picchiare gli uomini e` di sinistra? la bufala del femminicidio – 543

ci sono post che non si dovrebbero scrivere, ci si gioca la reputazione.
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spero che si apprezzi almeno che per scriverlo ho lasciato passare il sabato della manifestazione contro la violenza alle donne.
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ma io non ne posso piu` di questa idiozia del femminicidio.
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invenzione per separare gli uomini e le donne e renderli nemici fra loro e per opprimere meglio entrambi.
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invenzione autolesionista della solita sinistra del noi siamo migliori di voi,
e poi si e` visto con Renzi come e` andata a finire.
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espressione di un latente razzismo anti-maschile nella cultura del politically correct.
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in poche parole sono stufo di essere colpevolizzato ogni giorno per il mio sesso.
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la famosa indagine ISTAT del 2006 sulla violenza vissuta dalle donne fu fatta su un campione di 25.000 donne  tra i 18 e i 70 anni.
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si calcolavano in 6 milioni e 743 mila le donne vittime di vario tipo di violenze da parte di uomini nel corso della propria vita (il 31,9 per cento).
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una analoga indagine pubblicata nel 2012 dall’Università di Siena su un campione di uomini tra i 18 e i 70 anni, fu condotta con la stessa metodologia utilizzata dall’Istat nel 2006:

calcola nel 2011 oltre 5 milioni gli uomini vittime di violenza femminile (il 26,4%).

purtroppo ne ha parlato soltanto la stampa di destra.

gia`, perche` sembra che picchiare le donne sia di destra,

ma che le donne picchino gli uomini sembra vagamente di sinistra, visto che la sinistra non ne parla…

dev’essere anche per questo che la sinistra resta sempre minoranza in questo paese…

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e` evidente che vi e` una maggiore incidenza di violenza maschile:

circa 1.750.000 casi in piu` di donne aggredite dagli uomini rispetto a 5 milioni di maschi maltrattati dalle donne.

non basta a ristabilire un perfetto equilibrio delle violenze tra i due sessi il fatto che le donne sono un po’ piu` numerose degli uomini.

e neppure che l’evoluzione sociale dei cinque anni passati dovrebbe avere contribuito a ridurre il problema, che statisticamente appare in costante diminuzione.

nel 2015 in Italia i maschi fra i 19 e i 69 anni sono 19.730.336, le femmine 20.160.513, cioe` 430.000 di piu`.

ma la sproporzione tra gli atti di violenza dei due sessi e` tutto sommato non troppo  marcata.

intendo dire che non ci troviamo di fronte, come dice la vulgata femminista unilaterale, di fronte ad un sesso femminile innocente vittima di soprusi maschili.

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con l’occasione guardate il quadro impressionante della distribuzione della popolazione in Italia.

(un paese per vecchi, in fase avanzata e quasi finale, di autodistruzione demografica.

dati drammatici come questi spiegano come l’immigrazione sia l’unica salvezza del paese)

grafico-eta-stato-civile-2015-italia

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questi dati sulla violenza di genere di entrambe le ricerche vanno presi con molta cautela, dato che si fondano su interviste telefoniche, come i sondaggi politici.

la reticenza a parlare per telefono con uno sconosciuto di propri fatti privati puo` essere molto elevata e falsare irrimediabilmente i dati.

tuttavia questi fattori dovrebbero agire in misura simile su entrambi i sessi:

anche per un maschio non dev’essere facile ammettere di subire violenza nella coppia o di averla subita fuori da un rapporto di coppia.

quindi consideriamo i dati quantomeno paragonabili fra loro.

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cominciamo col sottolineare alcuni lati positivi.

la realta` e` quella di un 68,1% di donne che non dichiara di subire violenza dai maschi.

e di un 73,6% di uomini che non dichiara di subire violenza da parte della propria partner o di altre donne.

tra femmine e maschi, una differenza del 5,5% circa, su un gruppo piu` numeroso del 2,2%.

cioe` una differenza reale, prescindendo dallo squilibrio numerico, del 3,3%.

un po’ troppo poco, mi pare, per contrapporre nettamente i due sessi sul tema della violenza di genere.

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ma forse occorre guardare alla qualita` interna  e al grado della violenza.

e indubbiamente le violenze maschili mostrano la tendenza ad essere non soltanto leggermente piu` numerose, ma tendenzialmente piu` gravi.

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ecco una analisi interna delle violenze subite dai 6 milioni e 750 mila donne circa che dichiarano nella ricerca del 2006 di averne subita:

strattonamenti o spinte (56,7 per cento di tutte le violenze fisiche, cioe`, riguardano il 18,1 delle donne: circa 3 milioni e 725.000),

minacce di violenza che le hanno seriamente spaventate (52,0 per cento),

schiaffi, calci o a pugni (36,1 per cento),

colpi con un oggetto (24,6 per cento),

minacce o ferite con armi (8,0 per cento)

ustioni o tentativi di strangolamento (5,3 per cento)

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gli ultimi dati sono certamente impressionanti:

si tratta di 255.000 donne minacciate o ferite con armi

e quasi 170.000 donne che sono state ustionate o hanno rischiato di finire strangolate.

il problema della violenza sulle donne esiste dunque, anche se riguarda una netta minoranza di donne.

cioe`, meglio, di uomini.

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ma andiamo a vedere i numeri corrispondenti fra gli uomini nell’indagine 2012, e le sorprese non mancano:

le percosse con calci e pugni subite dagli uomini riguardano il 58,1% di quelli che dichiarano di avere subito azioni violente da parte delle donne, cioe` il 26,4%;

in altri termini i maschi tra i 18 e i 70 anni che dichiarano di averne subite sono il 15,34%.

il 18,1% delle donne, 3.725.000, e il 15,34% degli uomini, quindi circa 3 milioni.

quanto alle minacce di violenza, riguardano il 63,1% degli uomini in questione, una percentuale piu` alta del 52% delle donne.

anche gli uomini che subiscono graffi, morsi, capelli strappati sono piu` numerosi in proporzione delle donne che hanno subito schiaffi, calci o a pugni, e di molto:

il 60,05 contro il 36,1%;

anche nel lancio degli oggetti in senso attivo le donne battono nettamente gli uomini:

lo fa il 51,02% di quelle che esercitano violenza, mentre soltanto il 26,4% di quelle che la subiscono vengono colpite con un oggetto;

le  “altre forme di violenza” esercitate dalle donne sono altrettanto impressionanti che fra gli uomini, se non di piu`:

il 15,7% degli uomini che dichiarano di avere subito violenza hanno dovuto misurarsi con tentativi di folgorazione, investimenti con l’auto, mani schiacciate nelle porte, spinte dalle scale.

tuttavia i maschi subiscono in numero molto inferiore comunque atti che possono mettere a rischio l’incolumità personale e portare al decesso: l’8,4% del 26,4%, cioe` il 2,2% in assoluto.

si tratta pur sempre di 440.000 persone, pero`.

nel caso delle donne – vi fosse sfuggito il dettaglio -, sommando gli ultimi due gruppi dell’elenco precedente delle forme di violenza, erano 425.000.

