il blog e i suoi paletti – 514

ho risolto dall’altroieri i problemi tecnici del mio netbook.

ritorno al blog con meno limitazioni esterne,

ma ben deciso a continuare l’esperienza soltanto mettendole dei paletti ben precisi.

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tra l’altro questa settimana di blocco parziale mi ha chiarito meglio un aspetto prettamente tecnico della crisi del blog come strumento culturale.

mi era sinora sfuggito.

. . .

la crisi dei blog non e` dovuta soltanto ai fattori che sinora avevo individuato:

  1. il successo dei social, molto piu` frivoli in genere e adatti a favorire una comunicazione interpersonale di tipo spicciolo e quotidiano
  2. la diffusione in rete, patologica e incontrollata o incontrollabile, dei troll, persone disturbate che la usano per scaricare livelli di aggressivita` ed ignoranza intollerabili
  3. la crisi culturale generale che rende improponibili a livello comune discorsi anche soltanto un poco articolati
  4. la peste dello specialismo di chi scrive per inseguire una qualche forma di successo pratico
  5. e infine il vizio oramai universale della lettura veloce e deconcentrata, che e` una forma di difesa necessaria del cervello umano dall’eccesso di informazione che ci affligge nella societa` di oggi.

. . .

vi e` anche un altro aspetto, pratico.

finora mi era sfuggito.

me lo ha chiarito proprio questa esperienza di una settimana di collegamento a internet con lo smartfone.

lo strumento stesso del computer tradizionale, fisso oppure portatile, e` diventato gia` piuttosto obsoleto .

non a caso oramai questi mezzi sono indissolubilmente legati alla professione, che non puo` farne a meno.

. . .

ma difficilmente i nuovi strumenti informatici, che fondono telefono e internet, sono adatti alla gestione di un blog.

sono semplificati prima di tutto operativamente.

la comunicazione rapida ed elementare, senza possibilita` di approfondimenti critici, sta prima di tutto concentrata nella loro tastierina ridotta e nella perdita di funzioni essenziali.

e` il suo correlativo oggettivo:

non causa, non effetto: correlazione.

notate il concetto:

ci tengo molto, ultimamente…

. . .

a questo punto, per sopravvivere, il blog ha aperta davanti a se` l’unica strada della professionalizzazione.

il blog, che puo` adeguatamente essere scritto soltanto da strumenti informatici come quelli che si usano oramai soltanto sul lavoro, deve diventare una specie di professione.

blog professionali.

e chi non vuole fare un blog professionale ripieghi sui social.

. . .

ora non escludo di sviluppare in futuro di piu` la mia scrittura in direzione specialistica.

pero` continuo a rifiutare di fare di questo blog lo strumento di questo tipo di scrittura.

non voglio piegarlo a farsi veicolo di una qualche tentata scalata a non so che forma di successo.

questo significa che continuero` a dedicarmi ad uno strumento che avverto chiaramente come gia` obsoleto.

del resto sono un poco obsoleto anche io…. 🙂

. . .

ed ecco i paletti che pongo a questo blog per il futuro, quindi.

mettero` questo blog all’ultimo posto fra le cose da fare nella giornata, non al secondo o al primo, come e` stato finora.

scrivero` di meno e in maniera molto occasionale,

non mi sentiro` quasi obbligato a individuare temi in qualche modo centrali su cui dire la mia.

le conversazioni che avvengono qui non avranno per me nessun’altra importanza maggiore di altre conversazioni che si possono fare a voce, e spesso con maggiori gratificazioni…

privilegero`, rispetto al mondo del blog di oggi, esausto, il recupero di altri momenti di vita molto piu` frizzanti.

. . .

e dopo tutto questo, per quel che riguarda i miei blog, in poche parole ogni giorno daro` il primo posto alla ripubblicazione di post e dibattiti di 10 anni fa, qui:

https://corpus0blog.wordpress.com

e poi alla conclusione del mio diario visivo del roundtheworld di due anni fa, qui:

https://maurobort48.wordpress.com/

e poi alla pubblicazione di altri videomontaggi sulle esperienze di viaggio ed altro che sto facendo da allora, sul mio canale Youtube, qui:

https://www.youtube.com/user/bortocal

questo blog verra` soltanto al quarto, anzi al quinto posto, considerando che intendo dedicarmi anche io a una scrittura di tipo professionale che non trovera` spazio direttamente qui.

soltanto quando avro` fatto tutto questo o me ne sentiro` stufo in qualche maniera passero` anche di qui.

. . .

e con questo mi auguro di continuare ad interagire con chi ancora ha la pazienza di leggermi e la voglia di discutere con me:

restera` un grande piacere.

per me e spero anche per voi, cari lettori e commentatori.

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20 thoughts on “il blog e i suoi paletti – 514

  1. ho letto con interesse quanto affermi – e per alcuni versi mi trovi d’accordo- e anche le varie e variegate, nonchè interessanti, risposte ricevute. Dico la mia :
    non ho pretese di esibizionismo né tantomeno uso il blog a scopo di vetrina per futuri guadagni “imprenditoriali”. Lo uso fondamentalmente per un motivo, quello di condividere situazioni, esperienze, stati d’animo, interessi, e perchè sia fonte di scambio culturale/emozionale, confronto critico e costruttivo.
    Ho scelto di scrivere in poesia (o almeno ci provo) e di evitare quanto più possibile beghe e riferimenti politici, dissertazioni antropologiche o filosofiche sul vivere oggi, ecc. E non per vigliaccheria, o per disinteresse, ma solo per depurarmi da tutto ciò, considerato che già “fuori” se ne parla abbastanza (e con risultanti abbastanza irritanti e a tratti deleteri).
    Considero il blog una sorta di ritrovo, un recesso primitivo in cui rigenerarmi, un mare tranquillo dove “naufragare” ogni volta che ne sento il bisogno. Finanche un volo nel quale abbandonarmi completamente, gravitare indisturbato oltre , in un altrove non concesso ma che sento fortemente mio. E non è una visione onirica o utopica ma soltanto la percezione di un modo, forse improbabile, di esistere.
    Tutto ciò nulla toglie al fatto che ho una vita reale, una famiglia, un lavoro, rapporti sociali più che buoni.
    In riferimento ai commenti o ai like, lasciati o non ricevuti, credo che a tutti quelli che pubblicano faccia piacere riceverne, siano essi nei blog, sui siti di scrittura o anche sui social. Mi pare del tutto ipocrita pensare il contrario. Ma questo è un “problema” ciclico che non ha soluzione e mai l’avrà secondo il mio punto di vista.
    Io preferisco riceverne e darne quando scatta l’empatia, quel legame di sensi che va al di là del virtuale, della mera divisione di tempo e luogo. Non mi interessano i numeri preferisco di gran lunga la qualità.
    Per finire, aggiungo che non amo molto i cosiddetti social, anzi li considero una sorta di Spoon River corrente, nel significato vero e proprio dell’antologia di Lee Master. Una finestra effimera ed evanescente in cui riversare tutto quello che nella realtà non si ha la forza né -a volte- la possibilità di affermare. Un contenitore nel quale tutto è possibile e tutto diventa lecito, oltre l’educazione, la conoscenza, la capacità di discernere il vero dalla bufala. Frustrazioni che diventano rivincite, apparenze che si ergono a presenza, inconcludenze che si presentano come dogmi.
    No grazie!
    E te lo dice uno che ha un profilo fb, ma che usa col contagocce e sta pensando seriamente di chiuderlo.
    Ciao e piacere di conoscerti.

