Frantz, un film di Ozon sulla bellezza della menzogna – 530

negli ultimi anni sono andato poco al cinema;

negli anni tedeschi per l’ovvio motivo della limitazione obiettiva nella competenza linguistica:

ma gia` prima l’andare al cinema era diventato occasionale:

troppe delusioni e una direzione, presa dal grande cinema di successo, molto aliena dai miei gusti, indubbiamente datati,

era diventata un’abitudine il cinema gustato di rado, forse tre o quattro volte l’anno,

ed e` rimasta al rientro in Italia.

. . .

pero` spesso ho parlato nel blog dei pochi film che vedevo:

forse proprio l’eccezionalita` della visione induceva alla voglia piu` forte di condividere.

il trasferimento in montagna dell’anno scorso sembrava segnare la morte definitiva di questa abitudine:

la sala piu` vicina era a Salo`, quasi mezzora di macchina, considerando che il locale poi e` sulla strada per Gardone Riviera;

e qui una programmazione tipicamente commerciale che non mi piace.

e invece, ecco che riapre il cinema di Vestone, a una decina di minuti da casa mia, con una programmazione molto stimolante,

e io ci faccio addirittura l’abbonamento.

e sinora ho visto: 

Claudio Caligari, Non essere cattivo

Herzog, Lo and Behold – Internet: il futuro è oggi (Lo and Behold, Reveries of the Connected World) (2016)

e ieri sera Frantz, del regista francese Ozon.

. . .

dei primi due film non ho parlato, ed e` stato un peccato, anche se volevo farlo,

ma ero troppo preso da altro.

ma di Frantz mi piacerebbe discutere con qualcuno, come si usava cinquant’anni fa nei cineforum.

non voglio fare una recensione: servono a mandare i lettori al cinema, o in rari casi a distoglierli perche` ne vedano altri.

leggete qui, per esempio:

Un film che non entrerà nel solco dei grandi film drammatici sentimentali del cinema francese. Una storia sbiadita come la mancanza dei colori della sua pellicola e che non convince. I due protagonisti fanno bene il loro compitino e nulla più, una accurata ambientazione storica ed una buona fotografia non può bastare a sollevare questo film un po’ pretenzioso come molti film di Ozon che dimostra, ancora una volta che con i sentimenti non ci sa fare un granché.

oppure:

È un film che affascina, che rimane nella mente e negli occhi per molte ore, con la convinzione di aver assistito ad un’opera che ha il sapore del drammatico e del thriller mentale, tra il desiderato e il reale, tra i ricordi che si trascinano nella vita e le speranze di un futuro migliore.

ma chi sono io per dirvi che cosa vedere oppure no?

lascio volentieri il compito ai professionisti della cinefilia.

. . .

ora io vorrei parlare del film senza rovinarlo per chi non lo avesse ancora visto.

e che cosa posso dirne, allora, di essenziale?

che e` ambientato tra Germania e Francia nel 1919

che e` (anche) un film sull’odio nazionalista, sulla guerra e sui sentimenti che uniscono aldila` delle barriere

che e` un film quasi tutto in bianco e nero.

ispirato ad un film di Lubitsch del 1932: L’uomo che ho ucciso.

che ha una straordinaria perfezione formale, ed e` basato su una fotografia stupenda.

che il suo bianco e nero allude ai grandi classici della storia del cinema, tra i quali evidentemente aspira a collocarsi,

ma rimanda anche al vecchio fotoromanzo, al quale spesso rischia di avvicinarsi.

ma che questo incredibile barcamenarsi del film tra sublime e sentimentalmente banale e` la sua caratteristica piu` stimolante.

che ha una protagonista femminile, che e` il vero centro e motore del film secondo me:

e` meravigliosamente brava e vi fara` dimenticare di essere un’attrice.

ed un protagonista maschile dal viso cosi` incredibilmente adatto al suo personaggio che non importa affatto come recita:

basta che sia in scena per dire con i tratti spigolosi del suo volto quel che deve dire della sua figura tormentata di “ragazzo fragile”.