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insomma, alla fine ho l’impressione che le reazioni violente verso persone dell’altro sesso sono presenti in misura paragonabile sia tra gli uomini sia tra le donne.

e che quelle compiute dagli uomini sono piu` pesanti semplicemente per via della struttura fisica piu` forte.

che si traduce in un esercizio della violenza fisica piu` facile.

ma non e` il segno di una differenza psicologica troppo significativa fra uomini e donne nella propensione alla violenza.

piuttosto di una differenza psicologica nel modo di esercitarla.

in sostanza si stanno criminalizzando i maschi semplicemente per la loro struttura fisica.

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vi e` infatti un aspetto ben poco considerato oggi che riguarda le violenze psicologiche:

le forme di violenza psicologica che le donne esercitano contro gli uomini riguardano il 75,4% degli intervistati che dichiarano di subire violenza, cioe` quasi 4 milioni di uomini.

ed assumono queste forme:

critiche per un impiego poco remunerato (50.8%), cioe` 2 milioni di uomini

disprezzo per la vita modesta consentita alla partner (50,2%);

paragoni irridenti con persone che hanno guadagni migliori (38,2%);

rifiuto di partecipare economicamente alla gestione familiare (48,2%);

critiche per difetti fisici (29,3%).

agli insulti e all’umiliazione si aggiungono:

distruzione, danneggiamento di beni (47,1%);

minaccia di suicidio o di autolesionismo (32,4%),

minaccia di chiedere la separazione, togliere casa e risorse, ridurre in rovina (68,4%)

minaccia di portare via i figli (58,2%);

minaccia di ostacolare i contatti con i figli (59,4%);

minaccia di impedire definitivamente ogni contatto con i figli (43,8%).

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queste situazioni diventano parossistiche nel caso di una separazione della coppia.

in questo caso l’uomo viene a trovarsi in una posizione di debolezza estrema.

e` noto che abbastanza spesso la separazione coincide con la completa rovina finanziaria dell’uomo che si separa

e con la fine della sua vita di relazione dei figli, e non per scelta, in numerosi casi.

e` l’esame obiettivo di questo stato di cose che permette di concludere che noi oggi viviamo in una situazione di patriarcato economico, ma di matriarcato giuridico.

in sostanza l’uomo guadagna di piu` della donna, ma la donna ha di fatto maggiori tutele giuridiche.

e pertanto la supremazia economica maschile, in caso di separazione della coppia, diventa una forma di asservimento maschile all’ex-coniuge nella maggior parte dei casi.

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questi dati sulla tendenza alla violenza nei due sessi sono confermati anche da altre ricerche,

per esempio dal progetto europeo Daphne III sulla violenza nelle dinamiche di coppia, una indagine che ha coinvolto 5 paesi tra cui l’Italia.

analizzando un campione di giovani tra i 14 e i 17 anni, le ragazze che hanno subito una forma di violenza sessuale variano dal 17% al 41% in base all’entità dell’aggressione.

si tratta di percentuali altissime.

e i ragazzi dal 9% al 25%.

si tratta di una percentuale di poco superiore al 50% rispetto alle ragazze.

e tuttavia questi fenomeni esistono anche dall’altra parte e dobbiamo considerarli pure gravi.

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il primo anno che insegnai con incarico annuale nella scuola media mi dovetti misurare col problema di un ragazzino di 11 anni che era stato violentato da una vicina di casa.

piu` tardi, facendo il preside, ecco alcuni casi che segnavano una nuova tendenza:

il bullismo femminile nella scuola superiore.

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esistono meritorie iniziative di sostegno alle donne che subiscono violenza.

ma vi sono difficolta` per gli uomini che si trovano in una situazione simile:

se un uomo è vittima di una forma di violenza e trova il coraggio di denunciare, rischia la derisione, perché dimostra fragilità secondo lo stereotipo maschile diffuso.

e altrettanto facilmente non è creduto, per lo stesso stereotipo.

ma anche un uomo cosciente di non saper controllare i suoi impulsi violenti e che chiede aiuto ad un centro antiviolenza puo` essere aggredito psicologicamente e criminalizzato,

come se dovesse pagare per tutti, in quanto ritenuto parte di una categoria di esseri umani (o disumani) sempre carnefici.

difficilmente si ammette poi che gli impulsi distruttivi che un uomo prova possano essere una reazione agli abusi subiti da una donna.

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l’ultimo cliche` da demolire criticamente e` che l’uomo travolto dalla disperazione che uccide la partner lo faccia perche` considera la donna in quanto tale un oggetto.

non ucciderebbe la donna in quanto oggetto d’amore, ma in quanto la sente come sua proprieta` per il fatto che e` donna.

chiedo soccorso alle letteratura?

davvero Otello uccide Desdemona perche` la considera un oggetto?

davvero Nanni uccide la Lupa nella novella di Verga perche` la considera un oggetto?

in realta` lo fa proprio per il motivo opposto: per liberarsi da una donna che usa la dipendenza sessuale indotta in lui per ridurlo ad oggetto.

davvero Simone uccide Nadia in Rocco e i suoi fratelli, il film di Visconti, perche` la considera di sua proprieta`?

salvatori_girardot_visconti

e la Lulu` dell’opera di Berg, allora?

uccide il dottor Schon con cinque colpi di rivoltella e vedendolo morto davanti a sé capisce che il dr. Schon era l’unico uomo che avesse mai amato nella sua vita.

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ora, come sempre succede, l’interpretazione che si da` di una situazione dice molto di piu` su chi interpreta che su chi viene interpretato.

agli uomini che uccidono delle donne viene rivolta indiscriminatamente l’accusa di essere degli aridi prepotenti che considerano la partner come un soprammobile di casa.

ma questo dice molto di piu` delle interpreti dell’assassinio che dell’assassino.

e` chi interpreta che sta applicando i propri schemi mentali all’altro.

e dimostra in questo caso una paurosa mancanza di spessore sentimentale.

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certo, e` molto difficile ammettere che puo` essere l’amore che conduce all’odio e all’omicidio.

in entrambi i sessi, anche se piu` facilmente nel piu` forte fisicamente.

certo, e` molto difficile ammettere che quello che consideriamo il sentimento piu` bello che come esseri umani riusciamo ad esprimere e` spesso impastato di violenza e di voglia di controllo.

sia negli uomini che talvolta crollano ed uccidono.

sia nelle donne che riescono a controllarsi meglio e magari usano la parola o le armi della legge per provare a distruggere il partner.

ma questa voglia di controllo dell’altra, dell’altro, noi la chiamiamo amore.

e poi ci meravigliamo se in qualche caso estremo diventa delitto e sangue.

forse uccide di meno chi ama di meno.

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Quell’uomo aveva ucciso cio` che amava,
e pertanto doveva morire.

Eppure ogni uomo uccide cio` che ama;
che questo lo sentano tutti:
chi lo fa con uno sguardo amaro,
e chi con una lusinga,
il codardo lo fa con un bacio,
il coraggioso con una spada!

Chi uccide il suo amore da giovane,
e chi lo uccide da vecchio;
chi lo strangola con le mani della lussuria,
chi con le mani dell’oro:
i più pietosi usano un coltello, perchè
i morti si freddano così presto.

C’è chi ama troppo poco, chi troppo a lungo,
c’è chi vende e c’è chi compra;
chi compie l’atto con molte lacrime,
e chi senza un sospiro:
perchè tutti uccidono cio` che amano,
anche se dopo non tutti muoiono.

