la democrazia turca arriva in Germania – 385

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a seconda delle diverse fonti, 20-30-40.000 turchi da tutta Europa hanno manifestato oggi a Colonia, senza incidenti, contro il fallito colpo di stato di qualche giorno fa.

sono 10-20-30.000 di meno di quelli che avevano annunciato di prevedere gli organizzatori,

e non tutti sono anche a favore di Erdogan;

qualcuno tiene a precisare che sta manifestando a favore della democrazia,

non di Erdogan.

peccato che la democrazia ed Erdogan in questo momento non appaiano molto compatibili fra loro.

non si deve dar peso a questi addolcimenti della pillola che fa la stampa.

. . .

vero: la manifestazione ha avuto un’organizzazione formale molto corretta:

preparate bandiere turche e tedesche,

lanciati slogan a favore della pace e della democrazia.

ma appare un gioco delle parti:

la sostanza e` quella di una prova di forza.

e quando alla fine la folla inneggia alla pena di morte per i golpisti tutto il perbenismo apparente viene meno.

. . .

vero che Erdogan e` stato votato, in elezioni forse non del tutto libere, ma non meno libere delle nostre.

servirebbe un ripassino storico di come le avesse in un primo momento perse,

e poi ne abbia imposte delle seconde, che ha vinto.

con una legge elettorale, direi, di tipo vagamente renzino.

e le liste di proscrizione – evidentemente pronte da tempo – escludono che quello che sta avvenendo in Turchia possa dirsi democratico.

il licenziamento di 15.200 insegnanti e la richiesta di dimissioni di 1.577 presidi universitari e` un attacco premeditato da tempo alla liberta` di pensiero.

adesso l’epurazione si sta estendendo anche allo sport con le dimissioni forzate di tutti i presidenti delle societa` sportive.

del resto e` difficile aspettarsi altro da Erdogan,

incarcerato a fine anni Novanta per aver incitato all’odio religioso.

. . .

ad Erdogan e` stato vietato il collegamento in diretta con la manifestazione turco-tedesca di Koeln,

pero` alla manifestazione ha potuto parlare di persona un suo ministro.

la Suprema Corte amministrativa tedesca ha respinto il ricorso degli organizzatori contro il divieto.

un’autorita` dunque che corrisponde al nostro Consiglio di Stato,

e non alla Corte Costituzionale, come scrive traducendo a vanvera qualche autorevole quotidiano italiano,

che per giunta le attribuisce addirittura il divieto del comizio di Erdogan.

e` stata invece una decisione tutta politica del governo tedesco,

e perfettamente legittima, secondo quel tribunale.

. . .

intanto la Turchia minaccia ufficialmente di annullare l’accordo con l’Unione Europea sul trattenimento dei profughi nel suo territorio,

se entro ottobre non verra` eliminato il visto oggi necessario per i turchi per entrare in Europa.

personalmente ritengo che il visto debba essere mantenuto.

e quell’accordo con la Turchia mi e` parso un errore fin dal primo momento.


6 risposte a "la democrazia turca arriva in Germania – 385"

  1. Non so se il commento abbia a che fare col post in senso stretto, ma voglio lasciare una previsione per i posteri: entro il 2020 la Turchia farà parte dell’Unione Economica Euroasiatica

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    1. a me pare che il tuo commento colga benissimo la problematica di sfondo, alla quale il post non accenna esplicitamente, ma che e` il sottinteso necessario di un discorso sulla Turchia come quello che frammentariamente cerco di condurre attraverso i miei post nel tempo.

      ah, avere la sfera di cristallo!

      eppure vi e` qualche ostacolo sulla linea della previsione che fai tu, anche se non e` detto che alla fine impedisca la sua realizzazione.

      ti chiedo scusa se devo prenderla un poco alla larga.

      lo sfondo generale della politica mondiale attuale e` certamente il progressivo rafforzamento cinese, attraverso una politica estera non apertamente aggressiva sul piano militare.

      tutto fa pensare che questo sara` il secolo della Cina, che sta traendo i frutti di decenni di penetrazione economica e di indifferenza ideologica che esclude interventi militari diretti.

      giusto il contrario della demenziale politica estera tradizionale americana che oggi solo Trump intende esplicitamente rimettere in discussione.

      ma qui entrano in gioco le culture: lo spirito della frontiera dei cowboy, che porta a concepire la politica estera come una progressiva conquista armata del territorio nemico e quello millenario dell’impero di mezzo confuciano, che si considera gia` il centro del mondo e non ha bisogno di espandersi, ma soltanto di costruire reti di relazioni pacificamente egemoniche.

      l’avvio di una collaborazione con la Russia, dopo decenni di contrapposizioni, e` la svolta principale e il successo centrale di questa strategia, che rende grottesca l’attuale guerra alla Russia condotta dagli USA.

      anche in questo campo Trump propone una svolta netta.

      mentre una ipotetica vittoria Clinton porterebbe necessariamente a forme di confronto militare diretto con la Cina.

      ma intanto dopo quarant’anni si e` riformato il blocco russo-cinese che Nixon era riuscito a spezzare.

      il neo-isolazionismo di Trump ne prende atto e immagina anche di lasciare l’Europa a se stessa.

      vi e` indubbiamente anche un importante aspetto ideologico dietro il successo cinese e sta nel rifiuto della democrazia conflittuale tipicamente occidentale e dei diritti umani che sono la sua bandiera tradizionale.

      direi che la brexit va vista anche in questa logica: l’Inghilterra che si p-ropone come base della penetrazione cinese in Europa: una grande Hong Kong a rovescio.

      dunque la bilancia della storia inclina pericolosamente verso il cosiddetto dispostismo asiatico.

