i due Poli, uno di nome Paolo – 169

non mi ricordo proprio quando Paolo Poli venne a Brescia per uno spettacolo, ma era certamente nel secolo scorso, anche se lui aveva circa settant’anni, portati benissimo.

e purtroppo ricordo anche poco delle conversazioni del dopo spettacolo in un bar, un gruppo di amici e lui, che continuava nel suo effervescente lancio di pensieri provocatori e sottili con una eleganza straordinaria, che non era soltanto quella della sua figura, ma si prolungava in quella della sua mente.

una mente organicamente omosessuale.

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ecco, ora molti diranno bene di lui in queste ore, tacendo religiosamente, e` il caso di dirlo, della sua proclamata femminile gaiezza, che ha sempre limitato l’apprezzamento della sua intelligenza vivacissima.

ma apprezzare Paolo Poli davvero significa superare gli stereotipi di genere.

ahime`, per chi se ne sente infastidito: se c’e`stato un essere umano anatomicamente maschile, che dimostra come gli esseri umano il sesso se lo scelgano indipendentemente da che cosa hanno in mezzo alle gambe, questo e` stato lui, o meglio e` stata lei.

ascoltatevi questa ultima intervista a Paolo Poli di meno di tre mesi fa, dove ogni tanto parla di se` al femminile.

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e subito dopo, a ricordare le due grandi menti che abbiamo perso quasi contemporanemanete, ecco una bella intervista di Paolo Poli a Umberto Eco.

 

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sarebbe bello pensare che e` in onore di Paolo Poli che il parlamento spagnolo ha approvato ieri la Legge di identità ed espressione di genere e uguaglianza sociale e di non discriminazione.

parte dalla premessa che il sesso di una persona non è un concetto puramente biologico, ma soprattutto psicosociale.

le scuole, sia pubbliche che private, devono aiutare gli scolari di età infantile ad avviare “un processo di manifestazione della propria identità di genere  e si fornirà una terapia ormonale ai bambini che mettono in dubbio la loro identità sessuale (ormoni maschili alle bimbe che si sentano bambini e viceversa) anche contro la volontà dei genitori.

gli insegnanti si rivolgeranno “allo scolaro trans con il nome scelto per lui o in caso di un non maggiorenne o che non abbia una sufficiente maturità, quello indicato dai suoi rappresentanti legali”.

il bambino trans avrà il diritto di scegliere l’uniforme che più si addice alla propria identità sessuale e anche negli spazi sanitari, sportivi ed educativi – ospedali spogliatoi, palestre “si deve rispettare l’identità di genere che ogni persona riferisca di avere nel momento in cui fa uso degli spazi separati per sesso”.

un bambino potrà, dunque, accedere agli spogliatoi delle bambine se si sente donna.

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ricavo queste notizie, sorprendentemente da uno scandalizzatissimo Giornale, mentre la stampa cosiddetta laica tace completamente sul tema, forse per non sottolineare il ritardo civile del nostro paese.

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6 thoughts on “i due Poli, uno di nome Paolo – 169

  1. Ok per quanto riguarda Paolo Poli, che apprezzavo moltissimo per l’ irriverenza e il parlare in modo assolutamente diretto. Non userei il verbo ” scegliere” quando parli di orientamento sessuale, ma te l’ ho già detto. Secondo me non si sceglie proprio, ti capita.
    Non ho capito bene da dove viene la seconda parte.
    Ne parliamo a voce. Buona Pasqua e a presto

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    1. hai ragione tu, e pero` non correggo l’espressione gli esseri umano il sesso se lo scelgono nonostante l’ambiguita` che puo` creare.

      intendo dire che gli esseri umani scelgono il sesso a cui appartenere e piu` in generale la loro identita` sessuale quando scelgono se accettare oppure no l’identita` sessuale che la natura gli ha dato.

      uso l’espressione scelgono perche` e` quella che usiamo comunemente in tutta la nostra vita: noi non scegliamo di essere buoni o stronzi, gentili oppure aggressivi, egoisti oppure portati ad aiutare gli altri.

      o meglio lo scegliamo quando decidiamo di adeguarci a come ci ha fatto la natura.

      la seconda parte viene dal Giornale, l’ho scritto anche in fondo, molto chiaramente mi pare… 😉

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      1. Il pensare che si possa ” scegliere” dà poi spazio a pensieri omofobici o addirittura a legislazioni incredibili ( pensa ai paesi in cui l’ omosessualità è reato). Al massimo possiamo scegliere se restare casti o meno, se far seguire un’ azione ai nostri desideri, ma non possiamo scegliere chi desideriamo. ( che peccato: sono inguaribilmente etero ma, se avessi potuto scegliere, sarei passata all’ altra sponda. Niente da fare. )

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        1. ahime`, non riesco ad essere chiaro, e hai ancora ragione tu.

          ma provo a spiegarmi ancora e faccio un esempio: se la natura sviluppa in un essere umano pulsioni omosessuali molto forti, questa persona puo` accettarle con assoluta serenita` e sincerita` – ecco il caso di un Paolo Poli o di un Sandro Penna -, oppure accettarle, ma nasconderle socialmente – ecco il caso di Oscar Wilde fino allo scandalo che lo travolse, oppure (per scendere di livello) i vari Marrazzo o Gasparri -, oppure viverle comunque apertamente, ma caricandosi di un enorme senso di colpa – ecco il caso di Pasolini -, oppure combatterle senza volerle ammettere neppure a se stesso – e qui gli esempi mi mancano, perche` si tratta di casi sfuggenti: mi verrebbe in mente Ratzinger, per dirne uno, oppure san Paolo, a quanto se ne capisce.

          ma naturalmente cose simili possono essere dette anche per il libertinismo eterosessuale.

