[Krammer] Teoria di propagazione dell’informazione

Mi imbatto in questo titolone – più per gioco che per altro –  riflettendo su una tematica che trovo appassionante e di grande interesse, specie in questi tempi di sovrainformazione.

Tutto nasce da questo post del buon borto:
https://corpus15.wordpress.com/2016/04/19/larte-della-persuasione/

Ma soprattutto dai due successivi commenti generati:
https://corpus15.wordpress.com/2016/04/19/larte-della-persuasione/comment-page-1/#comment-1119
https://corpus15.wordpress.com/2016/04/19/larte-della-persuasione/comment-page-1/#comment-1123

Riassumendo in modo stringato, Michele propone una logica in cui il vero vale meno di 1 ed il falso più di 0.
In tal modo, sommando tra loro molte informazioni “false” si possono ottenere risultati più credibili rispetto alla somma di poche informazioni “vere”.

Esempio: una frase falsa con valore 0,1 moltiplicata per 1000 voci vale ben di più di una sola frase vera con valore 0,9
Infatti 0,1 * 1000 = 100 > 0,9 = 0,9 * 1

Ecco che a questo punto bortocal precisa che bisognerebbe inserire nel discorso lo spessore emotivo: infatti una informazione emotivamente forte si diffonde molto più facilmente di una informazione emotivamente debole (indipendentemente dal loro grado di verità, aggiungo).

Che riflessioni interessanti, così appaiate! Non sarebbe bello inserire formalmente questo fattore emotivo di bortocal all’interno del sistema algebrico di Michele?
Ecco la genesi di questo post.

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Ma come l’emozione influenza il processo di diffusione dell’informazione?

Partendo dal presupposto che verità ( < 1 ) e falsità ( > 0 ) sono già stati accuratamente posti da Michele nel ruolo di fattori nel suo sistema matematico, senza pensarci su neanche troppo mi è apparso evidente che l’emotività si debba inserire in qualità piuttosto di operatore, in qualche modo ancora da definire.

Qui è sorto il primo evidente problema: l’emotività ha scale variabili, e proprio questa sua variabilità modifica sostanzialmente la diffusione di una notizia.
Non potrebbe perciò essere rappresentata come una semplice somma oppure come una moltiplicazione, ma semmai come un operatore camaleontico che, a seconda del proprio grado, si trasforma dall’uno all’altra. Bleah, questo discorso è un disgusto matematico, è carente di formalismo.

La seconda problematica, più sottile e paradossale, è che stiamo lavorando con numeri positivi minori di uno. Cosa vuol dire? Significa che la moltiplicazione – che intuitivamente restituisce valori più grandi dell’addizione (a parità di fattori operanti) – in realtà nel caso specifico ci restituisce sempre valori più piccoli.

Dunque, agendo su numeri compresi tra 0 ed 1, è la somma che “vale di più” della moltiplicazione. Moltiplicare il valore di informazioni false (vicine allo zero) tende ad azzerarle: perciò l’unico operatore che possa permettere il propagarsi di informazioni false dovrebbe essere piuttosto affine all’addizione.

Qui ci ho pensato un poco, e sono stato tentato di giocarmi i numeri complessi per rimescolare le carte. Ma poi eureka!, ho pensato che non era necessario complicare in tal modo la faccenda.

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In realtà le carte vanno rimescolate un poco, ma in modo diverso.

In primo luogo dobbiamo ridefinire l’informazione, o meglio il valore informativo, mutandola dal semplice numero scalare al concetto di areale.

Prendete questa immagine:

gaussiana
Immagine 1

Si chiama Gaussiana, o distribuzione normale di Gauss, ed ha la caratteristica di avere la sua area complessiva uguale ad 1 (nell’immagine manca l’asse orizzontale alla base, che definisce lo zero).

Immaginate che il “vero” sia rappresentato dal culmine superiore del grafico – non necessita di essere valorizzato ma poniamolo minore di 1 – mentre il “falso” siano gli estremi a destra ed a sinistra. Questi estremi, che tendono all’infinito, pur avvicinandosi esponenzialmente all’asse dello zero non lo intersecano mai: restano in ogni caso appena positivi.

