Lorenzo: morire di maggio – 233

una dolorosa giornata e` passata.

Lorenzo, il ragazzo geniale e sensibile che si e` suicidato l’altro giorno, e` stato cremato ieri,

come aveva chiesto laicamente,

dopo una dignitosa cerimonia stracolma di amici commossi.

hanno ricordato la sua genialita`, il suo sorriso sensibile e la sua discrezione,

che alla fine e` diventata un rifiuto totale di questa vita, cresciuto lentamente e diventato irriducibile.

. . .

e io pensavo che queste anime un po’ speciali,

queste intelligenze piu` vive di altre,

che si allontanano prima dalla vita e a volte per decisione propria,

sono un poco come i canarini in miniera di una volta,

che servivano sottoterra a rivelare il grisou, morendo prima dei minatori.

sono segnali di angoscia e di pericolo:

non sono soltanto gesti individuali, un poco incomprensibili per chi comunque rimane.

. . .

i genitori lo hanno sentito, il valore straordinario del gesto estremo di questo figlio che li ha privati di lui e un poco anche di se stessi.

hanno avuto parole pubbliche piene di una dignita` quasi sovrumana nel ricordare quel loro figlio che da tre anni si era progressivamente staccato da tutto

e che le terapie non sono riuscite a strappare al rifiuto di questa esistenza senza prospettive.

Guido, il padre, un omone grande e generoso, ha rivendicato, con la voce che rischiava di spezzarsi:

Io rispetto la scelta di mio figlio, come uomo.

Andreina, la mamma fragile come un pulcino, ha avuto la forza di citare La guerra di Piero,

prima di scoppiare in un pianto che nessuno poteva fermare:

Morire di maggio: ci vuole molto, troppo coraggio.

. . .

Lorenzo e` uscito da questo triste momento del ricordo, al Tempio Crematorio, in tutta la sua dignita`

di portatore di un messaggio che forse non siamo in grado di cogliere se non ci fermiamo a rifletterci su.

il coraggio, forse perfino la lucidita`.

la cura messa nel realizzare il suo disegno ben programmato,

la lettera ai genitori per lenire il loro dolore,

i saluti agli amici dei giorni precedenti,

la chiusura dei profili nei social network.

il comporsi di una successione di gesti studiata e la voglia di non ferire nessuno.

ma forse anche una scelta forte che ci chiede con fermezza di interrogarci,

noi che scegliamo ogni giorno di restare.

. . .

eccoli, i miei coetanei, che si avvicendano attorno a me,

in questo triste momento di incontro a un funerale,

che sembra oramai il momento di vita sociale piu` intenso rimasto a chi e` andato in pensione e si avvia ai settant’anni.

quanto e` duro incontrare – come in uno specchio rifiutato – i segni della decadenza smagrita,

le rughe delle passioni abbandonate,

sentire le voci di una saggezza che si va facendo rassegnata.

visi che si stanno facendo irriconoscibili

e lasciano trapelare soltanto i barlumi di una giovinezza dimenticata.

. . .

so di essere uno di questi visi anche io,

ma all’interno di questo scenario esteriore la vecchiaia resta, per me, una rappresentazione riservata agli altri.

la dicotomia fra l’immagine che io conservo di me e quello che invece vedono gli altri si va facendo sempre piu` acuta.

naturalmente io ritengo – come tutti i miei amici della mia stessa eta`, suppongo – di essere l’unico indenne dalla decadenza,

che riguarda soltanto gli altri, non me.

quasi mi compiaccio di questa mia giovinezza interiore che presumo faccia di me un’eccezione,

e del mio fisico abbastanza giovanile,

nonostante quei doloretti alla schiena che rendono il mio movimento solo un poco impacciato, penso,

mentre compatisco il vecchio amico che zoppica un poco e appare un poco ripiegato su se stesso, solo un accenno:

esattamente come agli altri certamente appaio io.

. . .

ascolto le malattie degli altri.

anche io ne avrei una da raccontare, diagnosticata di nuovo in questi giorni:

subdola, ma certamente non pericolosa subito, la mia,

se la mia fosse davvero una malattia:

individuata gia` quattro anni fa

e da me trascurata con baldanza da tipica sindrome di Peter Pan.

. . .

eccolo, il mio vero disturbo dal quale cercano attivamente di guarirmi i medici

che cercano di fare di un uomo mai arrivato davvero alla maturita` un vecchio attento ai suoi progressivi malanni.

si`, devo convincermi di essere vecchio,

e dunque devo entrare fino in fondo nello scenario esistenziale programmato:

attaccarmi piu` morbosamente alla vita,

ora che qualche valore un poco piu sballato mi avvisa che il male lentamente procede e potrebbe stroncarmi.

