[Krammer] Cassandra

Non c’è niente di più lampante in natura dell’osservazione che tutto si compone di mutevoli cicli.
Dalle stagioni alle maree, dall’evoluzione stellare al decadimento atomico, dalla genesi delle galassie all’evaporazione dei buchi neri.
Cambiano le scale, la complessità e la variabilità dei sistemi considerati, ciò che non cambia è l’inevitabile ciclicità degli eventi

Credere che l’umanità faccia eccezione è risibile.
Non parlo del banale concetto di dominio ed estinzione come specie vivente: basta del buon senso ed un pizzico di conoscenza scientifica per comprendere come l’homo sapiens sia una marginale parentesi con un inizio ed una fine, al quale seguirà la proliferazione di altre specie più efficienti nell’ecosistema che avremo contribuito a modificare.

Ciò di cui parlo è piuttosto la ciclicità dei nostri costumi, delle nostre società culturali, dei nostri valori. Del nostro umore.

Sarebbe il caso di prendere atto da parte di noi fortunati, figli del cinema e delle bolle di sapone, di come tutti gli agognati traguardi ottenuti col sangue delle generazioni passate si siano tramutati nel più incredibile dei fallimenti.
Sto parlando della democrazia, della salvaguardia della pace e dei diritti umani, della prosperità e della salute di una popolazione.
Stiamo rivisitando in chiave moderna ad un decorso analogo a quanto già avvenuto in varie epoche storiche del passato recente e remoto, certo in forme diverse.
Ovunque, in occidente come in oriente.
Il dominio millenario di Roma è l’esempio più emblematico: nata come monarchia, fiorita come repubblica, glorificata e decaduta come impero disgregato da disordini intestini quanto dalle invasioni estere; ma ce ne sarebbero di altri esempi da portare.

Forse è tendenzioso motivare la sfioritura di un popolo adducendone come causa la propria stessa prosperità, eppure è ciò che sostengo ed il processo ha un carattere intrinsecamente sociologico, umano, biologico, inevitabile. Come un vecchio che perde l’entusiasmo di vivere, senza più necessità di lottare per la sussistenza, senza obiettivi ma sazio di una pensione che pesa sulle spalle di altri: così una civiltà perisce.

Banalizzando, è chiaro che la crisi delle nazioni del nuovo mondo globale si fonda su secoli di sfruttamento e squilibri sociali, ed ora “che tutti sanno” grazie alla comunicazione compulsiva ci vengono a prendere per il collo (per non essere volgare).
Ma è anche chiaro che siamo diventati deboli, dei lombrichi che non vedono più il sole, letargici, insofferenti. Per la verità, ci siamo nati così.
Incapaci di cambiare e dunque competere perché radicati in uno stato apicale di benessere che ci trascina sul fondo come il più pesante dei fardelli: il peso della ricchezza, della salute, della pace, dei diritti acquisiti per noi da altri.
Siamo più pigri e grassi dei gatti d’appartamento, ed oggi che il cibo scarseggia difendiamo il nostro nulla miagolando.

Demotivati dall’evasione, drogati dallo svago, debilitati dal lavoro superfluo – quello necessario per sostenere un’economia che non si regge in piedi senza risorse esotiche – il futuro è segnato, in attesa delle generazioni affamate che verranno e della guerra che porteranno seco.
Chi non si adatta al cambiamento soccombe: è una regola che descrive l’individuo, il gruppo sociale, la specie, la vita.

E noi vogliamo forse adattarci? Sia mai: tutto ci è dovuto, siamo i signorini di un tempo che non ci appartiene, che non ci è mai appartenuto se non nella sua virtualità, nell’arroganza delle intenzioni e nella vanità dei sogni.
Ma pretendiamo di possederlo, di essere padroni di una vita che è di tutti meno che nostra.
Di tutti meno che nostra.