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    1. scusa il ritardo con cui ho sbloccato il tuo commento, che stava per sfuggirmi.

      il piacere di fare la tua conoscenza e` anche mio.

      condivido molto di quel che dici sul tuo modo di usare il blog: anche per me il fattore principale e` il desiderio di comunicare in un modo un poco diverso da quello della vita cosiddetta reale.

      e qui sta lo stacco con social come Facbook che invece privilegiano una comunicazione di tipo piu` quotidiano.

      questo significa forse che chi privilegia il blog per comunicare online un poco se la tira?

      non necessariamente: puo` essere che la comunicazione quotidiana si presti poco, ad esempio, a quello scambio di contenuti che avviene qui.

      io ad esempio ho anche un alto blog nela quale ricostruisco, anche con immagini, il viaggio in solitaria attorno al mondo che ho fatto due anni fa; naturalmente nella mia vita quotidiana mi capita di accennarne, a volte, ma solo in estrema sintesi.

      un racconto cosi` dettagliato non potrei mai farlo subire a nessuno; qui invece mi e` possibile (magari con pochissimi affezionati lettoi soltanto, ma la rete mi ha permesso di selezionarli…).

      per il resto temo che quest’altro mio blog rientri invece fra quelli che giudichi piu` negativamente.

      piuttosto sento il peso progressivo di una riduzione di questo dialogo; mi pare una tendenza generale e non soltanto del fatto che, invecchiando, probabilmente divento piu` noioso…

      in bocca al lupo per le tue riflessioni: hai trovato un lettore in piu`.

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  2. idealizzi i blog come se fossero (stati) qualcosa di essenziale nell’universo internet, quando sono solo una tappa intermedia, o meglio un abbozzo poco riuscito proprio di quelli che oggi vengono chiamati genericamente “social”: più specializzati nella tipologia di contenuti nonchè globalizzati nelle interconnessioni.
    in realtà ci sono (state) molte altre forme di comunicazione digitale di rilievo, alcune delle quali ben più originali ed impattanti culturalmente rispetto ai blog, ma ne parlo alla fine.

    il fenomeno blog ha goduto di fama guarda caso nel periodo in cui internet è esplosa nell’utilizzo popolare, in Italia grossomodo a partire dal 2000: si è trattato di un esemplare esercizio di marketing da parte di lungimiranti aziende che hanno puntato sull’hosting dei contenuti, facendo leva sul desiderio delle masse “del dire la loro”, sulla chimera della notorietà e dell’affermazione personale.

    il fenomeno è stato pompato dai mezzi di comunicazione ortodossi – anche perchè nella miopia informatica c’erano sul serio giornali che temevano la concorrenza di questi nuovi spazi d’informazione – ma in realtà il “blog” come strumento informatico non conta nulla, non ha nulla di innovativo: con un minimo di conoscenza informatica e quattro soldi da investire chiunque poteva “produrre informazione” costruendosi un banale sito web, ed ottenere visibilità se si era bravi comunicatori.

    le piattaforme di blogging sono nate per permettere di creare spazi per gli “handicappati informatici” (perdonate il termine per chi si sente tirato in causa, ma è azzeccatissimo), ossia di fatto quel 95% della popolazione che usufruiva della rete al tempo del boom [oggi la situazione non è granchè migliorata, benchè i nativi digitali si trovino certo più a loro agio con certi strumenti rispetto ai 20/30/40enni del tempo]
    i siti di blogging, con i lustrini dei pochi blogger di successo e con la prospettiva concreta di qualche decina/centinaio/migliaio di followers (ottenibili da chiunque), si sono portati dietro l’iscrizione di centinaia di migliaia di utenti e di milioni di lurkers con costi irrisori, a parte per le infrastrutture informatiche necessarie per contenere e pubblicare l’informazione in rete.
    dai l’infrastruttura gratis (anzi, a volte pure a pagamento) ed i pesci attirati portano a te altri pesci, più pesci ci sono e più ne arrivano. senza dover gestire moderatori, regole, responsabilità: grasso che cola.

    le piattaforme di blogging originarie non puntavano sulla clientela professionale, che disponeva già di budget e/o competenze per costruirsi spazi ad hoc per le proprie esigenze: solo le attività più piccole e povere si affidavano agli spazi gratuiti per pubblicizzarsi , quali ad esempio altervista giusto per fare un nome molto famoso all’epoca.

    ma il meccanismo di adesione sociale era ancora acerbo: per quanto la partecipazione fosse già notevole si poteva fare mooolto di più, qualcuno la vedeva lunga. ecco che hanno affinato allora le piattaforme, ad esempio con:

    – incremento della semplicità di iscrizione, post ed interazione (vedi myspace, uno dei primi social a spopolare nato sull’onda del blogging dei tempi d’oro)
    – interconnessioni più efficaci (affinati i meccanismi di visibilità dei contenuti e di contatto tra utenti, vedi ad esempio le riuscitissime amicizie e le chat di facebook)
    – aggiunta di hosting multimediale (vedi l’esemplare youtube)
    – specificazione sui contenuti (vedi la “regola SMS” di twitter, o la settorializzazione sotto forma di “rete professionale” di linkedin)

    sono solo i primi esempi che mi vengono in mente, l’analisi potrebbe andare avanti per pagine e pagine.
    è così che sono nati i generici “social”, che sono in realtà molto più specializzati che generici.
    le piattaforme di blogging di un tempo erano generiche, semplici spazi vuoti con pochissimi strumenti e quasi nessuna idea promozionale di utilizzo.
    se quando aprivi un blog ti davano un foglio di carta bianco e una penna per scriverci dentro (mentre per aprire un sito il foglio e la penna te li dovevi costruire, o comprare), aprendo uno spazio su un social ti danno fogli prestampati con le indicazioni di dove e come compilarli, penne colorate e stampini simpatici, fotocopiatori (immediate anteprime dei contenuti invece che oscuri link da cliccare), telefoni per parlare privatamente con i compagni di piattaforma, proiettori che ti mostrano automaticamente le attività degli altri.
    che spazio sceglie di usare la persona comune? dove si concentra?

    non è certo il blog – ossia lo spazio di un particolare utente – ad avere rilevanza: è la piattaforma che connette gli utenti e mette loro a disposizione strumenti efficaci ad assumere rilevanza, che raggruppa le persone permettendo un impatto concreto a livello sociale.

    se dobbiamo valutare l’impatto tra i vecchi blog ed i nuovi social non c’è competizione. le piattaforme di blogging non permettono ad esempio le esplosioni di informazione virale (utile o dannosa che sia), che passa solo per i social.
    certo se una persona è un ottimo comunicatore avrà successo con il suo blog, ma avrebbe successo con qualsiasi altro strumento comunicativo, sapendolo usare.
    i semplici blog sono e resteranno di nicchia a meno che non siano presi in mano da artisti della comunicazione: ma è raro che un artista utilizzi un semplice blog come mezzo per esprimersi, ce ne sono molti altri di più specifici ed efficaci.
    la potenza dei canali sociali più evoluti permette invece una potenziale diffusione globale di informazione da parte di chiunque, nel bene e nel male. i casi si sprecano, anche se spesso c’è di mezzo lo zampino di artisti o di professionisti.

    concludo tornando all’inizio.
    parlando di impatto, tre sono i veri cataclismi nell’epoca dell’informazione digitale, e sono fratelli temporalmente parlando: il primo si chiama email, il secondo www, il terzo sms.

    l’email è la tecnologia più vecchia (nata alla fine degli anni settanta) ma è esplosa di pari passo alla diffusione di Internet negli anni 90 assieme con il www.
    anche l’sms, basato sulla costosa rete GSM piuttosto che sulla più fruibile rete Internet, è nato all’inizio degli anni 90.