Primo postulato: ogni informazione non si descrive nel grafico con un punto bensì con un’area delimitata da due punti del grafico.

areale informazione
Immagine 2

Questo comporta delle conseguenze:

  1. Non esiste un’informazione che corrisponda esattamente alla “verità”, semmai avremo un intorno più o meno centrato sul vero, e più o meno protratto verso il falso
  2. Un’informazione che centra perfettamente il “vero” può assumere meno valore  di un’informazione non centrata su di esso eppure molto più ampia (vedi verde vs arancio nell’immagine 2)

Diamone un’interpretazione.

Innanzitutto l’intero grafico, che ha area complessiva pari a 1, rappresenta in qualche modo tutto il “possibile informativamente trasmissibile”. L’area complessiva rappresenta l’insieme di ogni informazione.

Il rapporto con il vero e con il falso è relativo ad un confronto con un “evento” in qualche modo verificabile (o meglio falsificabile): non ho premesso in effetti che parlo di verità in senso strettamente scientifico, altrimenti non avrebbe alcun senso discutere di vero e di falso.

In tale ottica una informazione limitata alla descrizione precisa di un particolare evento perde di “valore informativo” in quanto veicola poca informazione, diventa ossia quasi ininfluente se è troppo ristretta e puntuale.

[Aggiunta successiva] E’ altrettanto comprensibile come un’informazione generica, generale o generalizzante, può raccogliere in sé sia il vero che molto di falso ed assume un valore informativo più elevato – sebbene meno affidabile – rispetto all’informazione puntuale. [Fine aggiunta]

Risulta in ogni caso evidente che, a parità di ampiezza, un’informazione più è centrata sul vero e più conta. Al contrario, più è spostata ai margini (ossia sul falso) e meno conta, tendendo a zero ma senza mai annullarsi.

In questo modo siamo ritornati all’assunto iniziale di Michele, in modo un poco più definito. Ma arriviamo ora ad inserire nel sistema l’operatore emotività.

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Una secondo doverosa premessa, prima di procedere.

Probabilmente i preparati lettori di questo blog già lo sanno ma è sempre bene precisarlo: la memoria umana (farei bene a dire la memoria di qualsiasi essere senziente) è strettamente correlata in primo luogo alle aree sensoriali del cervello.

Eventi che si ricollegano direttamente ai nostri sensi – soprattutto all’olfatto e poi vista e udito – restano impressi nella nostra memoria in modo assai maggiore rispetto ad eventi che siano scorrelati da legami sensoriali, più astratti.
Lo stesso vale per le emozioni e per i sentimenti, in misura via via minore.

Il modo migliore per lasciare impresso un ricordo – su questo si basano le tecniche più comuni ed efficaci di memorizzazione, che già gli antichi come Cicerone conoscevano – è quello di codificare l’informazione “neutra” in una storia (composta da immagini ma pure da suoni e odori) che risulti per noi vivida e in qualche modo anche bizzarra, che stimoli cioè sensi ed emozioni forti.

Più un racconto ci colpisce – vissuto, immaginato o raccontato – più l’informazione veicolata da esso ci resta impressa nella memoria, e questo indipendentemente dalla nostra volontà cosciente.

Ciò che si lega all’emotività, tende a restare.

Ma dunque come agirebbe l’operatore misterioso nel sistema descritto in precedenza? Come influisce sulla propagazione dell’informazione, vera o falsa che sia?

Già dalla seconda premessa si dovrebbe intuire: il collegamento con un’emozione forte permette all’informazione di restare più impressa nelle mente di chi la riceve. E statisticamente l’essere umano tende a ripetere prima di tutto ciò che ha in memoria, che ha a sua volta ricevuto ed elaborato dall’ambiente esterno.
La nostra “intelligenza” è in primo luogo imitativa, piuttosto che creativa.

Ok ok,  questo lo avevate capito. Impazienti che non siete altro! Allora quale è questo l’operatore?

