[Krammer] Opinione contraria

Mirare alla precisione, in questo mondo, è un imperdonabile errore.
Giusto per essere precisi!

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6 thoughts on “[Krammer] Opinione contraria

  1. quando il mondo è troppo complicato per essere compreso, comprendiamo noi stessi e tutti i nostri variopinti limiti.
    non è un alibi da nascondere, nero su bianco, l’esposizione dell’idea che ci rende umani.

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    1. mi pare interessante la tua proposta di rivoluzione copernicana. 🙂

      smettiamola di pretendere di capire il mondo e cominciamo a pensare che l’unica vera conoscenza che possiamo conquistare e` quella dei limiti della nostra conoscenza.

      ma nulla di nuovo: non e`, in fondo, quello che diceva anche Socrate?

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      1. trancerei la tua frase alla terza parola: “smettiamola di pretendere”.
        la trovo squisitamente completa e non ci distoglie affatto dalla ricerca, qualunque essa sia 🙂

        il pensiero non definisce punti di arrivo ma l’impulso e l’immaginazione necessaria per intraprendere un percorso, quello che ci aggrada, senza sapere dove ci porterà e come ci cambierà.

        certo, il mondo è rotondo e le strade umane si diramano per lo più in superficie, per le vie più agevoli: di pari passo va il pensiero.
        non c’è da stupirsi nell’accorgersi di percorrere vie già battute, e tuttavia non è già più la stessa via quella percorsa in versi opposti o con fardelli differenti.
        quando poi la superficie cambia radicalmente con l’avvicendarsi dei fiori e delle spine che la adornano, nuove giungle crescono su radure un tempo agevoli.

        l’umanità ha affilato il coltello-scienza per battere rapidamente nuove strade, finanche con tunnel che squarciano la superficie. eppure, sebbene tale recisione risulti più possente dell’opinione di un piede senza scarpa, nuove forme si ergono inesorabilmente, e dagli astri continua a giungere nuova luce verso quei dettagli che cambiano, istante per istante, il panorama della nostra percezione, le nostre vite.

        quanto mi piace scrivere favole 🙂

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        1. vedo… 🙂

          ma in questo modo bellissimo tuo di scrivere e` andato cancellato il pensiero che l’unica operazione corretta che la riflessione puo` condurre riguarda la descrizione dei suoi stessi limiti. 😉

          l’unico vero sapere e` sapere bene che cosa non si sa e che cosa comunque non si potra` mai sapere.

          questa conoscenza dei limiti comunque continuerei non dico a pretenderla, ma a volerla. 🙂

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          1. eheh ho leggermente sviato 😛
            ma sono felice che tu abbia apprezzato lo scritto, non ti nego che mi sono impegnato approfittando del momento di ispirazione ***
            restando in tema, il percorso nel tempo mi ha portato a delimitare tanto i confini della conoscenza che è finita con l’annichilirsi.
            forse dipende anche dalla mia recente giovinezza ovvero dalla fruizione delle informazioni propria del nuovo millennio: fatto sta che, infranto clamorosamente ogni tentativo di delimitare ciò che nelle mie mani risulta sfuggente liquido informe, ora piuttosto mi diverto a contenerla, questa polimorfica non-conoscenza, ed a giocarci ridendoci su 🙂

            ti assicuro però che il voluttuoso desiderio di analisi scorre in me prepotente e lo riconosco come uno dei più dolorosi difetti, che pure è la quintessenza della specie homo sapiens.
            ciò che intendo dire è che qualsiasi limitata astrazione logica resta impotente al cospetto della complessità della realtà percepita, tanto più se espressa da una mente con un qi che probabilmente non tocca nemmeno più i 130, quindi tutt’altro che geniale sebbene sopra la media.
            e non oso nemmeno sfiorare la realtà emozionale, che pure è inevitabilmente centrale per qualsiasi tentativo di ragionamento.

            *** tornando OT, riflettevo prima sulla scrittura, su ciò che rappresenta per me: l’immagine che mi è balenata è il gioco con i lego (o il logos 😛 )
            per me la scrittura infatti non è limitata alla pura esposizione di idee e concetti: quando ho tempo da dedicarci diventa bensì un’opera in cui la forma estetica prende il sopravvento.
            le parole come i mattoncini di lego vengono dapprima incastrate di getto secondo una bozza costruttiva preliminare, ma poi adoro lavorarci di fino, spostare diligentemente gli incastri dei mattoncini, inserirne i più adatti a discapito di altri, contemplarli, ritoccarli, a volte anche smembrarli per ricominciare da capo fino a che la forma d’insieme non mi convince.
            è un divertimento, fatto salvo l’enormità di tempo che ci dedico sfiorando pure la compulsività.
            sebbene poi il risultato ‘artistico’ agli occhi altrui potrebbe fare pietà, da dilettante quale sono 😀
            mi ricordo quando mi scrivevi, su per giù l’anno scorso, che il mio stile era troppo barocco e prolisso (e come darti torto?), questo è forse il motivo, d’altronde non di rado i miei gusti personali si discostano drammaticamente dalla media!
            non sai quanto invidio chi riesce a produrre di getto ottimi scritti senza perderci dietro una vita, e te ne sei un esempio! al massimo io ci riesco magari quando alzo il gomito, alzandosi pure autostima e strafottenza lascio la parte gli orpelli e risulto un poco più leggero 😛
            non è evidentemente il caso di oggi eheheh

            Notte!

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            1. ecco che cosa ci unisce: l’amore per la scrittura come gioco!

              non scommettere troppo sulla produzione di getto mia: e` vero che scrivo di getto, e purtroppo spesso si vede anche.

              e` vero che in alcuni casi posso stare a rifinire fino alla esasperazione (naturalmente si tratta di testi prettamente letterari come quello di stanotte, che ha vuto una gestazione di giorni).

              in alcuni casi, arrivato alla fine, mi fermo se mi pare che il testo non funzioni e provo a ristrutturarlo, mettendo all’inizio le cose piu` gustose, come ho imparato che si deve fare, dato che spesso il lettore attorno alla decima riga sceglie lo zapping.

              ma adesso ti racconto come funziona per i post normali: scrivo, rileggendo via via e neppure sempre; pubblico; vedo come butta; se non succede piu` niente, lascio perdere, e` seme buttato che si e` perso lungo la strada, diceva il rabbi, peruna certa parte della semenza e` inevitabile.

              ma mettiamo che arrivi un commento: cavoli, mi dico, allora: fammi vedere meglio.

              solo quando arriva un commento rileggo il post e lo ripulisco e correggo, elimino ripetizioni o errori di battirua, a volte sposto ancora piccole porzioni..

              la cosa strane e` che, se arriva un altro commento, forse lo rifaccio ancora: rileggo, controllo di nuovo, trovo ancora tante cose che non vanno bene e correggo.

              alla terza volta no, quasi mai.

              per cui: 1) anche i miei post spesso non sono affatto scritti di getto, tranne che per l’ideazione; 2) l’unico modo per farmi scrivere dei post curati e` di commentarmi!!! 🙂

              P.S. faccio lo stesso anche con i commenti: spesso clicco invio senza rileggere! forse sono un po’ maleducato in questo.

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