CinqueStelle incostituzionali? – 160

tre aderenti di Roma al Movimento Cinque Stelle, che si erano candidati alle primarie per l’elezione del sindaco e sono stati esclusi (tra loro anche il negazionista Antonio Caracciolo), hanno presentato ricorso al Tribunale di Roma per essere riammessi alle primarie.

per farlo contestano il regolamento interno che alla fine del 2014 ha sostituito il precedente Non Statuto.

questo regolamento lo si puo` leggere qui:

www.beppegrillo.it/movimento/regolamento/1.html

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sinceramente non ne vale la pena: e` un documento puerile, una totale follia.

per capirlo basta fare mente locale al link riportato li` sopra, alla sua formulazione e al fatto che il regolamento stia in un blog, nel blog personale di un blogger che e` anche la voce politica ufficiale del Movimento.

e il Regolamento non e` da meno: fa continuo rifierimento  al capo politico del MoVimento 5 Stelle, senza neppure nominarlo o spiegare chi sia o come viene scelto.

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del resto, sappiamo benissimo che il Movimento Cinque Stelle non e` neppure un vero movimento politico, ma una pura filiazione di Beppe Grillo, una sua estrapolazione.

difficile trovare esempi di strutture simili altrove nel mondo: toccava all’Italia mettere al mondo un simile mostro, che assomoiglia piu` ad una setta che circonda e abbraccia un guru che tutto decide, che un movimento politico fondato sul libero confronto interno e sulla democrazia decisionale.

da questo punto di vista il ricorso a internet e` la concretizzazione perfetta di questo nuovo modello politico accentrato: dopo avere ridotto gli aderenti a puri fantasmi politici virtuali, democrazia e` farli cliccare sulle scelte che propone loro il capo…

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perfino il Regolamento stesso è stato pubblicato sul blog di Beppe Grillo (forse e` una sua fantasia o uno sketch teatrale?), ma non è mai stato votato da un’assemblea degli iscritti, né fisica né via web.

chiedono i riccorenti: come puo` essere considerato il regolamento di un  movimento politico, se e` stato imposto da Grillo?

ed e` evidente che in linea di principio hanno perfettamente ragione.

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a monte di questo problema sta la mancanza di una legge che regolamenti la vita dei partiti, peraltro inutilmente richiesta dalla Costituzione, che e` rimasta incompiuta in questo aspetto decisivo.

Art. 49

Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.

a questo articolo che fissa i principi generali a cui deve ispirarsi l’associazionismo politico in Italia doiveva seguire una legge che desse concretezza all’astrazione.

ma, anche in mancanza, i concetti di liberta` e di metodo democratico nella vita interna escludono dal quadro costituzionale i partiti di struttura padronale, come quelli di Grillo o Berlusconi.

ma come si vede anche in questo, da tempo l’Italia nel suo insieme e` uscita dal quadro costituzionale…

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pero` e logico domandarsi se i riccorenti si accorgono solamente adesso di questi problemi…: quando si sono iscritti, non si erano accorti di niente?

ora sara` interessante vedere se il Tribunale di Roma considerera` questo principio costituzionale un punto di riferimento giuridico sufficiente per entrare nel merito della vita politica interna di questo movimento.

ma se lo facesse, sarebbe necessario prevedere una verifica simile per l’insieme delle forze politiche.

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