Ebbene ha un preciso nome matematico ed è strettamente legato al fattore temporale: l’operatore che propaga le informazioni si chiama convoluzione.

Non vi spiegherò in termini tecnici che cos’è una convoluzione, per questo c’è wikipedia o altri siti più o meno divulgativi.

Proverò a spiegarlo in modo informale, aiutandomi con un’immagine:

convolution_of_box_signal_with_itself2
Immagine 3

In sostanza la convoluzione è un’operazione di integrazione (ossia una sommatoria) dei prodotti infinitesimi tra due funzioni (informazioni, nel nostro caso) che si “incrociano” nel tempo. Nell’immagine 3, la convoluzione risultante tra il quadrato rosso ed il quadrato blu è data dal triangolo nero.

E cosa c’entra l’emozione con tutto questo? L’emozione aumenta il tempo dell’informazione, ovvero la dilata sull’asse orizzontale e dunque incrementa la funzione risultante.

Fate attenzione che c’è un cambio di assi, rispetto al grafico gaussiana dell’immagine 1 e 2: su questi in ascissa era rappresentata la vicinanza rispetto al centro “verità” mentre nell’immagine 3 in ascissa è riportato il tempo di permanenza dell’informazione. Il grafico completo dovrebbe essere tridimensionale.

Mi chiedete perchè nella propagazione ci sono 2 funzioni/informazione di input anzichè una sola?
Perchè la prima, il quadrato rosso, è l’informazione dal punto di vista di chi la produce mentre la seconda, il quadrato blu, è l’informazione preesistente in chi la riceve.
E l’operazione di convoluzione, ossia il triangolo nero, è informazione elaborata che ne scaturisce, la quale dipende sia dal valore informativo delle informazioni iniziali (espresse in altezza) sia dal tempo di permanenza dell’informazione nella nostra memoria (espresso in ampiezza).

In questo modo una notizia di limitato valore informativo (pure falsa) ma di notevole impatto emotivo – specialmente nell’interazione in un gruppo culturalmente affine – può prevalere e propagarsi maggiormente di una notizia ben più attinente alla verità eppure meno incisiva.

Che grandissima sega mentale, eh?

Avete detto sovrainformazione?

ahahahah 😀

 

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8 thoughts on “[Krammer] Teoria di propagazione dell’informazione

  1. ops, arrivo con un poco di ritardo 🙂

    parto dal fondo.
    la gaussiana l’ho introdotta per molteplici motivi, più o meno giustificati.
    uno era quello di formalizzare l’idea in un grafico, il secondo era di riprendere la teoria delle probabilità (dove il vertice centrale della gaussiana è il valore atteso, rappresentante nel nostro caso il “vero”, mentre le estremità sono i valori più improbabili, il “falso”).
    puoi capire come mi sia distaccato di netto dai concetti di verità assoluta, parlo solo di verità scientifiche, verificabili statisticamente, con più aderenza alla realtà. siamo allineati su questo.

    inoltre l’utilizzo della gaussiana mi permetteva di inserire nel discorso quelle considerazioni supplementari che ho scritto nel post: ah, ne avevo aggiunta una in seguito, potrebbe essere emblematica ai fini della comprensione (ho segnalato la parte aggiunta).

    la gaussiana l’avevo introdotta anche per riagganciarmi al concetto finale di convoluzione, però mi sono presto reso conto che necessitavo in ogni caso di un cambiamento di ascissa (l’asse è temporale nel caso dell’operazione di convoluzione, mentre è “grado di verità” nel caso della rappresentazione gaussiana).
    dunque parte della motivazione originaria ha perso di senso, e dicevo appunto che servirebbe un più complesso grafo tridimensionale per rappresentarle assieme.

    perchè mi sono accostato all’addizione piuttosto che alla moltiplicazione?
    tralasciando l’emotività (che può certamente essere considerata come dici un fattore moltiplicativo, piuttosto che un operatore), la mia idea parte dal processo di interazione _tra_ le informazioni.

