l’Io e gli altri.

e`abbastanza beffardo che spesso impieghiamo pochi minuti a farci un’idea precisa di come sono fatti gli altri.

e, invece, per capire come siamo fatti noi, per avere lo stesso sguardo fulmineo d’insieme sulla nostra personalita`, a volte non ci basta una vita intera.

(nella quale, tra l’altro, ci trasformiamo continuamente, sfuggendo al nostro sguardo autobiografico come anguille sguscianti).

. . .

ma la spiegazione forse e` semplice:

noi siamo un problema degli altri,

e niente affatto un problema nostro.

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8 thoughts on “l’Io e gli altri.

    1. e` una bella idea.

      mi ha sempre distolto qualche cattivo esempio:

      uno che conoscevo ci e` rimasto invischiato vent’anni….

      pare del resto, a detta dell’analista, che fosse l’unico modo perche` facesse una vita anche solo vagamente accettabile…

      non mi pare il mio caso, e quindi fino a questo mometo ho risparmiato i soldi.

      certo sarei curioso di capirmi…

      pero` per fortuna ci pensano gia` gli altri, e ciascuno a modo suo.

      uno, nessuno e centomila.

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      1. Io credo che se ti scontri con un groviglio interiore che ti fa vivere male e te ne rendi conto sia importante riuscire ad arrivare non proprio al bandolo ma un punto che ti permetta di affrontare l’oggi
        Non credo neppure che sia deontologicamente corretto che un analista tenga un paziente vent’anni ma questa è una mia opinione. I miei tre anni mi hanno molto aiutato non sa essere diversa io ma a vedere diversamente e in modo meno agguerrito quanto mi sta intorno e cercare in questo il modo di collocarmi senza soffrire troppo .
        Sembra tortuoso ma non lo è ed a convincermi che avevo bisogno di aiuto dopo un anno di sbalzi dall’aggressivo al depresso è stato proprio il mio Pietro di cui tu sai.
        Scusami se sono stata prolissa o troppo addentro alle mie questioni
        Non rimpiango i soldoni che ho speso!

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        1. per niente, anzi trovo la conversazione molto interessante.

          anche io trovo deontologicamente scorretto uno psicanalista che si crea un cliente praticamente a vita: oltretutto non e` neppure troppo difficile per lui riuscirci.

          io credo che quello che mi ha impedito di andare dallo psicanalista sia da un lato la mia capacita` di sopportare i livelli mediocri di sofferenza e di fatica (anche soltanto fisica).

          quando a seguito di un episodio di mobbing durissimo subito e concluso con una vittoria in tribunale, mi fu diagnosticata da uno psichiatra una depressione “da rimbalzo” per la quale fui anche risarcito (e` quella che subentra quando hai finito una battaglia e ti rilassi dopo uno sforzo tremendo), io – sia detto tra noi – non sentivo pero` neppure di soffrire particolarmente, anche se il risarcimento comunque mi fece comodo.

          e del resto si trattava, per definizione, di uno stato transitorio.

          ho vissuto molto tempo accanto a diverse persone realmente depresse e mi pare che le nostre condizioni fossero profondamente diverse.

          quindi non mi sono mai sentito veramente bisognoso di aiuto e non ho mai provato sofferenze cosi` acute da sentire di averne bisgno.

          oppure, quando c’erano, avevano cause ben precise (separazione, momenti duri sul piano professionale) e in questo caso mi pareva di dover concentrare le energie per resistere.

          il secondo fattore e` quello accennato qui sopra: cioe` la mia capacita` di scaricare le mie tensioni all’esterno.

          questo mi ha salvato dalla depressione che vedo falcidiare attorno a me.

          la sconto con una discreta solitudine, che pero` non mi pesa troppo, per fortuna.

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            1. sole vento sete…

              ma dai, qui sto facendo uno sforzo per non riaccendere i termosifoni ed e` coperto e a tratti piove, anche di brutto!

              pero` conta il risultato, appunto.

              si`, lo so, parlando di depressione ho in apparenza divagato…

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