marana vavissati, ci sara` la morte – 371

se l’unica cosa certa della vita e` che moriremo,

allora dovremmo considerare la morte una sicurezza

e non una fonte di paura,

fino alla paura stessa di avere paura.

. . .

ma se fossimo capaci di farlo,

se fossimo capaci di vivere con tutta la leggerezza necessaria,

allora non avremmo paura piu` di niente.

la liberta` interiore e` soltanto mancanza di paura, no?

. . .

Paradossale è la condizione umana. Esistere significa «poter scegliere»; anzi, essere possibilità.

Ma ciò non costituisce la ricchezza, bensí la miseria dell’uomo.

La sua libertà di scelta non rappresenta la sua grandezza, ma il suo permanente dramma.

Infatti egli si trova sempre di fronte all’alternativa di una «possibilità che sí» e di una «possibilità che no» senza possedere alcun criterio di scelta. 

ha ragione Kierkegaard, che qui ho citato?

ma, allora, e` proprio la morte che ci libera dalla miseria dell’uomo…

. . .

forse e` proprio di questa potenziale bellezza della morte che si preoccupano tutte le religioni, non e` vero?

molte ne hanno aggravato l’immagine concreta,

gia` abbastanza angosciante per la sensibilita` comune.

ecco il racconto degli orrori che attende dopo la morte tutti i peccatori.

cioe` tutti noi, in fondo, considerando che tutti siamo peccatori secondo un’etica religiosa, interessata a dimostrarcelo.

tutti destinati a bruciare eternamente, secondo Mohammed,

e poi anche secondo un cristianesimo da tempo islamizzato, in cui diventa centrale l’inferno di fuoco, ossessione del Corano…

non ne va esente neppure il buddismo popolare.

. . .

terrore e tremore non sono soltanto il fondamento della fede, secondo Kierkegaard.

sono anche il fondamento storico del potere.

fino alla fondazione della moderna democrazia

a partire dalla Dichiarazione di indipendenza americana

che pose invece il diritto alla felicita` a fondamento del nuovo stato che nasceva.

diritto alla felicita`, che fonda il diritto della liberta`.

. . .

liberta` e felicita`, che moltiplicano la fatica della scelta…

troppi non reggono a promesse cosi` eccitanti.

la felicita`, la liberta` possono essere SPAVENTOSAMENTE faticose.

ed eccoci nel pieno delirio della post-modernita`,

dove masse impazzite si ribellano alla liberta` e alla felicita` proprie e altrui,

e invocano un mondo di morte per se stessi e per tutti.

. . .

se la vita diventa troppo complessa,

se la felicita` e la liberta` si rovesciano in terrore e tremore,

allora la morte ridiventa la promessa

che non dobbiamo scegliere proprio nulla.

la promessa che l’infinito silenzio delle voci ci restituira` ad una condizione di appagamento supremo…

. . .

di quali storture mentali e` capace l’essere umano attraverso la filosofia, vero?

morire non significa forse lasciare i propri cari, la bellezza del mondo, ogni autentica liberta`, anche se miserabile?

perdere del tutto noi stessi?

e soprattutto venire persi dagli altri,

che vorremmo restassero sempre attaccati a noi?

piu` ancora della perdita del se` 

e` la perdita degli altri che fa paura nella morte.

. . .

eppure la morte e` la nostra suprema liberta`.

non e` saggezza rifiutare il dolore del distacco.

ma non e` richiesta una simile aridita` sentimentale.

saggezza e` considerare questo dolore parte della morte,

cioe` della vita stessa.

. . .

accettare questo dolore come un dono.

una liberta` che ci e` data, ci e` imposta, che non possiamo scegliere.

paradosso infinito!

la liberta` dal potere, dal terrore, dal tremore, dalla vita.

la liberta` che e` piu` forte di noi

e che non ha bisogno del nostro consenso per essere conquistata.

come la nascita, come la malattia, come la vecchiaia,

anche la morte e` nostra, ma non appartiene alla nostra volonta`.

. . .

dunque il segreto della liberta` e` essere liberi dalla volonta`?

lo diceva Buddha.

. . .

“Noi non accettiamo la morte, perché la mente è abituata e compulsivamente dedita ad accumulare, sia sul versante esterno sia sul versante interno, per esempio accumulare esperienze spirituali.

Questa accumulazione porta a pensare sempre in termini di tempo, a essere schiavi del tempo.

Solo la mente che è libera da questo perseguire avidamente tutte le possibili forme di sicurezza o pseudosicurezza, la mente che è libera dal desiderio di immortalità personale, è la mente capace di conoscere che cos’è l’immortalità”.

Jiddu Krishnamurti

. . .

l’immortalita` E` la morte.

ma l’immortalita` non e` personale.

ma non siamo noi che dobbiamo scegliere tra immortalita` ed essere individui.

siamo scelti:

ora siamo individui e mortali, per il tratto che va dalla nascita alla morte.

poi torneremo ad essere immortali e non piu` persona.

il come e il quando non dipendono da noi.

. . .

saperlo, capirlo ci portano a vivere in un modo diverso.

ci fanno forse paura i miliardi di anni nei quali non eravano nati?

perche` dovrebbero spaventarci i prossimi che continueranno senza di noi?

. . .

imparare a guardare la vita con l’atteggiamento di Lucrezio…

a nessuno e` data in proprieta`, per tutti e` in prestito.

vivi ogni momento sapendo che potrebbe essere l’ultimo.

aiuta a vivere meglio, perche` libera dalla paura.

dalla paura di morire che diventa paura di vivere.

e rende cosi` meraviglioso l’irripetibile presente!

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4 thoughts on “marana vavissati, ci sara` la morte – 371

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