    l’email è il principe della comunicazione globale privata (unicast)
    il www è il re incontrastato della comunicazione globale pubblica (broadcast)
    l’sms è il capostipite della comunicazione digitale mobile (sia unicast che multicast)

    il blog non è che una marginale appendice povera del www.
    molto più impatto rispetto ai blog l’hanno avuto:
    – i newsgroup (basati sul protocollo usenet, più vicino alle email piuttosto che al www), che i pionieri di internet certamente ricorderanno e che continuano tuttora ad essere usati nonostante le enormi limitazioni tecnologiche
    – i forum (basati invece sul www, tecnologicamente ben più avanzati) che qualsiasi navigatore internet si sarà trovato a consultare almeno una volta per ricercare informazioni di qualsiasi tipo

    in entrambi i casi la potenza di questi strumenti verte sulla comunità che creava, condivideva e migliorava mutualmente i contenuti, piuttosto che sull’accentramento personale dell’informazione caratteristica dei più recenti blog.
    possiamo dire che l’evoluzione dei canali social non è che una commistione tra l’individualità narcisistica tipica dei blog con la condivisione comunitaria tipica di usanet e dei forum, accompagnata da una molteplicità di strumenti ed altri orpelli informatici a corredo.

    infine: non sono stati certo i social ad “imbarbarire” le forme di comunicazione contraendole in messaggi superstringati con le abbreviazione più fantasiose ed illeggibili.
    il “merito” è tutto degli SMS, che hanno parimenti rivoluzionato il modo di comunicare tra i giovani dagli anni 90 in poi.
    su una cosa hai colpito il bersaglio: la scomodità delle piccole tastiere telefoniche sono fondamentali nella comprensione di questa modificazione dello stile di scrittura, oltre al limite intrinseco dei caratteri degli SMS che obbligavano a _codificare_ l’informazione nel vero senso del termine.
    anche e soprattutto al fine di risparmiare denaro, dal momento che gli sms avevano un costo non marginale.

    ora il costo non sussiste più ma il _codice_ con cui ci si è abituali a scrivere è rimasto, per i più o meno nativi digitali, per abitudine ma anche perchè fa risparmiare tempo.
    inoltre come fai bene notare il ritorno all’utilizzo di dispositivi miniaturizzati rispetto ai più ingombranti pc giocano un ruolo fondamentale nella comunicazione scritta su internet oggigiorno.

    non è un dubbio il fatto che i pc siano nuovamente passati di moda: basta vedere i numeri delle vendite dagli anni 90 in poi.
    i cellulari, specie in Italia, hanno sempre avuto la predominanza assoluta. verso il 2000 il numero di vendite di pc è incrementata sostanzialmente, prima con pc fissi e poi con i pc portatili, ma negli ultimi anni si è ritornati ad un decremento sostanziale rispetto alle vendite di smartphone e tablet.

    i pc sono strumenti usati per lo più a lavoro, ma nel tempo libero sono i dispositivi mobili ad avere il predominio nella navigazione. i social e qualsiasi applicazione web sono tarati su questo, sviluppare oggigiorno un sito che non sia perfettamente usufruibile anche da smartphone è un suicidio commerciale.

    solo certi tipi di videogiochi fanno eccezione, ma solo perchè necessitano di una notevole potenza elaborativa che ancora non è miniaturizzabile nei mobile device, e perchè necessitano di monitor particolarmente grandi (finchè non saranno soppiantati dagli occhiali HD)

    ciao

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    1. Intervento magistrale ma non mi convince. Tra l’altro il netbook ha un nuovo diverso guasto e rispondo dal cellulare. Scusa la sintesi.
      Mi metti a confronto i blog con l’invenzione delle mail degli SMS della rete per dire che sono un fenomeno secondario. Che c’entra ? I blog sono dentro la rete. Certo che al confronto sono meno importanti. Sarebbe come se io stessi parlando delle telenovelas e tu mi rispondessi: ma vuoi mettere l’invenzione della televisione?
      Dici che i blog non contano nulla; abbastanza vero. Però ce n’è uno che ha fatto la storia d’Italia negli ultimi dieci anni.

      Dici che i blog sono stati un semplice abbozzo dei social. Col senno di poi. Però le vecchie radio a valvole possiamo considerarle un semplice abbozzo dei moderni impianti hifi? Io che ne ho ancora una funzionante direi di no anche se sono state cancellate dal mercato di massa. La musica si sente molto meglio!

      Ma risultavano troppo costose, erano troppo preziose per il mercato di massa.

      Una legge generale dell’economia dice che la moneta peggiore caccia quella migliore dalla circolazione.

      Mi pare che col blog sia avvenuto qualcosa del genere. Ma è certamente soltanto questione di punti di vista.

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      1. non volevo mettere in paragone diretto il blog con macro fenomeni quali le email, gli sms ed il web: avevo infatti specificato che il blog è solo un minuscolo e marginale aspetto del web.
        ho piuttosto aperto il discorso per illustrare ed analizzare meglio il quadro d’insieme, per comprendere il fenomeno blog e la mitizzazione dello stesso.

        il paragone diretto l’ho fatto con usenet ed i forum, che condividono lo scopo di fornire informazioni sebbene in modo funzionalmente diverso e più efficace.

        funzionalmente parlando il blog è un insieme di informazioni calate dall’alto verso il basso, dall’autore ai fruitori dell’informazione.
        di rado si va oltre questa forma semplificata di comunicazione, di rado c’è uno scambio che aggiunga significato e affini il contenuto originario dei post.
        le celebrazioni all’autore non le considero evidentemente come interventi utili come non considero utili le divagazioni personali tipiche dei commenti bloggistici (e dei social): potrebbero essere importanti per l’autore o per i singoli partecipanti ma non migliorano il contenuto dell’oggetto comunicativo.
        al massimo lo confermano, aumentandone la reputazione percepita.

        intendiamoci, sto facendo un discorso complessivo e ci sono eccezioni: ad esempio il tuo blog in alcuni casi va (un poco) oltre questa barriera funzionale.
        ma perchè ci riesce, e quando?
        perchè riuscirci è un tuo scopo (non proprio di ogni blogger) e dedichi un sacco di tempo rispondendo a tutti, cercando di mantenere vivo il confronto interno, eccezione insolita per un blog.
        ma ci riesci quando gli interventi sono limitati: se rispondessero ad un post un migliaio di persone non potresti dar seguito a tutti. dovresti fare selezione, tranciare le risposte, cancellare commenti, dovresti perdere un sacco di tempo per gestire il _tuo_ blog.

        il punto dolente del blog è proprio questo: chi interviene scrive in primo luogo al blogger, di rado il visitatore interviene per aprire un dialogo che chiami in causa anche altre persone.
        il ruolo di chiamare in causa i lettori ce l’avrebbe l’autore che è il perno dello sviluppo comunicativo: per questo la funzionalità del blog è intrinsecamente limitata e risulta quasi sempre enunciativa piuttosto che discorsiva, un monologo piuttosto che un dialogo.
        resta relegato alla marginalità nella stragrande maggioranza dei casi, praticamente sempre se si tratta di un blog personale e la persona non è un “vip” (o un influencer, per usare i termini in voga) oppure uno bravo specialista in caso di blog settoriali.

        tiri in ballo il blog di Grillo come esempio d’eccezione ma quello spazio ha ben poco a che fare con un normale blog personale: è frutto di una costruzione professionale con un team di specialisti alle spalle e con un influencer (Grillo) che ha potuto pubblicizzarlo nel tempo, ad esempio attraverso i suoi numerosi ed affollati spettacoli.
        non dimentichiamoci che il sito di Grillo ha al suo interno spazi aggregativi di discussione (forum) e di consultazione (sondaggi), ed inoltre al di fuori del sito il movimento si è appoggiato fortemente sulla piattaforma meetup, specie agli inizi quando il sito era meno “social” rispetto ad oggi.