Oscar Wilde, Ballata del carcere di Reading, 1898

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concludo con una considerazione molto triste:

quanto puo` rendere infelici una unione infelice.

e quanto sono numerose le unioni infelici.

tanto piu` se pensiamo che no basta neppure la mancanza di violenze nel rapporto a renderne felice uno.

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sullo stesso tema, ecco una discussione interessante svoltasi tempo fa sul blog di sherazade:

non voglio discutere della violenza maschile contro le donne, che esiste, e` un fenomeno grave e merita tutta la nostra esecrazione.

quella femminile contro gli uomini e` indubbiamente minore, pero` esiste pure e credo che vada esecrata altrettanto.

non ci metteremo adesso ad esecrare col bilancino, immagino.

discuto invece il concetto di femminicidio e sono appunto tra coloro che affermano che si tratta di una bufala, inventata non so da chi e a quale scopo.

probabilmente per darci qualche motivo di indignazione e discussione fasullo.

premessa: l’Italia ha un tasso di omicidi piuttosto basso rispetto ad altri paesi: 411 in un anno su 60 milioni di abitanti.

a New Orleans, 380.000 abitanti, nel 2014 ci sono stati 98 omicidi nei primi sei mesi, e nelle altre citta` degli Stati Uniti i tassi sono simili.

nella sola Chicago nel 2012 ci sono stati 500 omicidi: piu` che in tutta Italia!

ma, dirai tu, si sta parlando di omicidi di donne in Italia.

prendiamo allora lo stesso dato che dai tu: il 31,13% delle vittime di omicidio in Italia sono donne.

quindi il 68,87% delle vittime sono uomini:

e allora, che facciamo? parliamo di maschicidio?

aggiungo che una quota di quegli omicidi, piccola quanto vuoi, sara` stato pure commesso da una donna,

oppure per definizione non esistono donne che uccidono un’altra donna?

e quindi la percentuale si avvicina pericolosamente a quel 25% che sarebbe la media statistica naturale,

considerando che nell’omicidio tra i sessi ci sono soltanto 4 possibilita`:

uomo/donna uomo/uomo donna/uomo e donna/donna, ciascuna col suo 25% se le uccisioni fossero distribuite equamente…

siamo sicuri, pero`, che i maschi uccidono di piu` delle donne, pero` uccidono in netta maggioranza altri maschi.

l’idea che in Italia i maschi si accaniscano particolarmente ad uccidere le donne dunque e` semplicemente falsa, come mostrano i numeri.

ciao, un abbraccio,

e adesso mi aspetto tempesta.

pero` lascia il fucile a casa, se vuoi venire a prendermi…🙂

sherazade ottobre 21, 2016 alle 20:32

Sabbadini è chiarissima

domanda : Cosa risponde a coloro che obiettano che gli uomini vengono comunque uccisi in misura maggiore delle donne?

“Che è vero e non solo in Italia. Ma gli uomini vengono uccisi da altri uomini per motivi differenti, spesso per criminalità organizzata. Le donne, invece, vengono uccise in quanto donne, mogli, fidanzate, ex compagne. Per contro la percentuale di uomini uccisi dalle loro compagne o ex compagne è bassissima. Per questo dobbiamo parlare di un fenomeno fortemente connotato e strutturale che trae le sue origini dallo squilibrio nei rapporti di genere.”

Ero pronta a sentirti controbattere sull uso del termine femminicidio 😛.

Il tuo excursus sull’universo mondo continuerebbe a evidenziare quanto la donna sia da sempre oggetto di violenza (familiare fino allo stupro etnico). Oggetto.

L’uomo contro l’uomo non è mai per ‘perdita individuale di possesso’

Sheraxoracena

cor-pus15 ottobre 21, 2016 alle 22:23

quindi, secondo te, se un uomo uccide una donna, la uccide in quanto donna (sempre? anche quando l’omicidio avviene, per dire, in una rapina?), mentre se un uomo uccide un uomo, per esempio per gelosia, lo uccide in quanto…?

forse faremmo meglio a parlare meno di femminicidio e di piu` di tutti gli altri aspetti squilibrati del rapporto uomo donna.

mi sa che tanti maschietti che si fanno servire in casa e poi maltrattano anche la moglie, a forza di sentir parlare di femminicidio, si sentono degli angioletti, visto che non l’ammazzano!

aggiungo che commentare a suon di femminicidio il caso disperato di uno che ammazza la moglie e poi si uccide mi da` proprio la misura e mi spiega finalmente perche` circola questo modo di vedere le cose.

per ridurre la tragedia umana a banale formuletta propagandistica.

in questo specifico caso c’e` un assassino che ha ucciso anche se stesso: le vittime del rapporto squilibrato uomo-donna sono almeno due.

omicidio deicidio regicidio tirannicidio…

il femminicidio mi pare in brutta compagnia.

sherazade   ottobre 21, 2016 alle 22:55

a me fa specie come sia tanto diffile capire l’ovvio. Certamente una donna messa sotto mentre attraversa o che si prende una pallottola vagante non rientra nella casistica del femminicidio.

E ancora perchè tu tanto attento sorvoli sul punto che invece io, anche in quanto addentro alle problematiche sottolineo? e cioè che l’ “ammazzamento” è quasi sempre l’acme di una sequela di violenze?

Suvvia!

Quanto all’ultimo esempio che ho portato anche qui la moglie che cos’era se non un ‘oggetto’ da martellare per la rabbia (o lo sconforto)? Perchè non ha spaccato lo specchio o semplicemente non si è suicidato?

Hai ragione sull’ultimo punto. il femminicidio è in pessima compagnia.

sheraringrazia

cor-pus15 ottobre 22, 2016 alle 09:33

scusami se insisto, non vorrei risultare fastidioso, e la smetto qui, lasciandoti l’ultima replica.

premessa polemica: se quel che a te pare ovvio, per me non lo e`, sei sicura che sia ovvio?

ma passiamo alla parte costruttiva.

a mio parere il femminicidio (esisteva gia` l’uxoricidio e dice molto meglio il concetto…) e` una invenzione mediatica per dividere e contrapporre uomini e donne e distrarre da altri problemi.

il caso che hai citato e` da manuale: un uomo uccide e si uccide per una crisi di disperazione provocata dai debiti.

a che serve la teoria del femminicidio?

a classificare il caso in una storiellina di maschi malvagi che uccidono le femmine indifese – a livello di massa, si direbbe, visti i toni.

qui invece a me interesserebbe sapere: da dove venivano questi debiti, quale e` il malessere SOCIALE che si nasconde dietro una tragedia come questa?

e insisto che qui le vittime sono proprio DUE, non una soltanto.

e forse sono vittime delle stesse speculazioni o dello stesso sfruttamento.

detto questo sulla campagna mediatica sul femminicidio, ben venga invece una riflessone e anzi un’azione meritoria come quella di cui sei testimonianza tu, di sostegno alle donne vessate normalmente da molti uomini.

ma senza i toni isterici della stampa per cui qualunque uomo manesco o anche soltanto arrogante e brutale e` un femminicida potenziale.

l’omicidio, anche delle donne, rimane in Italia un fatto raro e assolutamente patologico, che viene indebitamente enfatizzato da un sistema dei media squallido (confrontare col mondo tedesco, per esempio).

per esempio non ha niente di simile all’omicidio d’onore che era previsto e socialmente approvato in Italia fino a non troppo tempo fa.