. . .

ma non ho anche io la mia dignita` potenziale di suicida, in questo caso mancato?

non posso forse posso vivere nel giusto equilibrio fra la prudenza che riduca il danno, la dieta che mi ha fatto perdere sei chili nell’ultimo mese (come fossi stato in India!),

e la voglia ancora di sentirmi ancora un adolescente soltanto un po` stagionato?

rinuncero` al mio secondo giro del mondo?

evitero` di guardare con paura alla successione dei giorni che si accorciano, all’incombente solstizio d’inverno della mia vita?

sono al funerale di una ragazzo che aveva 43 anni meno di me.

torno a casa e rifletto alla sua scelta, che dobbiamo considerare malata,

altrimenti saremmo soltanto dei vigliacchi incoerenti nella nostra esistenza prolungata.

. . .

ed ecco che mi si apre la mente, uno spiraglio.

Lorenzo, che non conoscevo personalmente, e che ci ha dato un fermo richiamo a guardare alla vita per quello che e`,

con dignita` e mente sicura, a me da`, incredibilmente, un messaggio di speranza e di liberta`.

si`, siamo liberi se sappiamo guardare alla morte senza paura.

Liberta` va cercando, ch’e` si` cara

come sa chi per lei vita rifiuta.

ma il suicidio consapevole non e`, sempre, una ricerca di liberta`?

liberta` anche dalla disperazione o dal dolore di vivere, quando questo prevale sulle illusioni che ci tengono in vita.

. . .

il rifiuto della vita quando diventa apertamete solo malattia, quando e`insuperabile dolore, quando e` decadenza irrimediabile e non piu` governabile, resta come positiva prospettiva di salvezza estrema,

al fondo del nostro sguardo su un futuro personale e collettivo sempre piu` incerto.

si puo` sempre sperare di morire, almeno.

e non e` poco potere scegliere la morte, non subirla.

. . .

e sono mille papaveri rossi…

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10 thoughts on “Lorenzo: morire di maggio – 233

  1. Non so troppe cose troppe.
    Penso a Lucio Magri che ha scelto è potuto decidere di morire perché sopravvivere alla sua moglie era un dolore troppo grande da sopportare.
    Ma Lucio aveva 80 anni e una vita vissuta alle sue spalle.
    Non posso pensare al suicidio di un ragazzo come a una libera scelta ma piuttosto a un’accusa che viene mossa a tutti noi perché non ricordo chi lo disse ma la frase mi colpi molto: Ci si ammazza contro qualcosa e non per qualcosa.
    Come madre ma anche semplicemente come persona attenta a quello che avviene intorno io li vedo questi ragazzi ciondolare a branchi e li sento anche allungando l’orecchio parlare dei molti tentativi che ancora fanno per riuscire a rendersi autonomi per prendersi il posto che a loro spetta nel circolo vitale. Frustrazione e scoramento, domande senza risposte.
    Quanto a noi che abbiamo superato il mezzo del cammin di nostra vita capisco in parte il tuo ragionamento…
    Mi fa strano guardarmi allo specchio la mattina e non vedermi diversa forse perché sto tendenzialmente bene e comunque quando sto uno straccio sorvolo e non ascolto il mio corpo.
    Ti suggerisco di leggerti permettimi l’ardire la mia recensione al film Truman e soprattutto se ti capita di vederlo!
    E per chiudere sappi che faccio il tifo ma sul serio per il tuo secondo giro del mondo e tuttavia seppure con un pizzico di invidia mi ritraggo perché non sarei in grado di farlo.
    Tuona di maggio il mondo di ribella.
    Sherasottocoperta 🌷🌿🌹

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    1. mi hai indotto a rileggere il post che avevo scritto al momento del suicdio assistito di Magri: contiene anche qualche annotazione sul suicidio che potrebbe essere considerata una risposta ad alcune delle domandxe che poni a te stessa e a me:
      https://bortocal.wordpress.com/2011/11/29/367-in-morte-di-lucio-un-amico-suicida/

      avevo gia` letto la tua riflessione su Truman (anche se senza lasciare traccia) e mi era piaciuta.

      ma il contesto era diverso e rileggerla adesso mi e stato utile egualmente, anche se quasi mi e` sembrato un testo diverso.

      se il suicidio puo` essere una scelta ragionata e consapevole a 80 anni, puo` esserlo anche a 25.

      a 25 ci vuole soltanto molto piu` coraggio.

      neppure io conoscevo personalmente il ragazzo (che ha frequentato uno dei miei licei mentre io ero in Germania), ma non rientrava certamente nel tipo umano (o poco umano) che descrivi tu.

      credo che ci si ammazzi soprattutto contro qualcosa o qualcuno quando ci si suicida d’impulso.

      non credo che Magri si sia suicidato contro qualcuno.

      ma la vita che si e` rivelata intollerabile a Magri a 80 anni, ben puo` rivelarsi tale anche a 25: le vite non sono tutte uguali…

      semmai chi si suicida a 25 anni e` ancora piu` coerente.

