paleocene, eocene, antropocene o telocene, l’era geologica della fine – 239

le notizie piu` importanti si trovano, in qualche angolino dei media.

sono mezze nascoste, perche` fanno paura.

La NASA comunica per il settimo mese consecutivo che il mese appena passato e` il piu` caldo da quando si misurano le temperature globali del pianeta.

ripassare gli annunci e` impressionante, scelgo a caso:

Clima, Omm: il 2015 è lʼanno più caldo di sempre

INVERNO SALTATO  Clima, Nasa: “Gennaio 2016 più caldo di sempre”

. . .

in questo momento in Italia ce ne accorgiamo di meno

(nella mia casa a 750 metri di altezza nelle Prealpi al momento ho 13 gradi)

ma per un motivo molto semplice, questo:

clima-caldo-record-aprile

come si vede dall’immagine, sull’Atlantico settentrionale le temperature nell’aprile 2016 sono piu` fredde di un grado che nel 1951.

e questo spiega anche le ondate di freddo e maltempo che in questi giorni arrivano da ovest a raffreddare le nostre giornate.

. . .

ma anche questo era previsto e risulta comprensibile:

l’aumento globale delle temperature ha come effetto locale il graduale spegnimento della Corrente del Golfo, che da sempre manteneva l’Europa piu` calda di quanto normalmente dovuto alla sua latitudine.

e dunque, provvisoriamente, abbiamo aumenti di temepratura minori, anzi addirittura temperature relativamente piu` fredde in Europa, soprattutto in questa stagione.

la Corrente del Golfo riscaldava le acque dell’oceano piu` vicino a noi,

mentre oggi invece la corrente del golfo si arresta a meta` Atlantico, come sempre si vede dall’immagine.

. . .

bando agli effetti locali, dunque.

Aprile ha fatto segnare un record (il settimo consecutivo) di temperatura.

I dati rilevati dalla Nasa indicano che il 2016 sarà l’anno più caldo mai registrato e probabilmente con ampio margine.

Il primato dello scorso mese batte quello precedente del 2010 di 0.24 gradi centigradi ed è superiore di 0.87 rispetto alla media di aprile.

. . .

“Se queste temperature sono in parte causate dal fenomeno del Nino, il fattore determinante è il riscaldamento globlale dovuto all’effetto serra.

I climatologi lanciano avvertimenti almeno dagli anni Ottanta.

Ed è tutto ormai assolutamente scontato dal 2000 in poi.

Quindi perché sorprendersi?”

Secondo Andy Pitman, direttore dell’Arc Centre of Excellence for Climate System Science dell’Università australiana del New South Wales, gli ultimi dati mettono in serio dubbio l’obiettivo fissato dalla COP21 di Parigi.

(come dice anche questo blog da tempi non sospetti)

“L’obiettivo di 1.5 gradi è solo un pio desiderio.

Non so neppure se riusciremo a raggiungere 1.5 gradi se anche si bloccassero oggi stesso tutte le emissioni.

C’è una forte inerzia nel sistema”.

. . .

trovo altrove altri dati, da combinare con questi, basta poco.

(e sono quelli che danno il titolo al post).

56 milioni di anni fa la Terra venne colpita dalla peggiore catastrofe climatica prima di quella attuale.

viene chiamata Massimo termico del Paleocene-Eocene e segna appunto il passaggio da un’era geologica all’altra, dal Paleocene all’Eocene.

dal mondo degli animali antichi a quello degli animali moderni.

Un improvviso aumento dell’anidiride carbonica (forse rilasciata da giacimenti sottomarini per un aumento delle temperature degli oceani) fece alzare le temperature del pianeta di 5 gradi.

questo porto` all’estinzione di molte specie e alla sopravvivenza di alcune altre, che andarono poi gradualmente a ripopolare il pianeta, quando le temperature tornarono a normalizzarsi.

lo studio dei sedimenti al largo del New Jarsey e degli isotopi del carbonio e dell’ossigeno ha permesso di quantificare meglio il fenomeno, secondo una ricerca appena pubblicata su Nature Geo-Science.