non e` a partire dalla teoria del femminicidio che le donne italiane possono costruire un percorso di liberazione dalle violenze che alcune di loro subiscono nella vita quotidiana, almeno a parere mio.

e` un falso obiettivo, che criminalizza tutti gli uomini per il fatto di esserlo e rende un percorso di miglioramento della condizione femminile piu` difficile.

mi pare che alcune tue commentatrici colgano il problema e penso che la discussione sia utile a creare un’alleanza tra generi per contrastare la violenza alle donne.

in fondo l’esecrazione per queste forme di violenza e` universale, non siamo ai tempi del delitto d’onore, ed e` da questa riprovazione condivisa che secondo me converrebbe partire.

ad esempio, perche` non coinvolgere anche gli uomini nei centri di assistenza alle donne maltrattate?

perche` non affiancare ai gruppi di autodifesa femminili associazioni di uomini violenti redenti (scusa il termine un poco ironico) simili a quelle degli alcoolisti pentiti, per continuare sul filo dell’ironia?

insomma, la violenza esercitata sulla donna puo` essere un problema anche per chi la esercita, un impulso difficile da controllare.

e infine, quanto pesano su queste violenze familiari le tensioni sociali, la crisi, la nuova poverta`?

a molti uomini violenti sarebbe utile la testimonianza di chi ha vissuto o vive problemi simili al suo e magari e` riuscito a venirne fuori.

Caro Bortocal buongiorno.
Ripeto la legge sulle attenuanti per il delitto d’onore fu abrogata nell’ 81 ma non sembra abbia sortito grandi effetti.
Più su in una risposta ho segnalato come l associazione Antigone che segue e monitora i diritti dei carcerati ha – in linea con Telefono rosa (dove collaboro) e il fu ministero delle Pari opportunità (Livia Turco e Mara Garfagna poi) – dei gruppi di sostegno psicologico agli uomini attori di violenze.
Quanto alle attenuanti sociali le violenze peggiori sono quelle silenziose che non sfociano nella morte nelle insospettabili case da Mulino bianco.
Sherabuonagiornata

Non amo le statistiche ma concordo sul fatto che la ma @cor-pus non ha tutti i torti.

Numericamente parlando non ha senso parlare di femminicidio.

Ha senso però sottolineare come sia ancora “lecito” picchiare una donna, a volte sino ad ucciderla.

Ha senso riflettere sul fatto che per alcune donne sposare un uomo che le maltratta non sia una cosa da evitare (forse col padre era peggio?)

Non sono una sociologa, non so interpretare questi fatti

So solo che lo scoprire che una delle amiche più belle che ho, conviveva con un cretino che era anche violento, mi ha scioccata.

Sapere che lei una notte, in pigiama, è scappata da casa e non sapeva dove andare mi ha sconvolta ancora di più

No, forse proprio concentrarsi sul femminicidio non ha senso. Ma sulle sue radici si

Ciao

Magica
quando si arriva diciamo ad uccidere la propria compagna che tu lo chiami femminicidio o esecuzione o come ti pare rappresenta sempre l’acme di un pregresso fatto di vessazioni fisiche e /o psicologiche che io, mi ripeto, al centro antiviolenza tocco con mano due volte a settimana quando presto la mia consulenza e la storia della tua amica sappi che solo da noi lo viviamo ogni giorno e più volte al giorno.
Purtroppo per carenza di fondi da parte delle Istituzioni spesso non troviamo soluzioni di allontamento definitivo e ci limitiamo a fare fare delle denunce cautelaive, ad allontanare i minori.
Non è un semplice ‘omicidio’ quello che porta un uomo ad accoltellare la propria compagna che lo vuole lasciare.
Un omicidio avviene per strada, sulle strisce pedonali e chiunque può essere vittima.

Sicuramente questo problema mi sta molto a cuore ma anche tu hai avuto una esperienza con la tua amica. Spero tu le abbia suggerito di farsi forza e denunciare perchè il punto è che moltissime donne come ho elencato nei numeri approssimativi nel post NON denunciano e poi succede quel che succede e per me non è nel temine un omicidio ma un femminicidio.

sheraconunabbracciograzie

magicamente73 ottobre 24, 2016 alle 21:49

Non ha mai avuto il coraggio di denunciare. Lui farà (o ha già fatto) la stessa cosa con qualcun’altra.

Capisco la paura. Non approvo. Ma capisco.

Un abbraccio forte e non mollare mai la tua consulenza. Ne abbiamo bisogno

sherazade ottobre 24, 2016 alle 22:17

Cara Magica (di nome e di fatto)

Vedi dunque bene che le statistiche dei soprusi e delle violenze contro le donne (noi donne) sono sottostimate?

Hai detto bene: lui lo farà con un’altra. Il compito importante dell’associazione Antigone (in carcere) e della società civile e del gruppo di Telefono rosa e non solo è quello comune di debellare questo pensiero che la donna sia subalterna e proprietà di un maschio anche quando tutto comincia per amore o all’interno della famiglia.

Solo attraverso un linguaggio e comportamenti equilibrati si potrànno vedere i cambiamenti.

Sentivo ieri sera la fine di una intervista a Emma Bonino che alla domanda ‘Allora il femminismo ha fallito?’ ha rispposto ‘No, se guardo alla mia giovinezza di 50 anni fa molto e cambiato nei rapporti ma molto ancora deve cambiere e degli errori ci sono stati’.

sheraconunabbraccioBuonanotte

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18 thoughts on “picchiare gli uomini e` di sinistra? la bufala del femminicidio – 543

  1. risposta al tuo di oggi h.20.27 🙂
    no no, per carità, gli studi, la ricerca sono funzionali … ovviamente indipendenti e non sottoposti a ricatti.
    E’ l’intromissione nei media e nella politica delle varie lobby che raccolgono introno a una tematica sessuale consensi, tra l’altro da ignari di servire anche al business che sta dietro a queste lobby.

    Non capisco cosa sia un rifiuto “a priori”, io ho pensato bene e da un bel pò, perchè non è da ora che mi occupo di questo. Solo che divido i due piani: ciò che il ragazzo fa e gli spazi su cui interviene la legge.
    Una generale età “del consenso” psicologicamente non ha alcuna validità ,perchè gli esseri si sviluppano in tempi diversi. Però operativamente ci vuole, per un motivo secondario: fissare uun termine per la perseguibilità dell’adulto, che se ha un rapporto con un adolescente di 14 anni meno un giorno è condannato, se ha 14 + 1 giorno se la cava se l’adolescente asserisce di essere stato consenziente.
    Non mescolo i due piani, cogli questo e vedrai che non c’è disaccordo, se non forse in qualche anfratto teorico.