      (la definizione, come e` noto, e` di Marx, che mai avrebbe pensato che nel Novecento il suo pensiero – stravolto – sarebbe stato utilizzato da dittatori come Salin e Mao per dare dignita` ideologica a regimi burocratici indifferenti ai valori della difesa dell’individuo.

      ma lasciamo perdere questa apparente divagazione).

      il dispostismo asiatico si ripresenta oggi come un movimento mondiale di rilancio degli integtralismi religiosi (con l’eccezione della Cina) e un’eclisse dei valori universalistici e razionalistici dell’illuminismo europeo, che accompagna del resto il progressivo ridimensionamento del ruolo dell’Europa nel mondo.

      la Turchia di Erdogan, l’Iran khomeinista, perfino l’Egitto che fu dei Fratelli Musulmani e l’India del vincente neo-nazionalismo indu` sono o erano gli interlocutori naturali di una prospettiva mondiale di ridimensionamento della democrazia individualistica di stampo europeo e di tradizione illuministica.

      Trump e` chiaramente l’espressione di un movimento antidemocratico simile in atto negli USA, e perfino in Europa non mancano tendenze simili: qui andrebbe considerato con piu` attenzione il papato peronista di Bergoglio, molto attento sul piano sociale ma piuttosto estraneo ai valori della democrazia individualistica formale titpicamente occidentale.

      ma non so quanto sara` un fenimeno di lunga durata…

      fine della premessa e vengo al problema se la Turchia entrera` a far parte di questo schieramento che a me pare in prospettiva chiaramente vincente, oppure se qualcosa glielo impedira` e cosa.

      la principale difficolta` della Turchia e` l’Iran, o per dirla in linguaggio religioso la contrapposizione fra sunnismo e sciismo.

      la svolta islamista sunnita che Erdogan sta imprimendo allo stato turco e con successo definitivo dopo il disastroso fallimento del putsch appena avvenuto, fa parte del quadro di un tentativo di recupero del ruolo imperiale ottomano, di guida del mondo islamico sunnita.

      occorre ricordare che l’Iran sciita e` sempre rimasto indipendente dall’impero turco, e questa rivalita` perdura anche oggi e si estende e ramifica in tutto il quadro del Medio Oriente fino all’alleanza fra Iran, Siria, Libano e in qualche modo perfino Hamas e parte dei palestinesi.

      sullo sfondo di questo schieramento e` facile riconoscere anche la Russia di Putin.

      la guerra civile siriana, in corso da anni oramai, e` l’ultima tremenda espressione di questa contrapposizione e vede la Turchia alleata con le monarchie della penisola araba contro il piu` laico Assad sostenuto dall’Iran.

      ora alla Cina leader questa differenza religiosa e` totalmente estranea e non avrebbe alcun tipo di problema ad essere pacificamente alleata sia agli uni sia algi altri.

      ma questa contrapposizione e` violentissima all’interno del mondo islamico ed e` impensabile una alleanza, anche per interposta Cina, fra due gruppi che si stanno scannando militarmente.

      da questo punto di vista quel che sara` veramente decisivo sara`il prossimo incontro tra Erdogan e Putin.

      occorrera` capire se riuscira` a mettere da parte le ragioni geo-politiche dello scontro russo-turco per interposta Siria, oppure no.

      a me pare oggettivamente difficile e che tutta la storia remi contro.

      pero` staremo a vedere.

      – ti chiedo scusa per averti inflitto un mezzo trattato per poi arrivare ad una conclusione cosi` poco significativa, comunque io continuo a vedere piu` difficolta` che prospettive.

      non vedo le condizioni perche` il mondo islamico entri stabilmente nel sistema di alleanze che si sta organizzando attorno alla Cina.

      a meno che non avvenga al suo interno un cambiamento storico di prospettive:

      se la Turchia si spostasse verso la Russia e la Cina, le monarchie del Golfo resterebbero isolate ancor piu` chiaramente di quanto non siano da tempo, nella loro alleanza storica conflittuale con gli Stati Uniti.

      ma il disordine e` massimo sotto i cieli e fa quasi rimpiangere la semplicistica divisione del mondo in due della seconda meta` del secolo scorso…

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        1. ed io pensavo invece che tu ti riferissi a questa nuova istituzione internazionale promossa dalla Cina: l’AIIB

          https://it.wikipedia.org/wiki/Banca_Asiatica_d%27Investimento_per_le_Infrastrutture

          vedi anche qui.
          https://www.forexinfo.it/Cina-lancia-l-alternativa-al-FMI-la-Nomura-afferma-che-AIIB-manterra-onesta-l

          ma mi accorgo di avere parlato abbastanza a vanvera, dato che ne sono gia` membri sia la Turchia sia l’Iran sia l’Arabia Saudita, oltre a parecchi paesi europei, fra cui l’Italia, e dunque ho inteso male il senso dell’adesione.

          ma ora che ho capito meglio la tua domanda, la risposta e` chiaramente no, secondo il mio punto di vista: la Turchia si subordinerebbe alla Russia e questo e` contrario a tutta la sua storia.

          l’EEU e` un vago tentativo di rimettere in piedi qualcosa di simile all’Unione Sovietica, almeno sul piano economico, mi pare.

          inoltre manca il Turkmenistan, che potrebbe aiutare la Turchia ad avere piu` potere li` dentro, considerando le comuni lontane origini.

          e non credo che neppure la Russia abbia interesse a crearsi un polo di potere alternativo interno.

          poi, vuoi vedere che sbaglio un’altra volta? 😉

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