l’amministratore “disonesto” e la politica economica di Jeshu: Vangelo secondo Luca, 16, 1-15 – 474

mi e` stato chiesto se riesco a spiegare questo passo del Vangelo secondo Luca,  totalmente incoerente, per non dire francamente delirante:

16, 1-15:

1 Diceva anche ai discepoli:

«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi.

Lo chiamò e gli disse:

«Che cosa sento dire di te?

Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare».

L’amministratore disse tra sé:

«Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione?

Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno.

So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua».

Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo:

«Tu quanto devi al mio padrone?».

Quello rispose:

«Cento barili d’olio».

Gli disse:

«Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta».

Poi disse a un altro:

«Tu quanto devi?».

Rispose:

«Cento misure di grano».

Gli disse:

«Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta».

Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza.

I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.

Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne. 

10 Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti.

11 Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera?

12 E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? 

13 Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro.

Non potete servire Dio e la ricchezza».

14 I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui.

15 Egli disse loro:

«Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori:

ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole».

. . .

mi sono visto in internet diversi commenti religiosamente ispirati di questo passo, che si arrampicano come possono sui vetri per trovare un senso a questo coacervo di contraddizioni.

il mio metodo di analisi e` completamente diverso;

ho studiato cinquant’anni fa all’universita` come funzionava nel primo e secondo secolo dopo Cristo la diffusione di testi popolari, come erano allora i vangeli.

conosco i modi del tutto disinvolti nei quali venivano manipolati.

e faccio riferimento alla testimonianza del primo storico laico del cristianesimo: Celso, vissuto nel secondo secolo, sfuggito almeno a frammenti alla distruzione completa della sua opera, il Discorso sulla verita`:

La verità è che tutti questi pretesi fatti non sono che dei miti che voi stessi avete fabbricato senza pertanto riuscire a dare alle vostre menzogne una tinta di credibilità.

È noto a tutti che ciò che avete scritto è il risultato di continui rimaneggiamenti fatti in seguito alle critiche che vi venivano portate.

bene, se partiamo da un atteggiamento critico e filologico, forse riusciamo a sbrogliare la matassa delle incoerenze del passo citato qui sopra.

. . .

cominciamo col dire che questa parabola e` presente soltanto nel Vangelo secondo Luca, il piu` tardo di quelli canonici, dato che Papias, il primo storico cristiano del cristianesimo, che scrive nella prima meta` del secondo secolo, non lo conosce.

e` inserita in coda ad una raccoltina, abbastanza eterogenea, di parabole varie.

nel Vangelo secondo Luca e` confluita una raccolta piu` antica di detti di Jeshu, chiamata fonte Q:

ma certamente questa parabola, nella forma attuale, e` troppo articolata e prolissa per poter essere fatta risalire a questo testo piu` antico, che contiene detti molto concisi, che oggi chiameremmo aforismi.

. . .

cominciamo dunque ad applicare l’analisi filologica interna al testo.

ma sara` bene partire da una premessa: se il testo e` cosi` insensato, questo non dipende ne` dalla sua presunta oscurita` ne` tantomeno dalla incoerenza dell’autore.

anzi va certamente ristabilita la sua coerenza.

evidentemente invece il testo e` stato manipolato, da piu` mani, e con esigenze contraddittorie,

e probabilmente per nascondere il suo significato originario, che era diventato imbarazzante, scomodo o non piu` attuale.

. . .

lo strumento principale di allora per intervenire su testi a circolazione popolare era l’introduzione di glosse, cioe` di commenti:

inizialmente venivano fatti sui margini del testo,

ma il copista successivo li inseriva all’interno, considerandoli parte del medesimo.

nella seconda parte del versetto 8, e` facile riconoscerne una:

I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.

questo commento interrompe una esposizione che ridiventa lineare se lo eliminiamo:

Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. (…)

Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.

anche la parte che segue e` la divagazione di un commentatore che entra a far parte del testo:

10Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti.

11Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera?

12E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?

siamo di fronte a contraddizioni insanabili:

il padrone licenzia l’amministratore perche` e` accusato di essere disonesto,

ma quando ha effettivamente le prove della sua disonesta` lo loda.

il padrone loda l’amministratore, ma poi il testo lo critica:

peccato che il padrone qui poi rappresenta dio.

