brexit per finta? l’art. 50 del Trattato di Lisbona – 318

non e` immediato trovare in rete il testo dell’art. 50 del Trattato di Lisbona del 2009.

per cui penso di fare qualcosa di utile mettendolo a disposizione di chi lo vuole leggere.

eccolo:

Articolo 50

1. Ogni Stato membro può decidere, conformemente alle proprie norme costituzionali, di recedere dall’Unione.

2. Lo Stato membro che decide di recedere notifica tale intenzione al Consiglio europeo. Alla luce degli orientamenti formulati dal Consiglio europeo, l’Unione negozia e conclude con tale Stato un accordo volto a definire le modalità del recesso, tenendo conto del quadro delle future relazioni con l’Unione. L’accordo è negoziato conformemente all’articolo 218, paragrafo 3 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Esso è concluso a nome dell’Unione dal Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata previa approvazione del Parlamento europeo. 

3. I trattati cessano di essere applicabili allo Stato interessato a decorrere dalla data di entrata in vigore dell’accordo di recesso o, in mancanza di tale accordo, due anni dopo la notifica di cui al paragrafo 2, salvo che il Consiglio europeo, d’intesa con lo Stato membro interessato, decida all’unanimità di prorogare tale termine.

4. Ai fini dei paragrafi 2 e 3, il membro del Consiglio europeo e del Consiglio che rappresenta lo Stato membro che recede non partecipa né alle deliberazioni né alle decisioni del Consiglio europeo e del Consiglio che lo riguardano. Per maggioranza qualificata s’intende quella definita conformemente all’articolo 238, paragrafo 3, lettera b) del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

5. Se lo Stato che ha receduto dall’Unione chiede di aderirvi nuovamente, tale richiesta è oggetto della procedura di cui all’articolo 49.

. . .

bene, ci sono diversi punti da approfondire sul piano tecnico, ma sposto la cosa verso il fondo del post.

per ora possiamo limitarci ad alcune osservazioni preliminari.

. . .

metto al primo posto una considerazione di carattere universale.

da applicare anche al prossimo referendum in Italia sulla deforma-Costituzione di Renzi.

decisioni di portata costituzionale non devono essere prese a maggioranze ristrette.

e` il modo sicuro per spaccare un paese e metterlo in crisi.

col 51,9% dei consensi non vai da nessuna parte.

soprattutto se sono consensi maturati in birreria.

il principio da stabilire universalmente e l’unica vera riforma da fare anche per la nostra Costituzione e` stabilire che OGNI modifica costituzionale ha bisogno almeno dei 2/3 dei voti in parlamento e nel referendum confermativo.

. . .

ma veniamo a esaminare meglio il testo dell’art. 50 del Trattato di Lisbona.

al primo punto una osservazione abbastanza grottesca:

la decisione di uscire dall’Unione Europea va presa da ogni stato conformemente alle proprie norme costituzionali, sta scritto.

ma, come e` noto, il Regno Unito non ha una costituzione scritta…

lo dico a mo’ di battuta; puo` uscire dall’Unione Europea uno stato che non ha neppure una Costituzione scritta?

valgono delle norme costituzionali soltanto orali, anzi semplicemente consuetudinarie?

. . .

punto secondo: la notifica della intenzione di recedere va fatta ovviamente dallo stato membro.

ora, il referendum che si e` tenuto aveva un valore semplicemente consultivo.

e tocca al Parlamento inglese deliberare.

ma il 70% dei parlamentari e` contrario al brexit.

e non esiste vincolo di mandato per i parlamentari neppure nelle consuetudini costituzionali inglesi.

. . .

inoltre sono gia` state raccolte in poche ore le 100.000 firme necessarie (per consuetudine) a presentare un’istanza al Parlamento, che deve (per consuetudine) rispondere.

non come in Italia, dove la Costituzione scritta prevede inziative di legge popolari, ma per consuetudine il Parlamento le discute alle calende greche.

e quindi ecco gia` presentata un’istanza a rifare il referendum con nuove norme (70% di partecipanti al voto e maggioranza del 60%).

difficile che venga accolta.

ma in un paese senza Costituzione scritta e dove si e` votato per la prima volta su una questione simile, tutto e` possibile.

