Bondone, il paese dei pojat – 394

si gira il mondo, si cerca qualche altra immagine del mondo…

(parlo per me naturalmente,

non credo di avere ancora nessun altro lettore che ha fatto l’esperienza).

e poi si scoprono mondi interi, fuori dal mondo, a due passi da casa.

che non valeva proprio darsi tutto quel da fare

e tirarsela troppo per averlo fatto.

. . .

oggi vi parlo di Bondone,

dove ho trovato i frammenti di un altro mondo,

in apparenza un poco migliore.

anzi, forse il mondo vero e` questo.

e l’altra fantasmagoria scatafasciata che ci ammorba l’esistenza andrebbe semplicemente stradimenticata.

scusate se ve l’ho detto in endecasillabi, giuro che non l’ho fatto apposta.

. . .

ma come sarebbe a dire che non li vedete?

                                       e l’altra

fantasmagoria scatafasciata

che ci ammorba l’esistenza andrebbe

semplicemente stradimenticata.

sono un poco bislacchi, e` vero: mai visto un endecasillabo formato soltanto da due parole,

al massimo da una parola sola, eheh:

il famoso

precipitevolissimevolmente

e qui ce ne sono addirittura due, formati da due parole.

ah se girasse ancora da queste parti quel blogger che scriveva benissimo,

e che sapeva fare le pulci esattissime alla metrica dei miei versi!

mi sentirei piu` sicuro. 😉

. . .

Bondone e` un comune piccolo, in fondo al Trentino occidentale, nell’unico angolo dove la regione tocca il lago d’Idro.

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niente a che fare con monte Bondone, attenti a non sbagliare.

dice wikipedia che e` l’ultimo paese della valle del Chiese, naturalmente da un punto di vista trentino, perche` il Chiese riprende a sud, anche finito il lago d’Idro, con la sua valle nel bresciano.

quindi da un punto di vista bresciano e` semmai il primo comune della parte trentina della valle del Chiese.

ma non e` neppure cosi`: troppo fuori mano…

 

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. . .

il nome viene collegato da qualcuno al tedesco Bund, lega, legame; mi pare comunque un po’ strano.

e tuttavia questo e` un luogo dai legami forti.

e` aggrappato alla montagna e quasi a picco sul lago, che pero` si vede soltanto un poco di striscio;

ha oggi meno di 700 abitanti, 200 circa di meno che negli anni Cinquanta, e meno che un secolo fa.

e comunque parecchi, se si considera che alla fine della peste del 1628-30, erano rimaste in vita solo 8 famiglie:

i morti furono tanti che non basto` il cimitero a contenerli tutti e furono sepolti in un cimitero a parte,

al quale si fa tuttora una processione annuale di ricordo.

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sono quelle famiglie che affrescarono con immagini sacre, per ringraziamento, le facciate delle loro case.

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. . .

la voce di wikipedia che riguarda Bondone e` fatta molto bene, e vale la pena di leggerla per sapere di piu`.

ma in sintesi la sua e` storia di lotte e guerre tra poveri con i paesi vicini e con i vari poteri del mondo che, distrattamente, a volte, si sono occupati di lui.

il paese vicino di Lodrone, nella piana a nord del lago, era la sede di una famiglia feudale, che proprio sotto Bondone costrui` uno spettacolare castello, che ha nome di San Giovanni, che si collegava ad altri due a controllare la zona strategica.

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in due stanze del castello che ospitano una documentazione sulla famiglia, ecco il susseguirsi di ricordi storici di intrighi, attacchi, tradimenti, delitti:

insomma tutto quel che serve per diventare ricchi e potenti.

e adesso mi spiace dover mettere una foto che non e` mia (l’unica), ma questa e` troppo straordinaria.

castello_san_giovanni_di_bondone

. . .

la grande storia registra dunque l’importanza della famiglia dei conti di Lodrone o Lodron, prima su scala locale, poi un tutto il territorio delle alpi centrali, fino anche all’Austria e alla Baviera.

e tuttavia il disegno di costituire una signoria del tutto indipendente tra la Valvestino e le Valli Giudicarie, anche se perseguito per generazioni, non fu mai realizzato.

ma proprio perche` la famiglia si realizzo` alla fine meglio in altre funzioni meno legate al territorio, questo castello  fu abbandonato nel Settecento e lasciato andare in rovina.