    le voci di Michele si sommano tra loro, non si moltiplicano.
    la moltiplicazione risulta dalla semplificazione che tutte le voci siano identiche.
    0.1+0.1+0.1+0.1+0.1 = 0.1*5 = 0.5
    cinque voci che valgono poco, sommate tra loro, aumentano di valore.

    l’operatore che correla una voce ad un altra è di carattere addittivo e non moltiplicativo, altrimenti risulterebbe:
    0.1*0.1*0.1*0.1*0.1 = 0.1^5 = 0.00005
    (in tal caso, se lo voci sono uguali, si semplifica con l’elevamento a potenza)

    in questo senso parlavo di addittività, ed è dentro tale sistema che ci dovevo inserire la componente emotiva.
    che, come scrivevo fin dall’inizio, mi appariva afferente ad un operatore piuttosto che ad un fattore (moltiplicativo).

    anche il tuo ragionamento fila e tuttavia, considerando la convoluzione come l’operatore di interazione tra informazioni/fattori, possiamo considerare l’emotività come ridimensionamento della permanenza temporale dell’informazione sui soggetti, come grossomodo funziona nella memoria neurale, più o meno biologica.

    certo: potremmo anche moltiplicare gli addendi informativi per uno scalare (il fattore emotivo di cui parli), ma così facendo la temporalità ce la perdiamo per strada.
    solo un’operatore tipo convoluzione implica la dinamicità temporale del processo e l’emotività agirebbe nel sistema andando a modificare l’interazione, prolungandola o limitandola nel tempo.

    facendo un paragone con la memoria di un calcolatore elettronico: se l’informazione è l’insieme dei bit, concetti piuttosto virtuali, l’emozione è la corrente elettrica che garantisce il loro manifestarsi, di permanere e di mutare nel dispositivo. è in un certo senso il motore stesso della rappresentazione informativa. maggiore emozione implica maggiore ricordo e dunque maggiore informazione
    NB: maggiore informazione non implica un’informazione migliore. l’informazione infatti può anche risultare disomogenea e rumorosa, e non a caso l’implicazione emotiva causa disorientamento e contrasti interiori. una sovrabbondanza di informazioni complica il sistema mentale e tende a far saltare gli algoritmi lineari del pensiero logico.

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    non voglio, e non saprei nemmeno più entrare nel dettaglio dei formalismi matematici senza sparare cavolate, eppure l’operatore di convoluzione risulta importantissimo in un sacco di discipline scientifiche che studiano il mondo reale, legate imprescindibilmente allo scorrere del tempo ed alle risposte variabili del sistema agli impulsi ricevuti.

    un’altra caratteristica curiosa della convoluzione è che comprende in sè sia l’operatore di moltiplicazione, sia quello di addizione espresso nella forma “areale” di integrale.
    trattasi infatti della sommatoria di infinitesime moltiplicazioni tra funzioni-informazioni correlate temporalmente.
    con questi passaggi complico le tue riflessioni di partenza per tentare di renderle più aderenti al mondo scientificamente riscontrabile.

    faccio di nuovo presente, l’ho già scritto nel post ma mi preme precisarlo, che l’interazione informativa è strettamente correlata al soggetto che la riceve e rielabora: gli input del sistema sono sia l’informazione ricevuta sia quella già presente nel soggetto ricevente, l’output è l’informazione risultante di convoluzione tra i due segnali, legata alla temporalità e dunque al fattore sensibile/emotivo, che si fonde all’informazione preesistente.
    l’output non è propriamente la “voce” ma la modificazione dell’informazione in seno al soggetto. diventa “voce” quando una certa informazione mentale viene espressa, attraverso qualche canale comunicativo, ad altri soggetti.

    perciò sono abbastanza d’accordo quando dici: “non possiamo fare riferimento al suo valore oggettivo, per dir cosi`, di verita`, ma esclusivamente al valore di verita` che le viene soggettivamente attribuito da chi la riceve”
    in ogni caso il valore oggettivo più accurato sarebbe statistico/scientifico.

