dalla democrazia alla democratura (e ritorno?) – 430

a volte seguire troppo da vicino i fatti della vita quotidiana impedisce di cogliere le tendenze di fondo di quello che sta succedendo.

anzi, aggiungerei che la funzione principale del sistema dei media e` di far disperdere continuamente le nostre menti su informazioni molto particolari e inutili ad ogni processo di comprensione della realta`.

la prima ricetta per cercare di capirla e` dunque quella di cercare di osservarla da lontano, come con un cannocchiale capovolto,

distanziandoci dal clamore mediatico che continuamente cerca di distrarci per impedircelo.

se proviamo ad applicare questo metodo al presente, ci capitera` di vederlo come dall’alto dei secoli.

e` di Napoleone la frase famosa sotto le piramidi, alla conquista dell”Egitto:

Soldati, dall’alto di queste piramidi quaranta secoli vi guardano.

(e chissa` perche` dovevano guardare soltanto i soldati,

e non anche lui, il piccoletto che si sentiva Cesare in quel momento).

proviamo dunque anche noi, che siamo i soldati del niente, a guardare il presente dall’alto delle piramidi.

e ditemi che cosa vedete adesso…

in questo momento vi chiedo di limitare il vostro sguardo ad un solo aspetto: quello delle forme politiche.

e in particolare ad una: la democrazia.

. . .

gia`, ma che cos’e` la democrazia?

per democrazia intendo un sistema di governo nel quale le decisioni vengono prese dai membri di una comunita` collaborando fra loro e non da un capo della comunita` stessa, che decide autocraticamente.

e` facile accorgersi, osservando dall’alto dei secoli, che la seconda forma di governo e`assolutamente dominate nelle societa` umane, ed e` strettamente collegata al fenomeno della diseguaglianza sociale.

questa struttura ha anche delle basi biologiche: riconduce infatti al branco animale guidato da un maschio, o a volte da una femmina, detti alfa.

la biologia fa si` che alcuni maschi e alcune femmine abbiano particolari caratteristiche biologiche di iper-aggressivita` e tendenza alla dominanza.

sono i potenziali capibranco:

e sono prodotti in numero esuberante rispetto alla possibilita` di esercitare davvero quel ruolo:

ma si sa bene che la natura ama la ridondanza:

solo l’eccesso dell’offerta garantisce la competizione necessaria per selezionare effettivamente i piu` adatti ad esercitare il ruolo.

. . .

le radici biologiche del potere personale spiegano anche bene come mai nella storia la tendenza e` quella alla trasmissione ereditaria di questo ruolo,

o direttamente, come nelle monarchie o altre forme di potere analoghe,

o indirettamente, come avviene attraverso la trasmissione ereditaria dei patrimoni.

con alcune eccezioni storiche qua e la`,

come il pontificato nello Stato della Chiesa

oppure il dogato nella repubblica di Venezia.

che sono esempi anche di potere personale temperato dall’esistenza di “consigli” o altre forme di supporto, ma anche di condizionamento, del potere del capo.

un ruolo simile viene assunto in alcuni stati moderni dal partito unico o dai partiti politici diversi come sistema.

. . .

ma questo tipo di governo del capo e` assolutamente dominante nella storia.

la formula alternativa di un potere esercitato unicamente attraverso la condivisione delle decisioni da parte del gruppo e` molto rara,

e funziona bene solamente nel caso di comunita` relativamente piccole,

o comunque di forme di rappresentanza ristrette di queste stesse comunita`.

esempi di questo tipo ci fornisce la storia nel caso delle citta` o poleis dell’antica Grecia

(esclusi i periodi in cui molte di loro erano governate da tirannidi, cioe` dal potere dittatoriale di un capopolo)

o della Roma repubblicana dopo la fine della monarchia arcaica e prima dell’inizio della nuova monarchia rappresentata dall’impero,

oppure della Svizzera dei cantoni che si rendono indipendenti,

o delle citta` anseatiche.

ma anche nella Roma antica ancora democratica il ricorso provvisorio alla dittatura era previsto in periodi particolarmente critici e soprattutto in caso di guerra.

qualcosa di analogo si realizza spesso durante processi rivoluzionari di cambiamento politico,

come negli Stati Uniti d’America alla dichiarazione di indipendenza,

oppure nelle fasi inziali della rivoluzione francese o russa.

. . .

notate bene che la caratteristica principale che metto in evidenza e` la condivisione dei poteri decisionali.

definisco democratiche dunque le forme di governo in cui il potere non e` accentrato stabilmente in un capo.

non considero determinante nella democrazia che il potere sia effettivamente condiviso fra TUTTI i membri della comunita`.

