se anche Prodi suona l’allarme sui social – 173

in un intervista al Giorno Romano Prodi affronta il problema della straordinaria crescita di potere dei social network, che sto cercando di seganalare anche io nella infima modestia del mio blog, semplice passatempo alternativo alla pittura della domenica, condiviso a tratti con qualche amico…

potrei limitarmi a riprodurre, temo abusivamente, questa intervista, che ha un interesse troppo forte, ma, visto che e` riservata, mettero` alla fine un link al sito originale del Giorno.

ma non so rinunciare a qualche considerazione mia.

chi non e` interessato, passi direttamente alla fine.

. . .

l’intervista parte da un caso che vale la pena di conoscere meglio:

a Reggio Emilia vive un certo Luca Aleotti, trentatreenne disoccupato, di padre italiano e madre maghrebina; e` seguito dai servizi sanitari e sotto sorveglianza speciale per atti di stalking inflitti alla sua ex compagna e per aver aggredito un agente: ha l’obbligo di firma e di dimora in città, gli e` stato ritirato il passaporto, non può uscire di casa la sera, né frequentare bar o locali affollati; insomma gli è vietata la vita sociale, ma solo nel mondo reale, perché in quella virtuale può continuare a fare quel che vuole con chi gli pare.

e infatti ha due profili Facebook: “Musulmani d’Italia” e “Islam Italia”, che raccolgono oltre 11mila “mi piace” sulla pagina, presumibilmente di matti come lui, ed e` indagato per terrorismo dalla procura di Bologna per avere pubblicato dopo gli attentati di Parigi, frasi come “non esiste nessun Islam laico o moderato, esiste solo la sottomissione ad Allah”, sotto lo pseudonimo Saif-Allah, cioè spada di Dio.

aldila` dei probelimi psichici, ecco un tipico caso di fiancheggiamento del terrorismo nazi-islamista, che andrebbe risolto non con i garantismi dello stato di diritto, ma con l’immediato internamento in un campo di prigionia fino alla fine della guerra che ci e` stata dichiarata da loro.

di lui si occupa  Benedetta Salsi, redattrice del Resto del Carlino di Reggio, in un articolo sul suo giornale, e, la mattina stessa in cui questo compare in edicola, sulla pagina Musulmani d’Italia compare un post con la sua fotografia presa da Twitter, il suo nome, età, luogo di lavoro: e` indicata come “islamofoba”, con calunnie e invenzioni, allusioni sessiste e volgarità e al termine la minaccia: «Per lo statuto giuridico islamico questi atti sono punibili severamente». 

a questo punto la magistratura di Reggio Emilia intima a Facebook di oscurare le due pagine con le minacce alla giornalista.

Facebook risponde con una parola sola: «rejected», respinto.

. . .

la presa del potere mondiale (o quasi: fa eccezione la Cina, fanno eccezione alcuni paesi troppo poveri perche` internet sia diffusa a livello di massa) e` la piu` originale mai vista nella storia.

avviene senza violenza evidente e nel piu` paradossale dei modi.

si e` creato e via via si rafforza un mondo alternativo a quello reale e che appare migliore, grazie alle continue gratificazioni che concede.

e con la potenza inaudita di una comunita` parallela, fatta su tua misura, meglio che il vestito di un sarto artigianale, pone ciascun io al centro di un mondo immaginario totalmente gratificante.

qui viene costruito il consenso, che poi viene fatto pesare nel mondo reale, che poi e` quello che conta davvero, anche per i proprietari dei social network, perche` e` qui, al momento, che si guadagna denaro reale.

(ma chissà per quanto ancora resisteranno le monete tradizionali: quando anche loro crolleranno il passaggio di potere sarà completo).

. . .

gli scontri recenti fra i social network e poteri statali, anche di paesi non certo secondari come gli USA, lasciano incerti (per usare un eufemismo) su chi abbia il consenso prevalente: se gli stati, che chiedono di rispettare le loro leggi, oppure i social network.

di certo, questi si sentono gia` cosi` potenti da sfidare direttamente la legge.

senza capire la portata di questo scontro (come e` capitato a me stesso per lungo tempo), non si puo` capire la portata dei fenomeni che stanno rivoluzionando il mondo, e in particolare la distruzione della democrazia.

il fenomeno ha in realta` radici abbastanza lontane: non ha nessun senso pensare che possano esercitare il potere reale democratico persone che trascorrono il loro tempo libero soprattutto in un mondo immaginario: era una volta quello televisivo, e` oggi quello internettiano, ben piu` pervasivo.