    quando introduci il concetto di “fede” stai ampliando il discorso, nel senso che metti (giustamente) nel computo del processo certe informazioni preesistenti nel soggetto, che possono essere più o meno veritiere e più o meno emotivamente impresse.
    la fede non è emozione: è semmai un’informazione particolarmente rafforzata dall’emozione, dovremmo essere d’accordo su questo.
    nel meccanismo di convoluzione l’informazione ricevuta, che ha un certo valore informativo, si correla con il valore dell’informazione preesistente al soggetto: se entrambi i valori sono elevati, in riferimento a quella specifica informazione, la convoluzione è massimizzata e modifica l’informazione preesistente.
    se al contrario i valori informativi di uno dei due input in ingresso al sistema (o di entrambi), risultano di basso valore, allora il risultato della convoluzione risulta assai più limitato: all’estremo, se un input tende a zero anche il risultato della convoluzione tende a zero (a meno di non modificare la componente temporale attraverso l’emozione) e dunque l’informazione preesistente nel soggetto resta immutata. in tal caso non si verifica nessun cambio di conoscenza o di opinione, che dir si voglia.

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    a voler rivedere il modello, che rileggendolo oggi mi torna a diventare interessante, dovremmo considerare in realtà l’informazione “gaussiana” come una sommatoria di informazioni componenti.
    il messaggio non come un’unica onda dunque, ma un insieme variegato di onde che potremmo immaginare di “frequenze” diverse, ognuna di esse espresse con una gaussiana caratteristica.
    il termine “frequenza” è improprio dal momento che non farebbe riferimento tanto al tempo quanto alla tipologia dell’informazione veicolata.
    eppure, così come in fisica la differente frequenza elettromagnetica si manifesta nello spettro visibile con specifici colori diversamente percepibili, magari l’analogia della frequenza nell’informazione in senso generico potrebbe non essere così folle 🙂

    se ciò che comunichiamo è un pacchetto di onde di diverse frequenze – e in effetti fisicamente la “voce” di una persona è _esattamente_ questo – e l’informazione preesistente nel soggetto sono altri pacchetti di onde, con picchi e ampiezze diversi nelle varie frequenze (anche questo mi pare plausibile, accostando il pensiero cosciente umano ad un flusso comunicativo prettamente linguistico), allora l’operazione di convoluzione è quell’attività neurale che correla pacchetti di onde (il messaggio) ad altri pacchetti di onde (la memoria) in modo da farle interagire alterando più o meno l’informazione preesistente.

    pacchetti di informazione con picchi non coincidenti vengono minimizzati dalla convoluzione e producono un’informazione poco influente sul soggetto.
    pacchetti di informazione con picchi coincidenti vengono massimizzati e influenzano l’informazione-memoria del soggetto, come se entrassero in risonanza.

    chiaramente certe “frequenze” componenti del messaggio possono essere concordi e certe altre discordi: in tal modo l’informazione ricevuta può influenzare solo parzialmente l’informazione preesistente nel soggetto, impressionandosi solo per certi colori, per certe sfumature, e lasciandone inalterate altre.

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    spero che ora ti sia un poco più chiaro il quadro d’insieme 🙂

    quel picco di “verità” della gaussiana di cui parlavo nel post rappresenta la corrispondenza più o meno centrata rispetto alla nostra immagine mentale preesistente, ossia quella memoria-informazione costruita dall’esperienza, percettivamente sensibile piuttosto che astrattamente rielaborata con l’immaginazione.

    se sostengo che il sole è viola, puoi metterci quanto pathos vuoi nella comunicazione ma resterà poco credibile all’ascolto degli altri soggetti, è troppo percettivamente irreale. della serie, ci credo solo se lo vedo.
    mentre altre affermazioni slegate dall’immediata percezione ma piuttosto legate (anche) al trascorso emotivo del soggetto, al suo habitat culturale, sono più suscettibili alla manipolazione ed all’inganno.