        viceversa analizziamo funzionalmente la formazione dell’informazione all’interno di un forum (o della preistorica usenet): qui non è solo un singolo autore ma una comunità intera a scrivere nello stesso spazio. chi scrive non si rivolge a qualcuno in particolare ma si rivolge a tutti ed il fattore propulsivo di interazione nasce dalla richiesta di ricevere informazioni piuttosto che dal fornirle.
        la spinta psicologica a partecipare è potente: da una parte incentiva chi ricerca informazione (per ovvi motivi pratici), dall’altra parte incentiva chi risponde e fornisce informazione sfruttando quello stesso desiderio di condivisione del proprio sapere (tra il narcisistico ed il solidale) che spinge a scrivere un blog.
        nei forum tutti domandano e tutti sono incentivati a rispondere se credono di saperne qualcosa.
        a differenza del blog, dove l’autorità è in qualche modo associata all’autore e si disincentiva l’interazione comunitaria, indipendentemente dalle intenzioni dell’autore stesso.

        con i forum e prima ancora con usenet, l’approccio è rivoltato: questa è la vera rivoluzione informativa permessa dalla rete, che capovolge i tradizionali mezzi mediatici (dei quali anche il blog fa parte): l’informazione è costruita collettivamente dal basso e non più calata dall’alto da parte di una forma di autorità a cui si concede credibilità.
        anche nei canali tradizionali – giornali, tv, radio – c’erano spazi in cui si raccoglievano le domande del pubblico, ma era l’esperto a rispondere e non il pubblico stesso (senza contare la scrematura delle domande).

        come il singolo autore perde il ruolo centrale, assunto dalla collettività dei partecipanti, così pure la credibilità smette di essere concessa “a priori” verso autorità particolari ma si acquisisce “a posteriori”, si fa proporzionale al livello partecipativo, si fa statistica.
        non avendo certezza che alla base dell’informazione così costruita ci siano conoscenze e competenze solide sull’argomento trattato, l’informazione andrebbe presa con le pinze dai fruitori (che poi in un onesto confronto pubblico l’ignoranza emergerebbe rapidamente).
        è lampante quanto l’affidabilità sia la principale obiezione mossa nei confronti di questo “nuovo” tipo d’informazione costruita dal basso.
        meno lampante il fatto che andrebbe verificata anche l’informazione che arriva dall’alto, la pluralità di fonti è sempre fondamentale.

        l’informazione costruita collettivamente diventa incredibilmente efficace quando l’argomento è pratico, tecnico e facilmente confutabile, come pure quando è di carattere nozionistico ed enciclopedico (vedi wikipedia).

        per inciso, la costruzione collettiva dell’informazione è alla base della stessa conoscenza scientifica, con la differenza che la partecipazione in quel caso non è popolare ma limitata al confronto tra addetti specializzati.
        non credo sia un caso che le università siano le prime istituzioni civili ad aver sfruttato appieno le potenzialità della rete come strumento di condivisione e scambio informativo tra accademici.

        ____________________________

        l’esempio che fai tra radio a valvole e radio a transistor è affascinante ma non direi che ci azzecca. io parlo di strumenti informatici che sono proprio funzionalmente diversi, anche se di poco.

        modifico il tuo esempio.
        facciamo che il blog sia una radio digitale ed il forum sia un karaoke digitale.
        allora un social è un come un pc con all’interno una serie di programmi peculiari tra i quali la radio ed il karaoke, più o meno integrati assieme, più o meno riusciti bene.

        si “sente” meglio dal blog piuttosto che dal social? è possibile, ed in certi casi non è nemmeno una questione di punti di vista: ad esempio su twitter sarebbe impossibile postare un’informazione lunga ed argomentata.
        il punto è che nel pacchetto fornito dal social non c’è solo la radio, non è pensato solo per quella.
        potrei dire che il social trasforma la radio-blog in audiovideo, aggiunge al suono anche le immagini.
        la qualità audio di un televisore in genere è peggiore di uno stereo, ok, eppure la televisione è l’evoluzione della radio: il mezzo comunicativo è potenziato.
        se aggiungiamo alla tv canali tematici, ecco i social.

        oppure, visto che odi la tv 😀
        erano meglio le vecchie automobili meccaniche con i finestrini a manovella o le nuove auto con centraline elettroniche, ABS e controllo della stabilità, tergicristalli che si attivano automaticamente quando piove, navigatore integrato e parcheggio assistito?

        certo le auto di un tempo si “spaccavano” meno di frequente e davano sensazioni di guida diverse, più appassionanti.
        certo alcune funzionalità delle auto nuove sono frivole, oppure hanno utilità innegabili che alla lunga atrofizzano il cervello del guidatore proprio perchè gli sottraggono compiti.
        certo la scelta dipende dai punti di vista del guidatore che le deve utilizzare, come dipende anche dalla strada in cui si dovrà viaggiare.
        eppure nel 99% dei punti di vista l’auto rudimentale d’epoca resta un “abbozzo” delle auto moderne.

        in questo senso le piattaforme di blog sono un abbozzo più affermati social, la cui essenziale caratteristica è la bacheca personale che “fa le veci” del blog.
        anche i forum sono strumenti inglobati spesso nei social, in modo più o meno riuscito. facebook ad esempio si presta ad essere usato in tal senso per richiedere informazioni, dritte, consigli, direttamente alla lista degli “amici” piuttosto che su gruppi tematici appositi.

        ogni social è una amalgama di strumenti che assume caratteristiche per scopi più o meno specifici: tutti si basano però sul facilitare il contatto tra utenti che vogliono condividere info di ogni genere, come per i blog. l’evoluzione è stata quella di potenziare i collegamenti e l’interazione tra utenti atomizzando i mattoni informativi.

        i social più frequentati riescono a propagare meglio i contenuti a discapito della qualità a quanto pare, eppure la qualità del contenuto è di responsabilità dell’utente e non dello strumento.

        è la struttura tecnica dei social che condiziona la scarsa qualità dell’informazione circolante, o piuttosto è la loro maggiore potenza comunicativa che, permettendo l’interazione di così tante persone assieme, fa emergere una generalizzata propensione umana alla frivolezza, alla povertà di contenuti?
        per me delle due è la seconda: il cervello umano non è abituato a tale frenesia informativa e nel caos della sovrinformazione i concetti più banali ed evocativi prendono il sopravvento diventando contagiosi e propagandosi come virus.
        in pochi hanno sviluppato un buon sistema immunitario al fenomeno ma potrebbe essere questione di tempo. certo che la disconnessione resta la cura migliore per la malattia.

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        1. altro bellissimo post sotto forma di commento, e molto piu` persuasivo del primo, mi sembra, ma fammelo rileggere con calma, e adesso ti rispondo.

          ok, adesso siamo d’accordo che il fenomeno blog e` una parte di internet e dunque va confrontata con altre parti e non col tutto.

          quindi con i social soprattutto, pare a me, ma su questo non mi dilungo.

          qui la differenza di fondo, per quel che vale, e` che kil blog viene indicizzato dai motori di ricerca e quello che scrivi nei media no.

          fino a poco tempo fa (adesso non ho voglia di controllare) se mettevi in google setticemia fulminante, arrivavi rapidamente al mio blog; suppongo di avere qualche chance anche su parole chiave molto piu` di nicchia.

          questa differenza a mio parere non e` da poco: su Facebook la forma di aggregazione che rende leggibili e` la richiesta di amicizia; su rwitter l’hashtag che comunque identifica un gruppo pre selzionato.

          per me questa differenza e` quella veramente essenziale.

          ne discendono corollari importanti ulteriori, come la possibilita` di articolare molto il discorso e di interagire col lettore, anche casuale, che desidera farlo.

          usenet ed i forum, dici, condividono lo scopo di fornire informazioni sebbene in modo funzionalmente diverso e più efficace.

          vediamo, intanto del primo non ho mai sentito parlare e dei secondi, per quel tanto che ne ho visto, si tratta di scambi necessariamente superficiali.

          ma qui aspetto che tu mi dia qualche dritta ulteriore, per non dire qualche link per andare a vedere e magari cambiare idea.