    Mi piace

    1. totalmente d’accordo sulle considerazioni sull’aspetto psicologico del consenso e su quello giuridico e sulla necessita` di non mescolare i due piani.

      probabilmente c’e` stato un equivoco o una cattiva interpretazione mia,

      tu avevi scritto: “E avanti con l’abbassamento dell’età del consenso, Basta cominciare con i rapporti fra pari età”.

      e io mi sono riferito unicamente a questo aspetto; non mi passa neppure per la testa di collegare l’eta` del consenso dei rapporti tra adolescenti coetanei con quella per i rapporti con gli adulti.

      e tuttavia, se nell’ultimo secolo c’e` stata una ulteriore forte anticipazione della puberta` come fatto fisiologico, la legislazione dovra` pure tenerne conto.

      al tempo degli antichi romani la puberta` dei maschi si aveva verso i 17 anni e veniva fatta coincidere con l’ingresso nell’eta` adulta e nella pienezza dei diritti: Augusto divenne un importante uomo politico attorno a cui ruotava la lotta per il potere a Roma a 17 anni.

      qui ci sarebbe un’altra riflessione da fare sui motivi della separazione che e` invece avvenuta e si va via via aggravando fra maturazione sessuale, riconoscimento della maggiore eta` e conquista dell’autonomia.

      e tuttavia la spiegazione potrebbe stare proprio nell’anticipo fisiologico della puberta` ad un’eta` in cui la maturazione delle strutture cerebrali non e` ancora completamente compiuta.

      e c’e` infine da prendere in considerazione anche la novita` rappresentata da metodi contraccettivi di massa ed efficaci.

      al proposito, sono andato a riguardarmi la situazione legislativa italiana attuale su wikipedia, e chiedo scusa della citazione lunghissima:

      L’età del consenso in Italia
      In Italia l’età del consenso è fissata di norma a 14 anni, ma la determinazione dell’età minima per disporre validamente della propria libertà sessuale richiede particolare attenzione, dato che si rende necessario valutare se il soggetto è:
      minore di 13 anni: il consenso non viene considerato valido, indipendentemente dalla controparte nel rapporto sessuale. Se il minore ha meno di 10 anni, si applica la circostanza aggravante di cui all’articolo 609-ter, secondo comma del codice penale italiano;
      13 anni: il consenso non è ancora considerato valido ma esiste una causa di non punibilità nel caso in cui gli atti sessuali vengano compiuti consenzientemente con un minore di 18 anni, purché la differenza di età tra i due soggetti non sia superiore a tre anni;
      dai 14 ai 15 anni: viene considerato validamente espresso il consenso, salvo che l’autore dei fatti sia l’ascendente, il genitore, anche adottivo, o il di lui convivente, il tutore, ovvero conviva con il minore, o che il minore gli sia stato affidato per ragioni di cura, educazione, istruzione, vigilanza o custodia;
      dai 16 ai 17 anni: viene considerato validamente espresso il consenso, salvo che il fatto venga compiuto con abuso di potere relativo alla propria posizione da una delle figure citate nel punto precedente.
      Gli atti sessuali con un minorenne consenziente ma che non può disporre validamente del consenso in ragione dell’età, sono considerati reato di atti sessuali con minorenne (art. 609-quater c.p.). Il reato è punibile a querela della persona offesa (art. 609-septies c.p.), ma è procedibile d’ufficio nel caso in cui:
      il minore abbia meno di 10 anni;
      il fatto è connesso con un altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio;
      il fatto è commesso dall’ascendente, dal genitore, anche adottivo, o dal di lui convivente, dal tutore ovvero da altra persona cui il minore è affidato per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia o che abbia con esso una relazione di convivenza;
      il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio nell’esercizio delle proprie funzioni.
      Nel caso in cui gli atti sessuali avvengano consenzientemente in cambio di denaro o altra utilità economica con un minore di 18 anni, anche se maggiore dell’età del consenso, si ha il reato di prostituzione minorile (art. 600-bis, comma 2 c.p.). Oltre a ciò, il minore di anni 18 non può validamente disporre, a scopo sessuale, della propria immagine essendogli tale possibilità preclusa dagli artt. 600-ter e 600-quater. In merito alla possibilità di un eventuale errore relativamente all’età del minore di anni 18 l’articolo ‘609-sexies’ del codice penale specifica che:
      « Quando i delitti previsti negli articoli 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-octies e 609-undecies sono commessi in danno di un minore degli anni diciotto, e quando è commesso il delitto di cui all’articolo 609-quinquies, il colpevole non può invocare a propria scusa l’ignoranza dell’età della persona offesa, salvo che si tratti di ignoranza inevitabile. »
      (articolo 609-sexies)
      In merito alla produzione di materiale pornografico e spettacoli pornografici con minori occorre osservare che l’articolo 600-ter del codice penale specifica che:
      « È punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 24.000 a euro 240.000 chiunque:
      utilizzando minori di anni diciotto, realizza esibizioni o spettacoli pornografici ovvero produce materiale pornografico;
      recluta o induce minori di anni diciotto a partecipare a esibizioni o spettacoli pornografici dai quali trae profitto.
      Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque assiste a esibizioni o spettacoli pornografici in cui siano coinvolti minori di anni diciotto è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da euro 1.500 a euro 6.000. Ai fini di cui al presente articolo per pornografia minorile si intende ogni rappresentazione, con qualunque mezzo, di un minore degli anni diciotto coinvolto in attività sessuali esplicite, reali o simulate, o qualunque rappresentazione degli organi sessuali di un minore di anni diciotto per scopi sessuali. »
      (articolo 600-ter)
      La novella legislativa del 6 febbraio 2006, sostituendo il termine “sfruttamento” con il più generico “utilizzo”, ha definitivamente chiarito che devono essere considerate reato anche le riprese o fotografie “pornografiche” realizzate da soggetti consenzienti e anche laddove manchi il fine di diffusione. A tal proposito è stato osservato che « in tal modo si è venuta a creare una situazione in cui, incomprensibilmente, gode di maggior tutela l’immagine del fanciullo piuttosto che il suo corpo. » (Florindi, 2012)
      A tal proposito la Corte di Cassazione ha chiarito che il concetto di utilizzazione comporta la degradazione del minore a oggetto di manipolazioni, non assumendo valore esimente il relativo consenso. Proprio in relazione a questo aspetto ci si deve interrogare sulle eventuali responsabilità penali in cui incapperebbero due soggetti minori, ultraquattordicenni, che, per esibizionismo o altra ragione, decidano di riprendersi durante il compimento di atti sessuali: se avevano la capacità di intendere e volere, potrebbero essere entrambi indagati e condannati per il reato previsto e punito dall’art. 600-ter, soprattutto in caso di divulgazione del materiale stesso.

      quello italiano e` un delirio normativo barocco, tipicamente nostro:
      https://firmiamo.it/aboliamo-la-legge-sull–eta-del-consenso

      la Germania e` piu` spiccia e piu` chiara, naturalmente, oltre che piu` severa:
      se hai meno di 14 anni sei Kind, bambino, se ne hai piu` di 14 e meno di 18 sei Jugendlich, adolescente.

      i reati possibili di un adulto sono due: Sexueller Missbrauch von Kindern, abuso sessuale di bambini, e Sexueller Missbrauch von Jugendlichen.

      l’eta` del consenso e` fissata a 14 anni, come in Austria, ma in Austria e` abbassata a 12 se uno dei due protagonisti dell’atto sessuale non ha piu` di 16 anni; in Germania, invece, queste eccezioni non sono prese in considerazione. se hai un rapporto con un minore di 14 anni sei comunque punito

      la legge fissa una pena da sei mesi all’ergastolo (in caso di morte) e lascia ai giudici la valutazione caso per caso.

      ma gli autori non sono perseguibili, se ambedue sono sotto i 14 anni, perché non responsabili, dice wikipedia (ma l’articolo sembra fatto molto male).

      dobbiamo poi considerare quei paesi che non ammettono atti sessuali al di fuori del matrimonio, per cui l’eta` del consenso viene ad identificarsi con l’eta` minima per sposarsi.

      lascia infine sconcertati che non ci sia alcuna differenziazione fra maschi e femmine nelle legislazioni, in genere, considerando i tempi diversi di maturazione sessuale nei due sessi.

      io pero` non trovo che una correzione della legge italiana con l’adozione della soluzione austriaca sarebbe catastrofica (e con l’occasione, auspicabilmente abbinata ad una drastica semplificazione normativa:
      eta` del consenso abbassata a 12 anni se uno dei due protagonisti dell’atto sessuale non ha piu` di 16 anni.