Avevo molte altre cose da dire, almeno tre. In verità erano pensieri di ieri che oggi mi sono scordato, e qui mi fermo.
Torneranno, se hanno un qualche valore.

Annunci

11 thoughts on “[Krammer] Cassandra

  1. commento ricevuto via mail:

    L’ultimo post (Kramer e Cassandra) vero e interessante tranne “sazio di una pensione che pesa sulle spalle di altri”.

    La pensione sono soldi nostri messi da parte , a volte, durante 40 o più anni
    di lavoro – iniziando a lavorare a 18 anni fino a 65-: non bastano?

    Non mi sento di pesare sugli altri per mala gestione degli organi competenti.

    Mi piace

  2. si`, ma il mio post era molto diverso, un tentativo poetico:
    https://corpus15.wordpress.com/2016/04/12/cassandra-201

    certamente pero` non ti sei fatto influenzare da quest’altro post mio:
    https://corpus15.wordpress.com/2016/02/17/pensioni-irreversibili-97/

    ci sta dentro la dimostrazione che i contributi pensionistici in Italia sono maggiori delle pensioni erogate a chi ha versato i contributi.

    per due motivi diversi, cioe` sono superiori due volte, sia per un motivo che per un altro.

    ma non sto a sintetizzarteli qui, per non toglierti il piacere di leggerti tutto il post.

    naturalmente la dimostrazione matematica non cambiera` di una virgola la convinzione diffusa.

    la mente umana e` fatta in questa maniera: e` mossa dagli interessi e non dalla ragione.

    la dimostrazione che gli anziani si sono pagati la loro pensione integralmente con i contributi versati ,(salvo alcune eccezioni privilegiate), anzi hanno versato allo stato piu` di quello che adesso ricevono non cambiera` di una virgola il liuogo comune diffuso ad arte degli anziani pensionati parassiti.

    perche` fa comodo a chi spolpa lo stato indicare dei falsi colpevoli e la massa segue acritica Crozza.

    e poi perche` il giudizio e` solo in apparenza economico, ma in realta` antropologico: chi lo esprime sta dicendo l’inutilita` dei vecchi, secondo lui, non la loro inesistente dioendenza economica, visto che mediamente si stanno riprendendo meno di quello che hanno versato…

    ed e` inutile appellarsi al senso di solidarieta` dove non lo si sente.

    inutile perfino ricordare che concretamente in Italia sono moltissimi i genitori e perfino i nonni che svolgono un ruolo di supplenza per la mancanza di forme di assistenza pubblica per i giovani senza lavoro…

    – nel merito del tuo intervento, la ciclicita` certamente coinvolge anche la specie umana, particolarmente fragile geneticamente e sul piano riproduttivo, perche` probabilmente ibrida e nata dalla fusione di due specie molto diverse.

    specie che e` gia` stata varie volte a rischio di scomparire, fino a che non ha trovato la sua strada, che e` quella della evoluzione tecnica che le consente di rinviare il redde rationem piu` in la` ogni volta, in una scommessa di cui alza sempre la posta, vincendo.

    tanto che oggi e` in corso la sesta grande estinzione di massa delle specie sul pianeta, questa volta provocata da noi e non da un incidente esterno, e possiamo certamente dire, quindi, che morira` il Sansone umano trascinando con se` nella fossa molti altri innocenti.

    ma tutto il problema e` di sapere quando…

    noi catastrofisti vediamo questa crisi – che a me pare certa – ogni volta piu` vicina di quanto qualche ghiribizzo della ricerca invece la allontana…

    Mi piace

    1. eh però, non prendetevela se vi dico che avete la coda di paglia 😀

      “Come un vecchio che perde l’entusiasmo di vivere, senza più necessità di lottare per la sussistenza, senza obiettivi ma sazio di una pensione che pesa sulle spalle di altri: così una civiltà perisce.”

