Omero: storie di perdono – 494

una stagione teatrale a Vestone, chi lo avrebbe mai detto?

(e nella cittadina, a pochi chilometri da casa mia, in questi giorni ha riaperto anche il cinema, dopo anni).

la Val Sabbia si rianima.

o forse sono soltanto io che la conosco meglio, adesso.

. . .

nell’Auditorium, il direttore artistico della stagione teatrale, Pino Casamassima, giornalista e scrittore, ieri sera l’ha aperta con un monologo di quasi due ore ricavato dall’Iliade.

emozionante, intenso.

la potenza delle origini stesse della poesia nella nostra cultura ha varcato i secoli,

e ha colpito al cuore il vostro spettatore.

il narratore, che Casamassima impersonava come attore, era Scamandro, il fiume che scorre vicino a Troia.

il piu` adatto a ripensare alla storia raccontata dall’immortale Iliade di Omero guardandola attraverso i millenni.

lui, il fiume, che passa immutato attraverso i secoli.

. . .

l’Iliade potrebbe essere considerata il poema di Achille, ha detto Casamassina presentando il suo lavoro.

e a questo ha aggiunto un’altra osservazione azzeccata:

l’Iliade inizia con l’ira, termina col perdono.

l’ira di Achille contro il re Agamennone, che gli ha tolto la schiava preferita.

e il perdono che induce Achille a restituire il corpo di Ettore a suo padre Priamo, il re dei nemici, che e` venuto a chiedeglielo.

. . .

in mezzo c’e` stata una storia orribile di sangue, penso,

e quel grumo di odio e risentimento ha provocato indirettamente la morte di Patroclo, il migliore amico di Achille…

ma poi quel grumo doloroso che gli avvelenava la vita si scioglie attrraverso le parole ad Achille della  vecchiaia di Priamo:

Disse così, e gli fece nascere voglia di piangere il padre:
allora gli prese la mano e scostò piano il vecchio:
entrambi pensavano e uno piangeva Ettore massacratore
a lungo, rannicchiandosi ai piedi di Achille,
ma Achille piangeva il padre, e ogni tanto
anche Patroclo; s’alzava per la dimora quel pianto.

priamo

Achille si riconosce fratello di Priamo,

ritrova in lui la  fragilita` dell’essere uomini.

solo la pieta` ha la capacita` di liberare Achille dal suo non riconosciuto dolore.

non lo salvera` dalla morte imminente che travolgera` anche lui.

ma gliela rende piu` lieve.

O pieta`, tu sei la sola virtu`, scrisse Foscolo.

. . .

rimugino queste considerazioni tornando a casa nella notte da lupi.

ma l’Odissea? mi chiede una voce autocritica interiore.

l’Odissea non e` invece una storia di vendetta?

in apparenza si`,

ma poi c’e` l’ultimo libro,

anche li`,

quello che racconta della voglia di vendetta dei parenti dei giovani pretendenti di Penelope (i proci)  sterminati da Odisseo.

e l’intervento di Atena, la dea della ragionevolezza,

che impone alle due parti una forzata riconciliazione.

. . .

il tema del perdono dunque e` greco, non ebraico.

il perdono greco non e` pero` l’applicazione di una legge morale assoluta.

ma piuttosto il frutto concreto delle esperienze e delle necessita` della vita.

occorre spezzare in qualche modo il ciclo irrimediabile della vendetta.

come nell’Orestea di Eschilo.

come fa Antigone, che seppellisce il fratello nemico della citta`

e paga con la vita il suo perdono.

. . .

Nietsche odiava il cristianesimo, come una religione per schiavi.

e vedeva nella sua morale ispirata alla rinuncia il trionfo dello spirito ebraico.

pero` il tema del perdono mi appare piuttosto tipicamente greco che ebraico.

. . .

il Dio ebraico e` a sua volta un dio dell’ira e della vendetta.

ma il Dio ebraico non perdona facilmente.

anche la Bibbia ebraica e` una storia che inizia con un’ira terribile:

quella di Dio contro l’uomo che si e` impadronito dell’idea del bene e del male.

un’ira divina non risolta:

un grumo di rancore che permane nel rapporto fra l’uomo e Dio della cultura ebraica.

. . .

Jeshu grecizza dunque l’ebraismo?

in un certo senso, ma raccoglie degli spunti che esistevano gia` nel suo mondo.

l’amore per l’altro, come per un altro se stessi, era gia` nella morale ebraica del tempo di Jeshu.

lui ripete un concetto che la scuola dei farisei aveva gia` introdotto in quella cultura.

. . .

ma la narrazione cristiana, dopo Jeshu, corregge radicalmente la visione del rapporto fra uomo e Dio.

nella bibbia cristiana, anche la storia dell’ira di Jahve` si trasforma, attraverso la redenzione, in una storia di perdono e riconciliazione.

l’ira di Jahve` deve sciogliersi attraverso la vicenda di morte del figlio.

anche quella cupa zavorra di risentimento divino deve sciogliersi emotivamente.

. . .

e` il cristianesimo che dona al mondo occidentale l’idea di un Dio riconciliato con l’uomo.

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16 thoughts on “Omero: storie di perdono – 494

  1. Ti suggerisco quando riapparire di leggere l ottimo articolato ragionamento su Bob Dylan del Barman di cui trovi l indicazioni tra i gli ultimi commenti da me!
    Tutto bene?
    Sheramentresuonanolecampane

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        1. certo.

          la solitudine e` ricchezza quando e` una scelta.,

          ma come tutte le scelte, se diventa unilaterale, mostra i suoi lati peggiori.

          ecco, alla fine sono per una solitudine ben temperata… 🙂

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            1. no no, la solitudine culturale e` intollerabile ed equivale alla morte.

              forse per solitudine ben temperata intendo una grande amicalita` culturale, in effetti, e molti argini sul resto… 😉

              ma naturalmente non una solitudine assoluta neppure qui… 🙂

              Mi piace

    1. che dire se non che sono commosso?

      svegliato alle due di notte dalla gatta che miagolava disperatamente: non riesco a capire come ha fatto a salire in soffitta senza piu` trovare una via d’uscita…

      e adesso piccola sosta nella vendemmia!

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