vent’anni dopo? la deforma-Costituzione di Renzi e` come il progetto dell’Ulivo 1996? – 410

l’elettorato e` cretino e va convinto e portato alla greppia non con argomenti nel merito,

ma col principio di autorita`.

questo in particolare se si parla dello zoccolo duro, anche di comprendonio, della sinistra d’una volta.

almeno a stare a quel che pensano certi dirigenti del Partito Democratico, evidentemente.

eppure sara` proprio qui, probabilmente, che si giochera` la partita finale.

(per ora diffidare dei sondaggi,
sia perche` se ne deve diffidare sempre e per principio
sia questa volta in particolare,
dato che oltre la meta` del campione non si esprime, non sa neppure se andra` a votare
e tantomeno per che cosa…)

si continua dunque accuratamente a tenere nascosto il testo di questa deforma-Costituzione, abbastanza ripugnante di suo, e ad usare ogni sorta di pseudo-argomento farlocco.

. . .

l’ultimo e` che una riforma molto simile alla Deforma di Renzi, era gia` – si dice – nel programma dell’Ulivo del 1996, odi finezza.

trascurabilissimo il fatto, pare, che comunque non era affatto nel programma del Partito Democratico del 2013.

per cui si tratta in ogni caso di una turlupinatura degli elettori ingenuotti di quel partito.

che si sono trovati a votare per il programma di Bersani,

e adesso sono chiamati ad approvare il ben diverso programma di Renzi,

che ha fatto della riforma della Costituzione il fulcro addirittura del suo programma di governo…

complimenti alla democrazia!

. . .

si da` comunque anche il caso che le somiglianze fra il programma di Prodi nel 1996 e la riforma di Renzi sia piu` apparenti che reale.

nel momento in cui stavo per esporre i miei argomenti mi e` capitato sott’occhio questo articolo con i fiocchi sull’Huffington Post di Andrea Pertici, Professore ordinario di diritto costituzionale nell’Università di Pisa:

http://www.huffingtonpost.it/andrea-pertici/non-e-la-riforma-dellulivo_b_11505098.html

a questo punto la cosa migliore che potete fare voi e` di andarvi a leggere l’originale.

io comunque continuo a segnarmi qui i punti principali.

. . .

il programma dell’Ulivo 1996 diceva:

Tesi n. 4   Una Camera delle Regioni

La realizzazione di un sistema di ispirazione federale richiede un cambiamento della struttura del Parlamento.

Il Senato dovrà essere trasformato in una Camera delle Regioni, composta da esponenti delle istituzioni regionali che conservino le cariche locali e possano quindi esprimere il punto di vista e le esigenze della regione di provenienza.

Il numero dei Senatori (che devono essere e restare esponenti delle istituzioni regionali) dipenderà dalla popolazione delle Regioni stesse, con correttivi idonei a garantire le Regioni più piccole.

Le delibere della Camera delle Regioni saranno prese non con la sola maggioranza dei votanti, ma anche con la maggioranza delle Regioni rappresentate.

I poteri della Camera delle Regioni saranno diversi da quelli dell’attuale Senato, che oggi semplicemente duplica quelli della Camera dei Deputati. Alla Camera dei Deputati sarà riservato il voto di fiducia al Governo. Il potere legislativo verrà esercitato dalla Camera delle Regioni per la deliberazione delle sole leggi che interessano le Regioni, oltre alle leggi costituzionali.

dove stanno le differenze?

. . .

1) qui si parla di una trasformazione in senso federale dello Sato; oggi non se ne parla piu`.

non e` un caso, visto che il federalismo e` tramontato.

ha un senso il Senato espresso dai singoli stati, in una confederazione come quella americana, o dai Laender in una federazione come quella tedesca,.

ma un Senato con una impostazione federale in uno stato unitario soffre di una mancanza radicale di senso.

in sostanza si deve ribadire che un Senato «rappresentativo delle istituzioni territoriali» appare oggi piu` che altro un escamotage per eliminare la sovranita` popolare almeno in una Camera…

. . .

2) qui si parla soltanto di esponenti delle Regioni, che conservino la loro carica.

ma in nessun punto si dice che essi debbano essere anche nominati dalle regioni e non eletti dal popolo.

oserei dire che una idea simile nel 1996 sarebbe sembrata semplicemente aberrante.

come in effetti dovrebbe apparire anche oggi.

. . .

3) nessuno aveva avuto nel 1996 la straordinaria idea che due rappresentanti delle Regioni dovessero essere anche sindaci, restando in carica.

ad amministrare il loro comune e a rappresentare il Senato non il loro Comune (cosa che sarebbe stata decisamente cervellotica), ma la Regione di appartenenza.

cosa che e` piu` cervellotica ancora.

. . .

4) nella proposta del 1996 si prevedeva che fosse necessaria in Senato una doppia maggioranza: quella dei voti, ma anche quella delle Regioni rappresentate.

niente di simile nella Deforma di Renzi.

. . .

5) in quella proposta, il Senato aveva diritto di legislazione esclusiva sulle sole leggi che interessano le Regioni, oltre alle leggi costituzionali.

vi era dunque una effettiva eliminazione del bicameralismo, salvo che per gli interventi sulla Costituzione, dato che ciascuna Camera ha i suoi campi esclusivi di intervento.

invece nel pasticcio della Deforma renzina la legislazione concorrente ha ancora spazi molto ampi e dunque la semplificazione sbandierata non c’e`; anzi in alcuni casi le procedure diventano perfino piu` macchinose.

«Paradossalmente i nuovi Senatori sarebbero chiamati a occuparsi di politica estera e comunitaria, di assetto dell’amministrazione locale, di istituti di democrazia diretta, di ordinamento elettorale delle Regioni ecc., ma non di ciò che le Regioni devono fare».

. . .

insomma, richiamarsi al programma dell’Ulivo del 1996 e` decisamente improprio e viene fatto anche in malafede.

la Deforma di Renzi sta al programma dell’Ulivo del 1996 come una caricatura di strada sta al ritratto dipinto da un grande maestro.

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