          nessuna di queste “scelte” e` totalmente libera, semplicemente perche` l’essere umano non e` affatto libero: la liberta` di scelta e` solo una convenzione sociale necessaria per giustificare il sistema penale…

          quel che l’individuo “sceglie” e` l’atteggiamento del suo io verso il suo es, nel senso che qui agiscono condizionamenti culturali, ma nessuna scelta puo` cambiare l’orientamento sessuale di fondo.

          l’accettazione o la non accettazione di se` non e` in nessun grado un intervento sulla propria sessualita`, ma soltanto un indice del rapporto piu` o meno buono che un individuo ha con se stesso.

          lo stesso dicasi della scelta se restare casti: qui c’e` una differenza profonda, a quanto ho riscontrato, fra sessualita` maschile e femminile; la potenza dei condizionamenti ormonali in un maschio giovane mi risulta tale, in via ordinaria, che e` ben difficile per lui poter decidere di restare “casto” nel senso di privarsi completamente della attivita` sessuale; questa condizione si puo` raggiungere nella vecchiaia, credo (non so se sono ancora propriamente vecchio), ma viene poi troppo a coincidere con la impossibilita` di svolgerla…

          per le donne, ordinariamente, non e` cosi`: le donne, a quanto mi risulta per la mia esperienza, “decidono” sempre se fare l’amore oppure no; l’uomo, fino a che le sue spinte istitive sono molto forti, spesso non ha proprio la possibilita` di deciderlo.

          e lo stesso vale, ovviamente, anche al contrario, anzi qui ancora di piu`: se un uomo non prova una attrazione fisica forte, assoluta, incondizionata, per una donna, e` perfettamente inutile che “decida” di avere un rapporto con lei, perche` non potrebbe averlo (a meno che non sia in una condizione di desiderio sessuale cosi` forte da rasentare lo stato di sofferenza fisica o di crisi di astinenza, dato che allora potrebbe fare sesso davvero con chiunque); una donna potra` sempre invece iniziare un rapporto con altre motivazioni e sperare che un desiderio fisico molto forte le venga per via…

          questa forte disimmetria fra femminile e maschile potrebbe spiegare molte cose, ma spiega soprattutto la difficolta` di comprendersi reciprocamente su questo piano fra uomini e donne.

          difficilmente le donne infatti riescono a immaginare la condizione maschile, mentre per una parte dei maschi il problema inverso neppure si pone, dato che quel che prova o non prova la donna non lo considerano problema loro, e comunque puo` non essere rilevante per la loro soddisfazione sessuale.

          in ogni caso, in questo campo, la variabilita` tra una persona e l’altra e` talmente ricca che ogni generalizzazione rischia di essere sbagliata per qualche caso particolare.

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          1. L’ hai spiegato, come al solito, meravigliosamente bene e allora direi che siamo d’ accordo su tutto. L’ unica cosa su cui mi sentirei di insistere è che ogni donna è diversa dall’ altra; non ti posso spiegare quante volte, parlando con amiche, non mi ritrovavo per niente nelle loro ” pulsioni”- o mancanza di esse- e quante volte ho pensato a quanto siamo diverse tra di noi ( e mi sto solo riferendo alla sessualità ). Quindi anche lì, si dovrebbero fare tanti di quei ” distinguo”…In comune con gli uomini, per fortuna, abbiamo un certo calo di ormoni con l’ età, ma è diverso lo spirito con cui accettiamo o non accettiamo la cosa…Insomma il festival delle differenze, sia tra un sesso e l’ altro, sia all’ interno dello stesso. È un miracolo quando ci capiamo…Abbraccio pasquale ( 🙂 questa frase suona così ambigua, ahahah)

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            1. sai, principotta, quando ricevo commenti cosi` laudativi, rileggo sempre con un briciolo di incredulita` e perfino con un’ombra di preoccupazione quello che ho scritto; e per fortuna questa volta ho trovato, oltre a un bel po` dei miei soliti refusi, o a qualche espressione da migliorare, anche un lapsus fondamentale, che ora ho corretto, rimettendo il maschile che serviva, dove avevo scritto femminile.

              il bello e` che tu ogni volta mi hai incalzato in modo molto pertiente mettendo in luce i limiti di quel che avevo scritto…

              ora hai aggiunto una considerazione importante, che io avevo soltanto accennata, ma che e` bene dettagliare meglio come hai fatto tu: l’enorme variabilita` di condizioni, nella sessualita`, anche dentro lo stesso sesso.

              quanto alla sessualita` nell’ultima parte della vita, la condizione femminile e quella maschile si differenziano profondamente come piu` non si potrebbe.

              nella donna sparisce non il desiderio, ma la capacita` di generare; attorno ai cinquant’anni con la menopausa la donna affronta un’esperienza che il maschio non immagina neppure per se`: perde la capacita` di generare, che era stata per tanto tempo un elemento essenziale della sua sessualita` e si trova di fronte ad una nuova sessualita`, non generativa.

              e` la perdita di una forma di sessualita` e la nascita di una forma di sessualita` nuova ed inedita, anche se per molte donne, culturalmente condizionate, la perdita della capacita` procreativa viene sentita come perdita della sessualita` in generale, se le due cose non sono state ben distinte fra loro gia` prima.

              l’uomo non vive questa trasformazione e questa separazione neppure nell’eta` piu` avanzata: sessualita` e capacita` di generare convivono in lui fino alla fine, e se tramontano, tramontano assieme.

              l’uomo smette di poter generare solamente se smette di poter avere una sessualita` attiva: non esistono rivoluzioni psicologiche che gli richiedano di inventarsi una sessualita` nuova.

              in questo senso forse la parte finale della vita erotica maschile e` meno stressante e piu` tranquilla, ma anche meno creativa…

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