. . .

questa condizione non e` MAI realizzata veramente.

per vari motivi, e il primo e` che una parte importante della popolazione, comunque, non intende partecipare ai processi decisionali:

li sente troppo pesanti o difficili per se`.

per la maggioranza degli esseri umani, esclusi gli individui che aspirano ad un ruolo alfa, l’aggregazione alle decisioni gia` prese da altri e` il modo piu` naturale di vivere socialmente.

si sentirebbero a disagio a dovere effettivamente prendere delle decisioni in proprio.

per loro il modo naturale di vivere i problemi sociali e` cercare di capire come si orientano i membri del proprio gruppo per adeguarsi all’opinione dominante.

e una volta individuata l’opinione alla quale aggregarsi la loro funzione sociale e` esaurita.

. . .

analisi psicologiche sperimentali hanno dimostrato che il 70% circa degli esseri umani e` costitutivamente gregario.

viva-la-democratura

soltanto il 30%, senza essere necessariamente individuo alfa in pectore, tuttavia esercita lo spirito critico nelle proprie scelte

ed e` in grado di rifiutare comandi che ritiene in contrasto con i propri valori etici.

il resto si adegua.

. . .

di conseguenza anche in democrazia il potere e` sempre esercitato da una parte soltanto del gruppo.

si aggiunga che a volte il gruppo che decide in modo tendenzialmente paritetico al proprio interno esclude pero` a sua volta altri gruppi della comunita` dalle decisioni:

le donne,

gli schiavi,

gli immigrati,

i nullatenenti,

gruppi di origine etnica differente,

per fare soltanto degli esempi.

a volte il potere di decidere e` delimitato dal censo,

oppure esercitato diversamente dai membri del gruppo decidente in base alla loro ricchezza o ai redditi;

alle volte infine e` delimitato ad alcuni membri soltanto del gruppo in base a diverse forme di selezione.

. . .

insomma, il confine fra la democrazia e l’oligarchia e` sottile.

possiamo addirittura immaginare una specie di segmento che ha ai due punti opposti due condizioni limite puramente immaginarie:

la democrazia perfetta, nella quale tutti i membri di un gruppo sociale decidono,

e la dittatura perfetta,

nella quale decide unicamente e su tutto un capo,

e poi distribuire tutti i possibili casi intermedi in base al grado di partecipazione dei membri del gruppo alle decisioni.

ecco che troveremmo al lato destro della scala diversi tipi e gradazioni di governo oligarchico.

all’altro estemo, la democrazia di un gruppo che decide pariteticamente sembra possible nella storia soltanto in comunita` particolarmente piccole

e sembra anche fondate sulla conoscenza reciproca dei membri di questa comunita`.

insomma, la democrazia, soprattutto se delimitata a gruppi particolari, appare quasi come una variante dell’oligarchia,

soprattutto dove questa e` abbastanza diffusa e allargata socialmente.

. . .

veniamo ora a quell’ircocervo storico che e` la democrazia moderna, che si fonda su alcune istanze puramente immaginarie:

questa forma di democrazia esige che il potere sia distribuito in modo assolutamente uguale fra tutti i membri di una popolazione che vive in un territorio grande a piacere.

naturalmente si pone subito il problema degli immigrati, cioe` dei nuovi arrivati ai quali non e` stato ancora riconosciuto lo status dei cittadini.

e basterebbe questo ad inficiare la pretesa democratica che tutta la popolazione partecipi pariteticamente a tutte le decisioni che la riguardano.

. . .

nella democrazia moderna la partecipazione paritetica non avviene tuttavia direttamente e personalmente,

ma attraverso la partecipazione alle elezioni,

che sono processi di delega dell’esercizio del potere.

storicamente questa forma di democrazia si realizza solamente in alcuni paesi occidentali a partire dalla seconda meta` dell’Ottocento e pienamente soltanto da circa un secolo.

occorre anche aggiungere che gia` alla nascita questa forma di organizzazione della vita politica appare fragile;

tipico il caso dell’Italia.

l’introduzione nel 1913 del suffragio universale, peraltro solo maschile, e` seguito immediatamente nel 1915 dall’ingresso nella prima guerra mondiale (che avviene in spregio della dichiarata volonta contraria della maggioranza del Parlamento) e dunque dalla sospensione degli effetti del voto; poi, dopo la fine della guerra, basta aspettare il gennaio 1925 perche` le forme democratiche siano sospese di nuovo per un ventennio.

e in sostanza soltanto dal 1946 si ha veramente il voto come diritto universale, anche delle donne.

ma soltanto per alcuni decenni, fino alla fine del secolo scorso, in Italia il regime democratico ha effettivamente le caratteristiche di un governo condiviso attraverso la partecipazione di una parte significativa dei cittadini al processo decisionale attraverso la vita politica dei partiti di massa.

gli stessi cittadini che avevano costruito il nuovo stato attraverso la Resistenza e la lotta armata al fascismo.

gia` negli ultimi venti anni del Novecento inizia la crisi dei partiti politici, che si trasformano progressivamente in comitati d’affari, perlopiu` sporchi.

