sono finito su Dislivelli – 521

diciamo che oggi faccio un po’ di pubblicita` a Dislivelli.

http://www.dislivelli.eu/blog/immagini/foto_novembre_2016/72_WEBMAGAZINE_novembre16.pdf

e` una rivista online, o se preferite un webmagazine, e si occupa di Ricerca e comunicazione sulla montagna.

potrebbe suggerirlo anche il titolo, che peraltro a me pare anche un poco allusivo ad altro.

ha delle rubriche: Primo piano, Vicino e lontano, Custodi della montagna, Montanari per forza, Nuovi montanari, Rubrica CIPRA, Da leggere, Da vedere, Dall’associazione

40 pagine virtuali da leggere per chi come me si e` trasferito in montagna: ricche di spunti e di suggerimenti su cosa da fare.

la sua sede e` a Torino,

e col Piemonte – si sa – io ho un rapporto misterioso di consonanza.

anche Rossoscuola, la rivista allora cartacea alla quale ho collaborato per qualche anno, aveva sede a Torino.

ma poi le consonanze non finiscono qui: non solo ho una nonna torinese, il migliore amico dell’infanzia torinese, ma anche molte importanti amicizie piemontesi nell’arco della mia vita e anche oggi.

. . .

come ho scoperto Dislivelli?

la domanda giusta, piuttosto, e` come hanno fatto loro a scoprire me.

perche`, diciamola tutta, faccio pubblicita` a Dislivelli anche perche` loro si occupano di me nel loro ultimo numero di novembre.

sono nella rubrica Nuovi Montanari, a pag. 29, sotto il titolo Il libero pensiero che porta alla montagna, di Michela Capra.

l’articolo e` nato da una intervista via mail con l’autrice, che vive in questa stessa valle, non troppo distante, ma sull’altro versante.

. . .

adesso sono un poco imbarazzato a proseguire perche` l’articolo e` molto elogiativo e sicuramente mi mitizza un po`.

poi citarlo significa far entrare la mia immagine nella vita reale qui dentro, dove in fondo la mia immagine ha delle componenti diverse.

c’e` anche qualcosa di pesante nella mia immagine reale; in fondo nel blog siamo tutti piu` rarefatti.

mi verrebbe da dire che a volte si finisce col vivere una parte importante della propria vita in modo virtuale su un blog giusto per alleggerire un poco la pesantezza della vita reale.

a volte invece ci sono anche vite cosi` leggere, che finiscono a gestire un blog per provare a darsi un poco piu` peso.

e non e` una gerarchia di valore, sia chiaro: ogni vita e` bella nelle sue scelte e nella sua consistenza, e io invidio molto chi riesce a vivere con leggerezza.

ma, tornando a Dislivelli, la rivista, insomma, alla fine non posso tenere nascosta questa mia esperienza, decisamente piacevole, che mi costringe a guardare a me stesso con occhi un poco diversi.

. . .

ecco l’articolo.

di seguito aggiungo anche il testo dell’intervitsa chje lo ha preparato.

e un grosso grazie a Michela Capra, naturalmente, che ogni mese scova, intervista e presenta un nuovo montanaro diverso.

e prima o poi qualcuno dovra` fare la stessa cosa con lei!

. . .

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Il libero pensiero che porta alla montagna, di Michela Capra

Da figlia di insegnanti di una città di medie dimensioni come Brescia, non è stato difficile sentir loro nominare più volte Mauro Bortoletto, anch’egli ex insegnante e soprattutto preside di chiara fama di vari istituti superiori bresciani, che, come scopro anni dopo sul suo blog e sui social, una volta giunto alla pensione ha deciso di andare a stare in montagna.

E, come alcuni suoi concittadini tra cui la sottoscritta, tra le località montane ha scelto la Val Sabbia, di collegamento col bel Trentino ma ad un tempo vicina alla città.

È a lui che dedico questa puntata della rubrica “Nuovi montanari” perché esemplare tra chi, anche se non più giovane, ha coraggio e creatività sufficienti per rinnovarsi e cogliere il pensionamento come nuova opportunità di cambiamento.

