primi disastri della legge Cirinna` – 449

per le mie critiche alla legge Cirinna` sulle unioni civili mi sono giocato un’amicizia, che non era soltanto di blog e virtuale, ma anche reale.

sembrava che fossi un bieco maschilista contrario ai diritti degli omosessuali.

sembrava che fossi una persona che contestava la felicita` di chi si vedeva riconosciuto in alcuni suoi bisogni negati da sempre.

mi limitavo a dire che e` una legge renzina, come a dire: scritta male.

e che avrebbe combinato disastri, forse di piu` di quelli che risolveva.

ora i primi nodi vengono al pettine, ma sono ancora i minori.

. . .

per ora si tratta soltanto di disposizioni applicative demenziali,

ma sono il segnale chiaro di preavviso di altri disastri prossimi venturi,

dato che il diavolo si nasconde nei dettagli,

ma lo fa perche` spesso sono i dettagli che rivelano la natura nascosta delle cose.

. . .

il 23 luglio scorso e` stato firmato un decreto ponte con le disposizioni transitorie (!!!) sulla legge, la 76/2016, sulle unioni civili tra persone dello stesso sesso.

ora finalmente esiste una base legale definita per cominciare ad applicare la legge, il DPCM 23/7/2016 n. 144.

http://www.altalex.com/documents/news/2016/07/25/unioni-civili-dpcm

ma il problema nasce dall’art. 4:

Art. 4   Scelta del cognome comune

1. Nella dichiarazione di cui all’articolo 3, le parti possono indicare il cognome comune che hanno stabilito di assumere per l’intera durata dell’unione ai sensi dell’articolo 1, comma 10, della legge. La parte puo’ dichiarare all’ufficiale di stato civile di voler anteporre o posporre il proprio cognome, se diverso, a quello comune.

2. A seguito della dichiarazione di cui al comma 1 i competenti uffici procedono alla annotazione nell’atto di nascita e all’aggiornamento della scheda anagrafica.

sembra una cosa del tutto innocente, ma non lo e` affatto.

. . .

nessun aggiornamento della scheda anagrafica e` previsto al momento del matrimonio, se la moglie aggiunge al proprio cognome quello del marito.

art. 143bis del Codice Civile:

La moglie aggiunge al proprio cognome quello del marito e lo conserva durante lo stato vedovile, fino a che passi a nuove nozze.

per lo Stato non c’è problema: il nuovo “nome di famiglia” può essere affiancato a quello da nubile sulla carta di identità, tutto qui.

in caso di divorzio la moglie perde il cognome aggiunto del del marito, a meno che non vi siano esigenze particolari: in questo caso puo` fare richiesta di mantenerlo e la concessione va annotata sulla sentenza di divorzio.

ma se oggi un omosessuale cerca di fare lo stesso in sede di unione civile, il cognome del compagno (o della compagna) viene invece automaticamente inserito nella sua scheda anagrafica.

in pratica cambia identità, dal punto di vista legale, con una serie di conseguenze non indifferenti:

ad esempio, cambia codice fiscale.

“La posizione Inps dovrà essere rivista, come i contratti a lui intestati, compreso il mutuo con la banca.

Dovrà rifare passaporto e carta d’identità.

E dovrà dimostrare di essere proprietario della propria casa.

L’azienda per cui lavora potrebbe avere difficoltà a inviargli lo stipendio e i creditori potrebbero non sapere dove cercarlo”.

e pensate che tutto cio` avverra`, al contrario, una seconda volta, anche al momento nel quale dovesse sciogliere l’unione civile.

. . .

il paradosso e` che vi sono forti limitazioni, a parte questo caso, per chi decide volontariamente di cambiare identita`.

Il procedimento del cambio di identità è disciplinato dalla legge 396 del 3 novembre 2000: e` consentito “il cambiamento del cognome perché ridicolo o vergognoso” oppure per gravi esigenze, per esempio ai collaboratori di giustizia.

“Il nome è il segno che identifica ogni persona e in quanto tale costituisce parte essenziale e irrinunciabile della personalità, quale primo e più immediato elemento dell’identità personale”.

e, normalmente, la decisione in merito spetta al Prefetto.

qui invece basta porre una crocetta sui moduli predisposti dai Comuni secondo le indicazioni ministeriali per ritrovarsi ad essere diventati un’altra persona.

oppure si deve rinunciare a condividere il cognome con la persona che si ama.

per farlo, occorre cambiare identita`.

vi e` dunque la pretesa dello Stato di modificare un nome già attribuito a un individuo soltanto perche` questo costituisce un’unione che continua ad essere considerata anomala.

E` un’ingerenza nella vita privata e familiare.