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      1. Sì la legge italiana è molto complicata, pur avendo intenzione positiva di graduare a seconda di alcune situazioni considerabili tipiche.
        Avevo fatto un pò di ricerche un paio di anni fa, e direi che mondialmente lo spettro è ampio e che prevale il 16, ma si va da 13 della Spagna (cattolica!) al massimo di 18 in Turchia (islamica!). e la Svizzera? 16.
        Sono legislazioni che stupiscono, mi aspetterei un ‘età molto bassa negli usa che invece variano molto da uno stato all’altro, però credo che a NY sia 17.
        Ti passo queste immagini http://it.telefonoazzurrofans.wikia.com/wiki/Et%C3%A0_del_consenso

        Credo che un pò tutti usino la legislazione per modificare i comportamenti, in alcuni paesi si pensa che la sessualità debba essere precocemente praticata, in altri che debba essere ritardata rispetto agli usi correnti . Penso all’India che la pone a 16 anni, forse per colpire i matrimoni precoci.. Furbissimi i sauditi: nessuna legislazione !! avanti tutta con l’acquisto delle spose bambine, che certo non possono mai dissentire….

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        1. ottime le integrazioni ed i dati che aggiungi.

          io direi “in alcuni paesi si pensa che la sessualità possa essere precocemente praticata”.

          e qui bisognerebbe confrontarsi col favore dato dalla destra americana pre-Trump alla scelta della verginita`:

          nel 2008 la percentuale di giovani americani tra i 14 e i 24 anni che non ha avuto rapporti sessuali è arrivata al 28%, crescendo del 6%, rispetto alla rilevazione del 2002. E` una tendenza che dura dalla fine degli anni ’80: tra i ragazzi la percentuale va dal 22 al 27%, mentre per le ragazze è passata dal 22 al 29%:
          ”In questa categoria – spiega Anjani Chandra, uno degli autori del rapporto – la fascia tra i 14 e i 19 anni rappresenta quella dove si è registrato il maggior numero di vergini.

          forse non occorrevano specifiche ricerche per saperlo.

          lui dice: “forse per una migliore educazione o per i messaggi sull’astinenza lanciati in questi anni”.

          perche` mai dovrebbe essere piu` educato non avere rapporti sessuali da giovani non riesco proprio a capirlo.

          l’Italia e` in controtendenza?

          questa sarebbe una domanda piuttosto interessante.

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          1. So che esisteva il … movimento (? ) della “promessa dorata” ovvero l’illibatezza, maschile e femminile, fino al matrimonio. Io credo che non sia tanto il messaggio della destra attuale, quanto un ritorno del puritanesimo originario. Chissà, magari avviatosi durante il periodo del panico HIV . Mi piacerebbe trovare una mappa dell’ età del consenso nei vari stati, dopo lo stupore del limite a 17 di NY, sono curiosa su eventuali altre sorprese .
            Alle statistiche su questioni tanto personali credo poco;
            non trovo più una ricerca che avevo usato tempo fa circa l’Italia, ma questo articolo – del 2008 – di un medico forse ti può interessare

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            1. mah! evidentemente sono un inguaribile sessantottino, un poco figlio dei fiori…

              questa storia della verginita` fino al matrimonio mi da` terribilmente sui nervi.

              venendo giu` dal fico, che cosa intendono per castita`? la masturbazione solitaria?

              e siamo sicuri che la masturbazione solitaria fino al matrimonio sia positiva?

              perfino per il matrimonio stesso?

              repressione sessuale e diffusione dell’aggressivita` sono bel collegate, vero?

              questo nesso stabilito negli anni Sessanta non e` mai stato smentito, mi pare, anzi riceve continue conferme.

              leggevo che una motivazione fosse la diffusione di nascite molto precoci.

              ma se il rimedio viene visto nella castita` mi pare che la battaglia sia persa in partenza.

              strano che qualcuno non si faccia mai venire il dubbio che tutta questa insistenza clericale sulla castita` come scelta di vita serve soprattutto a rendere credibile che questa possa essere una scelta di massa e dunque e` un modo per far credere ll’inverosimile, e cioe` che i preti si astengano tutti effettivamante da qualunque tipo di attivita` sessuale.

              non escludo casi circoscritti di persone che vivono bene a quel modo, ma i fatti dimostrano che il loro numero e` perfino piu` ristretto di quello dei preti.

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  2. Tu lo sai fare magistralmente da par tuo, io con minime capacità ci provo dal 2013, più o meno da quando uno di quegli enti creati dall’ Onu per definire le emergenze, indicare i cattivi, suscitare gli allarmi ha fatto partire questa campagna contro il maschio eterosessuale.
    Sembra che non esistano violenze fra donne, che le donne non siano mai violente con i loro figli, che l’unica violenza sia quella muscolare di chi non possiede sufficiente dimestichezza con le parole che uccidono. E’ talmente entrato nella mentalità che si può arrivare a divertirsi se è l’uomo ad essere picchiato
    http://mcc43.overblog.com/2014/10/l-ambigua-civilta-che-tollera-la-violenza-delle-donne-sull-uomo.html

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    1. ciao; rileggo il post, come spesso mi capita quando ricevo un commento perche` mi interessa vederlo con la prospettiva dell’altro, accennata nel commento, e lo trovo pieno di difetti; ho dovuto ancora integrarlo, eliminare un paio di sviste…

      di magistrale trovo soltanto la sintesi efficace che hai fatto tu.

      mi rimane la curiosita` di sapere a quale ente dell’Onu ti riferisci.

      vorrei aggiungere che il mio articolo riguarda solamente l’Italia e non si estende automaticamente ad altre realta`.

      in altri termini possono esserci, anzi sicuramente ci sono, paesi nei quali la violenza maschile contro le donne e` ben piu` marcata e anche socialmente approvata.

      quindi, se ci sono campagne dell’Onu contro la violenza sulle donne in quei paesi, potrebbero essere opportune: occorre andare a vedere caso per caso.

      nella discussione con Sherazade lei citava dichiarazioni ottuse di prepotenza maschilista da parte di non so che celebrita` mediatica italiana: espressione di una microcultura residua che certamente sopravvive ancora qua e la`.

      ma che andrebbe isolata in quanto tale, non certo attaccando tutti insieme i maschi, anche quelli che rifiutano la violenza contro le donne fin che possono o fino a quando non devono difendersi.

      hai poi buttato li` un tema tremendo: quello della violenza delle madri contro i loro figli.

      non mi e` facile parlarne e del resto l’ho fatto nel blog quando la mia identita` era ancora nascosta.

      ma non sarebbe necessaria una campagna, allora, anche su questo fenomeno?

      stando bene attenti a non confondere alcuni casi patologici con la norma, ovviamente.

      ma qui dovrebbe risultare facile.

      voglio dire che le donne che uccidono o cercano di uccidere i loro figli, sono molto piu` numerose, in proporzione, dei padri di cui non ho mai sentito neppure un caso, ma nessuno si sognerebbe mai dire che le madri sono per definizione potenzialmente assassine.

      ma di nuovo questo ci riporta alla contiguita` molto stretta che l’amore ha con l’odio soprattutto quando assume forme morbose.