    una delle questioni focali di tutto il discorso è che l’utilizzo del mezzo emozionale è indipendente dal grado di verità (qualità) dell’informazione: influisce in ogni caso, sia per una grande verità che per una grande strunzata.
    anche qui mi pare che siamo d’accordo 🙂

    aggiungo un’ulteriore riflessione.
    in valore assoluto la moltiplicazione tra due onde (ricordando che la convoluzione è la somma di infinitesime moltiplicazioni) è massimizzata sia nel caso che i due picchi siano dello stesso segno, sia nel caso siano di segno opposto!
    come a dire: resta impresso nella nostra memoria tanto il vero (che corrisponde alla propria esperienza soggettiva) tanto il _contrario_ del vero, come l’informazione inaspettata.
    possiamo non credere al paradosso ma ci colpisce, scuotendo il sistema. potrebbe rafforzare l’informazione preesistente così come potrebbe modificarne i cardini, destabilizzandola, come un terremoto che sfronda le foglie secche aggrappate ai rami 🙂

    l’informazione che ha per componenti picchi anche tenui ma molto prolungati nell’asse “grado di verita” della gaussiana (le informazioni più generiche, come scrivevo nel post) assumono un valore informativo elevato ma omogeneo. non scuotono il sistema e sebbene rafforzino l’informazione originaria, passano piuttosto inosservati.
    tra questa tipologia inserirei ad esempio la banalità, e la quotidianità.

    quando si carica una banalità di pathos emotivo, ecco lo slogan: “ci sono un sacco di politici ladri!”

    ma se affermo che “il sole è giallo” ?
    è un poco diverso: in questo caso le “frequenze” incorporate nel messaggio sono assai più limitate, rispetto al precedente esempio che implica invece una grande quantità di componenti informative legate all’esperienza del soggetto.
    minori sono le componenti informative, minore è il valore informativo complessivo, minore l’impatto sulla memoria del soggetto nonostante possa riscontrarsi una coincidenza rafforzativa tra messaggio ricevuto ed informazione preesistente.

    mentre l’affermazione “il sole è viola” ?
    è una palese irrealtà, altrettanto limitata nelle componenti e con un valore informativo apparentemente minore, scentrata dalla verità se la rappresentiamo nella nostra gaussiana (il colore del sole è immediatamente percepibile)

    forse, riflettendo, tale semplice messaggio non è rappresentabile con una gaussiana: semmai è il messaggio complesso, ricco di componenti, che può essere semplificato con questo tipo di grafico.
    così come, in meccanica quantistica, un singolo evento-particella osservato (comunicato?) può assumere diversi stati, per quanto improbabili siano (soluzioni della propria funzione d’onda), al contrario l’insieme di numerosi eventi correlati rende di fatto impossibile la maggior parte delle combinazioni complessive, spingendole verso gli estremi della falsità.

    invece le componenti informative basilari sembrano piuttosto onde sinusoidali: se l’informazione “il sole è giallo” risulta centrata sul picco positivo (verità), l’informazione “il sole è viola” nel grafico risulterebbe piuttosto centrata sull’opposto picco negativo (falsità).
    e gli altri colori dello spettro?
    si dispongono in diverse fasi che stanno in mezzo ai due “opposti” (d’altronde il viola è il colore complementare del giallo) e risultano, in valore assoluto privo di segno, di minore valore informativo.

    se dico il “sole è giallo” ad un soggetto, è assai probabile trovare corrispondenza nel sua memoria e rientriamo così nel caso del messaggio banale, che rafforza il concetto anche se inconsapevolmente potrebbe essere filtrato via dalla nostra attenzione.
    se dico il “sole è viola” è probabile tuttavia che l’informazione resti altrettanto impressa nella memoria del soggetto che lo riceve: in valore assoluto le informazioni hanno lo stesso valore ma la seconda perturba diversamente il sistema originario, contrastandolo.
    gli altri colori intermedi, percettivamente collocati tra gli “opposti”, possono stare più vicini al picco positivo o al picco negativo ma in ogni caso in valore assoluto assumono minor valore e tendono a restare meno impressi in memoria.

    e se coloriamo il nostro astro di pathos, che porta seco una miriade di componenti informative legate all’esperienza soggettiva, ecco che si massimizza l’impressione mnemonica:
    “un fuoco è il sole morente”

    potrei blaterare ancora a lungo su tutte queste fantasticherie, ma direi che ne ho scritte abbastanza ehehe

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    1. continui ad identificare la moltiplicazione con la potenza, e questo non riesco a capirlo.

