l’economia italiana vista dalla moglie di un marmista – 132.

Rezzato e` lungo la superstrada fra Brescia e qui dove sto – la percorro quando per qualche motivo devo evitare la piu` breve via che passa per le Coste di Sant’Eusebio, anticamente considerata sede notturna dei sabba delle streghe, ed effettivamente inquietante nel buio del dopocena, da cui solo nelle giornate limpide si intravvedono le luci lontane attorno al lago di Garda laggiu` in fondo.

alle spalle di Rezzato ci sta il comune di Botticino, ma una volta erano due i comuni dato che al primo nome si aggiungeva Mattina o Sera, e sono patria del marmo, come dice il nome stesso dei due paesi.

cosi` proprio a Rezzato, nella zona industriale, sta il capannone del mio marmista, con i grandi depositi di materiali vari, i macchinari, un gruppetto di operai: azienda familiare, ma cresciuta.

scelta da me per rimettere in sesto un pietrone di sasso grigio, smussato a mano e decorato da un’incerta semplice linea di contorno, che era la base d’un grande camino del soggiorno di casa mia, che e` stato poi demolito cinquant’anni fa, in parte fatto a pezzi e usato per tamponare la sua stessa nicchia e alla fine nascosto dietro una parete di forati che l’esame delle piante della casa ha permesso di scoprire e di abbattere.

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ieri sono tornato dal marmista a controllare i lavori, dopo avergli mandato per mail alcune foto di come avevo ricomposto i pezzi io prima di farglieli portare dal muratore, ben disposti su un’asse.

qualche giorno fa, alla visita precedente, qualcosa era andato storto e i pezzi giacevano scomposti, apparentemente irrecuperabili ad un ordine qualunque, ed io mi ero agitato parecchio.

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ma prima di entrare nella grande officina a discutere il da farsi con tanto di foto in mano col figlio del titolare, che segue il restauro, eccomi a scambiare due chiacchiere con sua madre, una mia coetanea.

il tema e` il lavoro e io le chiedo come sta andando, se c’e` la ripresa.

non glielo chiedo per scrivere un post sul blog per la mia decina di lettori fissi, sia chiaro: glielo avrei chiesto comunque per me stesso, per il puro gusto di sapere; il blog e` poi soltanto il pretesto per dare forma scritta alla mia curiosita` e ai suoi risultati.

sono piccoli sondaggi come questi che aiutano a capire che cosa si muove davvero dietro la propaganda.

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la signora non sa di essere intervistata e la sua intervista si divide in due parti.

parte prima: siamo tutti in ginocchio, il lavoro manca, noi ce la caviamo un po’ meglio perche` siamo piu` attrezzati e possiamo fare tipi di lavoro diversi, anche cose un poco strane come la Sua, ma stiamo resistendo a stento.

bene: il vostro bortocal lo sapeva gia` che la ripresina in atto non riguarda l’economia reale diffusa.

stamattina ha letto il post giornaliero di Mario Seminerio, con la storia grottesca della crescita dello 0,8% del PIL, annunciato dal nostro pinocchiesco premier, quello che non bada ai decimali, se sono contro di lui.

crescita manipolata dall’ISTAT per fargli un favore, in un primo momento, ma che pero` e` dello 0,6%, se destagionalizzata, cioe` se togli l’effetto dei tre giorni lavorativi in piu` del 2015 rispetto al 2014.

e non si e` meravigliato, il vostro bortocal, a sentire da Seminerio che, se scomponiamo il dato, i protagonisti di questa Italia che si sarebbe rimessa in moto sono due: la spesa pubblica e FCA, la fabbrica marchionnesca di automobili, effettivamente vendute di piu`, grazie agli 80 euro mensili agli occupati.

per gli altri niente di nuovo in vista e stanno lottando per restare a galla.