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      1. E dunque lo devo rileggere, e poi lo condividerò di nuovo 🙂
        Prima di tutto, il framing “donna vittima, maschio persecutore” l’ho intravista dal report di questa agenzia onu del 2010 http://unstats.un.org/unsd/demographic/products/worldswomen/WW_full%20report_color.pdf
        molto ripresa in Italia.
        Ti invito ad andare alla pg 139 e appurare il … basso tasso di cattiveria dell’uomo italiano.
        Ho molte riserve su statistiche fatte mondialmente con lo stesso metodo di indagine, secondariamente: se si decide di trovare un certo fenomeno, e non cerchi quello contrario (la violenza praticata dalle donne) già si è nell’ipotesi che si autorealizza.

        Veniamo alle donne che uccidono i figli, che è un discorso molto molto complesso e non intendevo introdurlo per colpevolizzare pesantemente noi donne, ma solo ricordarne l’esistenza.
        -La madre che uccide il neonato fa orrore ma è quasi sempre vittima degli squilibri del suo corpo e della generale tendenza femminista a imporre un atteggiamento amazzonico. Gestazione, parto, puerperio, allattamento ecc… ?cosa sa niente! non ci limita, possiamo lavorare fino al giorno prima e ripartire subito dopo, perbacco, e se ti vengono improvvise crisi di pianto, prendi uno xanax.
        Se a questo illusorio eroismo aggiungi condizioni preesistenti difficili nelle relazioni personali, il rischio di psicosi temporanee è tutt’altro che da sottovalutare.
        -La violenza sui figli più grandi:
        se sistematica è speculare alla violenza della maschile perché nasce dallo stesso meccanismo psichico: ogni essere vivente si sfoga su quello fisicamente più debole; è un buco nell’autocontrollo civile che abbiamo nei secoli maturato.
        invece, quando la violenza femminile si esercita improvvisamente sui figli… ci rimanda a Medea, ed è vendetta verso l’uomo, in realtà verso il Padre. E se la violenza dell’uomo verso la donna non fosse barbarie tout court ma il pareggiare i conti con la Madre che fu opprimente? Ci si dimentica che il maschio adulto è stato allevato da una donna, quindi un qualche spunto autocritico collettivo non sarebbe di troppo….
        Le campagne.. secondo me sono legittime su comportamenti pratici, del genere…. lavati le mani prima di mangiare 🙂 ma quando coinvolgono i moventi psicologici decisamente li rifiuto. Lo vediamo bene che non generano autoconsapevolezza ma tendenze settarie. Nessun uomo si sente personalmente un mostro, sono gli altri ad esserlo. Uno può andare alla manifestazione contro il femminicidio e poi a casa, comportarsi come un caporale da barzelletta, e una donna che grida contro la violenza, a casa fare della dignità del partner uno straccio da pavimenti.

        Nelle condizioni di vita raggiunte ormai nella maggior parte del mondo, ogni forma di violenza aumenta o diminuisce a seconda del senso di sicurezza generale; se si teme la fame, la morte per virus o per medicine, … l’isis, i destri … i sinistri… il crollo delle borse… e tutto quello che ci scaraventano addosso dalla tv e dai media, a qualcuno possono saltare i nervi, ed è una spia del sentire collettivo, non solo, personalmente, un criminale.

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        1. ho visto il dato consolante di questa ricerca ONU nelle tabelle da pag. 130 in poi che vede le donne italiane tra quelle meno sottoposte a violenza nel mondo.

          credo sia giusto dire che un’analisi equilibrata del problema della violenza nella relazione fra i due sessi dovrebbe essere svolto sui due versanti; tuttavia anche una analisi unilaterale puo` essere utile; in questi casi il problema sta soprattutto su come si usa la ricerca.

          mi sembra un po’ poco per dire che in questo studio si vuole condurre una campagna contro il maschio eterosessuale,

          tuttavia che una tendenza di questo tipo corra fra le righe di molte azioni dei media mi sembra indubbio.

          posso pormi qualche domanda sul perche` di queste azioni?

          voglia di ridimenionare la famiglia tradizionale? ma perche`?

          e` noto che il single e` il consumatore pefetto dal punto di vista del venditore, in quanto ha molta piu` facilita` di spendere non avendo una famiglia e dei figli da mantenere.

          e tuttavia la spiegazione stessa appare troppo grossolana.

          comunque e` un serpente che si morde la coda: se guardi il grafico che ho insrito nel post e leggi le notizie date anche oggi su un’ulteriore drastica contrazione delle nascite, ti rendi conto che questo rende inevitabile l’immigrazione.

          oramai il terzo mondo sembra una nuova miniera da sfruttare: miniera di braccia…

          su tutto il resto che hai scritto consento pienamente e mi pare spesso illuminante.

          questo mi ha colpito molto: un uomo violnto contro le donne sta forse vendicandosi di una madre violenta con lui?

          ad amare si impara; chi non impara ad amare e` sottoposto ad ogni genere di rischi.

          il desiderio che non diventa amore diventa facilmente perversione nel senso letterale della parola.

          e la violenza con la o con il partner e` spesso la perversione di chi non ha ricevuto un imprinting che gli o le insegnasse ad amare.

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          1. Concordo con il finale, che ,volto al femminile, è alla base della critica crudele verso il partner; se non si apprende da un esempio che accetta – eventualmente correggendo ma senza minare la sensazione che si ha diritto di esistere- niente nella persona che ci è più vicina appare sufficiente per i propri bisogni.
            Non ho alcuna risposta per le domande che poni, siamo così lontani dai vertici dei poteri mondiali che non mi fido di ipotizzare su quello che vedo.
            Questa distanza dai veri moventi induce anche a interpretare in modo diverso. Dici “mi sembra un po’ poco per dire che in questo studio si vuole condurre una campagna contro il maschio eterosessuale,” infatti non è nel testo l’input, , a questo hanno provveduto le varie istituzioni nazionali, alcune più alcune meno,
            Ma mi chiedo perchè non è stata fatta una indagine sulla condizione della terza età, per esempio? Se è stata fatta perchè non ha avuto visibilità e io non riesco a trovarla?
            Le ragioni a monte non le so, ma il metodo ha una costante. Istigare la relazione uomo-donna suscita maggiore interesse e incanala tanta attenzione ed energie che andrebbero altrimenti su diversi problemi; cammina a fianco della subitanea richiesta del matrimonio omosessuale, quindi? E’ il sesso alla base dell’operazione di distrazione?
            Siamo ora al terzo stadio? Stamattina ho letto un articolo che critica – va sempre bene iniziare così per provocare il dibattito- . una laburista inglese a capo del consiglio per le libertà civili in Gran Bretagna per aver dichiarato che “non ci sono prove che un bambino subisca danni da rapporti sessuali con un adulto, “e avanti con l’abbassamento dell’età del consenso, Basta cominciare con i rapporti fra pari età e se entra nel criterio comune che non ci sono prove di danno ai bambini, la pedofilia esce dalle pratiche criminali. E poi? ci saàr un quarto stadio? Non ci voglio pensare 😉

            http://www.express.co.uk/news/uk/462604/We-can-t-prove-sex-with-children-does-them-harm-says-Labour-linked-NCCL