. . .

in ogni caso il Regno Unito ha fatto una frittata cosi` grossa che perfino Boris Johnson, che dovrebbe subentrare a Cameron come nuovo primo ministro conservatore, dice adesso:

“Non c’è nessuna fretta, niente cambierà nel breve periodo”.

e aggiunge una frase sibillina:

“Non c’è bisogno di invocare l’articolo 50 dei Trattati”.

questo significa una cosa sola, visto il testo del Trattato.

che chi ha vinto il referendum sul brexit lo ha proposto per finta.

ma non intende darvi seguito.

e` stata una battaglietta interna per posizioni di potere, dal loro punto di vista…

. . .

non avrei mai creduto di potere rivalutare la politica italiana rispetto a quella inglese…

ora li si dovra` formare un nuovo governo conservatore.

il quale dovra` avere la maggioranza dei voti in Parlamento.

quindi anche i conservatori contrari al brexit dovrebbero adesso approvarlo per disciplina di partito.

e poi questo governo dovrebbe fare approvare dal parlamento il brexit.

non sono piu` probabili nuove elezioni?

cosi` i tempi si allungano…

ma se le nuove elezioni dovessero dare di nuovo una maggioranza parlamentare contraria al brexit?

. . .

insomma, a me pare che le dimissioni di Cameron siano state una mossa per guadagnare tempo.

e che il Regno Unito non sappia a che santo votarsi.

a proposito, qualcuno ha notato l’assordante silenzio della regina Elisabetta II sul brexit?

sul referendum per la secessione della Scozia non era rimasta altrettanto in silenzio.

. . .

insomma, e` decisamente un po’ troppo presto per capire che cosa succedera` davvero, secondo me.

anche l’idea di escludere il Regno Unito dall’unione doganale europea sembra destinata a un rapido tramonto…

temo che tutto stia gia` cominciando ad assomigliare pericolosamente ad una farsa.

. . .

comunque, a futura memoria, questo dovrebbe essere, secondo il Trattato di Lisbona, art. 218, il modo nel quale dovrebbero svolgersi le trattative per l’uscita dall’Unione Europea del Regno Unito

(e sempre che rimanga tale):

anticipo subito che l’articolo non prevede mai esplicitamente come si debbano svolgere trattative di questo genere, ma ha pensato soltanto a trattative per l’associazione.

e dunque il richiamo dell’art. 50 rimane piuttosto generico e mal determinato.

forse questo l’art. 218 va inteso come valido per analogia anche per accordi sulla dissociazione?

comunque non e` affatto difficile pensare a qualche delirio giuridico-burocratico che faccia precipitare il tutto in dispute procedurali senza fondo…

. . .

il paragrafo 3 dell’Articolo 218, citato nell’art. 50 per la definizione delle modalita` per definire le procedure del recesso di uno stato membro, dice:

La Commissione (…) presenta raccomandazioni al Consiglio, il quale adotta una decisione che autorizza l’avvio dei negoziati e designa, in funzione della materia dell’accordo previsto, il negoziatore o il capo della squadra di negoziato dell’Unione.

di conseguenza la direzione dei negoziati spetta a Juncker, che e` il presidente dell’Unione Europea, e che ha gia` detto oggi che il divorzio non sara` consensuale.

ma vale la pena dare un’occhiata all’intero art. 218.

Articolo 218 (ex articolo 300 del TCE)

1. Fatte salve le disposizioni particolari dell’articolo 207, gli accordi tra l’Unione e i paesi terzi o le organizzazioni internazionali sono negoziati e conclusi secondo la procedura seguente. 

2. Il Consiglio autorizza l’avvio dei negoziati, definisce le direttive di negoziato, autorizza la firma e conclude gli accordi.

3. (gia` citato)

4. Il Consiglio può impartire direttive al negoziatore e designare un comitato speciale che deve essere consultato nella conduzione dei negoziati.

5. Il Consiglio, su proposta del negoziatore, adotta una decisione che autorizza la firma dell’accordo e, se del caso, la sua applicazione provvisoria prima dell’entrata in vigore.