Nato a Conegliano Veneto nel 1948, vissuto con la famiglia in Sud Tirolo dai 5 ai 13 anni per seguire il lavoro del padre, trasferitosi infine a Brescia, fino a 38 anni Mauro insegna materie letterarie prevalentemente nei licei per poi vincere il concorso di preside, tentato quasi per gioco, che svolge in vari istituti superiori della città.

Dal 2004 al 2010 è distaccato in Germania, dove dirige l’ufficio scolastico del Consolato di Stoccarda; il più grande al mondo, con quasi 100 insegnanti, corsi di italiano in 450 scuole tedesche e quasi 10.000 studenti.

Padre di tre figli ormai grandi e da anni non più sposato, dopo la pensione decide di regalarsi un primo, meritato assaggio di libertà organizzando un giro del mondo in autonomia, che spera sia soltanto l’inizio di una serie, svoltosi in 140 giorni di beata solitudine e appagamento emozionale e culturale.

Il profumo di libertà respirato in questo lungo viaggio spesso a contatto con scenari naturalistici di unica bellezza non poteva riportare ai grigiori della vita cittadina, incasellata in ritmi e schemi precostituiti.

Non è un caso, dunque, che la vita in montagna sia diventata il passo successivo e necessario per questo “libero pensatore non conformista”, come Mauro si auto-definisce.

“Ho impiegato due anni a trovare la soluzione attuale, nella media Val Sabbia: Arvenino, frazione di origine romana, anzi etrusca, di Provaglio. 17 abitanti, 720 metri di altezza.

Ci sono state d’altra parte alcune deviazioni lungo il percorso: case che stavo per comperare a Zone, sopra il lago d’Iseo, e a Breno, in Val Camonica, entrambe saltate all’ultimo momento.

Cercavo una casa con una sua storia e abbastanza grande da potere ospitare i miei figli con le loro famiglie.

Nel frattempo sono diventato nonno e ogni due anni la vita mi ha regalato un nipotino.

Ora è in arrivo la quarta”, racconta.

“Ed eccomi qui, in questo vecchio cascinone di tre piani che era stato suddiviso in quattro proprietà diverse, di cui sto ristrutturando la parte centrale che era sull’orlo del crollo.

Nel frattempo, vivo in una parte della casa un poco modernizzata negli anni Settanta.

Sono impegnato a salvare i suoi aspetti tradizionali.

Nella parte che si è dovuta abbattere c’era il forno comunitario del pane: l’anno scorso l’ho personalmente demolito a mano, mattone per mattone, per poi ricostruirlo con la struttura e i materiali originali sulla base delle foto scattate.

Così per le vecchie porte e la rustica facciata, che spero di riuscire a mantenere nonostante la pressione degli addetti ai lavori a demolire il tutto e a rifarlo nuovo”.

Ad Arvenino, Mauro coltiva i suoi hobby:

la scrittura (tra cui la cura del blog corpus15.wordpress.com, giunto ad oltre dieci anni di vita),

la fotografia,

l’esplorazione del territorio,

l’orto e la cura del terreno per anni abbandonato e di conseguenza rinselvatichito.

“Ogni tanto mi piace ospitare qualche amico: un giapponese di Tokyo conosciuto a Hiroshima o gli italiani Matteo e fidanzata, incontrati in ostello a Tahiti.

Ho ripreso anche ad andar per funghi, passione abbandonata per trent’anni a seguito del disastro di Cernobyl, e dall’anno prossimo penso di iniziare ad allevare piccoli animali.

Mi aiutano mio figlio e sua moglie: hanno un orto tutto per sé e sono loro che fanno la legna. Abbiamo alberi da frutto come mele, prugne, nespole e ciliegie. La scoperta di quest’anno è un corniolo che ha ricominciato a fare frutti dopo essere stato liberato dall’edera. L’anno scorso abbiamo vendemmiato e vinificato per 60 litri. Produciamo anche sidro e succo d’uva, raccogliamo le noci – quelle che scampano al tasso! – e le castagne”.

