il brexit: la fine della globalizzazione? – 332

il Financial Times comincia a rendere pubblici i reali obiettivi del brexit.

pubblica il programma in cinque punti dell’attuale cancelliere dello scacchiere Osborne, conservatore, cioe` in pratica del Ministro delle Finanze inglese:

  1. dumping fiscale nei confronti degli altri Paesi europei portando le tasse sulle imprese al 15 per cento dall’attuale 20% 
  2. supporto al credito, pudica espressione per dire alle banche
  3. canali commerciali bilaterali privilegiati, in particolare con la Cina (è già pronta una visita ufficiale entro quest’anno).
  4. grandi opere pubbliche che riguardano il trasporto ferroviario
  5. massimo accesso possibile al mercato europeo.

qualche dubbio sull’ultimo punto, naturalmente:

c’e` da aspettarsi, ovviamente, qualche reazione dall’altra parte

dopo questa vera e propria dichiarazione di guerra commerciale…

. . .

la grande finanza al momento non l’ha presa bene, nonostante tutto:

per Standard&Poor’s “la Gran Bretagna eviterà a malapena la piena recessione, ma i rischi di uno scenario ancora peggiore sono numerosi”:

l’effetto negativo di Brexit sul Pil britannico sarà dell’1,2% nel 2017 e dell’1% nel 2018 

e impatterà anche sulla crescita Ue per lo 0,8% nel 2017 e 2018.

il reale valore scientifico di queste previsioni e` pari a zero virgola qualcosa.

e dovremmo imparare a riderci su.

ma sono un ottimo indicatore del malumore…

. . .

non e` difficile vedere nel brexit la prima vittoria politica di Trump e il preannuncio di un drastico cambiamento degli scenari mondiali.

al momento, la prima felice vittima del brexit sembra il TTIP, l’accordo di libero scambio tra gli Stati Uniti e l’Unione europea. 

del resto Trump, di nuovo, si e` dichiarato contrario anche al Trattato.

meglio, evidentemente, prima disgregare del tutto l’Unione Europea e poi prenderne i vari stati uno ad uno.

. . .

era l’Inghilterra il principale sostenitore del TTIP in Europa,

nell’ottica di trasformare l’Unione Europea in un’enorme area di libero scambio senza vincoli politici.

cioe` in una colonia commerciale americana.

oggi sembra impossibile dargliela vinta.

Stiglitz, premio nobel per l’economia:

Non c’è nulla nel Ttip che impedisca di approvare delle regole.

È possibile mantenere le regole.

Solo ogni anno bisognerebbe firmare un assegno alla Phillip Morris, per ripagarla del profitto perduto rispetto a quello che avrebbero realizzato se avessero potuto uccidere le persone come in passato.

. . .

ma impossibile anche tecnicamente che si possa firmare questo Trattato senza avere prima chiarito la posizione dell’Inghilterra rispetto all’Unione Europea.

ecco le prime dichiarazioni contrarie dalla Francia:

“Non ci può essere un accordo sul trattato transatlantico, non siamo sulla buona strada.

Dobbiamo essere fermi, non è un buon trattato, perché non fa gli interessi dell’Europa”.

a favore del TTIP, naturalmente, e` rimasta, tra i grandi paesi europei, soltanto l’Italia di Renzi.

impensabile comunque che si riesca a chiudere le trattative entro la fine dell’anno, come vorrebbe Obama.

e un rinvio appare plausibilmente sine die.

. . .

ma la vera questione, quella piu` importante, a me pare questa:

il brexit sta lanciando il segnale della fine della globalizzazione?

e in questo caso quali sono gli scenari che si aprono sul futuro del mondo?

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