      la frase è allegorica e si aggancia a tutto il resto: vecchio è il popolo nel suo insieme complessivo, e la pensione è il suo vivere di rendita, retaggio di ricchezze accumulate nella storia a discapito di altre popolazioni ingannate, messe al tappeto, sfruttate.
      vedi paragrafo subito successivo.
      popolazioni che adesso vengono a prenderci per il collo, avendo noi perso quella precedente predisposizione alla violenza che ci rendeva dominanti, persa attraverso l’acquisizione di democrazia, diritti, conoscenza

      non nego che il termine pensione l’ho scritto appositamente per punzecchiare eheheh 🙂

      più l’uomo è consapevole di sé, della propria natura e di quella del mondo che lo circonda e più è arrendevole, disilluso, confuso.
      in una parola: debole.
      la nostra più grande conquista segna inevitabilmente la nostra disfatta in modo ineluttabile, credo che dovremmo prenderne atto.

      non è un caso se il potere lotta costantemente contro la consapevolezza dell’essere umano, un potere che governa l’uomo consapevole non avrebbe alcun potere.

      Mi piace

      1. ahhah, e poi dicevano di me che ero un maestro nell’arte di rivoltar frittate! 🙂

        qui l’unica coda di paglia e` la tua, che scrivi disinformato 🙂

        potevi scrivere benissimo:

        “Come un vecchio che perde l’entusiasmo di vivere, senza più necessità di lottare per la sussistenza, senza obiettivi ma sazio di una pensione che si e` messo da parte in una vita oramai passata: così una civiltà perisce.”

        invece che una sciocchezza come sazio di una pensione che pesa sulle spalle di altri.

        che non e` affatto vero, dato che sono proprio gli altri invece che lucrano sui contributi pensionistici, globalmente piu` alti delle pensioni effettivamente erogate.

        come non rendersi conto che appoggiarsi ad un pregiudizio infondato logora pesantemente la credibilita` del discorso?

        in ogni caso, se non credi a me, puoi informarti meglio sulle pensioni su questo post uscito per coincidenza proprio in contemporanea (sempre che tu riesca a sopravvivere alla pesantezza del suo stile, che io trovo insopportabile):
        https://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2016/05/06/le-cervella-fritte-dellinps/

        Mi piace

        1. invece volevo scrivere proprio quello che ho scritto, per il motivo spiegato nel precedente commento che è tutt’altro che una frittata rigirata ma ciò che avevo in testa fin dall’inizio.

          c’è una seconda parte, risultata evidentemente altrettanto nascosta e che spiegherò ora, ed è il motivo per cui ho usato il termine pensione proprio per girare il coltello nella piaga.

          “dato che sono proprio gli altri invece che lucrano sui contributi pensionistici, globalmente piu` alti delle pensioni effettivamente erogate”
          parto dal presupposto che se una persona non capisce – specie se intelligente – la colpa è di chi comunica e non di chi ascolta: e tuttavia il mio non era uno scritto per spiegare, mi servo dei commenti per questo.

          domanda: non ti venuto il dubbio che non avessi dubbi su quanto scrivi? e che forse sono più informato di quanto sembri? direi di no 🙂
          ti dico solo che mio padre è del 53 e mia madre del 52, entrambi non laureati lavorano da quando ne avevano 18 (per la verità lavoravano anche da adolescenti mentre studiavano) e ti lascio solo immaginare quanto in famiglia la questione delle pensioni sia all’ordine del giorno.
          e non ti dico nemmeno di tutti i conti fatti anche personalmente negli ultimi anni, tra contributi versati e quello che alla fine si intascherebbero, ammesso che abbiano la fortuna di vivere a lungo.

          tra l’altro ho una casistica a due ben variegata: mia madre insegnante pubblica con contributi normali, mio padre che col tempo ha fatto “carriera” nel privato ed ha assunto svariati ruoli da amministratore versando i contributi che un operaio avrebbe versato forse in 5 vite lavorative, ormai abituato ad un reddito da persona forse non ricca (considerati i livelli degli attuali ricchi) ma certamente molto benestante.
          in entrambe i casi tornerà loro indietro meno di quanto versato, molto meno nel caso di mio padre che è terrorizzato dal pensiero di ritrovarsi a vivere nel prossimo futuro con una pensione che oscillerà se tutto va bene tra i 2000 e i 2300 euro netti, a seconda se ci va subito o tra 4 anni.