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ma la seconda parte dell’intervista segreta alla moglie del marmista e` ancora piu` interessante per me, perche` aggiunge informazioni nuove.

da un certo punto di vista, aggiunge la signora, non ci potremmo neppure lamentare: siamo pieni di ordini potenziali, ordini in sospeso, che aspettano il via libera, ma non partono.

e come mai? chiede il vostro cronista improvvisato.

perche` per le ristrutturazioni edilizie o le nuove costruzioni i clienti aspettano dalle banche i soldi che non arrivano.

ah, ora e` tutto chiaro!

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dal mese di luglio io sono in un braccio di ferro estenuante con Banca Intesa perche` mi conceda un consistente mutuo per ristrutturare un bel pezzo della casa piuttosto grande che ho comperato un anno e mezzo fa con la liquidazione.

da otto mesi lotto con tormenti della banca che non capisco, legati a procedure infinite, e tra poco saranno i tempi della gestazione di un bambino.

dopotutto do l’immobile in garanzia e ho una pensione che garantisce il mutuo, anche se la mia eta` incrementa il rischio di morte (ma poi firmeranno anche i miei figli, come esige la banca per garantirsi); pero` sono poi in condizioni fisiche abbastanza buone, dopotutto, nel senso che non ho acciacchi troppo diversi da quelli che ho sempre avuto nella mia vita, a parte qualche cenno nuovo di artrosi, che tuttavia non e` malattia della quale si muoia, e la sordità familiare che avanza irrimediabilmente.

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la storia di questo mutuo e dei suoi alti e bassi meriterebbe un racconto a se`, come quella delle videocamere guaste, rubate o perdute durante il mio viaggio intorno al mondo: ho sentito aleggiare lo stesso spirito ostile e bizzarro.

un solo esempio? il perito che deve valutare se il valore dell’immobile copre quello del mutuo impiega quattro mesi, dopo avere visto la casa, per dire che non ha tempo di stendere la relazione; il nuovo perito che lavora sui suoi dati, ma e` un geometra ottantenne in pensione, dimentica di valutare il bellissimo pagliaio di fianco alla casa; la banca chiede di aggiornare la perizia, nonostante il valore definito copra gia` ampiamente il mutuo e anche se il pagliaio di almeno 100 metri quadrati in più deve ALZARE il valore della proprietà, vero?; un terzo perito subentra e il suo computer va in tilt, perdendo tutti i dati.

il fatto e` che il tempo e` denaro, come tutti sanno, e soprattutto quando hai piu` di 65 anni ogni mese che passa aumenta i costi del denaro che prendi in prestito.

chiamatelo pure malocchio, per il resto, ma per la parte principale si chiama eta`.

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al malocchio resisto mantenendo un sano fatalismo; da ieri un poco confortato, considerando che Unicredit, dovesse andare male il mutuo, e` disposta a sganciarmi in giornata un prestito personale di 50mila euro, purtroppo decisamente piu` caro, quanto a interessi.

e di colpo anche la mia vicenda personale diventa chiara e si trasforma in analisi politica.

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in questo momento l’elemento critico dell’economia italiana sta nelle banche, che non mollano i finanziamenti necessari per gli investimenti privati in edilizia, che rimane uno dei motori di funzionamento dell’economia reale.

le banche stanno erogando, piuttosto, prestiti a tassi piu` elevati, ma per importi piu` ridotti, con i quali puoi appunto cambiare i mobili o l’automobile, e Marchionne ha ben orchestrato una campagna anti-Volkswagen per dirottare gli acquisti italiani di auto verso la sua ditta.

anche all’Unicredit, dove vengo entusiasticamente presentato al giovane funzionario, che non mi conosce, come quello che aveva sei mutui (e li ha pagati tutti!, aggiungo io…), mi confermano che, anche se fossi passato da loro, avrei avuto le stesse difficolta` e gli stessi tempi.

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e` finita l’epoca nella quale il direttore della banca ti conosceva, scriveva lui una paginetta di perizia e nel giro di 15 giorni eri dal notaio a indebitarti.

gli errori, i finanziamenti balordi, i mutui rivelatisi inesigibili, in particolare in momenti di crisi, hanno portato oggi nelle banche le procedure per i grossi finanziamenti ad una esasperazione burocratica che rasenta la follia.

ci sono impiegate che fanno passare le ore e le carte e controllano i timbri e le ciribaccole, che sono pagate apposta per essere stupide e fare obiezioni sceme, perche` NON devono far funzionare il cervello.

i controlli devono essere ottusi, fermarsi particolarmente a lungo sulle questioni più assurde e contrarie al buon senso, come quella di dire che una perizia e` sbagliata e la copertura del mutuo e` incerta, perche` la banca ha dimenticato di valutare un pezzo della proprieta`.