Allora le emissioni di Co2 nell’atmosfera erano di un miliardo di tonnellate l’anno e durarono per 4.000 anni.

la CO2 provoco` l’aumento delle temperature.

ma forse un aumento delle temperature, dovuto ad altre cause, provoco` a sua volta l’aumento delle temperature…

difficile trovare in natura rapporti di semplice causa ed effetto, esistono anche i meccnaismi di feedback.

in ogni caso: 4.000 miliardi di tonnellate di CO2 distribuiti in 4.000 anni.

e un aumento devastante medio di 5 gradi delle temperature del pianeta.

. . .

guardiamo all’oggi, adesso.

attualmente stiamo riversando nell’atmosfera 10 miliardi di tonnellate di CO2 l’anno.

cioe` ogni anno 10 volte l’anidride carbonica di 65 milioni di anni fa.

e senza considerare il metano e altri gas serra ancora piu` pericolosi della CO2.

da quanto lo stiamo facendo?

diciamo da 100 anni, per semplificare?

allora abbiamo gia` raggiunto il 25% dell’obiettivo di 65 milioni di anni fa.

ma molto piu` in fretta.

l’aumento di 1,5 gradi di temperatura e` gia` garantito.

anzi, e` gia` stato realizzato e superato.

e non c’e` proprio neppure l’ombra di nessun motivo ragionevole per cui debba fermarsi.

anche considerando che stiamo continuando a immettere CO2 nell’atmosfera allo stesso ritmo.

. . .

da qualche tempo chiamiamo l’epoca attuale antropocene.

la consideriamo una nuova era geologica, perche` e` gia` in corso la piu` spettacolare estinzione di massa delle specie viventi della storia della Terra.

e la chiamiamo proprio cosi`, antrocene, l’era geologica dell’uomo, perche` il protagonista indiscusso di questo sterminio e` l’essere umano.

indiscutibilmente, ma non so come, il futuro dovra` cambiare la definizione di questa nuova epoca geologica che viene fatta iniziare dal 1950.

perche` indiscutibilmente la specie umana sparira` dal pianeta nel giro di pochissime generazioni, forse soltanto di qualche decennio.

e dunque sara` ridicolo chiamare antropocene una nuova era geologica della Terra dove l’essere umano non esistera` piu`.

chiamiamola telocene, piuttosto: l’era geologica della fine (telos, in greco).

stanno gia` scorrendo in sala i titoli di coda, non vedete?

. . .

la cosa e`certa, non e` una fantasia.

possiamo provare a ritirarci sulle montagne per sopravvivere un poco di piu`, almeno individualmente.

ma qui fra meno di cent’anni ci saranno comunque le temperature del centro del Sahara.

arbusti, insetti e forse serpenti, niente di piu`.

. . .

chi mi legge di solito ha questo punto ridacchia.

a volte arrivano anche commenti stupidi: bene, cosi` risparmio il riscaldamento…

sono risate nervose, lo sappiamo io e te.

. . .

nella categoria delle idiozie tranquillizzanti metteteci pure anche questa intervista che adesso copio e incollo.

buonismo generico, ottimismo un tanto al chilo.

e` uno dei massimi studiosi del clima, dice l’intervistatore.

pero` l’unica cosa che manca in queste previsioni scritte apposta per tenere tutti tranquilli, sono i dati quantitativi visti sopra.

. . .

siamo nel pieno di una catastrofe planetaria.

il tempo per riuscire a salvarsi e` passato.

forse sara` bene rendersene conto, giusto per organizzare al meno peggio i tempi e i modi personali della fine.

io ai miei discendenti lascio una casa e un pezzo di terra a mezza montagna.

vedo che le patate crescono molto bene qui.

e penso che potrebbero farlo ancora per un po’.

e adesso esco a farmi una passeggiata sui monti, per oggi il mio dovere l’ho fatto.

pace a voi.