. . .

le situazioni storiche piu` simili al momento in cui stiamo vivendo sono quelle del disfacimento di grandi imperi, seguiti da lunghe fase di anarchia feudale.

come nella Cina del passato o nell’Europa feudale, il potere reale sta passando ad una nuova rete mondiale di signori della guerra.

pero` forse questa immagine stessa va cambiata: i signori della guerra, nella loro frantumazione appaiono oggi piuttosto i 196 stati che si dividono il mondo.

rispetto a loro sono poteri meno frammentati quelli dei 5 o 6 grandi network che si dividono invece il mondo virtuale.

. . .

qui dunque sta il cuore del problema, come dice Prodi: occorre contrapporre ai forti poteri mondiali dei social network dei poteri locali organizzati altrettanto forti.

e forse, aggiungo io, ancora qualcosa di piu`: una prospettiva di coordinamento mondiale dei governi, se non proprio un governo mondiale.

la frammentazione degli stati e` assolutamente funzionale allo sviluppo del potere di questi nuovi poteri.

e questo spiega forse abbastanza bene anche le loro campagne per indebolire le entita` statali sovranazionali che ci sono (anche attraverso i Trattati internazionali in discussione per subordinare gli stati alle esigenze della finanza, vedi TTIP e simili) o per impedire che altre ne nascano: non a caso i social network combattono l’Unione Europea.

e aldila` di ogni ragionevole e ragionata critica alle sue scelte e alla sua politica, questo semplice faro dovrebbe guidare la rotta del nostro pensiero: che se non si procede verso forme democratiche di governo mondiale e verso strutture sovra-nazionali capaci di imporsi sui social, la democrazia e` finita.

. . .

l’ultima noticina e` di colore: l’intervista di Prodi mi e` stata segnalata su Libero, l’infame quotidiano, con frasi di questo tipo: Aiuto, Prodi è impazzito: “Chi cospira”; Il professore trova un nuovo nemico; il Mortadella aggiunge che…; sottotitolo: Mortazza complottista.

ebbene si`, questo e` il livello dell’informazione in Italia: la grande stampa democratica nasconde queste importanti riflessioni di Prodi, la stampa (a volerla chiamare cosi`) di destra lo riprende invece per deriderlo.

pero` la cosa piu` curiosa sapete qual’e`? che Libero promuove un sondaggio tra i suoi lettori per sapere se sono d’accordo con Prodi, o meglio per convincere i suoi lettori a sbeffeggiarlo.

titolo del sondaggio: COMPLOTTI E POTERI Prodi: “I social network dominano il mondo”. Per voi ha ragione?

risposte possibili: Si` – No, ma che dice?

foto di accompagnamento, questa:

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be`, e se vi dicessi che il 57% dei lettori di Libero (lettori di Libero!) da` ragione a Prodi?

. . .

ma dovrei aggiungere qualcosa ancora sul tema della liberta` di espressione, ma evito di ripetermi.

la liberta` di espressione serve al benessere comune e puo` essere difesa soltanto fino a che lo sostiene: non e` un tabu` che non si puo` toccare.

. . .

ed ecco l’articolo orginale:

Potere social, Prodi lancia l’allarme: “Solo una rete europea può salvarci”

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3 thoughts on “se anche Prodi suona l’allarme sui social – 173

  1. C’è anche un altro problema. A parte il caso citato nel post, come si fa a sapere quale stato abbia il diritto di chiedere la modifica di elementi illegali che in altri paesi potrebbero essere legali? Alla fine i contenuti potrebbero benissimo arrivare da un altro paese.

    Dovremmo concludere che la lingua italiana sia un’esclusiva del paese Italia?

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    1. la prima osservazione e` centrale: e` proprio su questo aspetto, infatti, che fanno leva i nuovi poteri informatici trans-nazionali per sottrarsi alle legislazioni statali: giocano sulle contraddizioni fra loro.

      e`, non casualmente, la stessa cosa che fa la finanza globale, sfruttando gli stati paradisi fiscali.

      la seconda osservazione e` stimolante nell’indicare una strada possibile, ma non praticabile.

      il plurilinguismo diffuso e piu` ancora i traduttori automatici, via via che miglioreranno, renodono e ancora di piu` renderanno infatti molto fragile questo argine.

      inoltre l’inglese e` oramai di fatto una lingua pressoche` universale.

      senza pensare che ci sono lingue che appartengono come lingua madre a piu` paesi (l’inglese, ma anche il tedesco) e non sarebbe facile stabilre quale paese ha il diritto di controllare quella lingua.

      no, l’unica strada e` quella lunga e difficilissima che dovrebbe portare a un governo mondiale.

      ma e` abbastanza evidente che gli stati sono in tale ritardo e si muovono cosi` lentamente in questa direzione (o forse sarebbe meglio dire che non vi ci muovono affatto) che palesemente il governo mondiale sara` costruito dalle grandi multinazionali sottomettendo via via gli stati e trasformandoli, piu` ancora di quanto non siano ora, nei loro porta-ordini locali.

      Liked by 1 persona

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