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insomma, qui tiro le fila della mia chiacchierata e concludo con quel che ho imparato ieri dalla moglie del marmista sulla economia italiana.

la politica economica di Renzi e` sbagliata non solo perche` pretende di rilanciare l’economia facendo nuovo debito pubblico, non solo perche` gli scopi ai quali destina questi fondi (80 euro o 500 euro ai diciottenni per “la cultura”) sono demenziali, o meglio finalizzati agli interessi del suo datore di lavoro Marchionne nel primo caso o di qualche amico produttore nel secondo, ma perche` non e` in grado di affrontare il vero nodo del problema italiano, che sono le banche traballanti.

se le banche sono paralizzate dalle sofferenze, dalla burocrazia e dal terrore di fare mutui, puoi buttare nel sistema tutto il denaro che vuoi, ma in questo momento va a finire in vario modo nelle banche stesse, che se lo tengono stretto, per coprire i propri buchi degli anni passati, oppure lo concedono per prestiti a tassi davvero alti.

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su questo ammetto di non vedere soluzioni immediate: forse servirebbe una specie di rivoluzione come quella realizzata in Inghilterra all’inizio della crisi otto anni fa: nazionalizzare le banche.

ma si capisce da se` che sembra, nel nostro paese conservatore, l’equivalente di Lenin o di Fidel Castro.

nazionalizzare, dico io, con le banche quindi anche i loro debiti, e poi rinegoziare con i creditori dello stato nel loro insieme la somma divenuta assolutamente mostruosa e insostenibile del debito pubblico, impegnarsi a restituirne un terzo o la meta`, liberare lo stato dal peso integrale di 80 miliardi annui di interessi e rimettere in circolo 30 o 40 miliardi l’anno.

ma per fare investimenti (come voleva Keynes), non per alimentare il consumismo malato di un paese che si e` abituato a vivere a credito.

ed e` qui che casca l’asino: perche`, a parte le strade e il ponte di Messina o il riutilizzo degli edifici Expo, non  pare che le idee abbondino.

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io intanto cerco di fare restaurare almeno quella benedetta base del camino.

ed ecco che vado finalmente a vederla entrando nel laboratorio pieno di polvere bianca.

pare che la rabbia dell’altro giorno col marmista (malamente trattenuta) abbia avuto i suoi santi effetti: miracolosamente e` riuscito a rimettere in ordine i pezzi!!! e ancor prima di vedere le foto.

il recupero della grande pietra dissestata dagli eventi torna ad apparire possibile.

per fare questo, il vostro autore conta sulle proprie forze: la spesa e` abbastanza modesta da potere stare nel suo normale bilancio mensile.

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ma per ora questa e` soltanto una piccola storia personale, non e` ancora una metafora.

l’Italia aspetta ancora il suo marmista che rimetta assieme i pezzi e, se permettete, anche il suo bortocal o qualcuno di simile a lui, che gli dica come fare.

ecco, io direi che qui possiamo tagliare via tutto quello che si allarga olte i 15 centimetri e riusarlo per tamponare questa lacuna; in mezzo lasci pure un avallamento, la pietra curvava, vede? era lo spazio dove doveva bruciare la legna.

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10 thoughts on “l’economia italiana vista dalla moglie di un marmista – 132.

    1. ogni tanto mi diverto a raccontare mescolando i piani; ecco, questa e` una cosa che mi piacerebbe sapere fare meglio e fare piu` spesso.

      in omaggio al vecchio slogan sessantottino sul privato che e` pubblico? 🙂

      grazie molte dell’apprezzamento: sono chiacchiere un po` lente, le mie, decisamente fuori moda.

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