          non sarà informato quanto te, ma qualcosa ne so e conosco vagamente la situazione.
          come conosco ancora meglio la situazione di riflesso: quella delle generazioni giovani (me compreso) che possono permettersi una vita senza drammi, specie se si vuole far su famiglia, solo confidando nel reddito e nell’accumulo dei beni dei propri genitori.
          perchè partendo da zero, senza le spalle coperte come hanno fatto i miei genitori, oggi si vive nella stragrande maggioranza dei casi in economia, di compromessi.

          MA, nonostante in italia il livello di distribuzione della ricchezza sia quanto mai variegato, sono in ogni caso limitate le persone veramente povere (da escludersi quindi le frotte di furbi che dichiarano zero e piangono il morto con l’iphone in mano), quelle persone che veramente faticano a campare, e con campare intendo alimentarsi a sufficienza ed avere un letto caldo su cui dormire.

          eppure questa è la situazione standard in cui vivevano la maggior parte dei nostri nonni e bisnonni, il popolo, quelli che hanno fatto la guerra in casa per conquistarsi la sopravvivenza e non certo per “esportare democrazia”.
          questa è la situazione di miliardi di persone nel mondo che oggi “bussano” alle nostre porte. porte che vorremmo egoisticamente chiudere ma che basta un soffio per sfondarle (e se si sfondano ed entrano tutti assieme, sarà molto peggio anche per noi piuttosto che farli entrare razionalmente)

          le generazioni occidentali dal dopoguerra hanno vissuto in una bolla di sapone, hanno via via perso il significato di cosa significhi lottare per la sopravvivenza, situazione che invece è la normalità per la stragrande maggioranza dei poveri ignoranti di un mondo sovraffollato che ha stupidamente messo le proprie limitate risorse sotto chiave e continua ad inneggiare alla crescita.

          io non faccio certo eccezione, ma l’obiettività di uno sguardo d’insieme allargato – permessa proprio dal mio status di privilegiato e di persona che ha avuto il tempo di studiare molto e anche un poco di girare il mondo – non può che farmi sorridere quando sento mio padre che si incazza se i nostri simpatici governi, da noi eletti e sostenuti, si sono bellamente dilapidati la sua pensione che poi è anche utilitaristicamente per me stesso, figlio unico adorato, la principale ancora illusoria di serenità.

          [per inciso la serenità non fa parte della vita dell’uomo pensante. l’apparente serenità, la giustizia, l’equità, sono sempre il contraltare culturale di indicibili prevaricazioni passate e presenti verso altri nostri simili, di cui non siamo a conoscenza o che abbiamo egoisticamente sepolto.
          quando poi ci raccontiamo di essere sereni ponendoci di fatto ai margini esterni del mondo sociale, nei nostri eremi di pensiero, non contiamo più nulla nel sistema.
          solo il minorato mentale o il selvaggio ignorante possono permettersi il lusso di essere davvero sereni, se hanno di che mangiare e non vengono seviziati dall’intelligente uomo sociale]

          nel mondo tutte le cose – ed il denaro non vi fa eccezione – non sono di nessuno ma di tutti quelli che ci vivono dentro. nella praticità della vita il possesso non è un diritto ma un esercizio di chi se lo prende, generalmente con il coltello tra i denti.

          ora mi auguro tu possa comprendere meglio perché abbia usato la frase “pensione che pesa sulle spalle di altri”.