. . .

ecco l’intervista:

L’ecologo Rockström: “Le nostre chances di salvare la Terra? Il 50%”

Intervista allo studioso svedese: “Nei prossimi 10-15 anni si gioca la partita per salvare noi e il pianeta”
 
RUDI BRESSA
 

È uno dei massimi esperti dei temi legati alla sostenibilità e alla resilienza dei sistemi ecologici del pianeta.

Nel suo nuovo libro Grande mondo, piccolo pianeta(Edizioni Ambiente), Johan Rockström, direttore dello Stockholm Resilience Centre, spiega come l’umanità abbia raggiunto il punto in cui il pianeta non è più in grado di compensare il nostro impatto senza conseguenze.

Ma c’è ancora spazio per una crescita prospera, a patto di scegliere la sostenibilità come modello.

Il suo ultimo libro è una sorta di sintesi degli studi condotti finora?

«Sì. Diciamo che si tratta del riassunto di decine di anni di ricerche scientifiche su quelle che chiamiamo Earth system sciences (Scienze del sistema terrestre, ndr), le discipline che studiano come il pianeta opera e che misurano il nostro impatto su di esso. Queste ricerche, portate avanti da me ma anche da altri scienziati che collaborano col mio centro, ci hanno fornito la prova fondamentale del fatto che abbiamo voltato pagina. Siamo passati da un piccolo mondo e un grande pianeta – quando avevamo un impatto limitato sulla Terra – ad uno in cui l’umanità ha raggiunto il limite della capacità della Terra di rispondere alla pressione antropica senza conseguenze catastrofiche».

Nel libro usa il termine “”Antropocene. Come influirà quest’epoca sulla società e sul futuro del pianeta?

«Io credo che l’Antropocene sia un punto di svolta per l’umanità. La scienza oggi è d’accordo nell’affermare che siamo entrati in quest’era negli anni ’50 del XX° secolo. Sono passati circa 60 anni ormai ma, nonostante la nostra crescita non sia stata sostenibile, nei primi 40 anni questo modello insostenibile ha portato una crescita considerevole e un benessere diffuso per tutta l’umanità. Il pianeta aveva così una tale resilienza, una tanto enorme capacità di assorbire abuso e stress, che non si sono a lungo viste le conseguenze».

Ora però abbiamo raggiunto il limite.

«Dobbiamo comprendere una volta per tutte che quel vecchio modello ha portato un relativo benessere economico, ma ha consumato e inquinato il pianeta. È un modello che non funziona più. Ora il pianeta ci sta mandando il conto. Dobbiamo cambiare logica e capire che se vogliamo che l’umanità continui a prosperare ovunque, dobbiamo seguire una strada di sviluppo sostenibile globale».

Questo cosa significa davvero?

«Significa un cambiamento drastico. Se vogliamo restare all’interno di una zona di sicurezza, dovremmo condividere la quantità di CO2 che possiamo ancora emettere e la quantità di combustibili fossili o di acqua dolce che possiamo consumare con un numero sempre maggiore di persone. Dovremo perciò cambiare il modo in cui pensiamo lo sviluppo economico. Il punto fondamentale è che avere dei limiti, dei confini, non significa bloccare lo sviluppo. La sostenibilità ci può aiutare a fare passi da gigante, producendo tecnologia, buon cibo, buona energia. E lo possiamo fare in maniera sostenibile. Non si tratta di tornare indietro, ma di entrare in un’era nuova per l’umanità».

Come si immagina il pianeta tra 20 o 50 anni?

«Sono ottimista. Ma non nascondo di essere molto preoccupato: potremmo non fare in tempo. Il 2015, spero, è stato l’anno della svolta. È l’anno in cui i leader dei Paesi di tutto il mondo hanno adottato gli Obiettivi per lo sviluppo sostenibile (SDG, ndr). E poi c’è stata la COP 21 a Parigi, dove si è deciso di decarbonizzare l’economia il più velocemente possibile. La questione è: saremo abbastanza rapidi nell’evitare il punto di non ritorno? Io penso che abbiamo un 50 per cento di possibilità di farcela, e un 50 per cento di fallire. Tutto sarà deciso da quello che faremo nei prossimi 10-15 anni».

 


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