. . .

un secondo problema riguarda il caso di trascrizione di matrimonio contratto all’estero:

in questo caso, secondo il decreto, nel registro delle unioni civili va automaticamente riportata come scelta sul patrimonio la comunione dei beni,

anche se gli interessati non l’hanno scelta.

. . .

vi e` una specie di logica nascosta anche nelle cose fatte male.

se l’unione civile non e` un matrimonio, ma resta qualcosa di anomalo, allora e evidente che crea mostri giuridici nell’ordinamento.

“L’aggiunta del cognome del marito a quello della moglie nel matrimonio sancisce l’esistenza del nucleo familiare, e non comporta conseguenze ulteriori; per gli uniti civili non è così, evidentemente il legislatore continua a non volerli considerare una famiglia”.

Cinzia Calabrese, nel direttivo di Aiaf, associazione di avvocati per la famiglia e per i minori.

. . .

personalmente non penso che un’unione tra persone dello stesso sesso debba essere equiparata al matrimonio.

peggio, penso che l’istituto stesso del matrimonio dovrebbe venire a costituirsi solamente alla nascita dei figli.

questo indipendentemente dall’esistenza di relazioni sessuali nella coppia, 

come del resto dimostra la piu` famosa delle coppie.

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e` la nascita (oppure l’adozione) di un figlio che introduce nell’unione affettiva tra due persone la persona di un terzo soggetto che merita una tutela giuridica specifica.

per il resto ogni tipo di unione sessuale (stabile od instabile) o anche semplicemente affettiva non dovrebbe avere una regolamentazione di tipo matrimoniale da parte dello stato.

. . .

in sostanza, a mio provocatorio parere, lo stato avrebbe dovuto limitarsi a prevedere due tipi di situazioni:

1. l’unione di persone (due o anche piu`, se lo desiderano) che stabiliscono fra loro relazioni di tipo affettivo e/o sessuale,

siano esse di qualunque sesso, nella varia espressione delle identita` sessuali che e` tipicamente umana;

queste unioni possono essere regolate da norme apposite, senza distinzione alcuna in base alla identita` sessuale dei contraenti.

2. le unioni simili quando all’interno di queste relazioni sia anche prevista la crescita in comune di figli;

e soltanto a questo tipo di unione andrebbe riconosciuto lo status di famiglia, con tutte le tutele relative,

che dovrebbero avere la funzione primaria di garantire i figli nel loro sviluppo e non gli adulti che costituiscono l’unione.

(ad esempio la pensione di reversibilita` andrebbe riconosciuta solamente ai figli minori).

. . .

ma capisco da me quanto sia astratta, rivoluzionaria e impopolare una posizione simile.

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6 thoughts on “primi disastri della legge Cirinna` – 449

  1. Tranquillo, tranquillo bortocal, che le scempiaggini in questo campo non sono mica provocate dall’insipiente stupidità renziana. Renzi e i suoi sodali non fanno altro che amplificare ed anticipare le aberrazioni già presenti in nuce nell’idea che “famiglia” sia qualcosa di diverso da “l’unione di un uomo ed una donna”. Già, io mi faccio vanto di essere in disaccordo con te.
    Perché a prescindere da ogni motivazione religiosa l’unione stabile e feconda di una coppia eterosessuale è il mattone base, l’ingrediente fondamentale per la crescita civile e la continuazione della civiltà. Credo che tu sia abbastanza intelligente da riconoscerlo.

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    1. ma quando definisci la famiglia come “l’unione stabile e feconda di una coppia”, secondo te dovrei fare qualche sforzo particolare per darti ragione su questo punto centrale? 🙂

      che cosa ho gia` scritto di diverso da quello che mi proponi qui tu, in fondo al mio post, al punto 2?
      “quando all’interno di queste relazioni sia anche prevista la crescita in comune di figli, e soltanto a questo tipo di unione andrebbe riconosciuto lo status di famiglia, con tutte le tutele relative, che dovrebbero avere la funzione primaria di garantire i figli nel loro sviluppo e non gli adulti che costituiscono l’unione”.

      stai sfondando una porta aperta, mi pare – anche se poi indubbiamente abbiamo qualche forte ed evidente dissenso nei dettagli nella concreta applicazione per un aspetto particolare.

      la famiglia naturale e` indubbiamente quella formata da un uomo e da una donna che generano dei figli.

      tuttavia l’adozione consente anche la formazione di famiglie non naturali, e il riconoscimento dello status di famiglia va a mio parere allargato anche a queste situazioni nelle quali la generazione non e` avvenuta all’interno della famiglia.

      quindi io credo che la qualifica di famiglia andrebbe riconosciuta anche alle famiglie per cosi` dire non naturali, cioe` a tutte le coppie che adottano e crescono un bambino, comprese quelle omosessuali – mentre andrebbe nettamente proibita OGNI pratica di fecondazione artificiale di coppie sia etero- sia omo-.