          Mi piace

          1. no, mi e` sempre piu` oscuro.

            a maggior ragione se sai gia`, perdipiu` per esperienza diretta, che i contributi pensionistici sono piu` alti in genere delle pensioni ricevute.

            le pensioni non sono affatto una rendita, come hai scritto: sono salario differito.

            da tempo io propongo di sostituire le pensioni con un reddito minimo di sussistenza garantito dallo stato per tutti i cittadini che non lavorano (o non lavorano piu`) e di lasciare ai privati cittadini di decidere quanto vogliono accantonare per garantirsi un reddito futuro integrativo.

            salvaguardando quello che spetta in base ai contributi versati sinora, ovviamente.

            questo renderebbe ancora piu` chiaro quanto assomiglia una pensione ad una assicurazione, per la quale si pagano dei ratei, per avere poi una prestazione…

            e nessuno si sognerebbe di dire di un assicurato per malattia che il rimborso delle cure mediche che riceve pesa sulle spalle di altri.

            l’unica differenza e` che nel caso della pensione l’assicurazione e` obbligatoria (come per l’auto) e la societa` assicuratrice e` unica, statale, e si chiama INPS.

            guarda che non ti si contesta il senso generale del post, ma soltanto quell’inciso infelice: una pensione che pesa sulle spalle di altri.

            e non mi pare che a questa affermazione si possa dare un significato diverso da quello che vi abbiamo trovato la commentatrice ed io…

            se il significato fosse un altro da quello che appare, allora sarebbe un caso piuttosto grave di inadeguatezza comunicativa… 🙂

            Mi piace

            1. io parlo di una cosa e tu continui a parlare di un’altra, ben più contestualizzata e precisa ma che non c’azzecca con il mio discorso originario. ho già scritto che si trattava di una allegoria, perchè ripeterlo?
              lo stipendio di un dipendente pubblico o privato è una pensione che pesa sulle spalle di altri, il reddito di un imprenditore è una pensione che pesa sulle spalle di altri, e la pensione in senso letterale su cui ti piace soffermarti è parimenti una pensione che pesa sulle spalle di altri.
              quale sia il senso dell’allegoria e chi sono questi altri l’ho già descritto nei precedenti commenti.

              ma oramai è fuori di dubbio che si tratti di una mia grave inadeguatezza comunicativa.

              come è chiaro che devo aver ben colpito l’idea di possesso, di equità di trattamento e di diritto acquisito che noi privilegiati ci attendiamo essere puntualmente rispettati, in particolar modo nei nostri confronti.
              parlando su un blog, miagolando.

              questo proseguo di commenti è nel mio immaginario l’icona di tutta la nostra debolezza, che descrivevo malamente nel post iniziale.
              pace 🙂

              Mi piace

              1. certo che stiamo parlando di due cose diverse!

                finalmente diventa chiaro.

                tu stai parlando del concerto, molto bello, che hai eseguito, anzi creato.

                io sto parlando della stecca isolata che nel concerto ti e` scappata.

                basta una stecca isolata a rovinare un concerto bellissimo?

                direi di no.

                basta la bellezza d’insieme del concerto a cancellare la stecca?

                direi altrettanto di no…

                dopo di che l’autore del concerto risponde all’amico che gli fa notare la stecca: si`, ma il concerto era bellissimo.

                l’amico risponde: si`, ma al minuto 8:28 hai steccato.

                e adesso potrebbero continuare a ripetersi per una vita, se ne avessero voglia.

                comunque mi pare che non abbia senso farlo 🙂

                le cose sono chiarite forse, per quel tanto che si poteva, e la questione non e` poi cosi` importante…

                un abbraccio

                Mi piace

  3. per borto:
    incredibile, non avevo fatto caso che avevi scritto un post con lo stesso titolo pochi giorni fa.
    o forse, incoscientemente, il mio occhio si era posato lasciandosi influenzare.

    Mi piace

Lascia un commento, soprattutto se stai scuotendo la testa. Un blog lo fa chi lo commenta. E questo potrebbe diventare il tuo blog.

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...