      è evidente che in una moltiplicazione solo in un caso limite (che coincide con la potenza) un numero si moltiplica per se stesso, e dunque, se è inferiore a 1, diminuisce di valore moltiplicandosi.

      ma in una operazione nomrale di moltiplicazione se il secondo fattore è maggiore di 1, il valore del prodotto è maggiore del primo fattore, ovviamente.

      per il resto stiamo sviluppando un discorso su piani palesemente differenti.

      io non posso seguire tutte le tue affermazioni, per mancaza di preparazione matematica adeguata, ma capisco che stiamo esaminando due aspetti del problema molto diversi fra loro.

      qua e là incappo in affermazioni che mi fanno grattare la testa: ad esempio, come fai ad affermare che i valori più improbabile sono il falso?

      al contrario il falso è molto più probabile del vero (il che speiga molte cose della condizione umana): tra le infinite affermazioni possibili solo una è vera, tutte le altre sono false.

      il vero rappresenta una percentuale talmente limitata della realtà che si potrebbe perfino dubitare che esista.

      ricordo infine la fondamentale scoperta di Freud sui meccanismi della memoria, confermata da molte osservazioni empiriche successive: la mente tende a selezionare e a conservare i ricordi positivi, o comunque giudicati tali.

      credo che nella riflessione occorrerebbe partire da questo punto.

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    1. esagerato!
      sarei contento se fosse in qualche misura almeno un poco realistico 😛
      vedremo in che direzione andrà la scienza nei prossimi decenni, e se ci sarà qualche riscontro pratico.

      ciao 🙂

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  2. io sto immaginando due curve gaussiane che si sviluppano su due piani cartesiani perpendicolari fra loro. Si ha così un grafico tridimensionale dell’informazione oggetto di questo nostro studio: la sua posizione nel piano cartesiano della verità e la sua posizione nel piano cartesiano delle emozioni, combinate insieme, ci danno le coordinate tridimensionali della sua “diffusione” o “assimilazione” come informazione.
    A quel punto non si ha più un legame importante con la sua verità o falsità. Che una notizia molto diffusa sia vera o falsa, è solo un dettaglio. L’importante è che sia molto diffusa e molto condivisa.
    Ovviamente gli spregiudicati politici che hanno il potere di controllo sui mezzi di informazione sanno benissimo come funziona questa scienza.

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  3. ecco un esempio straordinario di quel che dovrebbe essere un blog: uno lancia un tema e su quel tema si sviluppa una discussione attenta che aiuta tutti ad approfondire.

    giusto il contrario di quel che sono diventati oggi i social network.

    . . .

    qui sopra non sono sicuro di avere capito tutto, colpa anche dei limiti della mia formazione matematica.

    partendo dalla affermazione di Michele Lecchi e dalla logica booleana, il falso assoluto e` pari a 0 e il vero assoluto e` pari a 1, e i valori fra lo 0 e l’1 sono quelli che descrivono il contenuto di verita` e di falsita` di una affermazione.

    e tuttavia in una teoria dell’informazione non esiste mai una affermazione che sia assolutamente e totalmente falsa e coincida con lo 0 puro: il che significa che ogni affermazione “falsa”, cioe` prevalentemente falsa, ha un valore superiore allo 0, come dice Michele.

    e che non esiste in genere, fuori dalla logica matematica e fatti salvi alcuni casi particolari, alcuna affermazione che sia assolutamente e totalmente vera e coincida con l’1, e dunque ogni affermazione “vera”, cioe` prevalentemente vera, ha un valore inferiore all’1.

    da questo discende che tutte le affermazioni sono un poco vere e un poco false, in quanto tutte sono comprese fra 0 e 1, tutte maggori di 0 e dunque false, e tutte minori di 1 e dunque vere.

    la verita` o la falsita` di una affermazione, dunque, sono definite convenzionalmente: sara` falsa ogni affermazione con valori di verita` compresi fra 0 e 0,5, cioe` prevalentemente falsa, e sara` considerata vera qualunque affermazione con valori di verita` compresi fra 0,5 e 1, cioe` prevalentemente vera.

