come liberarsi di internet-Pangloss? – 185

?

se fossi coerente, questo sarebbe il mio ultimo post…

ma perche` essere coerenti e razionali?

sono valori passati di moda.

e io stesso del resto, credo di piu` alle oscure fascinazioni delle scelte non troppo logiche.

. . .

se fossi coerente, smetterei di scrivere post, smetterei di pensare, mi concentrerei sullo svuotamento della legnaia di casa mia in vista dell’inizio dei lavori di ristrutturazione della casa e sulla mia archeologia da giardino, un poco esaltata…

solo che la fine della mia vita assomiglierebbe in modo troppo pericoloso a quella di Candide,

il personaggio del romanzo di Voltaire, che dopo essere sopravvissuto all’assedio di Costantinopoli mutilando le donne delle loro chiappe abbondanti ed essersene cibato, disilluso ma non sconfitto, si ritira con i suoi amici in una fattoria, dove, anziché filosofare, può dedicarsi al lavoro nel suo “orto”.

. . .

del resto, come Candide, anche io per tutta questa prima ampia parte della mia vita, ho combattuto tutti i vari dottor Pangloss, che ci dicono che tutto sta andando nel modo migliore possibile.

anzi no: per un certo periodo Pangloss aveva irretito anche me e mi aveva portato dalla sua parte:

perche` il Pangloss che ci dice che tutto va bene e che il mondo va nel migliore dei modi possibili secondo il nostro punto di vista, e` oggi internet.

. . .

“So anche” disse Candide “che bisogna coltivare il proprio giardino”.

“Hai ragione” disse Pangloss; “perchè quando l’uomo fu posto nel giardino dell’Eden, ci fu posto ut operaretur eum, perchè lo coltivasse; il che dimostra che l’uomo non è fatto per il riposo.”

“Lavoriamo senza ragionare” disse Martin; “è l’unico modo di render la vita tollerabile.” (…)

“Ben detto” rispose Candide “ma dobbiamo coltivare il nostro orto”.

e con queste parole si conclude il libro.

. . .

ma qui e` in ballo non una semplice parabola esistenziale, almeno credo, ma una nuova analisi della situazione.

la mia riflessione, la mia scrittura, i miei blog decennali, sono stati sempre caratterizzati, in tutto l’arco della mia vita fino ad oggi, dall’idea anni Sessanta dell’impegno civile attorno ai temi della democrazia e dei diritti umani.

pero` ultimamente mi accorgo, se faccio un parallelo storico, che sono come uno che 150 anni fa, avesse fatto il garibaldino contro il Regno delle Due Sicilie, e continuasse a sentirsi tale nel corso della prima guerra mondiale.

. . .

e in effetti in una guerra mondiale siamo, la quarta, quella contro il nazi-islamismo (dato che la terza, iniziata nel 1948 e conclusa nel 1989 fu quella fredda contro il comunismo), anche se al momento sembra volgere lentamente a nostro favore;

e le guerre mondiali, come ben sappiamo, non sono troppo favorevoli, per dirla ironicamente, allo sviluppo della democrazia e alla tutela dei diritti umani.

dunque, ecco affacciarsi la consapevolezza di scrivere secondo ispirazioni, valori, persino modi espressivi fuori moda.

e` vero che la grande ondata democratica del Sessantotto si sviluppo` proprio al culmine della guerra fredda, fra i primi vent’anni e i secondi dei 40 che e` durata;

ma insomma, un guerra fredda, che divenne calda, anzi caldissima, soltanto in una lontana Indocina o in Afghanistan, non impediva del tutto il richiamo ai valori ancora vivi della Resistenza.

. . .

ora, tutto questo e` cambiato, ma per un motivo ancora piu` profondo della guerra mondiale contro i nazi-islamisti.

anche questa guerra, in qualche modo, finira`, presto o tardi, e comunque i fanatici del nuovo terrore hanno gia` perso la loro aura di invincibilita`.

questo, per un nazismo a base religiosa, fondato su una interpretazione aberrante dell’islam, e` gia` il segno della fine, perche` non pare che Allah sia dalla loro parte…

ma il vero cuore del problema e` da tutt’altra parte, e questo aspetto non siamo in grado di modificarlo.