. . .

ma Frantz e` soprattutto un film sulla bellezza e sulla necessita` della menzogna.

che e` come dire  sulla bellezza e sulla necessita` dell’arte.

dunque e` un film filosofico, se volete,

ma senza filosofia esplicita.

(e quindi, fortunatamente, potreste non accorgervene subito).

a me, ad esempio, e` venuto in mente soltanto stamattina,

e devo averlo capito stanotte mentre dormivo.

il che significa che il film mi e` entrato nella mente in profondita`.

e` anche un film sul cinema…

. . .

le sincronie…

mi sveglio con la necessita` di commentare Frantz ed apro i commenti del blog.

mentre sognavo (evidentemente) di questo film uno dei miei sogni senza immagini, fatti solo di parole e spesso di parole neppure dette, ricevevo questo commento.

lo metto a conclusione di questo post sconclusionato, ma spero non troppo:

Pensa che se potessi salvare una sola delle invenzioni del secolo scorso sceglierei il cinema…

Ci regala un paio di ore fuori dalle nostre cure quotidiane… che talvolta sono una frana :),

modificano il nostro umore, stuzzicano la fantasia e vivificano le emozioni.

Poi c’è il dopo, quando alcune scene o dialoghi tornano in mente, forse anche agganciandosi a ricordi personali. (…)

E poi ci sono i film che informano come Lord of War, sui mercanti di armi, la vera potenza planetaria.

E i film che vivisezionano la psiche dei personaggi come quelli di I. Bergman.

Confesso una grande passione per la regia di Clint Eastwood e la scelta delle tematiche – la guerra nel Pacifico vista in modo speculare fra americani e giapponesi, o l’evoluzione personale del protagonista di Gran Torino..

Sorry, mi sono dilungata, non ho sonno… quasi quasi metto su un DVD 🙂

. . .

cerca quello di Frantz, allora.

ma gira ancora nelle sale…

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17 thoughts on “Frantz, un film di Ozon sulla bellezza della menzogna – 530

  1. Se si volesse essere sempre solo in modo adamantino se stessi, non ci sarebbe mai un “noi” . Così come sempre fingere o mentire in modo calcolato fa sì che il se stessi progressivamente scompaia, forse. Caso per caso, svelarsi dei tutto e gli altri reagiscano, oppure mitigare, armonizzare.
    (la *finzione” non era fuori posto, era proprio ingoiata dalla cancellazione della parola a fianco, omissione indotta… 🙂 )

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    1. nuovamente ho letto male e quindi corretto mentalmente in modo sbagliato, il tuo lapsus di scrittura.

      le prime 4 righe del commento sintetizzano bene la mia sbrodolata un pochino da professorino… 🙂

      siamo d’accordo, mi pare.

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        1. e perche` mai?

          potrebbe e dovrebbe essere la calma DOPO qualche BEN individuata tempesta😉🙂

          ho sempre considerato il litigare un modo per conoscersi meglio.

          le rotture irrimediabili non avvengono quando, nei conflitti, si litiga, ma quando si smette di litigare

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          1. Avevo ceduto al commento facile, alla frase orecchiata, ma è vero quello che dici. Sono una strenua sostenitrice del conflitto, rapido e incruento per l’amor proprio 🙂 Purtroppo saper usare il conflitto per arrivare alla comprensione non è molto praticato, ci sono persone che da un conflitto non risorgono, quasi che la lite fosse un … duello al sole, tanto per citare il titolo di un film che fece epoca…

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    1. wow, bellissimo post, il tuo, in un bellissimo blog, tutto di cinema.

      mi ci sono abbonato subito.

      ma quanto sei fertile… 🙂

      diciamo che la carrellata delle recensioni mi ha almeno restituito il piacere del confronto sul film che desideravo avere.

      grazie.

