Regioni a statuto speciale: il Senato impossibile di Renzi – 519

al referendum costituzionale fra un mese dovremo votare il nuovo Senato di Renzi.

ma questo Senato al momento risulta impossibile da costituire.

difficile crederlo, vero? eppure…

questo nuovo Senato dovrebbe essere formato, come noto, da consiglieri regionali scelti dagli stessi consigli al loro interno.

peccato che cinque leggi costituzionali in vigore VIETINO di appartenere al Senato ai consiglieri almeno delle 5 regioni a statuto speciale.

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voteremo dunque una legge costituzionale che dice che il Senato sara` formato dai consiglieri regionali,

mentre altre 5 leggi costituzionali di pari valore e non modificate lo vietano per 5 Regioni.

i nostri deforma-Costituzione si sono dimenticati di intervenire sul punto.

dovra` essere fatto dopo.

complimenti, governo Renzi e ministra Boschi!

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Sicilia, Sardegna, Val d’Aosta, Trentino-Alto Adige/Sued Tirol, Friuli-Venezia Giulia saranno dunque, al momento, prive di consiglieri regionali nel nuovo Senato.

DA IVA A LOTTA EVASIONE, LE NOVITA' INTRODOTTE DAL SENATO

dovranno prima essere adeguati i loro Statuti.

da chi?

questi statuti sono approvati dalle regioni stesse e successivamente ratificati dal Parlamento con leggi costituzionali.

dovra` dunque essere avviata la procedura per l’approvazione dei nuovi Statuti in ogni consiglio regionale:

e poi occorre una legge costituzionale che ratifichi la modifica per ciascuno di loro,

cioe` una doppia approvazione da parte di ciascun ramo del Parlamento, Camera e Senato (questo Senato), a distanza di almeno tre mesi l’una dall’altra.

ma che cosa succederebbe se una regione si rifiutasse di adeguare il proprio Statuto?

. . .

e se si arrivasse a nuove elezioni prima che questo percorso non semplice fosse finito?

il Parlamento italiano sarebbe nella paralisi piu` completa, in una crisi istituzionale senza precedenti, per l’impossibilita` di funzionare del Senato, che comunque concorre ad approvare leggi fondamentali.

ecco perche` la via maestra per il superamento del bicameralismo perfetto (se la si vuole praticare) non puo` essere quella della dilettantesca riforma costituzionale Renzi, che prevede una doppia funzione per consiglieri regionali e sindaci.

ecco perche` votare SI` e` a questo punto addirittura pericoloso…

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ma ecco gli statuti in questione:

STATUTO DELLA REGIONE SICILIA, R.D.L. 15 maggio 1946, n. 455, convertito in legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2,  e successive modifiche ed integrazioni, art. 2, c. 7

L’ufficio di Deputato regionale è incompatibile con quello di membro di una delle Camere, di un Consiglio regionale ovvero del Parlamento europeo.

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STATUTO DELLA REGIONE SARDEGNA, legge costituzionale nel 26 febbraio 1948 n. 3 e successive modifiche ed integrazioni, art. 17:

(…) L’ufficio di consigliere regionale è incompatibile con quello di membro di una delle Camere o di un altro Consiglio regionale o di un sindaco di un Comune con popolazione superiore a diecimila abitanti, ovvero di membro del Parlamento europeo . (…)

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STATUTO SPECIALE PER LA VALLE D’AOSTA Legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4 e successive modifiche ed integrazioni, Art. 17

L’ufficio di consigliere regionale è incompatibile con quello di membro di una delle Camere o di un altro Consiglio regionale, ovvero del Parlamento europeo.

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STATUTO SPECIALE PER IL TRENTINO-ALTO ADIGE / SONDERSTATUT FÜR TRENTINO-SÜDTIROL  legge costituzionale 26 febbraio 1948 n. 5 e successive modifiche ed integrazioni

Art. 28. (…) L’ufficio di consigliere provinciale e regionale è incompatibile con quello di membro di una delle Camere, di un altro Consiglio regionale, ovvero del Parlamento europeo.

Das Amt eines Landtagsbzw. Regionalratsabgeordneten ist mit dem Amt eines Mitgliedes einer der Parlamentskammern, eines anderen Regionalrates oder des Europäischen Parlaments unvereinbar.

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STATUTO SPECIALE DELLA REGIONE AUTONOMA FRIULI – VENEZIA GIULIA Legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1 e successive modifiche ed integrazioni Art. 15

L’ufficio di consigliere regionale e` incompatibile con quello di membro di una delle Camere, di un altro Consiglio regionale, di un Consiglio provinciale, o di sindaco di un Comune con popolazione superiore a 10 mila abitanti, ovvero di membro del Parlamento europeo .

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nella legge costituzionale Boschi-Renzi di trasformazione della Costituzione all’art. 39 c. 13 si dice:

Le disposizioni di cui al Capo IV della presente legge costituzionale non si applicano alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e di Bolzano fino alla revisione dei rispettivi statuti sulla base di intese con le medesime Regioni e Province autonome. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale, e sino alla revisione dei predetti statuti speciali, alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome si applicano le disposizioni di cui all’articolo 116, terzo comma, ad esclusione di quelle che si riferiscono alle materie di cui all’articolo 117, terzo comma, della Costituzione, nel testo vigente fino alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale e resta ferma la disciplina vigente prevista dai medesimi statuti e dalle relative norme di attuazione ai fini di quanto previsto dall’articolo 120 della Costituzione; a seguito della suddetta revisione, alle medesime Regioni a statuto speciale e Province autonome si applicano le disposizioni di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, come modificato dalla presente legge costituzionale.

chierissimo, no?

ma non pensate che questo groviglio risolva il problema chesto esponendo!

no! si occupa d’altro!

il CAPO IV MODIFICHE AL TITOLO V DELLA PARTE II DELLA COSTITUZIONE riguarda unicamente i poteri delle regioni.

niente viene detto a proposito degli Statuti, confermati da una Legge Costituzionale, che vietano ai consiglieri di queste regioni di fare contemporaneamente parte di una Camera, e dunque anche del Senato.

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qualche giurista di comodo ora si arrampica sui vetri, dicendo che l’abolizione e` implicita per legge sopravvenuta, ma la maggior parte afferma di no.

la dimenticanza non e ammessa: l’abolizione deve essere esplicita.

e lo statuto regionale rientra nelle prerogative della Regione, ovviamente.

ed ecco comunque garantiti, al solito, il caos delle norme e i contenziosi che fanno di questo paese il bengodi degli avvocati.

insomma, se c’era bisogno di una ulteriore prova del carattere avventato e dilettantesco di questa riforma, nonostante o forse proprio per il suo mare di paroloni, commi e cavilli, eccolo arrivato!

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ps. su un altro aspetto problematico del nuovo Senato renzino, ecco un importante contributo:

http://phastidio.net/2016/11/04/senato-detto-rinforzera-la-maggioranza-della-camera/

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