quanto vivremo? riflessioni sulla salute in Italia – 209

a me pare giunto il momento che l’opinione pubblica si interroghi a fondo sulla salute pubblica e sulle condizioni della situazione sanitaria in Italia.

prima di tutto sono venuti i dati sull’incremento straordinario di morti del 2015, l’anno col numero di decessi piu` alto dalla fine della seconda guerra mondiale.

subito interpretazioni minimizzanti, sulla stampa: sono quelle che risultano psicologicamente piu` gradite, ma anche le meno responsabili.

i nostri dottor Pangloss ci hanno anzi provato a convincere che l’aumento dei morti era un segnale positivo:

i morti aumentavano semplicemente perche` la durata della vita media si era allungata, ma ora per troppi vecchietti arrivava comunque l’hora nostrae mortis, amen.

. . .

pero` subito dopo arrivava anche un altro dato: smentiva direttamente queste interpretazioni, ma nessuno ha provato a fare il collegamento per accorgersi che quella spiegazione non reggeva alla luce del secondo dato.

nel 2015 per la prima volta anche la durata della vita media in Italia e` diminuita.

partiamo comunque dal fatto che l’Italia e` un paese di longevi: la speranza di vita di un italiano era nel 2014 in media di 82,6 anni e soltanto la Svizzera (82,9) e Singapore (82,65) ci superavano (di poco).

secondo altri dati siamo sempre terzi, nel 2014, ma a superarci sono Monaco (con una aspettativa di vita di addirittura quasi 90 anni) e Giappone (85,5), mentre l’aspettativa di vita italiana sarebbe invece di ben quasi 85 anni:

https://it.wikipedia.org/wiki/Stati_per_aspettativa_di_vita

(in fondo alla classifica l’Africa: nello Swaziland la speranza di vita media e` tuttora inferiore ai 40 anni).

la speranza di vita in Italia 2014 e` maggiore per le donne (85 anni) che per gli uomini (80,3); e per gli uomini ci superano islandesi (81,2), svizzeri (80,7) e australiani (80,5).

ma i dati interni variano anche per livello di istruzione, cioe` per condizioni sociali: chi si laurea ha una speranza di vita 5 anni piu` elevata di chi non raggiunge nessun titolo di studio, fra gli uomini.

. . .

pero` nel 2015, secondo i dati ISTAT, la speranza di vita e` diminuita sia per gli uomini (da 80,3 a 80,1 anni) che per le donne (da 85 a 84,7%).

e quindi le ottimistiche spiegazioni date sulla stampa sull’aumento dei decessi 2015 non funzionano.

diventa piu` logico interrogarsi sulla possibile diminuzione delle prestazioni sanitarie, legate ai tagli diffusi per questa prestazione dello stato sociale.

anche se non e` la prima volta che una diminuzione simile succede: era gia` capitato nel nel 1975 e nel 1983; e nel 1980, nel 2003 e nel 2005 limitatamente alle donne).

. . .

a questo punto forse sarebbe il caso di allargare lo sguardo ad altri fattori.

a me ne vengono in mente tre, anche sulla base di quel che ho letto recentemente.

. . .

il primo e` il cambiamento climatico.

l’estate 2015 e` stata particolarmente calda.

quella 2016 potrebbe esserlo ancora di piu`, dopo un inverno anomalo e straordinariamente mite.

picchi estivi di calore hanno un effetto verificato sull’aumento della mortalita` nelle fasce di popolazione piu` debole, come nell’estate molto calda del 2003.

prime analisi piu` dettagliate confermano che l’incremento della mortalita` 2015, oltre che nei primi mesi, si e` concentrato poi in quelli estivi.

dunque che abbia agito questo fattore e` piu` che probabile.

quel che ciascuno puo` fare per ridurre le emissioni di gran serra non e` comunque sufficiente ad arginare il fenomeno, anche se comunque va considerato: ad esempio l’uso dei condizionatori, da ridurre, o il riscaldamento invernale, da contenere con piccoli accorgimenti, come quello banale di vestirsi in maniera adeguata.

. . .

il secondo fattore e` il consumo di antibiotici.

Rispetto agli altri paesi europei, l’Italia risulta il paese con più alto consumo di antibiotici, dopo Francia e Cipro e con un consumo doppio rispetto a Germania e Regno Unito.

e internamente il consumo di antibiotici cresce via via che ci si sposta da nord verso sud.

Valori minimi di consumo totale sono presenti a Bolzano e in Friuli, a fronte di consumi piu` che doppi in Campania e quasi doppi in Calabria e Sicilia.

e` noto che il consumo eccessivo di antibiotici, non solo assunti direttamente, ma usati anche a scopo preventivo negli allevamenti animali, produce ceppi di batteri resistenti: dunque, a fronte di un beneficio immediato, si hanno sicuri danni futuri.

oggi gli ospedali sono delle vere e proprie nicchie ecologiche favorevoli allo sviluppo di batteri resistenti e sono il luogo dove ci si ammala piu` facilmente.

ridurre individualmente al minimo l’uso degli antibiotici non basta per difendersi; occorre anche diminuire o eliminare del tutto il consumo di carne di allevamenti industriali.

e comunque questo non protegge del tutto dal rischio di incontrare batteri resistenti sviluppati dal consumismo antibiotico di altri.

