VIA via, se non voti al referendum – 203

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da un articolo di Luisiana Gaita sul Fatto Quotidiano, sulla base del Bollettino degli Idrocarburi pubblicato il 31 dicembre scorso dal Ministero dello Sviluppo Economico,  si ricavano invece informazioni molto utili per orientarsi su come votare al referendum di domenica prossima.

le concessioni oggetto del referendum del 17 aprile sono 44: sono quelle scadute a fine 2015, alcune da mesi, altre da anni (una addirittura dal 2009).

Le compagnie avevano già presentato istanza di proroga e il Ministero dello Sviluppo Economico non aveva ancora dato il via libera.

eppure continuavano ad operare, tanto chi doveva sapeva quel che sarebbe successo e infatti oggi non sono più da considerare scadute per effetto del famoso emendamento nella legge di Stabilità che ha sanato il pregresso, ed ora si comprende meglio perche`.

ma l’abitudine a concedere autorizzazioni dopo la scadenza e` di lunga data, e considerata normale.

il rinnovo e` stato richiesto anche per concessioni ‘non produttive’, 4; probabilmente le societa` lo fanno per evitare i costi notevoli dello smantellamento.

quindi l’emendamento Boschi serve anche a questo: a risparmiare alle societa` petrolifere di smantellare gli impianti di fatto fuori uso lasciando un residuo minimo di prodotto non estratto: tanto in queste condizioni il rinnovo e` automatico e illimitato.

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tit_impatto_ambientale

c’e` infine da aggiungere che la valutazione di impatto ambientale (VIA), obbligatoria per ogni intervento o attivita` che puo` avere rilevanti conseguenze sull’ambiente, e` stata introdotta in Italia nel 1988, sulla base di una Direttiva Europea del 1985.

alcune delle concessioni all’estrazione di petrolio oppure gas sono precedenti a questa data.

quindi il loro rinnovo automatico fino ad esaurimento del giacimento, secondo l’emendamento Renzi-Boschi, permette di evitare tale valutazione.

e forse e` proprio questo il cuore dell’obiettivo che si voleva raggiungere, considerando che la normativa italiana sulla VIA è articolata anche a scala regionale.

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ancora una volta la linea politica generale di Renzi e` volta ad esautorare le istanze locali e ad imporre scelte autoritarie centrali, cioe` sue.

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ed ecco l’appello per votare sì al referendum sulle trivelle del 17 aprile, firmato da una cinquantina di scienziati.

mi ci ritovo.

Votiamo sì perché vogliamo che il governo intraprenda con decisione la strada della transizione energetica, per favorire la ricerca e la diffusione di tecnologie e fonti energetiche che ci liberino dalla dipendenza dai combustibili fossili. 

Il prossimo 22 aprile capi di Stato e di governo firmeranno l’Accordo di Parigi, risultato della COP 21 sui cambiamenti climatici di dicembre. L’accordo, raggiunto all’unanimità da 195 paesi più l’Unione Europea, rappresenta l’avvio definitivo del passaggio dai combustibili fossili, responsabili principali del cambiamento climatico oggi in atto, alle energie rinnovabili, all’efficienza e al risparmio energetico.

Il quantitativo di petrolio e di gas naturale fornito al nostro Paese dalle piattaforme entro le 12 miglia non supera rispettivamente lo 0,9% ed il 3% dei consumi nazionali. Una quantità irrisoria.

Le rinnovabili rappresentano la prima voce di investimento nel mondo; nel 2015 hanno raggiunto 329 mld di dollari (quintuplicati rispetto a 5 anni prima).

La crescita nel mondo dell’energia elettrica prodotta da rinnovabili nel 2015 è stata dell’8,3%.

L’attività delle piattaforme può rilasciare sostanze chimiche inquinanti e pericolose, come olii, greggio (nel caso di estrazione di petrolio), metalli pesanti o altre sostanze contaminanti (anche nel caso di estrazione di gas), con gravi conseguenze sull’ambiente circostante.

Se vince il Sì, le piattaforme non chiuderanno il 18 aprile, ma saranno ripristinate le scadenze delle concessioni rilasciate. 

Le stime ufficiali (fonte Isfol) sull’intero settore di estrazione di petrolio e gas in Italia parlano di 9mila impiegati in tutta Italia e 3mila nelle piattaforme oggetto del referendum.

Un settore in crisi da tempo.

Per le politiche volute dagli ultimi governi ed aggravate dal governo Renzi, nel 2015 si sono persi circa 4 mila posti nel solo settore dell’eolico e 10mila in tutto il comparto.

L’unico modo per garantire un futuro occupazionale duraturo è quello di investire in innovazione industriale e in una nuova politica energetica: tutte le previsioni parlano di un settore delle rinnovabili in espansione, che in Italia potrebbe generare almeno 100mila posti di lavoro al 2030.

Invitare all’astensione in una consultazione democratica è sempre un atto di irresponsabilità civile e politica, che non può che aggravare la grande malattia delle democrazie contemporanee: l’astensione dilagante.

 

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One thought on “VIA via, se non voti al referendum – 203

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