      (sono contrario a riconoscere la qualifica e le tutele della famiglia in assenza dei figli).

      sai sono posizioni come queste che mi fanno definire oscurantista in certi ambienti.

      insomma, la mia posizione a dio e` spiacente ad ai nimici sui.

      ma questo lo sai gia`, immagino. 😉

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      1. Lo sapevo di sfondare una porta aperta. Come nei cartoni animati di Tom e Jerry.
        A me piace la posizione di Mattia Butta che forse ti avevo già sottoposto. Nel caso la trovi su http://www.butta.org/?p=13321 “spostare il fulcro dei diritti sulla singola persona”. Poi io concordo con lui su praticamente tutto, vedi http://www.butta.org/?page_id=13459 forse perché lui è lecchese ed io brianzolo ed entrambi siamo cattolici praticantissimi e ingegneri dentro e fuori.
        Poi vabbè, lui tiene “na capa tanta” da imparare inglese, giapponese, ceco e fare il master e fare il docente unviersitario a Praga mentre io sono un pochino più stupidino… 🙂

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        1. mi costringi a leggere dei trattati. 🙂

          ma il tuo amico iper-colto ignora che Diogene il Cinico, nell’antica Grecia, si masturbava effettivamente in pubblico, per dimostrare l’autarcheia, cioe` dell’autosufficienza, che era il valore fondamentale della sua etica, e nessuno ci trovava nulla da ridire allora, anzi veniva considerato uno dei massimi filosofi del suo tempo e perfino Alessandro Magno si reco` a fargli visita alla famosa botte dove viveva.

          certo, non era ancora arrivata la sessuofobia ebraica in Europa, attraverso il cristianesimo…

          con tutto, esiste un comune senso del pudore, per quanto arbitrario e culturalmente determinato, e la lesione del senso del pudore altrui e` pur sempre una lesione.

          per cui non pare consigliabile ripetere i comportamenti di Diogene, anche se indubbiamente il senso del pudore si e` evoluto molto nei sessant’anni che ho visto io.

          sessant’anni fa venivano indicate al pubblico ludibrio le donne che esibivano il loro corpo in spiaggia, oggi quelle che si rifiutano di farlo.

          Scalfaro, che fu poi presidente della repubblica, schiaffeggio` una donna in un ristorante romano perche` si sentiva turbato dal fatto che fosse troppo scollata.

          che dire ancora?

          ah dovrei forse indicarti se non l’hai ancora visto, che non ho proprio nulla contro la legalizzazione della poligamia tra adulti consenzienti, e non vedo quali diritti violi.

          il principio della liberta` dei comportamenti che non ledono diritti altrui a me sembra l’unico possibile per evitare forme di oppressione.

          ma a te e al tuo amico forse piace proprio per questo…

          dopo di che spalanchiamo pure le porte a una guerra civile mondiale generalizzata per dimostrare che i propri valori sono gli unici valldi.

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            1. non e` che mi rifiuto di leggere cose analitiche e documentate, cioe` prolisse.

              tra l’altro sono anche abbastanza abituato a scriverle… 🙂 🙂 🙂

              solo che il buon giorno si vede dal mattino, direi.

              ci sono testi lunghi con i quali sono in disaccordo, ma che leggo volentieri perche` vedo che mi arricchiscono mentalmente.

              e ci sono testi, falli pure brevi quanto vuoi, che partono palesemente da premesse sbagliate o che risultano subito privi di metodo critico (giudizio personale, ovviamente), e allora insistere con loro e` tempo perso.

              per esempio qui il tuo amico sostiene che masturbarsi in pubblico non fa del male a nessuno, anzi attribuisce questa tesi ai sostenitori dei diritti civili.

              e` una idiozia, naturalmente; il tuo amico ignora l’esistenza dei bambini, pare.

              sono andato avanti a leggiucchiare qua e la` solo per riguardo a te e perche` dovevo risponderti, ma tutto il resto e` a un livello analogo, e avrei fatto bene a fare quello che avrei fatto normalmente: avrei smesso alla quarta riga.

              ah, a proposito, ho saltato il secondo link, visto il cattivo esito del primo.

              ora che l’ho letto, il suo programma elettorale, invece, lo condivido; solo che mi pare un po’ pochino per presentarsi alle elezioni.

              comunque, in conclusione, quel tuo amico e` matto quel che basta per risultarmi simpatico…

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