. . .

dobbiamo guardare alla societa` nel suo insieme e renderci conto della trasformazione radicale che e` avvenuta negli ultimi decenni; e` qualcosa che ha profondamnte trasformato le nostre stesse condizioni di vita.

l’equilibrio sempre piu` incerto sul quale si regge la societa` globalizzata attuale sta nella sfida scientifica per risolvere via via i problemi che lo sviluppo tecnologico e dunque economico dell’umanita` stessa va suscitando.

il carattere antiquato del mio modo di pensare risulta anche dal fatto che, di fronte ai problemi immani che abbiamo davanti, continuamente sottovaluto la possibilita` che qualche scoperta nuova sposti la contraddizione piu` in la` e ne crei nel breve periodo qualcun’altra nuova, non altrettanto drammatica.

insomma i sette miliardi abbondanti di esseri umani che popolano il pianeta sopravvivono oggi solamente grazie alla scienza e alla sua rinnovata scommessa, ogni volta vinta, al momento, per riuscire ad alimentare una massa cosi` enorme, a reggere l’ulteriore incremento demografico, oggi concentrato in Africa (la quale da sola, continuando cosi`, dovrebbe avere a fine secolo una popolazione pari a tutta la popolazione mondiale di oggi), a vincere la sfida delle malattie e della fame.

l’unica sfida che la scienza non sembra in grado di vincere e` quella della guerra.

. . .

la scienza richiede sempre maggiori investimenti.

ed e` l’economia a fornirglieli, non la democrazia.

cosi` il potere economico e quello del sapere vengono palesemente a convergere attorno alla creazione di una nuova aristrocrazia, ben piu` potente di quelle del passato.

e` questo processo che noi chiamiamo crisi economica mondiale, semplicemente perche` e` la fine, che gradualmente avanza, della vecchia societa` dei consumi.

la ricchezza mondiale si sposta dalle masse verso poche mani che ne dispongono sempre piu` liberamente, e senza l’impaccio dei parlamenti, che sono soltanto il luogo dove si eseguono i loro mandati.

e` crisi di riorganizzazione dell’economia; e` crisi soltanto per chi rimane legato ad una visione democratica dell’economia, come se dovesse essere al servizio delle masse e non dei pochi.

non a caso, nella cosiddetta crisi, i profitti dei pochi crescono ancora piu` impetuosamente del solito.

crisi e` l’arricchimento sempre maggiore degli iper-plutocrati, visto dal punto di vista di una massa che sempre piu` verra` spinta a condizioni di semplice sussistenza, dipendente dalle generose elargizioni dei potenti.

e piu` avanti verra` anche silenziosamente ridimensionata (come gia` sta avvenendo nei paesi avanzati), in modo cosi` subdolo che neppure se ne accorgera`, tutta immersa nella realta` virtuale.

. . .

ma le enormi e crescenti differenze sociali, la spaventosa concentrazione di una parte oramai prevalente della ricchezza in poche, anzi pochissime mani, disegnano anche un processo di riorganizzazione anti-democratica del potere,

contro la quale ho combattuto invano per decenni, via via che la vedevo affermarsi e diventare indiscutibile.

ma se oggi voglio continuare a combattere Pangloss, come ho sempre fatto, devo onestamente ammettere che la battaglia e` persa.

che questa concentrazione del potere e` indistruttibile, perche` cambiarla significa mettere a rischio la ricerca scientifica controllata dai poteri f0rti e con essa la sopravvivenza stessa dell’umanita`.

. . .

la battaglia e` persa anche perche` la stessa ricerca scientifica ha creato internet, cioe` la forma piu` potente di controllo della rete relazionale frale menti umane e il cantiere dove cresce impetuosa una realta` parallela, dove dirottare tutti coloro che non sono utili.

lentamente la consapevolezza della inutilita` crescente di una parte importante della popolazione mondiale si fara`strada: basta che proceda ancora la meccanizzazione del tutto, in parallelo alla deportazione mentale delle grandi masse su internet.

. . .

questo processo, che vedo o credo di vedere lucidamente, ad una persona della mia generazione crea disagio.

alle nuove generazioni non so, ma in Italia almeno direi di no: ci convivono quietamente e non occorre neppure nessuna particolare forma di consapevolezza per farlo.

piuttosto e` da notare che il nostro paese, certamente il piu` disimpegnato e assente politicamente nel quadro europeo, e` anche quello che cova rancori indicibili ed esprime una opinione pubblica vuotamente rancorosa e perennemente con la bava alla bocca o incondizioni di isterico terrore.

per lungo tempo non ho capito questa posizione di disimpegno dei giovani italiani.

poi rifletto agli stili di vita, al consumo di massa della cocaina, al sesso di gruppo inteso come sballo, alle discoteche dello spaccio, alla malavita che controlla ampi territori imponendo il suo modello culturale…

ma di che mondo sto mai parlando io?

