontrato, sia nella vita reale che qui, di avere particolare ascolto e consonanza con persone di estrazione piemontese (meglio: torinese) o veneta, ma con questi ultimi si tratta di consonanze apparenti nate da equivoci o consapevoli falsita` (in barba al proverbio, falso si rivela il veneto piu` del piemontese, e neppure troppo cortese).

                      cercando di farmene una ragione, credo che il motivo sia lo stesso per il quale avverto Torino come l’unica vera citta` europea che ha l’Italia, e quando ci sono ci respiro la stessa aria civile e colta che trovo a Stuttgart.

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  3. L l’idea di Che Guevara mi piace ma direi che è un concetto abbastanza condiviso!
    Ritornando a Flirck perché devi pensare di dovere metterti in competizione con i cosiddetti fotografi?
    Puoi anche usarlo o soltanto usarlo come tuo book fotografico senza renderlo pubblico oppure di volta in volta decidere quale fotografie ti fa piacere fare conoscere io credo di avere FLIRCK dal… parecchi anni.
    È assolutamente pubblico nn ho pretese e post o in modo discontinuo.
    Buonanotte.

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    1. hai ragione su Flickr.

      e mi costringi ad approfondire i motivi per cui mi sono sempre sentito un poco a disagio in siti meramente fotografici.

      la fotografia, l’immagine hanno un ruolo importante nella mia vita mentale e comunicativa: anche nel blog, senza pensare a bortografia, ci sono moltissimi momenti che dedico loro; eppure non riesco mai a separarle dalla parola oppure dalla musica (che e` il motivo principale per il quale la forma di esposizione delle mie foto che preferisco e` il videoclip).

      mi pare sempre che la fotografia da sola abbia un linguaggio che e` nello stesso tempo troppo limitato e troppo pretenzioso.

      e per quel che riguarda le mie fotografie sono ben consapevole che da sole hanno un valore modesto sul paino dei meri risultati estetici.

      il mio punto di equilibrio e` come quello che ho raggiunto nel mio blog bortoround: che e` alla fine un albo fotografico, ma che da` anche possibilita` di accesso ad una rete di post sottostanti regolarmente affidati alla parola.

      oppure nel vecchio blog ora scomparso bortografia, dove le foto di diversi blogger che partecipavano all’impresa, erano l’occasione di commenti, che alla fine, raccolti, si trasformavano in poesie collettive.

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      1. Sei troppo profondo ( cosa che ammiro profondamente) ma che spesso poco si adatta a questi nuovi mezzi di comunicazione
        Una maggiore leggerezza, e capisci bene quello che intendo per leggerezza, ti potrebbe aiutate!
        Fammi sapere!

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        1. quello e` un bucaneve, mi pare.

          ma credo senza neve, a differenza di qui!

          stanotte la piu` grande nevicaa dell’inverno!

          ti ringrazio di avere chiamato profoindita` una certa tediosita` mia…

          me vedo che per fortuna l’avverbio profondamente ha col[pito anche te!

          poi la leggerezza e` come il coraggio: chi non ce l’ha gia`, non se la puo` dare…

          e chi non ha la leggerezza puo` soltanto invidiarla negli altri 🙂

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            1. pero` ammetterai che la neve e` piu` bella…

              dice una mia amica, ed ha ragione, che quelli vicini alla tazza della tua colazione non e` un bucaneve, ma un ciclamino bianco, e che tu non me lo hai detto per non contrariarmi!

              mi sembra un poco ingelosita…, ecco. 🙂

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    1. farei fatica a dire che l’amore per se stesso non sia simile all’egoismo.

      pero` io ci vedo una differenza non da poco: che l’egoismo esclude l’amore per gli altri, e l’amore per se stessi no, anzi mi pare che ne sia quasi la premessa,

      ora forse tu ricorderai, a me pare di non saperlo piu`, chi disse che se non sappiamo amare noi stessi non possiamo illuderci di saper amare gli alri.

      forse dico una sciocchezza, ma non era Che Guevara? 🙂

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