. . .

come possiamo ritrovarne il primo autentico significato?

nella conclusione.

puo` sembrare strano, ma nella lettura che si fa in chiesa di questo passo, proprio la conclusione e` omessa;

eppure sta qui la chiave di volta.

la conclusione infatti e` assolutamente eversiva e rivoluzionaria:

non si puo` servire dio e la ricchezza, “ciò che fra gli uomini viene esaltato – cioe` appunto la ricchezza –, davanti a Dio è cosa abominevole”.

dunque la ricchezza, il possedere piu` dello strettamente necessario e` moralmente abietto.

mica esagero! non che l’espressione che Jeshu usa sia lieve: e` cosa abominevole

e questo e` il cuore dell’insegnamento che intende dare attraverso la parabola: la ricchezza e` in se stessa disonesta.

dunque se il padrone loda l’amministratore e` perche` col suo comportamento mostra di avere capito i veri valori della vita.

ritrova in lui un fedele seguace della morale di Jeshu.

. . .

allora cerchiamo di individuare ed espungere tutte le frasi inserite che distolgono o addirittura offuscano questo concetto, anzi lo negano.

e` possibile, con questo metodo, individuare un nucleo coerente della parabola, che suonava piu` o meno cosi`:

«1 Un uomo ricco aveva un amministratore (…), – che – chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo:

«Tu quanto devi al mio padrone?».

Quello rispose:

«Cento barili d’olio».

Gli disse:

«Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta».

Poi disse a un altro:

«Tu quanto devi?».

Rispose:

«Cento misure di grano».

Gli disse:

«Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta».

Il padrone lodò quell’amministratore (…).

13 Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro.

Non potete servire Dio e la ricchezza».

14I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui.

15Egli disse loro:

«Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori:

ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole».

il padrone, che simboleggia la figura di dio, apprezza che il suo amministratore usa la ricchezza per scopi umani

e non come obiettivo fine a se stesso.

non si puo` essere fedeli alla ricchezza e nello stesso tempo al padrone, cioe` a dio,

visto che il padrone, come dio, vuole la remissione dei debiti.

. . .

la cancellazione dei debiti nel pensiero sociale di Jeshu e` del resto cosi` centrale che la troviamo addirittura nella preghiera piu` importante che i credenti devono rivolgere a dio:

eccone il testo in Matteo 6, 12:

12e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori.

anche qui si parla di cancellazione dei debiti,

del resto prevista nella religione ebraica ogni cinquant’anni in occasione del giubileo.

in Luca il significato viene gia` modificato pesantemente;

eccolo, cosi` come viene tradotto oggi:

4e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore.

la formula e` pasticciata e tende ad annacquare il potente significato originario.

lo stesso tipo di incoerenza logica finale che troviamo nella parabola.

ma non e` strano, se il Vangelo secondo Luca, in una versione che non ci e` giunta, risaliva a  Marcione,

un iper-plutocrate della prima meta` del secondo secolo, che si era fatto cristiano.

. . .

ora che abbiamo forse risolto le contraddizioni interne al Vangelo secondo Luca, possiamo guardarci anche attorno.

ecco il cosiddetto Vangelo di Tommaso, cioe` i Detti di Jeshu scritti dal suo fratello gemello Giuda (come suona il titolo originario), che dice qualcosa di molto vicino a questo concetto:

Vangelo di Tommaso, 102:

Se avete denaro non datelo a usura, ma a colui dal quale non lo riavrete piu`.

col Vangelo di Tommaso siamo di fronte ad un testo molto antico e diffuso, noto infatti a Papias,

anche se nel quarto secolo fu escluso dal canone riconosciuto dalla Chiesa.

ma forse proprio perche` era piu` vicino di altri al messaggio rivoluzionario originario del messianismo di Jeshu.

in questo stesso testo del Vangelo di Tommaso troviamo anche un altro spunto, che in Luca e` confluito nel testo della parabola:

Vangelo di Tommaso, 52:

E` impossibile per un uomo cavalcare due cavalli e tendere due archi, ed e` impossibile per un servo servire due padroni: altrimenti egli rispettera` l’uno e sara` insolente con l’altro.

. . .

ma affermazioni simili si trovano anche nel Vangelo secondo Matteo,  che – come lo conosciamo noi oggi – e` il rimaneggiamento, compiuto dopo la meta del secondo secolo di un vangelo piu` antico, che Papias, ricordato sopra, conosceva come una semplice raccolta di detti:

6, 19-21, 24:

19 Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; 20 accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano.

21 Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore. (…)

24Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro.