Quello che Mauro racconta è l’esempio di ciò che apprezza:

“La natura è viva e quindi abbastanza imprevedibile, le piace sorprenderti e ti sfida”, dice.

“Uscire di casa e trovarsi tra i colori dell’autunno, respirare l’aria pura e frizzantina…

E poi la fatica fisica che ti viene chiesta in modo così ovvio.

Ormai sono in un’età in cui non è tanto facile cambiare. Ma qui sono di sicuro molto più sereno e rilassato, stato fisico e mentale a cui avrà contribuito anche il pensionamento”.

A Mauro la città non manca, forse perché tutto sommato vicina e raggiungibile ogniqualvolta lo si desideri.

E, una volta laggiù, è istintivo il desiderio di ritornare tra i monti.

Grazie ai mezzi telematici l’aggiornamento culturale non è più precluso.

A Vestone, capoluogo dell’alta e media Val Sabbia, hanno riaperto il cinema e c’è anche una piccola stagione teatrale con una buona programmazione.

Al termine delle mie interviste ai “nuovi montanari”, chiedo sempre qual è, secondo loro, il futuro della montagna e quali sono gli auspici per una nuova interpretazione della vita di quassù:

“Potrà sembrare ridicolo o forse presuntuoso”, dice Mauro, “ma la spinta maggiore a lasciare la città è stata per me una riflessione sull’effetto serra.

Un’intervista non è la sede migliore per parlarne perché sono considerazioni che richiederebbero tempo e spazio maggiori.

Butto soltanto lì che secondo me la vera risposta al riscaldamento globale sta nell’autoproduzione di ciò che si consuma.

E lascio intuire il passaggio.

L’indipendenza alimentare ed energetica almeno parziali sono nello stesso tempo l’eredità del passato e la prospettiva per il futuro”.

Chi ha orecchie ma soprattutto intuizione per intendere…

Buona Natura, Mauro.

Michela Capra

. . .

ed ecco il testo dell’intervista originaria, giusto per non disperderlo; ma dice ovviamente le stesse cose:

Ciao Mauro,

ecco le domande dell’intervista che confluirà nel mio articolo per la rubrica “Nuovi montanari” di dislivelli.eu:

– Dove e quando sei nato?
Sono un uomo della prima metà del secolo scorso 🙂
sono nato a Conegliano nel 1948.
Ma la mia infanzia dai 5 ai 13 anni è trascorsa in Sued Tirol a Merano/Meran.
– Mi parli della tua esperienza famigliare e lavorativa prima del traferimento in montagna?
Mi sono sposato a 29 anni, abbiamo messo al mondo tre figli.
Poi la mia ex ha chiesto la separazione e io dopo il divorzio, appena ho potuto.
Quindi dai 40 anni sono single, cioè libero anche anagraficamente.
Dai 19 anni come supplente ai 38 ho fatto l’insegnante prevalentemente nei licei.
Poi ho superato il concorso a preside che avevo fatto tanto per provare e sono stato preside in vari licei di Brescia.
Con una parentesi di 7 anni dal 2004 al 2010 in cui ho diretto l’ufficio scuola del Consolato di Stoccarda.
Il più grande del mondo, con quasi 100 insegnanti, corsi di italiano in 450 scuole tedesche e quasi 10.000 studenti.
Sono andato in pensione tre anni fa, a 65 anni e dopo un giro del mondo autogestito in solitaria per 5 mesi sono venuto a stare in Val Sabbia, mezza montagna.

– L’esperienza in Germania. La Weltanschauung tedesca ha contribuito a suo modo a farti allontanare dalla città e a farti vivere in un luogo più vicino alla natura?

