le radici anche islamiche dell’Europa – 421

voi che sentite parlare, giorno si` giorno no, delle radici ebraico-cristiane dell’Europa, non scuotete la testa come me?

e` possibile dire sciocchezze simili con tanta sicumera?

le radici culturali dell’Europa (se proprio vogliamo usare questa orrenda espressione) sono prettamente interculturali.

ci sono culture nel mondo tendenzialmente chiuse in se stesse (come quella cinese, quella giapponese, o quella africana, oppure quella americana o quella degli aborigeni australiani prima delle conquiste europee):

si aprono a fatica nella storia alle culture esterne, a volte anche per motivi strettamente geografici.

e ci sono culture aperte, che nascono da una mescolanza di apporti diversi e rimangono tendenzialmente disponibili ad arricchirsi ulteriormente (come quella indiana o quella europea, appunto).  

e l’Europa, nata attorno ad un grande bacino marino che aiutava gli scambi e sviluppatasi in un continente frastagliato e proiettato sul mare aperto ha questo imprinting ambientale fortissimo verso l’apertura (e anche la conquista) del diverso da se`.

ci sono anche culture fortemente minoritarie e quasi necessariamente identitarie come quella ebraica o quella araba, che nascono e vivono da un processo di separazione, distinzione e contrapposizione col mondo circostante.

mi fermo con questi giudizi che rischiano di essere sommari ed esigerebbero ciascuno un approfondimento specifico.

ma certamente le culture umane non hanno radici, altrimenti saremmo vegetali e non esseri umani.

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non parliamo di radici, per favore, parliamo di fonti.

le fonti, molteplici, dalle quali si beve il sapere.

chi parla di radici in campo culturale vuole semplicemente difendere atteggiamenti culturali rigidi,

oppure quantomeno limitare una fluidita` di assimilazione di stimoli culturali esterni che gli pare pericolosa.

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radici ebraico-cristiane?

prima di tutto il cristianesimo nasce dalla fusione di alcuni aspetti della cultura ebraica con la cultura greco-romana pagana.

quindi parlare delle radici ebraico-cristiane dell’Europa e` un non senso:

quel tanto di cultura ebraica che sopravvive nella moderna Europa e` gia` compreso nelle radici cristiane.

il cristianesimo e` nato come interpretazione particolare dell’ebraismo,

ma ha poi avuto successo nel Mediterraneo quando ha smesso di essere la religione degli immigrati ebrei nell’impero romano,

per mescolarsi alla filosofia classica antica,

ma anche a diversi aspetti della religione pagana, che ha riassorbito in se`.

quindi dovremmo parlare, semmai, semplicemente di radici cristiane, e sarebbe comunque riduttivo.

ma se vogliamo richiamarci anche alle premesse del cristianesimo, queste sono almeno due e allora dovremmo dire radici ebraico-pagane-cristiane dell’Europa.

la cultura europea nasce infatti dalla innaturale fusione fra l’integralismo religioso ebraico e la filosofia greca classica, che ha espresso i tratti fondanti della tollerante e aperta religione greco-romana.

simile in questo a quella indiana:

aspetti comuni del politeismo la capacita` di assorbire e fare proprie anche le divinita` straniere.

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puo` sembrare un poco strano questo richiamo al paganesimo come ad uno dei filoni culturali che sono la base della cultura europea.

e` sempre volutamente sottovalutato, infatti: non ha isituzioni che lo ricordino e lo difendano.

eppure basta pensare all’importanza della rivoluzione artistica del Rinascimento italiano, che divenne modello di forme estetiche e di modi di pensare per l’Europa occidentale.

non puo` essere definito altro che come un neo-paganesimo in campo estetico.

e attraverso il ritorno all’arte pagana venne respinto l’ascetismo medievale, che aveva le sue lontane origini in certe manifestazioni religiose del mondo ebraico (gli esseni!).

se l’ascetismo oggi e` totalmente estraneo alla cultura europea ed occidentale, questo si deve soltanto alle “radici”pagane di questa cultura.

