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l’ISIS, i curdi e il delirio americano in Medio Oriente – 431

oramai in Medio Oriente gli americani appaiono in preda ad un caos incotrollabile; fa paura pensare che possa essere eletta presidente la Clinton, a continuare la devastante mancanza di una linea di politica estera di Obama.

cito a stralci dal blog ilsimplicissimus2 (cito quello che condivido, e cancello considerazioni relativamente marginali che non rispondono al mio pensiero):

1) L’amministrazione americana (…) ha deciso che la Turchia val bene i curdi e come fanno tutti i prepotenti e i violenti quando i loro piani vanno in fumo non trovano di meglio che tradire gli amici del giorno prima.

Così hanno deciso di dare appoggio aereo ai carri armati tu Ankara penetrati in Siria per cacciare i  guerriglieri curdi dello YPG, pagati e addestrati fino a ieri dagli Usa che avevano promesso loro uno stato curdo siriano se avessero dato una mano (…)

L’appoggio aereo americano è del tutto superfluo da un punto di vista militare, ma la presenza di caccia a stelle e strisce impedisce agli avversari, siriani e russi, di intervenire contro l’invasione  armata turca, in considerazione delle possibili conseguenze.

Dunque non si tratta di un semplice aiuto, ma di una sponsorizzazione completa e ormai obbligata del progetto neo ottomano.

aggiungo io: si tratta di un criminale salto di qualita` nello scontro con la Russia.

per la prima volta gli Stati Uniti appoggiano attivamente l’invasione di uno stato suo alleato, la Siria.

ma rimane ambiguo fino a che punto la Russia stessa accetti questo intervento, considerando il recente incontro fra Putin ed Erdogan.

. . .

ma torniamo ai curdi filo-americani e all’analisi di simplicissimus2:

Si tratta degli stessi che avevano “liberato” Manbji dall’Isis e le virgolette sulla liberazione ci vogliono tutte perché in realtà e sempre con la supervisione di Washington, avevano permesso agli uomini del Califfo di andarsene con tutte le armi e i  mezzi che avevano.

Ma adesso è finita la paura per un riavvicinamento della Turchia alla Russia che comunque ci sarà nell’ambito di una nuova autonomia che la Turchia si è ritagliata (…).

Joe Biden si è precipitato ad Ankara (…) portando in dono sia la promessa di una certa influenza turca su un futuro stato curdo irakeno, sia  la testa del miliardario Gülen, da decenni residente in Usa , considerato da Erdogan l’arcinemico:

“E’ comprensibile che nessun governo possa tollerare una cosa del genere  – si umilia Biden – e non abbiamo intenzione di proteggere una persona che danneggia i nostri alleati. Faremo una richiesta al tribunale degli Stati Uniti perché prenda in considerazione tutte le prove”.

in realta` queste dichiarazioni non sono da sopravvalutare, secondo me, e fanno parte della normale routine diplomatica, non rappresentano un reale cambiamento della linea politica americana, considerando che gia` Obama aveva fatto dichiarazioni simili.

sono importanti, invece, come segnale della preoccupazione americana per il nuovo ruolo della Turchia.

. . .

tuttavia non e` per questo che ho fatto questa lunga citazione.

in realta` volevo soprattutto mettere in evidenza un passaggio, quello sulla liberazione della citta` di Manbji, che viene presentata sui media come una grande vittoria della coalizione occidentale contro l’ISIS, ma e` invece una ritirata del Califfato consentita e concordata.

insomma, un nuovo segnale della terribile ambiguita` americana sul terreno.

e tutto fa pensare che l’invasione della Siria abbia come scopo reale piu` quello di attaccare i curdi non allineati con l’Occidente che di combattere realmente l’ISIS.

occorrerebbe infatti smettere di parlare dei curdi come di un’unica realta`, considerando quandto sono politicamente frantumati fra tendenze politiche anche molto in contrasto fra loro.

ma tutto questo rende terribilmente complicata ogni analisi piu` accurata e indebolisce di molto anche le considerazioni di quel blog, che appaiono troppo generiche

anche se poi io stesso non sono in grado di andare oltre e dipresentare l’analisi piu` fine che mi pare necessaria.

. . .

la notizia dell’atteggiamento non troppo ostile verso l’ISIS per consentirle di ritirarsi da Manbji fa il paio con altre sconcertanti informazioni emerse sulla stampa americana.

Al Baghdadi, il califfo capo dell’ISIS, fu detenuto ad Abu Ghraib”. Nel 2004 era tra i prigionieri del carcere iracheno, prima che scoppiasse lo scandalo delle torture Usa. Lo scrive “The Intercept”, il sito online diretto da Glenn Greenwald, il giornalista che pubblicò le rivelazioni di Snowden sulle intercettazioni della Nsa.

Nel carcere, la matricola dell’autoproclamato capo dello stato islamico era US9IZ-157911C.

Quel carcere – divenuto tristemente noto in tutto il mondo per le foto di una soldatessa americana che porta un detenuto nudo al guinzaglio, o di altri detenuti accatastati nudi gli uni sugli altri, o di un detenuto incappucciato con i fili elettrici alle mani allargate a croce – è stato secondo molti esperti una sorta di “università del jihadismo”.

Da tempo si sa che Al Baghdadi era stato incarcerato dagli americani durante l’occupazione dell’Iraq. Adesso si scopre che trascorse la maggior parte del suo tempo nel più duro carcere di Abu Ghraib. Non è chiaro peraltro per quanto tempo.

In un primo momento il Pentagono affermò che l’attuale leader dell’Is rimase in prigione per 10 mesi dal febbraio 2004 fino al dicembre dello stesso anno, quando venne rilasciato.

. . .

ecco il punto: come mai Al Baghdadi, che aveva gia` ruoli molto importanti in al-Qaisa, venne rilasciato dagli americani nel dicembre 2004?

domanda che nasce dal senno di poi, potrebbe obiettare qualcuno…

non troppo.

forse gli americani, nonostante l’11 settembre, pensavano allora di poter ripetere con al-Qaida quanto loro riuscito benissimo in Afghanistan negli anni Settanta e Ottanta, cioe` utilizzarlo contro i russi?

forse per questo Osama Bib Laden riusci` a sfuggire per tanto tempo agli americani, nascosto in Pakistan?

mancava forse la volonta` di cercarlo veramente.

in ogni caso manco` la volonta` di tenere in carcere al-Baghdadi:

Abu Bakr al-Baghdad era un imam all’epoca della seconda invasione statunitense dell’Iraq del 2003 e ben presto entrò nei ranghi di al-Qāʿida.

In seguito divenne noto come l’Emiro di Rāwa, e presiedeva tribunali religiosi volti a giudicare i cittadini accusati di aiutare il governo iracheno e le forze della coalizione; organizzava il rapimento di singoli o intere famiglie, organizzava l’accusa, pronunciava le sentenze e quindi li faceva giustiziare pubblicamente».

Fu arrestato nei pressi di Falluja il 2 febbraio 2004 dalle forze irachene, e secondo i dati del Dipartimento USA della Difesa, incarcerato fino al dicembre 2004, con il nome di Ibrahim Awad Ibrahim al-Badry (al-Badrī) e sotto l’etichetta di “internato civile”.

Tuttavia venne rilasciato nel dicembre 2004, in seguito all’indicazione della commissione Combined Review and Release Board, che ne raccomandò il «rilascio incondizionato», riconoscendolo un «prigioniero di basso livello».
La scelta della liberazione suscito` il vivo stupore del colonnello Kenneth King, tra gli ufficiali di comando a Camp Bucca nel periodo di detenzione di al-Baghdādī.
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