sglobalizzarsi? non saranno i referendum a salvarci – 476

tempi duri per i referendum.

Orban ha perso ieri il suo, per scarsa partecipazione:

voleva un appoggio popolare al rifiuto di poco piu` di un migliaio di rifugiati che sarebbero stati mandati in Ungheria da altri paesi d’Europa.

ma non illudiamoci, comunque: e` una battuta d’arresto provvisoria.

. . .

Orban si accontenta di avere preso comunque al referendum, con i suoi alleati, un milione di voti piu` di quelli ricevuti alle elezioni politiche dal suo partito.

la sua lotta per un’Europa ridotta a mera area di libero scambio economico continua.

e intanto, grazie alla maggioranza che ha li` dentro, Orban fara` approvare dal parlamento una modifica della Costituzione, che dira` la stessa cosa per la quale il popolo non ha votato:

non si potranno mandare rifugiari in Ungheria senza il consenso dell’Ungheria stessa.

e se queste decisioni alle spalle del popolo vi suggeriscono qualcosa, ebbene non e` un caso, credo.

. . .

Repubblica, giornale da anni razzista senza saperlo, o senza farlo sapere ai suoi lettori, commenta il risultato ungherese con un articolo vergognoso, dove i termini rifugiati, migranti e clandestini diventano del tutto sinonimi fra loro.

niente e` piu` significativo del mediocre declino di un giornale che un tempo spiccava per apertura mentale e progetti per il futuro.

. . .

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il rifiuto di accogliere i rifugiati e` oggi il motore di una spinta universale alla chiusura nelle piccole patrie,

e il sintomo di una paranoia collettiva che attraversa il mondo.

in particolare in Europa, ad esempio:

senza migranti il continente semplicemente si estingue, considerati i suoi tassi di riproduzione interni.

non vi e` altra salvezza per la civilta` europea che l’apertura ai migranti e la capacita` di integrarli nella propria cultura.

non dovrebbe essere troppo difficile capirlo.

. . .

ma la paura irrazionale dei migranti esprime (male) un problema piu` profondo:

ed e` la perdita delle certezze economiche e della sicurezza nel futuro.

il rifiuto delle migrazioni diventa la forma istintiva che assume il rifiuto della globalizzazione.

vista come causa di impoverimento e non come una risorsa.

. . .

la globalizzazione e` in crisi?

sembra di si`.

per anni la globalizzazione ha agito nell’economia mondiale come una spinta alla crescita nei periodi di recessione.

la globalizzazione ha ridotto l’impatto della grande crisi economica iniziata nel 2008.

i paesi emergenti hanno sostituito la domanda che veniva meno nei paesi avanzati.

ma da 4 anni la globalizzazione non funziona piu` cosi` bene.

lo scambio di merci e prodotti tra il 2012 e il 2015 e` cresciuto ad un ritmo pari alla meta` di quello realizzato dal 1960 al 2012.

lo dice lo Spiegel di oggi in una interessante riflessione sul tema.

si capisce anche che i paesi che si sono a loro volta industrializzati in questi anni stanno riducendo le importazioni, in generale, dato che ora sono capaci di produrre in proprio.

. . .

la spinta alla chiusura dei confini, ben rappresentata dal Brexit, ad esempio, ha dunque basi ben precise ed e` destinata ad allargarsi.

oggi entrambi i candidati alla presidenza USA si dichiarano contrari a sottoscrivere il TTIP, il grande trattato tra USA e UE che avrebbe dovuto coronare il processo della globalizzazione,

anche se Trump sostiene il nuovo isolazionismo americano con piu` energia e credibilita`.

e il rifiuto del TTIP sembra che ormai si sia affermato anche in Europa.

anche se comunque lunedi` prossimo i negoziati riprendono, tanto per fare, si direbbe.

. . .

l’esperienza storica indica che pensare di salvare buoni livelli di vita semplicemente chiudendosi nei propri confini e ponendo dazi all’importazione di merci straniere e` sbagliato.

dal punto di vista economico, prima di tutto, in quanto produce una diminuzione globale della ricchezza prodotta.

e poi, politicamente, la contrapposizione economica fra gli stati e` sempre stata la premessa di confronti militari.

questo va ripetuto anche per l’ossessiva riproposizione di queste tesi in Italia, sotto forma di proposta di uscita dall’euro e di ritorno alla lira.

. . .

il rifiuto della globalizzazione ha dunque tutta l’aria di un falso obiettivo.

cio` che impoverisce i popoli non e` l’apertura dei commerci con altri paesi, ma lo sfruttamento di questa apertura esercitato dai gruppi di potere economico per impoverirli.

ma dirlo sembra illuministico e poco convincente.

le emozioni brute prevalgono, e in questi casi la riflessione lungimirante ha poco ascolto.

forse bisogna soltanto aspettare che i nemici della globalizzazione si mettano alla prova del potere.

e dimostrino concretamente la loro incapacita` di risolvere i problemi con le loro ricette.

. . .

ma come evitare che l’impoverimento che verra` determinato dalla progressiva affermazione delle spinte all’isolazionismo resti a sua volta non capito nelle sue vere cause?

e determini a sua volta nuove accuse irrazionali e l’individuazione di nuovi nemici sbagliati?

e, soprattutto, quanto tempo resta prima del collasso globale?

. . .

sempre piu` grigio appare il futuro e non saranno i referendum a salvarci…

ne` quelli vinti ne` quelli persi, purtroppo.

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2 thoughts on “sglobalizzarsi? non saranno i referendum a salvarci – 476

  1. nessuno può dire cosa succederà né cosa possiamo fare concretamente per orientare le cose nel senso da noi desiderato, non riusciamo a governare il nostro condominio, a mala pena l’orto tuttavia i piccoli bagliori vanno colti ed alimentati. Intanto Orban non ha raggiunto il quorum, chi non è andato lo ha fatto per ignavia, per disinteresse o per scelta qualificata? anche questo non lo sappiamo ma pensa come sarebbe stato peggio se il messaggio di Orban fosse stato vincente. Così non penso che sia indifferente il risultato del nostro referendum, ovviamente in ogni caso non ci sarà dopo nulla di catastrofico o di salvifico in ogni caso tuttavia se qualcosa si muovesse nelle coscienze e nell’informazione, qualcosa di visibile nei numeri ci sentiremmo tutti meglio. Pensa se ci togliessimo il gradasso di torno e si tornasse a ragionare …

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    1. certamente: condivido tutto quello che dici.

      qualunque piccolo miglioramento esige una fatica immensa, ma questo non e` un buon motivo di risparmiarsela.

      mi fa anzi piacere che le mie annotazioni un poco disincantate e forse stanche ti abbiano indotto a una reazione che mi pare piu` positiva di quella che avevi espresso stamattina nel tuo post che prendeva spunto dallo stesso argomento.

      l’analisi spietata della realta` non significa rinuncia, ma neppure buttarsi piu` nelle battaglie contro i mulini a vento…

      Liked by 1 persona

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