. . .

lo acquisto` un ricco milanese, un certo Cavalli, negli anni Settanta del secolo scorso e comincio` a restaurarlo,

se cosi` vogliamo chiamare la ristrutturazione fatta con i criteri del tempo,

oggi alquanto discutibili.

ma poi la moglie si ammalo` e mori`:

lui, gia` vecchio, provo` a rifarsi una vita con una ventenne,

forse affascinata, oltre che dai soldi, dalle leggende nobiliari

di cui le avra` riempita la testa.

venne ad abitare qui per una quindicina di giorni,

poi decise di averne abbastanza

e lo pianto`.

cosi` la depressione in cui era caduto dopo la morte della moglie si aggravo` 

e lui si sparo` un colpo di pistola in testa qui,

racconta la ragazza che fa da guida gratuitamente al castello…

. . .

come qui? proprio in questa stanza?

si`.

il milanese non aveva figli e lascio` il castello al Comune.

che lo ha sistemato ulteriormente,

e i lavori continuano ancora.

. . .

l’attivita` principale di Bondone nei secoli e` stato il lavoro del pojat, cioe` del carbonaio.

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in una regione del tutto priva di carbone fossile, il carbone, o meglio la carbonella, bisognava fabbricarli.

gli statuti del Comune ricordano come:

Il mestiere del carbonaio con la vita quasi sempre all’aperto,

oltre ad una resistenza non indifferente alle fatiche fisiche chieste dagli scavi per l’apprestamento delle piazzole per le carbonaie,

della preparazione della legna,

dal suo trasporto e accatastamento,

dalla copertura della catasta stessa con zolle e terra,

dalle veglie e sveglie notturne per curare il processo di carbonizzazione

che poteva durare fino a 5 o 6 giorni,

richiedeva anche una particolare maestria nel saper guidare l’andamento della combustione

in modo di non farla ardere,

il che avrebbe ridotto la legna in cenere,

ma di farla procedere come un lento braciere.

Nelle carbonaie si accatastavano in genere dai 30 ai 40 quintali di legna,

da cui si ricavavano dai 6 agli 8 quintali di carbone.

. . .

le stanze del castello ospitano la storia della famiglia nobile,

ma anche le testimonianze dei duro lavoro dei pojat,

una attivita` che continua tuttora.

vi e` infatti ancora una festa annuale dei pojat, a luglio.

per la cronaca nel vicino comune di Valvestino, che ha deciso in un referendum di tornare al Trentino, si festeggia ancora ogni anno il giorno della nascita dell’Imperatore Francesco Giuseppe:

sara` tra pochi giorni, chi volesse togliersi lo sfizio…

. . .

nelle stanze del castello ci sono fotografie in bianco e nero dei carbonai:

sembrano affiorare dalla notte dei tempi…

un’Italia poverissima, ma dignitosa:

una comunita` raccolta attorno a legami solidi.

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spicca tra loro un parroco sorridente.

e` mio zio, dice la ragazza, sta bene.

ma come? vive ancora? domando.

si` si`.

faccio fatica a credere che quelle foto appartengono al tempo della mia adolescenza.

. . .

ma ecco altre foto,

sempre in bianco e nero,

ma visibilmente eseguite con una tecnica piu` moderna:

sono le vecchie del paese,

che vivono qualche tornante piu` sopra,

con nomi e cognomi.

qui dove la grande storia si intreccia a quella piccola,

ma e` questa a prendersi la sua rivincita.

la ragazza che fa da guida parla di queste donne una per una, le conosce…

si sta laureando in storia moderna;

e vive questi luoghi con affetto.

. . .

ho ritrovato la stessa sensazione di due anni fa al museo di Auckland in Nuova Zelanda, di fronte al database dei soldati morti nella prima e nella seconda guerra mondiale.

anche li` i soldati erano ricordati uno per uno nella loro individualita`.

di nuovo la dimensione umana irripetibile si riproponeva nella sua concretezza.

adesso passeggio, o meglio salgo oppure scendo, per le strade di questo paese;

sembra fuori dal mondo,

ma e` capace di essere lui stesso un mondo a parte.

prima di tornare a casa saliro` ancora di piu` con l’auto per lunghi tornanti fino a 1.500 metri.

in mezzo alle montagne che vanno a confondersi con quelle del Parco regionale dell’Alto Garda, a oriente.

da qui per qualche decina di km, si trova soltanto una natura che ha conservato la sua voce e i suoi diritti.

. . .

so di essere fuori dal tempo, ma devo vergognarmi di dire che mi trovo bene, che mi sento piu` realizzato, lontano dai luoghi profondamente segnati dal tempo della post-modernita`?

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2 thoughts on “Bondone, il paese dei pojat – 394

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