. . .

aggiungo che aspettarsi che la gente venga sul mio blog a commentare, per il piacere di discutere i temi della nostra convivenza civile, aldila` dei molti cari amici che in effetti lo fanno qualche volta, significa sperare che internet sia centrale nella loro vita.

assurdo, no?

in effetti, mentre parla male del potere e di internet asservita al potere, questo blog sta lavorando giusto per i mega-poteri che a parole contesta.

per questo, se saro` coerente, smettero` col blog.

per questo, se voglio combattere Pangloss, devo smettere di parlarne…

dopotutto sarebbe il silenzio attorno a lui la sua peggiore sconfitta.

 

Annunci

8 thoughts on “come liberarsi di internet-Pangloss? – 185

  1. nella parte finale spieghi bene le motivazioni della mia assenza, e sono perciò sicuro che non me ne vorrai per questo 🙂
    ma anche se non scrivo quasi più nulla, se non più che sporadicamente, di rapina direi, la lettura non è affatto interrotta: in alcuni momenti mi faccio ancora qualche abbuffata silenziosa, quando riesco ed il tema mi attrae.

    leggendoti di recente ho notato una sostanziale convergenza su diverse considerazioni che in passato ci mettevano agli antipodi.
    ma indipendentemente dalla ragione per cui si parteggia, che non vale un soldo di cacio, mi verrebbe da dire che stai cambiando amico mio, e sono felice per te 🙂
    un salutone di passaggio!!

    Mi piace

    1. eheh, non lo so proprio se volertene o no per la tua assenza (forse un poco si`), ma ho pensato sinora che tu potessi avere dei motivi migliori di quello che hai trovato scritto da me qui… 🙂

      che ho continuato a contraddire, del resto, appena dopo averlo scritto, anzi, addirittura scrivendolo…

      di cambiare credo anche io, e per vari motivi: sarebbe strano che, dopo avere cambiato radicalmente le mie condizioni di vita, io stesso non cambiassi almeno un poco, accompagnadole: sarebbe un segno di rigidita` preoccupante.

      detto questo, qua e la` (ad esempio all’inizio di questo post) descrivo semplicemente una situazione di fatto, forse anche con un filo di ironia…, ma non per esprimere approvazione.

      come dice Daza, nel commento ad un alto post, continuo a pensare che per orientasi serve la bussola e non la barca della fede.

      mi fanno piacere tuttavia i tuoi saluti e li ricambio con affetto.

      Mi piace

      1. “aggiungo che aspettarsi che la gente venga sul mio blog a commentare, per il piacere di discutere i temi della nostra convivenza civile, aldila` dei molti cari amici che in effetti lo fanno qualche volta, significa sperare che internet sia centrale nella loro vita.”
        potenza della rielaborazione mentale: ero (e sono tutt’ora) convinto che questa tua aspettativa fosse piuttosto provocatoria e paradossale ;-P
        nel mio caso specifico la rete sta diventando – certamente per mia salute, per gli altri dipende – un appassionato hobby scavalcato da lavori ben più terra terra, di nuovo mi ritrovo felice zappatore di quotidianità.
        pezzetto per pezzetto porto comunque avanti l’audace puzzle ma senza più fretta nè aspettativa, come la formichina che prepara il formicaio in cui non dovrà andare a vivere, come il ragno che tesse una delicata tela inadatta agli insetti, buona sola per raccogliere rugiada 🙂
        è il mio mandala, che non so quando avrò termine e non so nemmeno se sia il caso di esporre: potrebbe essere anzi il caso di distruggerlo semmai mi apparisse troppo sofisticato ed alieno.

        la bussola (o il timone, che deve essere unito alla pala per funzionare) è senz’altro l’unico mezzo per orientarsi. ma se non si galleggia, l’orientamento è uno scherzo per masochisti 😉

        Mi piace

        1. da non marinaio (evidentenmente), penso che sia opportuno cominciare ad orientarsi dalla terraferma, prima ancora di partire.

          e controllare bene che la barca galleggi prima di metterla in mare.

          non mi ritrovo nell’idea di chi comincia ad orientarsi solamente una volta in mare… 🙂

          su tutto il resto, concordo con te, e la tua scelta mi sembra saggia. 🙂

          cerchero` di farla mia anche io, gradualmente.

          Mi piace

    1. ma il post di stamattina come fai a dire che e` bello e saggio, se non sei arrivata a leggerlo per la lunghezza? 🙂

      che fosse lungo lo sapevo, ma ci sono post che si scrivono soprattutto per se stessi.

      Mi piace

        1. ma se l’hai letto, scusa, perche` scrivi Troppo impegnativo per leggerlo? 🙂

          non mi aspetto commenti su quel post, a parte i tuoi che andranno a rimpolpare l’esile schiera…

          so bene che post cosi` non sono adatti al blog come strumento…

          Mi piace

Lascia un commento, soprattutto se stai scuotendo la testa. Un blog lo fa chi lo commenta. E questo potrebbe diventare il tuo blog.

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...