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poi la civilta` europea ha solide radici anche nel razionalismo del Seicento e del Settecento e nell’illuminismo.

ed anche in questo possiamo cogliere una certa eredita` del modo di concepire la vita del mondo classico.

in opposizione all’obbedienza ebraica ad un discorso umano irrigidito dalla sua attribuzione ad un’origine divina, il mondo pagano della classicita` aveva, fin dalle origini, un carattere aperto.

la stessa cultura greca, del resto, nacque come crogiolo delle diverse influenze culturali del Mediterraneo del primo millennio prima di Cristo.

e mentre gli ebrei (e poi gli arabi) avevano un solo Dio (Jahve` o Allah), che ispirava o dettava i testi sacri dei profeti, il mondo greco e romano non aveva testi sacri, ma poemi.

e le muse che ispiravano i poeti erano fin dall’origine non una sola, ma nove.

. . .

ma oggi questa componente razionalistica e illuministica della cultura europea e` diventata perfino piu` importante del cristianesimo tradizionale:

alcuni valori dell’illuminismo hanno contaminato la tradizione religiosa del cristianesimo che gli era originariamente avversa.

oggi il cristianesimo stesso e` diventata la voce religiosa tradizionale della nuova religione illuministica dell’eguaglianza e dei diritti umani.

il cristianesimo che fino a meno di tre secoli fa bruciava eretici e dissidenti e` oggi la religione del rifiuto integrale della pena di morte, per fare un esempio.

anzi possiamo perfino dire che, con l’eccezione del campo sessuale e dei piaceri in genere, il cristianesimo si presenta oggi in Europa come la versione religiosa dell’illuminismo.

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ma soprattutto occorre ricordare altre radici della cultura europea aperta, soprattutto nel mondo d’oggi, di fronte all’oscenita` vera e propria delle semplificazioni ignoranti.

parlo delle radici anche islamiche della civilta` europea.

certo e` facile dire che l’islam, come ha sottolineato Braudel, ha spezzato l’unita` culturale del Mediterraneo antico e l’ha sostituita con una contrapposizione irriducibile fra le due sponde, settentrionale e meridionale, che in parte dura tuttora.

lo scontro militare ha attraversato questo mare dal VII secolo ai giorni nostri: ed e` storia di conquista islamica, di crociate, di riconquista cristiana della Spagna, di guerre balcaniche con i turchi, di colonizzazione europea del mondo arabo, escluso soltanto il cuore della penisola, di invasione ebraica della Palestina, di decenni di guerre occidentali per il controllo del petrolio.

ma questo non dovrebbe farci dimenticare che nei secoli bui del nostro alto Medioevo, quando l’islam era civile e l’Europa regredita ad una condizione di semi-barbarie, la cultura classica antica sopravvisse nella ricca cultura islamica e non da noi.

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l’Europa conobbe Aristotele dagli arabi, e i commenti di Averroe` e di Avicenna fanno parte fondamentale della nostra cultura medievale.

che cosa sarebbe il cristianesimo medievale (e non solo) senza Tommaso d’Aquino?

e che cosa sarebbe Tommaso senza Aristotele?

e ci sarebbe stato Aristotele in Europa senza gli arabi che lo conservarono?

anche la dottrina dei sufi dell’amore sessuale come strumento per arrivare a Dio ricompare nel nostro Dolce Stil Novo nella teoria stilizzata della donna angelo che riconduce, facendosi amare, l’uomo a Dio.

anche la matematica antica, semplice strumento di calcolo, ricevette dagli arabi uno straordinario complemento grazie alla scoperta del concetto dello zero.

e lo zero trasformo` la matematica in algebra,

cioe` in scienza della connessione e del completamento,

come nel titolo del libro del matematico persiano Muhammad ibn Musa al-Khwarizmi che uso` per primo i termine a-gabr, e visse alla corte del califfo di Baghdad all’inizio del nono secolo.