La Weltanschauung tedesca a me viene dall’infanzia sudtirolese.
È qui che ho imparato l’amore per la natura.
Gli anni in Germania li ho vissuti quasi come un ritorno alla vera patria, per questo aspetto.
Ti dico una tipica istituzione scolastica del Baden-Wuerttemberg: la Waldhaus, la casa nel bosco: ogni anno gli alunni di qualunque età devono passare una settimana in un rifugio nella natura con tutta la classe e imparare ad autogestirsi.
– Che luogo hai scelto e com’è stato il percorso di scelta del luogo dove sei andato a vivere?
Ho impiegato due anni a trovare la soluzione attuale, nella media Val Sabbia: Arvenino, frazione di origine romana, anzi etrusca, di Provaglio.
17 abitanti. 720 metri di altezza.
Volevo avvicinarmi al Trentino e nello stesso tempo restare non troppo lontano dai miei figli a Brescia.
Ma ci sono state alcune deviazioni nel percorso: case che stavo per comperare a Zone sopra il lago d’Iseo, a Breno in Val Camonica.
Entrambe saltate all’ultimo momento.
Cercavo una casa con una sua storia e abbastanza grande da potere ospitare i figli con le loro famiglie. 
Non ho detto che sono diventato nonno nel frattempo e ogni due anni la vita mi ha regalato un nipotino.
Tra poco la quarta.
– Parlami della casa dove vivi.
Be’, eccomi in questo vecchio cascinone di tre piani che era stato suddiviso in quattro proprietà diverse e sto ristrutturando nella parte centrale che era sull’orlo del crollo.
Vivo in una parte un poco modernizzata negli anni Settanta.
Sono impegnato a salvare i suoi aspetti tradizionali.
Nella parte che si è dovuta abbattere c’era il forno del pane in mattoni per il paesino: l’ho personalmente demolito a mano l’anno scorso mattone per mattone, li abbiamo messi da parte e verrà ricostruito com’era sulla base delle foto prese.
Così per vecchie porte e la rustica facciata spero di riuscire a mantenerle contro la pressione forte degli addetti ai lavori a demolire tutto e rifare nuovo.
– Come trascorri il tuo tempo sui monti?

Ho i miei hobby: mi piace scrivere e sinora ho curato alcuni blog; foto e video.

Passeggiate collegate.

Esplorazione del territorio.

Orto e cura del terreno rimasto abbandonato per anni in diverse parti e inselvatichito.

Ospito qualche amico ogni tanto: ad esempio un giapponese di Tokio conosciuto a Hiroshima o Matteo con la fidanzata, incontrato in ostello a Tahiti… 🙂

Proseguo stasera. Sono arrivati i muratori.

– Cosa apprezzi di questo nuovo stile di vita e cosa ti manca dell’ambiente urbano?

Riprendo in sosta pranzo del disboscamento e dopo avere trovato tre bellissime mazze di tamburo, rientrando, nel mio prato.

Quello che ho appena raccontato può essere un esempio di quello che apprezzo.

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La natura è viva e quindi abbastanza imprevedibile,  le piace sorprenderti e ti sfida.

Uscire di casa e trovarsi tra i colori dell’autunno, respirare l’aria pura e frzzantina è un piacere fisico.

E poi la fatica fisica che ti viene chiesta in modo così ovvio. ..

Della città sinceramente non mi manca niente forse perché ci vado mediamente una volta la settimana.

Ma mi accorgo che istintivamente mi viene subito voglia di tornare su.

La vita culturale? Non mi è preclusa e poi hanno riaperto il cinema a Vestone e c’è anche una piccola stagione teatrale.

È a un quarto d’ora da casa mia e le programmazione è molto buona.

– Come sei cambiato nel corso di questa nuova vita?
Sono in un’età in cui non è tanto facile cambiare.
Sono di sicuro molto più sereno e rilassato.
Ma a questo potrebbe anche contribuire il pensionamento.
– Pratichi attività all’aria aperta, ti autoproduci parte del tuo cibo, fai la legna, raccogli cibo spontaneo…?
Ho ripreso ad andare a funghi dopo trent’anni (Cernobyl), a fare l’orto, dall’anno prossimo penso di iniziare ad allevare piccoli animali.
Mi sostengono mio figlio e sua moglie: hanno un loro orto e sono loro che fanno la legna.
Abbiamo alberi da frutta e stiamo pian piano potenziando il frutteto oltre alle mele alle prugne e nespole e ciliegie.
La scoperta di quest’anno è un corniolo che ha ricominciato  fare frutti dopo essere stato liberato dall’edera.
Poi si è vendemmiato l’anno scorso e fatto il vino, 60 litri, ed anche il sidro.
Quest’anno 20 litri di succo d’uva,  stagione meno ricca…
Poi le noci che scampano al tasso e le castagne.