          Saramago teneva un blog, non andava sui forum.

          e guarda che non voglio mitizzare i blog: sto solo cercando di dire onestamente quel che ci trovo di migliore rispetto alle mie esigenze…

          ma passiamo adesso alle tue critiche specifiche allo strumento blog:

          dici: il blog è un insieme di informazioni calate dall’alto verso il basso.

          informazioni? non necessariamente.

          e questa critica comunque non regge: qualunque atto comunicativo inizia da un emittente che lancia un messaggio.

          a differenza dei media pre-internettiani o dai siti internet non aperti ai commenti, il blog non e` un’emittente chiusa, anzi la sua principale caratteristica e` l’interattivita`.

          vedi la differenza ad esempio con la comunicazione video che avviene su Youtube: questa e` davvero unidirezionale, calata dall’alto: non abbiamo ancora inventato forme di comunicazione video interattive…, troppo complesso e ampiamente inutile.

          aggiungi: di rado si va oltre questa forma semplificata di comunicazione, di rado c’è uno scambio che aggiunga significato e affini il contenuto originario dei post.

          qui ti mando un sorriso pieno di amicizia: ti stai smentendo da solo! da quanti anni ti stai smentendo con i tuoi commenti su questo blog?

          tu dirai di essere un’eccezione nel panorama dei blog, d’accordo; ma neppure tanto nel panorama di questo blog, dopotutto.

          ma su questo vedo che siamo d’accordo.

          – salvo il commento fino a questo punto per sicurezza, ma continuo…

          tu dici che riesco nel mio blog a superare questa barriera: eccezione insolita per un blog (ma non sono poi del tutto isolato…).

          be’, ma io sto giusto parlando degli obiettivi che mi do io con il blog: sai dirmi strumenti che mi potrebbero aiutare a realizzarlo meglio?

          se rispondessero ad un post un migliaio di persone non potresti dar seguito a tutti. dovresti fare selezione, tranciare le risposte, cancellare commenti, dovresti perdere un sacco di tempo per gestire il _tuo_ blog.

          a parte il fatto che di tempo ne perdo ugualmente molto, posso limitarmi a rispondere: per fortuna non succede?

          in altre parole, come ho col tempo capito, la dimensione del mio blog e` propio questa: non ci sono molte persone che hanno voglia di interloquire e di mettersi alla prova, oltretutto con un interlocutore che non appareparticolarmente qualificato e che non e` neppure di moda, pompato dai media.

          se io vado a vedere i blog ospitati dalle testate giornalistiche, sono moltissimi, ma non hanno una discussione cosi` serrata e impegnativa come quella che avviene qui.

          sono piuttosto delle vetrine dove anche i commentatori si esibiscono, e spesso assai squallidamente.

          ma questo fatto che i blog di maggiore successo siano stati trasferiti nei quotidiani online non lo abbiamo ancora considerato in questa nostra discussione, e non mi pare proprio che indichi la marginalita` del fenomeno blog.

          aggiungi che molti grandi giornalisti tendono oramai a scimmiottare lo stile comunicativo del blog…

          pero` alla fine e` verissimo che questo uso del blog che faccio qui e` tendenzialmente litario e non gli consente di diventare uno strumento di comunicazione di massa (ammesso che ne avesse poi le capacita`).

          a questo punto credo che possiamo avere un largo consenso sui limiti intrinseci del blog – anche se io lo trovo comunque positivo come strumento, una volta ccettati i suoi limiti.

          qui passi all’alternativa dei forum: ma aspetto dei link a forum diversi da quelli che ho visto casualmente sinora per approfondire il discorso.

          non che non senta che le tue osservazioni generali sono giuste, sono anche molto belle, pero` ci deve essere qualche limitazione anche qui, se consideriano che i forum mi paiono rimasti un fenomeno di nicchia ancora piu` dei blog.

          ma siccome li conosco poco, non continuo su questo punto, pur sentendo il molto di bello che sottolinei tu.

          certo, ho la sensazione che l’area comunicativa del forum sia di per se` molto diversa da quella del blog, e del resto lo dici anche tu: l’argomento è pratico, tecnico e facilmente confutabile, nei forum.

          gia`, ma molta gente cerca una comunicazione diversa, non di tipo tecnico…

          le ultime considerazioni che fai sono pero` decisive e occorrerebbe ripartire proprio da qui:

          è la struttura tecnica dei social che condiziona la scarsa qualità dell’informazione circolante, o piuttosto è la loro maggiore potenza comunicativa che, permettendo l’interazione di così tante persone assieme, fa emergere una generalizzata propensione umana alla frivolezza, alla povertà di contenuti?
          per me delle due è la seconda: il cervello umano non è abituato a tale frenesia informativa e nel caos della sovrinformazione i concetti più banali ed evocativi prendono il sopravvento diventando contagiosi e propagandosi come virus.
          in pochi hanno sviluppato un buon sistema immunitario al fenomeno ma potrebbe essere questione di tempo. certo che la disconnessione resta la cura migliore per la malattia.

          la mia risposta, in linea con il mio modo di pensare, e` di rifiutare una risposta schematica e una contrapposizione netta…

          non c’e` causa o effetto, c’e` un feedback continuo: scherzando, dico che ptoremmo parlare di un karma dei media.

          se si potenzia la comunicazione umana e questa e` in stragrande maggioranza frivola e un modo di perdere tempo, come potrebbero i media cambiare le cose?

          pero` e` anche vero che il medium e` il messaggio e che forme di comunicazione diverse tecnicamente possono agire in senso contrario, anche se lentamente…

          questa sarebbe la mia prima risposta, ma capisco che c’e` ancora molto da approfondire e su cui riflettere…

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          1. trovo anch’io corretto paragonare il fenomeno blog in primis con quello dei social, proprio perchè come già detto il primo è un abbozzo rudimentale dei secondi.
            mi rendo conto che ragioniamo su due piani differenti: io analizzo il fenomeno dal punto di vista del fornitore del servizio, tu dal punto di vista dell’utilizzatore che è ben più specifico.
            chi ha messo online le primissime piattaforme di blog mirava agli stessi obiettivi di chi ha creato i primi social: permettere alle persone di condividere ciò che pensava con il maggior numero di altre persone.
            questo è il fulcro che li accomuna.