    Michele limita questa affermazione alla informazione comunicata e a come viene recepita, ma io sono propenso ad estenderla anche all’informazione all’origine.

    . . .

    ma in una teoria dell’informazione, quando consideriamo la diffusione di una informazione, non possiamo fare riferimento al suo valore oggettivo, per dir cosi`, di verita`, ma esclusivamente al valore di verita` che le viene soggettivamente attribuito da chi la riceve.

    il valore emotivo di una informazione o fede e` appunto una forza che ha il potere di creare una divergenza fra il contenuto oggettivo di verita` contenuto in una informazione, e l’adesione emotiva ad essa, cioe` il bisogno psicologico di considerarla vera a prescindere.

    . . .

    l’indice di diffusione e dunque anche di efficacia di una informazione sara` dato dal valore che le attribuisce chi la riceve, a prescindere dal suo contenuto oggettivo, maggiore o minore, di verita`.

    e` qui che entra in gioco il fattore emotivo, che descriverei proprio come un fattore moltiplicativo interno: se chi riceve una comunicazione dal valore di verita` oggettivo pari a 0,1, la trasforma per lui stesso e nel trasmetterla ad altri in una comunicazione che considera assolutamente vera, questo significa che il valore emotivo e` stato un moltiplicatore pari a 10, che ha portato ad 1, cioe` al vero assoluto, soggettivamente parlando, una affermazione quasi completamente falsa e con valore di verita` pari a 0,1.

    naturalmente l’investimento emotivo necessario per portare a 1 (valore comunque non superabile) il valore di una affermazione con valore di verita` pari a 0,4 o 0,7 e` proporzionalmente minore.

    . . .

    questo fatto e` ben noto a chi opera nel settore: ad esempio Berlusconi e Trump sono maestri nel creare informazioni dal forte contenuto emotivo e capaci proprio per questo di farsi considerare vere e inoltre anche di imprimersi nella memoria degli utenti, come ben ricordi anche tu.

    il mondo spregiudicatamente aggressivo usanto da Trump per imprimersi nella mente degli elettori e`, da questo punto di vista, magistrale.

    e tutti quelli che gli hanno fatto la grancassa indignadosi e contestandolo hanno lavorato per lui, da veri idioti.

    . . .

    e dunque l’indice di efficacia dell’informazione sara` il risultato di una somma dei valori dati dagli utenti della informazione stessa (attraverso la moltiplicazione emotiva, ma anche la svalutazione emotiva), e potremmo anche esprimerlo come moltiplicazione per un valore medio.

    se una informazione viene considerata del tutto vera, e dunque le viene attribuito un valore 1, la sua efficacia comunicativa coincidera` col numero delle persone che la considerano assolutamente vera.

    se una informazione raggiunge un utente che la considera completamente falsa, cioe` le attribuisce un valore 0, li` cessa anche l’efficacia comunicativa della informazione, almeno in quel caso.

    vi saranno poi anche utenti che considerano l’informazione parzialmente vera e parzialmente false, e in questo caso l’efficacia comunicativa sara` espressa tramite frazioni o numeri decimali compresi fra 0 e 1.

    . . .

    come vedi, sto partendo ancora dalla impostazione data da Michele alla questione, ma la sto anche correggendo.

    del tuo schema non comprendo proprio il punto centrale, cioe` il collocare il valore di verita` al punto centrale di una curva gaussiana.

    non capisco neppure perche` la moltiplicazione ci restituisce valori sempre piu` piccoli, secondo te: in realta` e` la potenza a farlo, cioe` la moltiplicazione di un numero per se stesso, ma non la moltiplicazione, il cui risultato dipende dalla grandezza del secondo fattore.

    se questo e` superiore ad 1 la moltiplicazione certamente aumenta il valore inziale del primo fattore.

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