. . .

in sostanza il fantasma della democrazia globale e immaginaria vive tra noi da pochi decenni ed e` soltanto una narrazione fittizia priva di ogni solida realta`.

del resto il rito sociale delle elezioni illusorie a partecipazione spesso dimezzata, se non di piu`, procede soltanto in parallelo alla necessita` di sottoporre a stringente controllo mentale la massa degli umani sociodipendenti, che sono il 70% della popolazione.

intanto la partecipazione politica e` drasticamente diminuita e coinvolge al momento soltanto una parte minoritaria,

che ne rappresenta soltanto il pubblico non pagante.

i partiti politici sono in via di dissoluzione e tendono a trasformarsi in meri apparati di propaganda elettorale o in centri di affari privati che si sviluppano all’ombra della politica.

internet non soltanto ha disgregato le forme di partecipazione politica reale e creato una forma di partecipazione soltanto apparente che si svolge nella realta` parallela e non in quella che conta davvero.

internet ha creato perfino un nuovo tipo umano che e` il consumatore narcicista, volubile ed egocentrico, interessato solamente ai propri consumi inessenziali,

e di fatto avanza una nuova forma di democrazia, unicamente plebiscitaria, che tende a concentrarsi attorno ad un uomo solo,

che di solito e` la maschera di un personaggio fittizio che deve rispondere ai bisogni e alle immaginazioni degli spettatori.

e di fatto eseguire il mandato dei centri di potere reale,

che si sono costruiti a velocita`impressionante all’ombra del processo di emarginazione della realta` dalla politica

e della creazione di una realta` politica virtuale che assorbe le poche residue energie sociale rimaste ai narco-solipsisti.

. . .

qualcuno chiama democratura questa nuova realta` politica.

la vediamo allargarsi oramai ovunque nel mondo,

a partire soprattutto dall’Asia, dalla Cina al Giappone, dall’India alla Russia.

il nuovo secolo del predominio asiatico sara` anche il secolo del dispostismo orientale, di cui parlava Marx, e della fine della democrazia europea

questa ancora cerca di resistere nei luoghi nei quali fu inventata per la prima volta,

ma appare inficiata dalle nuove forme avanzanti di populismo autoritario, dall’Ungheria alla Polonia, dalla Slovacchia all’Austria,

cioe` sostanzialmente in tutta l’area dell’ex Impero Austro-Ungarico.

. . .

l’Italia e` un paese rimasto tradizionalmente ai margini della moderna democrazia di massa,

che in sostanza vi fu importata alle sue origini dalle armate napoleoniche, contrastate dalla ribellione locale, come fu anche e piu` a lungo nel Tirolo di Andreas Hofer.

non e` strano che l’Italia stessa appaia come una delle culle delle nuove forme della democratura:

prima attraverso la figura di Berlusconi, comunque inadeguata a gestire fino in fondo il processo,

oggi attraverso quella piu` aggiornata ed efficiente di Renzi, ma altrettanto fragile per altri aspetti.

. . .

Renzi, il democrate, che traghetta il Partito democratico e l’Italia dalla democrazia alla democratura attraverso una Costituzione rifatta.

nella quale il popolo e` chiamato a rinunciare gioiosamente al 50% della sua sovranita` rimettendola ai politici di professione, ai quali spettera` di nominare il Senato.

e in attesa di liberarsi festosamente anche dell’apparenza del 50% residuo.

ma anche Grillo, il cui ruolo di proprietario dell’opposizione non e` in nulla diverso nella sostanza da una variante di democratura.

. . .

ci sono linee di difesa del principio sostanziale della democrazia come e` stato definito sopra?

occorre riportare la partecipazione politica ad un nucleo forte di popolazione politicamente attiva.

occorre stabilire il principio che i sociopatici non hanno diritto di partecipare alla vita politica.

dunque, per esempio, una accertata evasione fiscale deve portare ad una riduzione proporzionata del diritto di partecipare alla vita politica.

non solo l’esercizio di cariche e incarichi pubblici, compreso ogni impiego pubblico, deve essere vietato a chiunque viene condannato per evasione fiscale, ma anche il diritto stesso di voto.

va contrastrato ogni tentativo di ridurre gli spazi reali di partecipazione democratica alle scelte sul piano locale.

vanno privati del diritto di voto coloro che non partecipano sistematicamente alle elezioni senza valido motivo.

il diritto di voto va collegato a forme di verifica del livello di consapevolezza dei problemi come cittadino.

vanno introdotte forme di democrazia telematica sulle questioni centrali, superando la frattura esistente tra politica virtuale e politica reale.

ma rimane molto dubbio, comunque, che anche innovazioni di questo tipo possano invertire la tendenza alla democratura sulla lunga distanza.

Annunci

3 thoughts on “dalla democrazia alla democratura (e ritorno?) – 430

Lascia un commento, soprattutto se stai scuotendo la testa. Un blog lo fa chi lo commenta. E questo potrebbe diventare il tuo blog.

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...