            le piattaforme di blog alle origini ospitavano anche gli utenti che poi sono migrati nei successivi social che permettevano espressioni comunicative in forme (anche) diverse come la multimedialità e al tempo stesso ancora più semplici da creare e condividere rispetto al blog.
            ma le piattaforme social non si sono fermate a questo: così come i blog hanno attivato alla condivisione i primi navigatori con percentuali notevoli, i social hanno fatto altrettanto spopolando letteralmente con percentuali bulgare di utilizzo.
            dei motivi ne avevo già parlato, ma un’altro essenziale che avevo solo sfiorato è la privacy: il blog genericamente è completamente pubblico mentre il social ha inserito quel fondamentale aspetto che è la visibilità dei propri contenuti. posso farli vedere a tutti se voglio, ma anche solo ad una lista più ristretta di persone. anche per questo hanno fatto boom: chi pubblica un blog lo fa rivolto a tutti, chi pubblica in un social non di rado lo fa solo per i suoi amici/conoscenti.
            tante di queste persone non avrebbero mai scritto un blog proprio per questione di riservatezza, il social ha abbattuto questo ostacolo percepito dai navigatori.
            senza contare nella fase successiva l’ebrezza di ritrovare, grazie agli strumenti evoluti ed alla popolarità acquisita, persone di cui si erano completamente perso i contatti.
            la rete dei social ha pescato ciò che le piattaforme di blog non potevano neanche lontanamente mirare di ottenere.
            questo è il punto di vista da cui parto.

            poi è evidente che ogni persona nello specifico scelga lo strumento web che ritiene migliore per i propri scopi, potendo scegliere: anche le piattaforme di blogging si sono evoluti tecnicamente permettendo negli ultimi anni una maggiore espressione dal punto di vista della multimedialità e della condivisione. e se i social si sono riempiti di cani e porci, è abbastanza evidente che la nicchia dei blog può restare più ambita, anche se meno frequentata.
            bisognerebbe anzi ringraziare il fenomeno social perchè ha ripulito letteralmente le piattaforme di blogging da tutti quegli utenti che non avevano particolare attitudine, costanza, passione per costruirsi un blog curato e ben fatto, e che felicemente per tutti si sono spostati proprio sui social 🙂

            quando i social non esistevano moltissime persone non condividevano proprio i loro pensieri in rete (grazie a dio), ma una parte lo faceva comunque proprio attraverso il blog.
            e se questa parte di utenti è irrisoria rispetto alle percentuali complessive che popolano i social, è al contrario assai rilevante rispetto alla percentuale complessiva dei blogger nel periodo d’oro.
            forse ora sono riuscito ad esprimere meglio una delle cose che cercavo di dire fin dall’inizio.
            in questo senso e per questo i blog sono stati pompati dai media ed hanno spopolato (relativamente parlando) nell’era presocial: perchè prendevano dentro anche tutte queste persone.

            a te piace guidare le auto d’epoca, senti la selvaggia potenza del motore sotto di te e le sai guidare bene.
            moltissime altre persone guidavano i blog perchè c’erano solo quelli come strumento, ma avrebbero preferito di gran lunga macchinette più comode, con l’impianto stereo il parcheggio assistito ed il cambio automatico. mi spiego?
            ora che c’è scelta i blog vengono guidati quasi solo dai Blogger con la maiuscola, non nel senso che siano capaci a scrivere o che siano più informati o intelligenti, ma nel senso che apprezzano quello strumento per ciò che è senza sentirsene limitati.
            gli altri vadano pure con le macchine automatiche, o in aereo.
            questo è il Blog di cui tu parli, ed è una nicchia. quello dei tempi andati erano una commistione tra i blog attuali e l’embrione di ciò che poi sono diventati i social, con l’evoluzione degli strumenti e delle forme comunicative (involuzione?)

            questo per riprendere e rispondere al discorso che fai sull’indicizzazione: non è un “difetto”, è uno strumento ed un scelta precisa della piattaforma. che dipende in primo luogo anche dalla posizione di forza della struttura rispetto al mercato: facebook, che per molti versi è concorrente a google e a microsoft, ha una posizione che può permettersi di chiudersi ai motori di ricerca esterni (il difetto di facebook sarebbe piuttosto la mancanza di un solido strumento di ricerca interno, ma anche questa è una scelta strategica ben precisa).
            se facebook volesse aprire non avrebbe alcun problema tecnico per farlo per quei contenuti espressamente condivisi in forma pubblica, fermo restando l’impossibilità di rendere visibile a tutti i contenuti condivisi con forme di visibilità limitata.
            per inciso, le pagine pubbliche in facebook sono indicizzate così come tutti i commenti al loro interno. anche questa è un scelta precisa.

            spostando il discorso sui forum: non direi che gli scambi all’interno siano superficiali (in generale), semmai potremmo dire che sono troppo specifici essendo spazi per lo più tematici, settoriali.
            che poi ci siano forum generalisti è sicuro, ma proprio come per i blog vanno scomparendo dal momento che gli utenti tipo si spostano sui social.
            chi resta a chiacchierare sui forum sono gli affezionati ad una particolare comunità, diventando di fatto uno spazio sociale (e generalmente questo fenomeno viene incentivato dalle piattaforme anche dei forum specialistici perchè fidelizzano i navigatori, creando spazi appositi per le chiacchiere e le amicizie).
            per il resto generalmente un forum è sempre moderato secondo regole definite: quando viene moderato bene sono rari gli off topic e le stupidaggini.
            semmai il limite dei forum sta proprio nella quantità di risorse (tempo) adibito per ottenere una buona moderazione, dal momento che una grossa comunità non è in grado di automoderarsi. ancora.

            comunque wikipedia di fatto è strutturata similmente ad un forum nel momento in cui i contenuti cominciano a diventare dibattuti e controversi.

            quando parlo di _informazione_ ne parlo nell’accezione informatica del termine. parole, contenuti.
            qualunque atto comunicativo inizia da un emittente, ma in un blog è l’autore che scrive i post in primo piano e non qualsiasi visitatore. i visitatori rispondono al blogger, di rado alla comunità.

            poi è evidente che le eccezioni si trovano dappertutto, tu nel tuo blog così come io nel tuo blog.
            io sono sempre stato un forumer anche se sembra che scrivi da blogger (data la dimensione e la strutturazione dei messaggi). eppure non credo di essere mai intervenuto su un blog prima che sul tuo, ed oltre al tuo ho interagito con pochissimi altri.
            ho invece interagito in innumerevoli canali usenet dalla fine degli anni 90 (anche di frivolezze) e su diversi forum in seguito.
            lì non scrivevo in modo diverso e ti dico pure che nonostante tutto, anche se in genere si trattava di spazi specialistici, ottenevo più riscontro che in questo blog dove nel 99% dei casi mi rispondi solo te.
            certo se mi metto a parlare di filosofia e massimi sistemi è difficile trovare interlocutori che vadano oltre la banalità, ma così pure nei blog direi 🙂

            ah: la comunicazione video-interattiva è dietro l’angolo, sappilo 😉
            già oggi su whatsapp spopolano i messaggi vocali. aggiungerci il video è nulla, solo un poco più di banda larga.

            strumenti che potrebbero servire a TE, cosi come a me, e che vadano oltre il blog tecnicamente ci sono.
            il problema è che manca la comunità, perchè sono (relativamente) molto poche le persone che ricercano una comunicazione quale noi la intendiamo.
            non mancano gli strumenti: mancano piuttosto i riferimenti, _fari_ abbastanza potenti da attirare a sè tutti quei pochi navigatori che interagiscono in rete come noi.
            per il resto sai a cosa stavo lavorando, e purtroppo negli ultimi mesi mi sono fermato ma conto di riprendere quanto prima 🙂

            sorrido che mi hai scritto dei blog sui giornali: ne avevo parlato nel mio commento di ieri, ma poi l’ho tagliato perchè era abbastanza slegato dal discorso e mi stavo perdendo nelle chiacchiere 😛

            sulla parte finale: non riesco a dare “colpa” allo strumento, la darò sempre alla persona.
            ma per chiudere il cerchio così come hanno colpa gli utenti che utilizzano in modo sciocco certi strumenti, al tempo stesso hanno colpa le imprese che immettono sul mercato strumenti ambigui, appositamente ambigui direi ^_*

            chiudo lasciandoti un esempio meraviglioso dell’utilizzo della rete, per chi come me è anche programmatore:
            http://stackoverflow.com/
            un forum tecnico di richieste di aiuto informatico con feedback della comunità.
            l’idea è semplicissima e la partecipazione a dir poco riuscita: ti dico solo che gli utenti che hanno qualche medaglietta su quel sito non hanno problemi a trovare lavoro, quantomeno all’estero.
            personalmente gran parte dei problemi tecnici in cui mi sono imbattuto per lavoro li ho risolti semplicemente lurkando in quello spazio. che tra l’altro è tanto frequentato e quotato da risultare quasi sempre tra i primissimi link sui motori di ricerca, è inevitabile conoscerlo.

            questo, come il celeberrimo wikipedia, è un esempio emblematico della potenza dell’informazione collettiva della rete.

            ciao!