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      1. Non mi sono spiegata bene ma queste sono anche le peculiarità del botta e risposta scritte, purtroppo. Lucio certo ha scelto e lo ponevo come esempio di una vita vissuta a lungo e di un dolore più lancinante di un male esteriore che lo ha portata a ritenere non piu’ sopportabile il suo vivere. Dunque non contro ma libero arbitrio.
        Ora in un giovane non è concepibile la morte (per me ovvio) se non come rifiuto, mancanza di speranza, impotenza ‘contro’ una società che non è stata in grando di accoglierlo.
        La morte di Lorenzo è una nostra colpa, altro che! E sottolineo società e non genitori perchè l’amore sicuro e super partes, molto spesso risulta difficile da sopportare.
        Rileggerò cosa hai scritto su L.M.
        Il discorso del Film, era per dire come una buona fine e la sua organizzazione sia da augurarsi quando si ha (ancora) la lucidità.
        Mia mamma lo ha fatto con grande serenità quando era ancora in salute parlandone con serena lucidità che noi figli rifiutavamo. Ora ho capito e la ringrazio.
        Ciao caro ha smesso di piovere e farò un buon tea.
        sheratuttoruotamannsempretroppoinfretta

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        1. non credo che tu ti sia spiegata male, credo semplicemente che vediamo il problema in modo diverso, forse tu piu` materno e femminile.

          io non credo che la morte di Lorenzo sia colpa di nessuno individualmente parlando, e il concetto di colpa in casi del genere mi pare un abuso.

          che ci porta a chi?

          so che i genitori hanno fatto umanamente di tutto, che era seguito da uno psichiatra e non credo che possano rimproverarsi nulla.

          dobbiamo misurarci con l’inesplicabile, dobbiamo ammettere che la morte puo` essere una scelta consapevole o inconsapevole anche a vent’anni.

          possiamo ammettere che la vita non e` un valore assoluto?

          che si puo` ragionevolmente rifiutarla, anche se se ne e` vissuta una parte ancora piccola, ma sufficiente per dire che tanto ci basta?

          recentemente ha fatto scalpore il caso non ricordo di quale paese estero di una govane ragazza che ha preteso e voluto il suicidio assistito per una gravissima e insuperabile depressione, e il tribunale glielo ha concesso.

          non occorre avere ottant’anni per avere il diritto di morire, credo.

          e vedi, mi domando se una regolamentazione diversa del diritto di morire non aiuterebbe in realta` in questi casi a sopportare meglio…

          ma, detto il mio punto di vista, accetto anche il tuo, capisco bene da quali sentimenti positivi muove…

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          1. Quando la discussione qui in questo contesto diventa troppo lunga tende a incartarsi e mi pare che già stia accadendo. Ho letto il tuo testo su Magri. Hai forse scordato di collegare il vissuto di Lucio e di altri compagni con il ruolo carismatico di Pietro Ingrao. La depressione cominciò tre anni prima alla morte della sua amatissima Mara senza la quale nn voleva non poteva vivere. Ma le aveva promesso che avrebbe portato a termine il libro su cui stava lavorando e così fece. Non ero sua amica ma conoscevo bene tutto il gruppo del Manifesto di cui resta uno sparuto gruppo. Ma qui diventa la mia storia.
            Buon…notte giorno

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            1. troppo lunga una discussione di 4 battute?

              magari troppo lunghi gli interventi…

              il ruolo di Pietro Ingrao nella vicenda del Manifesto?

              una pagina oscura in una storia personale per molto altro ammirevole.

              Ingrao resto` dalla pare di coloro che espulsero Magri dal Partito Comunista Italiano.

              voto` a favore.

              anche se poi ammise che fu un errore.

              per questo ho preferito non parlarne in quel post che era su Magri:

              oggi aggiungo, visto che in qualche modo mi spingi a dire la mia, che quell’errore fu storico e inchiodo` il Partito Comunista Italiano al suo passato terzinternazionalista.

              gli impedi` di maturare, in tempi che sarebbero comunque stati tardivi egualmente, verso un’idea di sinistra moderna, critica e pluralista al proprio interno.

              buona giornata a te.

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              1. Il limite mi insospettisce. Anche qui servirebbe un vis à vis.
                E cmq il gruppo del Manifesto e Lucio stesso con affetto reciproco rimasero sempre aperti al confronto e l la collaborazione.
                Sembra nn piova. Un abbraccio

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                1. certamente: erano belle persone e restarono amici anche nel dissenso.

                  le discussioni dal vivo hanno un altro spessore, in effetti.

                  prima o poi mi capitera` di passare per Roma… 🙂

                  neppure qui piove, ma queste nuvole grigie che trascorrono mette una passeggiata lunga a rischio di qualche rovescio.

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  2. Grazie caro amico per questa testimonianza luminosa e commovente. Il tumulto dei sentimenti mi impedisce di parlare. Siamo di fronte al mistero di persone che affrontano la vita e fanno i conti con la morte. Al nostro mistero.

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