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la terza causa possibile di un incremento della mortalita` in Italia sta nell’inquinamento.

una piccola testimonianza personale, ora che vivo in montagna: non e` possibile che OGNI VOLTA che scendo a Brescia anche soltanto per qualche ora, io poi abbia la tosse per due o tre giorni…

i dati sull’inquinamento italiano sono gravi.

L’Italia già nel 2012 ha avuto una sanzione dall’Unione Europea per aver oltrepassato i limiti di polveri sottili (Pm10) in 55 zone tra il 2006 e il 2007.

ora dal 2014 e` aperta una nuova procedura di infrazione, visto che le soglie per la concentrazione di Pm10 sono state abbondantemente superate in tutta la Pianura Padana, a Roma e a Napoli, ma anche in altre aree. 

Il primo richiamo della Commissione europea era arrivato a luglio 2014, ma da allora non è stato fatto abbastanza e ora, a distanza di un anno e mezzo, secondo fonti della stessa Commissione, l’esecutivo comunitario sarebbe pronto a inviare all’Italia un parere motivato, passando così alla seconda fase della procedura di infrazione.

Che solitamente anticipa il ricorso alla Corte di Giustizia europea.

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riscaldamento globale, inquinamento e abuso di antibiotici mettono in discussione gli stili di vita, ma questi dipendono a loro volta dal modello sociale ed economico dominante.

sarebbe assurdo non vedere che questo modello ha sinora funzionato bene nel complesso, soprattutto se lo paragoniamo con situazioni mondiali ben peggiori.

ma sarebbe altrettanto assurdo non accorgersi delle crepe che si vanno allargando nel sistema.

che richiedono non solo scelte personali diverse, ma anche delle modifiche radicali delle nostre abitudini sociali.

e quindi occorrono scelte politiche nuove orientate verso un nuovo modello globale.

. . .

se questi segnali sono soltanto un primo preavviso di tendenze che continueranno ad aggravarsi fra qualche anno tutti si renderanno conto di questi aspetti del problema che oggi si prestano a sorrisi ironici e battutine malevole.

peccato solo che, a giudicare dalle statistiche, difficilmente potro` godermi il ripensamento improvviso generalizzato…

 

 

 

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5 thoughts on “quanto vivremo? riflessioni sulla salute in Italia – 209

    1. ecco due belle domande.

      con la prima credo che tu ti riferisca alle campagne antivaccinazioni, ma qui non ho risposte: occorrerebbe disaggregare i dati e vedere se c’e` qualche significativo incfremento di mortalita` infantile.

      ritengo tuttavia che il fenomeno, per quanto deleterio, sia ancora abbastanza limitato e non possa avere ancora significative conseguenze statistiche.

      la seconda osservazione, invece, non l’ho capita bene…

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      1. mi sono espresso male. anche l’antiinfluenzale per gli anziani è stata mal applicata negli ultimi anni e quindi potrebbe esserci stato un aumento di mortalità per le complicazioni influenzali. Altra ipotesi che farei è il fatto che stiamo arrivando al traguardo noi nati nell’immediato dopoguerra i babyboomer un addensamento di natalità dell’inizio degli anni 50 che fece esplodere le università ora il sistema pensionistico ed nei prossimi anni la statistica dei viventi … la mortalità è commisurata alla natalità degli anni 50 e non è compensata dalla natalità attuale. Anche per questo se fossimo meno miopi e se fossimo governati dalla Merkel avremmo già deciso di adottare politiche di integrazione dei disgraziati che fuggono dalle guerre, qui avranno molto posto e molti posti di lavoro liberi.

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        1. effettivamente una parte del picco della mortalita`, oltre che nei mesi estivi, e` concentrata nei primi due mesi dell’anno e quindi l’ipotesi di una recrudescenza di mmorti anziani per l’influenza e` probabile.

          ma non so dire di piu` sulla cattiva distribuzione dell’antiinfluenzale a cui accenni: feci l’antiinfluenzale una sola volta alcuni decenni fa, e con conseguenze talmente negative che da allora non solo non l’ho piu` fatto, ma mi sono anche disinteressato di antiinfluenzali, temendo che gli enormi interessi economici sottostanti alterino completamente il quadro reale della loro efficacia.

          vale lo stesso per gli allarmi che periodicamente vengono lanciati su questa o quella malattia…

          servono a convincere i governi, facendo pressione sull’opinione pubblica a investire somme crescenti nell’industria farmaceutica: hai presente il morbo della mucca pazza, l’aviaria, l’influenza suina, l’ebola e adesso il virus zika?

          se vuoi, sono stati anche tutti successi della medicina, ma quanto era reale il pericolo?

          situazioni differenziate: in alcuni casi, come l’ebola, si e` trattato di malattie di nicchia che non avevano alcuna possibilita` di espandersi.

          e come mai compaiono oramai con cadenze regolari, praticamente una all’anno?

          intanto abbiamo costruito un sistema alimentare e uno sanitario basati sugli antibiotici che rischiano ogni momento di saltare e si stanno di fatto lentamente logorando con conseguenze devastanti.

          per proteggersi davvero, credo sia piu` utile diventare vegetariani e smettere di mangiare carne piena di antibiotici – salvo il rischio di assumere residui di diserbanti se non ti produci le verdure in proprio…

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