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ma ritroviamo la cultura araba in uno dei fondamenti stessi della visione del mondo nel Medioevo europeo, Dante, e nella sua Comedia.

il suo viaggio nel mondo dell’aldila` non ha soltanto come modello l’estasi che, secondo la tradizione cristiana, apri` a Paolo di Tarso la visione del paradiso, almeno a stare a quanto racconta l’apocrifa Seconda lettera ai Corinzi, 17 1-5.

[1] (…) Pur tuttavia verrò alle visioni e alle rivelazioni del Signore.

[2] Conosco un uomo in Cristo che, quattordici anni fa – se con il corpo o fuori del corpo non lo so, lo sa Dio – fu rapito fino al terzo cielo.

[3] E so che quest’uomo – se con il corpo o senza corpo non lo so, lo sa Dio – [4] fu rapito in paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunziare.

[5] Di lui io mi vanterò!

e lo dimostra non soltanto il fatto che la sua guida nel viaggio e` il principale poeta romano e pagano, Virgilio.

ma anche il fatto che, sul modello della leggenda paolina, anche a Muhammed gli islamici attribuiscono un viaggio nell’aldila`.

In tutte le storie di Muhammad, e nello stesso Corano, si dice che il Profeta una notte fu svegliato dall’angelo Gabriele e accompagnato in un viaggio dalla Mecca a Gerusalemme e da lí nei sette cieli.

la Sura 17 del Corano si intitola Il viaggio notturno e inizia cosi`:

In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso.

  1. Gloria a Colui Che di notte trasportò il Suo servo dalla Santa Moschea alla Moschea remota, di cui benedicemmo i dintorni, per mostrargli qualcuno dei Nostri segni. Egli è Colui Che tutto ascolta e tutto osserva.

a questo versetto e` collegata appunto la leggenda di un viaggio di Mohammed nell’aldila` sotto la guida dell’angelo Gabriele:

Maometto è destato nel suo letto alla Mecca dall’angelo Gabriele, è fatto montare sul destriero alato Burāq, condotto a Gerusalemme, e di qui fatto ascendere in cielo per la fulgida scala (miʽrāg) che dà nome al libro.

Egli vede l’angelo della morte, un altro in forma di gallo, un terzo metà di fuoco e metà di neve, e traversa gli otto cieli incontrando in ognuno un profeta, fino al trono di Dio; visita quindi il Paradiso con le sue delizie di natura e d’amore, e riceve da Dio il Corano, con i precetti delle orazioni quotidiane e del digiuno.

Passato poi all’Inferno, ne percorre le sette terre, e ne contempla i diversi tormenti, ascoltando da Gabriele le spiegazioni sul giorno del giudizio e la prova del ponte aṣ-Ṣirāt.

Tornato infine sulla terra, tenta invano di convincere i suoi concittadini meccani sulla verità della sua visione, che per suo invito trascrivono e autenticano i suoi fidi Abū Bekr e Ibn ‘ Abbās.

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LIBRO DELLA SCALA

questa storia viene raccontata in dettaglio in particolare nel Libro della Scala, un testo arabo spagnolo a noi giunto soltanto attraverso traduzioni in latino e francese della traduzione in castigliano fatta fare da Alfonso di Castiglia nel 1264, un anno prima della nascita di Dante. 

ma circolava gia` da secoli in molte versioni precedenti al Libro della Scala e tutte insieme hanno avuto una straordinaria diffusione nell’Europa medievale;

quanto al Libro della Scala risulta ben noto nella Toscana del Trecento.

nessun dubbio dunque che Dante potesse conoscerlo e usarlo come modello mentale.

e che cosa sarebbe la cultura europea senza Dante? 

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ma a sua volta il viaggio di Mohammed e quello di Paolo hanno altri precedenti pagani.

un viaggio nell’oltretomba non e` parte essenziale del percorso di Odisseo e di quello di Enea?

non ritorniamo, anche attraverso la leggenda di Paolo e quella di Mohammed, al paganesimo?

il paganesimo, fonte – e non radice – della civilta` europea…

il paganesimo, l’ebraismo, il cristianesimo, fonti della cultura islamica…

islam, una delle fonti della cultura europea.

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