– Hai motivazioni per augurare e incoraggiare i giovani o i giovani adulti ad andare a vivere in montagna? Se sì, quali?

Ora sarà ridicolo dirlo ma la spinta maggiore a lasciare la città è stata per me una riflessione sull’effetto serra.

Un’intervista non è la sede migliore per parlarne.
Butto soltanto lì che secondo me la vera risposta al riscaldamento globale sta nell’autoconsumo.
E lascio intuire il passaggio.
L’indipendenza alimentare ed energetica almeno parziale è nello stesso tempo l’eredità del passato e la prospettiva del futuro.

Io scriverò l’articolo nel fine settimana.

Aspetto dunque le tue risposte e 3 foto che ti rappresentino in questa ‘nuova vita’.

Grazie, Michela

ed ora, oltre alle due foto inserito nell’articolo, ecco la terza.

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6 thoughts on “sono finito su Dislivelli – 521

  1. Eccomi! Felice di ritrovarti. Anch’io adoro la montagna e ci scappo sempre non appena posso. La mia meta ormai da anni è l’Alto Adige. Sai… non incrociandoti più mi ero un attimo dispiaciuta. Allora a presto e buonissimo week end.

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    1. certo, se parliamo di Alto Adige/Sued Tirol ogni altra montagna impallidisce al confronto: qui siamo in un contesto molto piu casereccio e meno grandioso…

      sono contentissimo anche io che alla fine ci siamo ritrovati qui; hai ancora un tuo blog?

      buon fine settimana anche a te, anche se la pioggia credo imperversi in tutta Italia… 😦

      Liked by 1 persona

      1. Sì, rosapalatiello.wordpress.com e poi la pagina facebook. D’accordissmo sui grandiosi scenari del Sud Tirol, ma mi suscita curiosità il tuo contesto “casereccio”… se puoi dirlo almeno genericamente, dove si trova?

        Mi piace

        1. la vedi, cafra Rosa, la foto della testata del blog? quella e` la media Val Sabbia, piu` esattamente la Conca d’Oro, vista dal mio campo.

          che sono a Provaglio non e` un segreto, oramai l’ho scritto in lungo e in largo; e anche nel post di ieri e` facile capire dove sto, semplicemente facendo mentalmente a ritroso il percorso li` descritto che fa l’acqua dei ghiacciai dell’Adamello per infiltrarsi sotto casa mia… 🙂

          ora ti cerco anche su Facebook, ciao, buona serata.

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          1. Quindi quell’incantevole spettacolo sarebbe l’affaccio della tua finestra?!… Fortunato mortale! Sì, ti ho trovato su Facebook e ora siamo amici anche lì. Contatto ristabilito!!! 🙂

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            1. ebbene si`, cara Rosa: e` la veduta a monte, sul retro della casa, a nord…

              ti diro` di piu`: la vedi la foto della testata del blog? questo e` l’altro lato della visuale, a sud, verso la valle, ma purtroppo non dalla casa, ma soltanto dal campo, una cinquantina di metri piu` in la`.

              e anche l’altra foto che appare nell’articolo su Dislivelli e` quella del mio pagliaio, datato 1900 da una scritta in facciata.

              su Facebook vedrai che la mia quasi unica attivita` consiste nel ripubblicare i post che scrivo qui: per me il blog rimane nello stesso tempo qualcosa di piu` aperto al mondo ma anche di discussione piu` raccolta e meno dispersiva.

              grazie ancora di avermi cercato! 🙂

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