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            1. ciao!

              be’, su tutta la prima parte siamo oramai perfettamente d’accordo e tu aggiungi molte precisazioni e dettagli che arricchiscono il discorso.

              pero` vorrei enucleare il punto centrale (secondo me): sia blog sia altri social sono nati per “permettere alle persone di condividere ciò che pensava con il maggior numero di altre persone”.

              la differenza principale allora dove sta? secondo me non tanto in quel che dici tu (anche se e` tutto vero e preciso), ma nel fatto che un social come Facebook ha riportato questo bisgono di comunicazione in una sfera prevalentemente PRIVATA, mentre il blog la sviluppava in una sfera prevalentemente pubblica.

              ora anche nel blog e` possibile pubblicare post proivati accessibili solo ad alcuni, ma non e` nella sua natura profonda.

              invece, con la scelta di non indicizzare i suoi contenuti, neppure quelli pubblici, Facebook ha sostanzialmente richiuso in casa i suoi miliardi di utenti (in larga parte gonfiati), che ora si parlano in cerchie di amici senza nessuna possibilita`, ma neppure volonta` di raggiungere anche solo potenzialmente una cerchia piu` aperta.

              in sostanza Facebook ha depoliticizzato la comunicazione social.

              (qui c’e` un punto poco chiaro nel tuo commento, in contrasto con tutte le tue affermazioni precedenti: “per inciso, le pagine pubbliche in facebook sono indicizzate così come tutti i commenti al loro interno. anche questa è un scelta precisa”.

              manca un NON?)

              ora e` vero che l’avvento essenzialmente di Facebook ha spostato percentuali bulgare di utenti, come hai scritto e mi hai strappato un sorriso di consenso, e dunque oggi il blog e` diventata una forma di comunicazione un poco piu` professionale che tende a Linkedin, per intenderci.

              ma secondo me il bello della fase nascente del blog era proprio nella mescolanza di alto e basso, nella rottura delle barriere culturali e nella creazione di un magma confuso e fecondo che mi ricordava quello fra latino e volgare, del Duecento, Trecento e Quattrocento in Italia, al tramonto del Medioevo, che pose le basi della nascita della cultura europea moderna.

              ma vorrei richiamare la tua attenzione su un terzo incomodo che non abbiamo sinora considerato: i troll, che non sono un fenomeno virtuale, ma esistenziale, nel senso che ce li troviamo tra i piedi tutti i giorni nella realta`, dove sono ben piu` difficili da evitare che in rete, anche se APPAIONO nella realta` un po’ meno numerosi.

              i troll sembrano migrati in gran parte lontanodai blog, ma imperversano sia sui social sia sui siti di informazione online, che sembrano diventati (per fortuna) la sede preferenziale di commenti sguaiati dove esplode un rancore di massa.

              questo sta rendendo molto fastidiosa la lettura dei quotidiani online, ma dipende secondo me anche dal solito spirito improvvisatore dell’Italia, dove i quotidiani non investono abbastanza sulla moderazione professionale dei commenti.

              su tutto il resto che dici sui forum, condivido pure.

              insomma, siamo tutti in attesa di qualche strumento nuovo, oltre il blog, oltre i social, oltre i forum?

              sarebbe bello vederlo nascere.

              ma per ora la tendenza va nella direzione opposta: whatsapp e` un Facebook al cubo e credo lo stia gia` soppiantando.

              dopo di che ogni valenza culturale positiva della rete sara` tornata completamente sotto il controllo dei grandi cnetri di comunicazione e informazione mediatica…

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  3. Caro Mauro
    non sei nuovo a questi mal di pancia.

    Rigetto tutti i fattori da te individuati oltretutto abbastanza ingenerosi per quelle poche ‘persone’ che trovano piacere a leggerti con una buona frequenza che raramente ti stimola a fare altrettanto.
    Social VS Blogger bah! motivazioni oltretutto abbastanza irriguardose.

    Parli di ‘crisi culturale generale’ e di ‘vizio ormai universale della lettura veloce’ e ne fai un caso sociologico ma riferendoti ad una realtà virtuale di nicchia come i blog amatoriali dove si scrive senza pretesa ma certamente nell’intento di dare e condividere una piccola cosa di sé.

    Quanto alla comunicazione rapida mi pare la scoperta dell’acqua calda se riferita ai ‘like’ e agli spesso risigati commenti. Fa parte del contesto e nn mi dire che nn te ne eri accorto.
    Noi due stessi in più occasioni abbiamo convenuto che ad un certo punto il confronto diventa impossibile e gira su sé stesso.
    Quanto ai blog professionali TEMATICI esistono ed hanno lungo seguito di addetti ai lavori. Altro ‘giro’.

    Quanto alla tua decisione di ‘porre dei paletti’ suona come una ‘punizione a chi ti legge.

    Sorrido perché quelli che tu chiami ‘paletti’ rappresentano il modus operandi di molti blogger tra cui me che considerano il blog come un momento di gradevole esposizione di pensieri di attualità, di musica, di cucina, di accadimenti da condividere senza la presunzione di volerne fare una serie infinita di letio magistralis . Non tutti sono pensionati o relativamente liberi del proprio tempo. Oppure, come me oggi, al blog preferiscono una giornata di sole, una passeggiata quotidiana con Sally.

    Sherascusamitantosennsonoall’altezza…

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    1. non capisco, cara shera, perche` intendi questo post come polemico verso i lettori, i commentatori e anche chi mi critica, direi anche piu` apprezzato.

      maldipancia ricorrenti? e` vero. non ho tutti i commenti e i like che hai tu, ad esempio; ma non lo dico per fare un antipatico confronto…

      qui pero`, per una volta ho cercato di andare oltre ai miei maldipancia e a buttare sul tavolo qualche spunto di riflessione sul fenomeno internet in generale e su una sua evoluzione sociale e culturale.

      senza volere penalizzare o criticare proprio nessuno personalmente ne` tantomeno pretendere di fare la lezione a nessuno; so bene di non essere un esperto del settore e ho scritto a ruota libera semplicemente quel che mi veniva in mente al momento.

      alcuni spunti non sono nuovi, da parte mia, giusti o sbagliati che siano, e non intendono essere polemici verso nessuno.

      ad esempio, la lettura veloce e poco concentrata come effetto di internet: forse perche` reduce da un’esperienza diretta da delirio: un contratto di assicurazione trattato via mail che ha dovuto essere rifatto 5 volte, per via della disattenzione dell’impiegata…

      ma forse che il problema non riguarda anche me o i miei errori di battitura?

      poi dici che i miei paletti sono punitivi (forse per via della battuta su Vlad l’impalatore?), ma anche che alla fine sono le regole che segui anche tu…, e allora?

      vuoi tenerle per te? non dovresti apprezzare che alla fine sono venuto dalla tua parte anche io e che tu ci sei arrivata (senza complessi di inferiorita`!) ben prima di me? 🙂

      dieci anni fa non ero affatto pensionato, avevo un lavoro tremendamente impegnativo, eppure dedicavo al blog piu` tempo e soprattutto piu` passione…

      e c’erano, mi pare, molti piu` blogger, forse attratti dalla novita` dello strumento.

      insomma, un certo declino del blog come strumento culturale a me pare innegabile.

      dirlo per chi dovrebbe essere offensivo? 🙂

      ah, ancora un’aggiunta sul piano interpersonale: come fai a dire che non ti commento sul tuo blog proprio dopo l’intensa discussione sul femminicidio?