Non potete servire Dio e la ricchezza.

normalmente non si usa pero` la traduzione “ricchezza”, ma la parola originaria aramaica Mammona,

adattissima a creare un’aura misteriosa e a sfuocare parecchio il significato.

la parola Mammona torna anche in Luca, alla fine del passo di cui ci stiamo occupando: ma qui non c’e` piu` bisogno di sfumare il concetto,

e infatti in questo caso viene sempre effettivamente tradotta con ricchezza e resa comprensibile.

. . .

e l’indicazione data dal Vangelo di Tommaso ricorda da vicino quella che si ritrova in Matteo, 6,30:

30 Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro. (…)

34 E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta?

Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto.

35 (…) Prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.

e badate bene che queste non erano affatto metafore, ma una precisa legge morale e di comportamento che veniva data.

. . .

e` questa legge morale che non poteva piu` essere accettata quando il messianismo pauperistico ebraico predicato da Jeshu all’inizio del primo secolo si trasformo` nel secondo secolo cristianesimo dell’impero romano.

allora, ecco un narratore che cerca di riportare una razionalita`, dal suo punto di vista, nel comportamento dell’amministratore.

il rimaneggiatore non e` piu` in grado di comprendere – oppure vuole nascondere – che l’amministratore sta semplicemente realizzando la morale predicata da Jeshu,

e deve cercare invece di trovare delle giustificazioni razionali del suo comportamento.

ecco che l’amministratore diventa un astuto calcolatore che si costruisce un futuro peraltro fragile, condonando crediti che non sono suoi, in vista del licenziamento.

ed ecco la nuova versione della storia, la seconda:

1 Diceva anche ai discepoli:

«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi.

2Lo chiamò e gli disse:

«Che cosa sento dire di te?

Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare».

3L’amministratore disse tra sé:

«Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione?

Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno.

4So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua».

5Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo:

«Tu quanto devi al mio padrone?».

6Quello rispose:

«Cento barili d’olio».

Gli disse:

«Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta».

7Poi disse a un altro:

«Tu quanto devi?».

Rispose:

«Cento misure di grano».

Gli disse:

«Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta».

Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. (…)

Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne. (…)

13 Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro.

Non potete servire Dio e la ricchezza».

14 I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui.

15 Egli disse loro:

«Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori:

ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole».

ma in questo modo l’amministratore, piuttosto che un perfetto seguace di Jeshu, diventa un ladro!

e pero` le lodi del padrone all’amministratore non potevano essere cancellate.

. . .

qui allora interviene un terzo redattore, che inserisce delle precise diffide agli ascoltatori a non fare come l’amministratore…:

8 (…) I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. (…)

10 Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti.

11 Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera?

12 E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?

. . .

giustamente, mi e` stato chiesto: ma chi rimaneggiva il testo in questo modo, non poteva intervenire piu` a fondo, con modifiche piu` sostanziali, che eliminassero queste assurdita`?

occorre partire da una premessa fondamentale: questi testi erano destinati principalmente all’ascolto da parte di masse analfabete.

l’analisi dettagliata, possibile su un testo scritto, non e` praticabile per testi che vengono soltanto ascoltati.

e le assurdita` erano molto meno evidenti all’ascolto che alla lettura.

(cosa che spiega anche oggi certi successi televisivi).

non era possibile comunque cambiare sostanzialmente il testo,

prima di tutto perche` il testo era sacro:

aggiungere, per intepretare e commentare, era ammesso,

ma modificare il testo precedente in profondita` poteva apparire sacrilego.

poi il testo poteva comunque essere ricordato da chi lo aveva sentito leggere.

quindi ecco un risultato sconcertante di interventi manipolatori,

che si lasciano scoprire abbastanza facilmente grazie alle contraddizioni che lasciano dietro di se`.

. . .

ora, commentatori del Vangelo, non disperatevi a cercare la coerenza fra Jeshu che predica l’economia della cancellazione del debito e il suo tardo evangelista che considera un ladro chi si comporta cosi`,

per non parlare del commentatore successivo ancora

che si preoccupa che i fedeli non prendano tutto alla lettera

e comincino a derubare i loro padroni.

spiegate il nucleo centrale della parabola e del messaggio pauperista di Jeshu.

poi ammettete che la Chiesa ha fatto di tutto per confonderlo e nasconderlo.

certo, capisco anche che e` veramente dura se si deve ammettere che i Vangeli riconosciuti sono stati scritti non per tramandare i veri insegnamenti di Jeshu,

ma per cancellarli o almeno confonderli.


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