6. Il Consiglio, su proposta del negoziatore, adotta una decisione relativa alla conclusione dell’accordo. Tranne quando l’accordo riguarda esclusivamente la politica estera e di sicurezza comune, il Consiglio adotta la decisione di conclusione dell’accordo:

a) previa approvazione del Parlamento europeo nei casi seguenti:

i) accordi di associazione; (…)

In caso d’urgenza, il Parlamento europeo e il Consiglio possono concordare un termine per l’approvazione;

b) previa consultazione del Parlamento europeo, negli altri casi.

Il Parlamento europeo formula il parere nel termine che il Consiglio può fissare in funzione dell’urgenza.

In mancanza di parere entro detto termine, il Consiglio può deliberare.

All’atto della conclusione di un accordo, il Consiglio, in deroga ai paragrafi 5, 6 e 9, può abilitare il negoziatore ad approvare a nome dell’Unione le modifiche dell’accordo se quest’ultimo ne prevede l’adozione con una procedura semplificata o da parte di un organo istituito dall’accordo stesso.

Il Consiglio correda eventualmente questa abilitazione di condizioni specifiche.

8. Nel corso dell’intera procedura, il Consiglio delibera a maggioranza qualificata.

Tuttavia esso delibera all’unanimità quando l’accordo riguarda un settore per il quale è richiesta l’unanimità per l’adozione di un atto dell’Unione e per gli accordi di associazione e gli accordi di cui all’articolo 212 con gli Stati candidati all’adesione.

quindi anche per gi accordi sulla dissociazione occorre l’unanimità?

che spavento…

Il Consiglio delibera all’unanimità anche per l’accordo sull’adesione dell’Unione alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali; la decisione sulla conclusione di tale accordo entra in vigore previa approvazione degli Stati membri, conformemente alle rispettive norme costituzionali.

9. Il Consiglio, su proposta della Commissione o dell’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, adotta una decisione sulla sospensione dell’applicazione di un accordo e che stabilisce le posizioni da adottare a nome dell’Unione in un organo istituito da un accordo, se tale organo deve adottare atti che hanno effetti giuridici, fatta eccezione per gli atti che integrano o modificano il quadro istituzionale dell’accordo.

10. Il Parlamento europeo è immediatamente e pienamente informato in tutte le fasi della procedura.

11. Uno Stato membro, il Parlamento europeo, il Consiglio o la Commissione possono domandare il parere della Corte di giustizia circa la compatibilità di un accordo previsto con i trattati. In caso di parere negativo della Corte, l’accordo previsto non può entrare in vigore, salvo modifiche dello stesso o revisione dei trattati.

. . .

auguroni!

rinuncio a proseguire col gioco dei rimandi incrociati.

preferisco rileggermi Hesse, Il gioco delle perle di vetro

2295-il-gioco-delle-perle-di-vetro


5 risposte a "brexit per finta? l’art. 50 del Trattato di Lisbona – 318"

  1. Il fatto che tu rilegga il mio libro preferito che è alla terza rilettura, mi fa capire molte cose, del perché ci si incontri nella vita e si resti.
    Per il resto io leggo e ascolto, anche se la situazione è complessa e porterà strascichi ovunque che non so immaginare.
    ciao 🙂

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    1. 🙂 🙂 🙂

      è comunque un gioco mentale molto divertente provare a tracciare i diversi scenari.

      credo tuttavia, come credevo prima del referendum, che la regoa della sdrammatizzazione sia la migliore, in questo caso almeno.

      la gobalizzazione ha legato le mani a tutti e non basta sbraitare voglio scendere per scendere davvero…

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  2. quindi restano per ricattare l’Ue e ottenere sempre dei vantaggi grazie al risultato del referendum? Un po’ come intendeva fare la Grecia per il debito?
    Fuori con la forza 🙂 .

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    1. è uno scenario possibile per i disgraziati che hanno promosso e vinto il referendum, per tirarsi fuori dai guai, adesso.

      e tuttavia non so che cosa ancora potrebbero volere, dato che in base agli ultimi accordi la loro adesione era già di fatto ridotta ad una farsa.

      una soluzione possibile è l’associazione, come per la Turchia…

      ma potrebbe anche significare dover accettare e decisioni fondamentali dell’Unione, pur di avere l’associazione economica e la mancanza di dazi – però senza potere determinare le scelte…

      insomma, una cosa certa é che uscendo perdono forza contrattuale e non ne acquistano.

      un sollievo, questa uscita, come già dicevo mesi fa.

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