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      1. I tuoi mal di pancia erano rigeriti al fatto che altre volte avevi avuto a che ridire sui blog e i blogger.
        Ho ben detto che quelli che tu sottolinei saranno i tuoi paletti sono normalmente in uso e nn vengono chiamati paletti ma sono semplicemente il bisogno di mantenere il blog dentro un suo spazio marginale a un tutto quotidiano.
        Avere o non avere followers o commenti per me è marginale (ma certamente nn mi è indifferente) al piacere della mia evasione ludica. Ai momenti che scambio poche brevi parole (e tu sai che mai uso un semplice Like) con persono (tu tra queste) che mi sono piaciute.
        Ecco adesso nn ancora in sincrono con il nuovo orario ho fame e preparo la cena 😉
        Sorridi chi tiene il suo blog silenziosamente senza fare danni è un passetto più su di chi si imbarbarisce su FB e social di vario genere.
        sherallorabuonacena(xmealnordsimangiaprima)

        ps perchè declino culturale? Fatale fu la chiusura di Splinder e il nuovo FB.
        Abbandono forse nn deriva culturale.
        Ps il richiamo al tuo nn commentare nn era direttamente riferito a me (lo fai raramentissimamente ma lo fai) ma una esortazione a guardarti intorno prima di tacciare i blog di deriva culturale… se vuoi dei link sono a disposizione 😉

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        1. riparto dal fondo:

          proposta accolta, aspetto i link…

          ma io non sto affatto tacciando I BLOG di deriva culturale; posso anzi dire che, proprio perche` lo strumento e` passato di moda, i blog rimasti sulla piazza sono incomparabilmente migliori, nel loro livello medio, di quelli che circolavano dieci anni fa.

          e mi fara` piacere conoscerne qualcuno di piu`, oltre ai diversi che conosco e leggo.

          ma nello stesso tempo lasciami esprimere un po` di nostalgia per quel periodo ruspante in cui sembrava caduto il muro di Berlino tra cultura alta e culktura bassa e tutti dicevano la loro senza farsi troppi problemi di stile o di bon ton.

          io ho parlato soltanto di declino del blog in generale come strumento di comunicazione…

          preferisci il termine abbandono? vada per abbandono.

          tu parli della chiusura di Splibder, io di quella di blogs.it o .de: non sono appunto i segnali di questa crisi, che ha coinciso con l’avvento di Facebook e di Twitter, cioe` di una comunicazione programmaticamente piu` sincopata?

          sono sicuro che avrai preparato un’ottima cena; io qui, finite tre ore di disboscamento nella mia giungla avventizia, ho avuto un tale attacco di fame che ho mangiato tre ore fa…

          su un punto hai ragione: che io commento poco gli altri blog; quindi da un certo punto di vista predico si, ma razzolo male.

          secondo me per alcune esperienze non positive fatte; se devo esprimere ammirazione e consenso mi basta un like, di solito; ma se devo esprimere una critica, che e` poi il motivo principale per mandare un commento articolato, si rischia di passare per troll.

          mi fido di farlo solo dove penso di poter essere capito: per esempio, da te, 🙂

          se poi i blog hanno una caratteristica quasi professionale, come sempre piu` avviene, i commenti critici sono decisamente fuori posto; davanti ad una vetrina che espone merci ed ha un allestimento che non ti piace non incolli sul vetro un post-it con scritto: questa vetrina non mi piace; oppure: i vostri prodotti non sono di marca… 🙂

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          1. Per farti dispetto il resto domani!
            Arrostino di maiale con salsetta di vino, patate arrosto, fagiolini All agro e tra ‘n po’ la crostata di susine fatta anche la marmellata da me 😇
            Mi odi abbondanza?

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                    1. astemio!

                      da ultimo con moderazione,

                      ma comunque mai vino nei pasti normali, solo due dita in occasione di qualche brindisi… (dopo rifiuti decennali anche di questo…)

                      potremmo sempre provare i brindisi virtuali a distanza, comunque… 😉

                      quanto al netbook, e` un rigenerato comperato davvero a prezzo ridotto in Giappone due anni fa durante il roundtheworld per sostituire quello che mi si era rotto allora tra Cina e Vietnam.

                      e ha lavorato benissimo sia durante il resto del viaggio sia in questi due anni successivi.

                      stamattina ho trovato comunque un modo per risolvere il problema (l’alimentazione!) fino alla prossima visita al centro di assistenza.

                      penso che sara` ancora una questione di polvere (quella della ristrutturazione della casa) che lo ha intasato bloccando, al guasto precedente, la ventola.

                      quanto al fisso, e` pieno di virus e ad esempio rifiuta di farmi accedere a wordpress, ma non voglio formattarlo per non perdere tutto e intanto tiro a campare…

                      comunque concordo:

                      per scrivere un post un tablet non basta.;

                      direi anche che non e` neppure il meglio per leggerlo

                      come vedi, torniamo appunto al tema del post.

                      e questo forse aiuta a spiegare una certa involuzione di internet verso il chiacchericcio.

                      (ma questa, ripeto, non e` una critica ad personam, perche` come scelta individuale non mi sogno affatto di contestarla, ma solo una osservazione sulle tendenze generali).

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  4. L’aspetto pratico che hai individuato è molto reale. Non mi ero mai posto il problema ma mi è capitato di leggere un articolo (cartaceo) in cui si diceva esattamente quello che hai detto tu, pare ci sia una tendenza verso un uso maggiore del cellulare e meno del Pc per internet e varie. Ho letto anche che tra i più giovani l’uso dei social sia in ribasso ma non so. Potrebbero anche essere entrambi sulla falsariga dei servizi di studio aperto del tipo “Nel 2050 non ci saranno più le bionde e TUTTA la popolazione mondiale sarà obesa”..
    Detto questo credo che il blog sia un buon canale di espressione se non usato come prima casa perché il mondo è fuori..o dentro.. 😉

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    1. mi piace questo commento: riflette e rilancia la riflessione: che il blog non debba essere usato come prima casa perché il mondo è fuori..o dentro e` un bellissimo aforisma…

      punti fermi (provvisori) della situazione attuale sono il maggiore interfacciamento con internet via cellulare, e dunque un uso di internet piu` elementare e destrutturato e la crisi degli stessi social tradizionali.

      non credo che whatsapp possa essere considerato un social, ad esempio; ma di sicuro sta logorando “dal basso” altre forme di comunicazione via internet, che si distribuiscono forse anche per fasce di eta`.

      nel senso che ogni fascia di eta` tende a diventare stanziale nella forma di comunicazione via internet che ha conosciuta per prima.

      e quindi ecco i cinquantenni e oltre, o comunque quelli dell’avanguardia digitale, che restano affezionati del blog,

      i trentenni o comunque gli arrivati a internet poco dopo, che amano i social,

      e gli adolescenti di oggi che usano oramai di preferenza altri strumenti di comunicazione online ancora piu` semplificati ed effimeri.

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