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  2. Purtroppo pare di no, non c’è dalle mie parti, non c’è a Milano. Mi rivolgerò al video club quanto prima.
    Strana cosa… ho letto il titolo “bellezza della menzogna”, ripetuto anche nel testo, ma nel giro di pochi minuti la mente ha fatto uno scarto verso “necessità della finzione” … e me lo sono rigirato nella mente per un bel pò-
    Non hanno lo stesso significato… chissà se anche il mio shift ha a che fare con la storia del film ..

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    1. in realta` ho parlato di bellezza e sulla necessita` della menzogna.

      tra menzogna e finzione la differenza e` piccola; quindi mi pare che sei ampiamente giustificata e non so se vi sia stato effettivamente uno spostamento di significato.

      probabilmente tra i due termini affiancati quello che ti diceva di piu` era il secondo.

      nel film c’e` effettivamente uno slittamento, di sentimenti, prima in positivo, poi in negativo, poi nell’ultimo minuto del film di nuovo in positivo, ed e` un messaggio di speranza.

      ma mi stai dicendo che questo film non sta circolando nelle sale di Milano, neppure in una? o forse lo ha gia` fatto.

      ecco che mi confermi che, per uno strano paradosso, fuggendo tra le montagne ho ritrovato anche il cinema, quello che chiamo cosi` e che amo.

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      1. nooooo… è passato nel mio comune Lunedì 14 !! Che peccato… E’ il cinema dei preti, l’unico (bello tra l’altro) rimasto fuori dalla multisala, e fa delle rassegne interessantissime…
        Menzogna… per me è verbale, detta e poi abbandonata a fare gli effetti previsti o sperati oppure imprevisti
        Finzione … per me coinvolge anche il corpo, l’atteggiamento, è un “impersonare ” che perdura…
        Idee mie, non della Crusca suppongo. 🙂

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        1. anche io lunedi` 14 mi sono distratto e mi sono perso un film che mi sarebbe interessato molto vedere, quello sul caso Orlandi.

          insomma, Frantz gira in circuiti alternativi e non nelle multisale, come immaginavo.

          menzogna secondo me ha un tratto negativo piu` deciso: deriva dal verboo mentire e con la menzogna si altera la realta` a parole per danneggiare direttamente qualcuno.

          finzione deriva dal verbo fingere, che in origine significa solamente modellare (arte fittile), e dunque hai ragione nel pensare che e` la costruzione piu` che verbale di qualcosa – che pero` non ha necessariamente la funzione di danneggiare qualcun altro, e dunque moralmente e` meno negativo.

          parlando di necessita` della finzione quindi hai esattamente colto il bisogno di ciascuno di noi di dare un’immagine di se`, di farsi persona agli occhi degli altri per farsi riconoscere.

          sembra pero`, nel concetto attuale di finzione, che questa costruzione sia fondata sulla falsificazione e qui sta il filo che congiunge la finzione alla menzogna, facendone una forma di menzogna piu` ampia e non soltanto verbale.

          almeno cosi` mi pare.

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          1. Hai espresso benissimo e ci tenevo proprio a questo ” pero` non ha necessariamente la funzione di danneggiare qualcun altro”. Ora posso dire che la menzogna quando non nasce da viltà o da cattive intenzioni deve essere “pietosa” per non avere un connotato del tutto negativo, deve cioè avere un fin di bene per qualcuno o per non innescare conflitti.
            La finzione può essere perfino necessaria spesso “l bisogno di ciascuno di noi di dare un’immagine di se`, di farsi persona agli occhi degli altri per farsi riconoscere.” e può pure essere disinteressata per far star bene durevolmente qualcun altro. Poi la finzione, se perdura e ha buoni effetti , può perfino diventare un tratto autentico. Far finta di aver coraggio perché anche altri ne abbiano può alla fine far scoprire .. che il coraggio lo si ha. 🙂

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            1. gia`, ma adesso mi rendo conto di avere usato il termine menzogna nel post e nel suo titolo in modo incoerente con la definizione che ne ho dato nella discussione con te.

              dovevo scrivere necessita` della finzione.

              dato che nel film circolano bugie che non sono affatto dette con l’intenzione di danneggiare qualcun altro, ma giusto per lo scopo opposto.

              pietosa menzogna sarebbe un ossimoro, allora?

              mentre della finzione non e` necessario precisare che sia pietosa.

              oltretutto volevo chiaramente riecheggiare il titolo del saggio di Oscar Wila sull’opera d’arte come mezogna…

              ma mi sembra troppo tardi per correggere, lascio cosi`…

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              1. Bortocal non rimangia il già detto, Bortocal evolve nel suo ragionar !! 🙂
                C’è la menzogna, c’è la finzione, ma c’è ancora un’altra sfumatura forse. Penso a Filumena Marturano , prima agisce una menzogna, quanto mai deplorevole, ma in un secondo tempo
                non mente e non finge: non rivela con un “silenzio dichiarato ” per far sì che tutti e tre i suoi figli possano “farsi persona ” agli occhi dell’uomo, padre di uno solo dei tre.
                Giustamente diamo valore primario alla verità, ma a pensarci bene volessimo vivere sempre secondo verità, senza menzogne che alleggeriscono momenti difficili, senza che sostengono equilibri altrimenti impossibili , senza silenzi che evitano l’apertura delle crepe …. sarebbe assai faticoso, forse perfino sterile dal punto di vista delle emozioni e della ricchezza psicologica 🙂

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                  1. eheh, come vedi succede che le sue paroline cugine (menzogna e finzione) si scambino il posto sotto i nostri stessi occhi, sfuggendo alla prima osservazione…

                    e rispondo anche al commento di sopra:

                    veramente questo e` uno dei rari momenti, da segnare sul calendario ( 🙂 ) in cui ammetto un evidente errore (lo stesso nel quale sei caduta tu, per una divina nemesi, suppongo 🙂 )…

                    il bello della discussione ben riuscita e` in effetti che l’interazione fa evolvere i concetti e li raffina.

                    come ho appena detto anche nella breve discussione sul “borforisma” della morte delle verita`, ritengo che la verita` sia un concetto eminetemente filosofico; quindi, aggiungo qui, da tenere accuratamente lontano dalla vita vissuta, dove puo` essere solamente generatore di intolleranza ed aggressioni.

                    in realta` nella vita di relazione si dovrebbe parlare di sincerita` o di autenticita`, piu` che di verita` o veridicita`.

                    e qui concoirdo con te: essere troppo autentici significa in fondo svalutare l’altro.

                    essere autenticamente se stessi e` come lanciare il messaggio relazionale che si basta a se stessi.

                    ma se invece siamo nella relazione, l’io che entra in gioco e` la maschera o persona, come si diceva maschera in latino.

                    bene lo sa Pirandello che mette in evidenza il problema: l’io sociale e` necessariamente un altro.

                    e poi c’e` l’io interpersonale che si costruisce in funzione del rapporto con l’altro, con ciascun altro, ed e` diverso per ciascun interlocutore (Uno, nessuno e centomila).

                    non si tratta di menzogna (salvo casi speciali) e nemmeno di finzione, o meglio di finzione nel senso latino originario del termine: ogni interlocutore ci costringe a costruire un io diverso, che cerchi di adattarsi a lui.

                    senza questo sforzo, nel mondo narciso dove ciascuno e` pago di essere autenticamente se stesso e sempre uguale a se medesimo, e` l’inter-relazione che si perde, e` la socialita` che si dissolve, o meglio diventa una relazione quasi mercantile, un libro dove si incasella soltanto il dare e l’avere…

                    in fondo la finzione che cerca di adattarci all’interlocutore e` piu` difficile dell’indifferenza autistica che ci porta a parlargli senza chiederci che cosa si attende da noi.

                    essere se stessi senza fingere in fondo potrebbe essere perfino terribilmente comodo, anche se problematico dal punto di vista sociale.

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