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            1. mi concentro sull’ultimo punto, perche` sul resto mi pare concordiamo.

              purtroppo la mia competenza da autodidatta in inglese non mi permette di comprendere con sufficiente accuratezza il testo che hai linkato.

              e quindi non comprendo bene nei dettagli la proposta.

              pero` la tua traduzione mi sembra sbagliata: io capisco questo:

              Esperienze sessuali con un adulto, intraprese volontariamente nell’infanzia, non risulta producano nessun danno identificabile.

              determinante e` il volontariamente.

              ma poiche` questa volonta` e` difficilmente dimostrabile in un’eta` cosi` precoce, il divieto legale deve permanere.

              non dimenticherei peraltro la lezione della psicoanalisi sulla sessualita` che e` anche infantile.

              posso aggiungere che non trovo sbagliato che vi sia riflessione e ricerca scientifica sul sesso fra preadolescenti (che e` questione completamente diversa dalla pedofilia) e sugli effetti di esperienze sessuali cercate da bambini e preadolescenti con adulti.

              vorrei anche che si distinguesse con maggiore chiarezza fra adolescenti puberi e bambini impuberi, e che il termine pedofilia venisse riservato soltanto a chi cerca rapporti con i secondi.

              che ci possa essere desiderio reciproco o anche soltanto semplice curiosita` anche fra ragazzi molto giovani mi sembra normale.

              che un uomo adulto possa provare desiderio fisico verso giovani e giovanissime credo che vada tranquillamente ammesso, senza che questo sdogani proprio niente.

              resto contrario a legalizzare rapporti tra giovanissimi e adulti, perche` la disparita` di eta` si traduce necessariamente in una forma di dominio.

              ritengo quindi che i divieti attuali non siano assolutamente da modificare.

              ma so benissimo, anche per esperienza personale diretta, come provare a discutere laicamente e documentatamente di questi problemi scateni reazioni rabbiose.

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              1. non dovevo mettere le virgolette, perchè traducevo a memoria.
                Però non ce lo metto il volontariamente, non ce lo metto proprio.! Ci mancherebbe pure avessero avuto la sfacciataggine di lasciar la porta aperta alle costrizioni,
                Ma che si possa attribuire “volontà di fare” ai bambini non è cosa da legislatore, Gli si fa ingurgitare l’olio di ricino con una caramella, li si fa studiare promettendo un regalo… figurati quanto è facile farli “volere” una cosa che è promessa come bella e … che è da grandi., e ai quali li si è avvezzati con la pubblicità e le suggestioni dei fumettti.

                Sulla sessualità fra adolescenti: avviene in età sempre più precoce, una ricerca fissa una larga parte delle prime esperienze a 12 anni. Legalizzare questa età? Secondo me sarebbe un errore perchè lo sviluppo emotivo e fisico può essere molto diverso, si vanno a creare complicazioni dei rapporti far adolescenti,,, non sto a farla tanto lunga,
                Io ho delle reazioni rabbiose, sai? le ho quando penso che tutto ciò di cui parla l’articolo non nasce per il bene dei ragazzi, ma perché sia uno scivolo verso la successiva legalizzazione del sesso con un adulto, la lobby dei pedofili in America è potentissima, e … vogliamo dimenticare l’Inghilterra? 🙂

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                1. mi rendo conto di quanta emotivita` a stento trattenuta ci sia in te su questo argomento e so di muovermi in un campo minato.

                  forse sarebbe piu` prudente da parte mia astenermi dal continuare, ma il pericolo e` il mio mestiere…

                  ho rivissuto da poco, nel decennale, il vero e proprio trauma che subii nel blog dieci anni fa, pubblicamente additato al pubblico disprezzo come filo-pedofilo da una blogger che credevo amica (un’insegnante di Palermo), per avere osato sostenere in un post che bisognava distinguere la pedofilia degli stupratori assassini da quella di chi poteva essere mosso da un sentimento soggettivo positivo, che tuttavia restava oggettivamente inaccettabile, e che si esprimeva in comportamenti senza violenza fisica o spargimento di sangue.

                  rispondevo, scrivendo cosi`, al racconto che faceva un altro blogger, cresciuto in un istituto come bambino abbandonato e probabile frutto di una violenza sessuale di guerra, che era stato abusato per anni da un vecchio prete, al quale aveva sempre continuato a volere bene; ma aveva sempre vissuto, da adulto, da gay consapevole: non sappiamo quanto condizionato da quella esperienza, ma probabilmente molto.

                  e certamente quell’affetto per il suo violentatore era il frutto piu` perverso dell’abuso subito.

                  e l’aspetto grottesco della vicenda e` che anch’io, che venni aggredito ed insultato quasi come pedofilo in pectore, sono stato un bambino abusato, anche se io conservo invece l’orrore dell’abuso subito, anche se di tipo ben diverso e occasionale nella forma, ma non nella sostanza.

                  anche qui ci sarebbero altre distinzioni da introdurre attorno al concetto di abuso: perche` si puo` essere abusati, come bambini, in tanti modi, e non e` detto che l’abuso sia soltanto sessuale.

                  ma qui torniamo a discorsi gia` affrontati.

                  dunque occorre distinguere, lo ripeto dieci anni dopo, se si vuole comprendere il fenomeno, tra violenza sessuale, abuso sessuale e molestia sessuale, che vedono, in forme diverse, partire l’iniziativa dal pedofilo.

                  e una categoria ancora diversa che vede invece l’inziativa partire dal minore, intendendo in questa espressione compresa anche la minore – per esempio l’alunna dodicenne che nella mia prima supplenza annuale di piu` di quarant’anni fa maliziosamente cercava di eccitarmi sessualmente in gita scolastica venendo a sedermisi in braccio sul pullman, probabilmente per farsi bella agli occhi delle sue amiche e dimostrare tutta la sua audacia

                  chiaramente al bambino non possiamo attribuire alcuna volonta` nel senso giuridico del termine, ma questo non impedisce che possa avere una sua forma di volonta`, di curiosita` e di desideri.

                  a maggior ragione poi l’adolescente.

                  quindi anche il concetto di abuso andrebbe graduato in relazione all’eta`, nell’analisi del problema.

                  ma spegnere brutalmente un desiderio o una curiosita` infantile, se non viene fatto con delicatezza e in modo appropriato, puo` essere pure traumatico, anche se indubbiamente in modo meno grave.

                  reagire duramente all’inziativa di un minore per salvare dal sospetto la propria onorabilita` puo` essere a volte una diversa forma di violenza; il diniego deve essere a sua volta delicato e rispettoso: come una forma di educazione ad accettare i futuri dinieghi che si riceveranno anche in eta` adulta.

                  quindi per l’analisi scientifica del fenomeno il volontariamente deve restare, eccome.

                  mentre e` inapplicabile – lo confermo senza riserva alcuna – sul piano giuridico, dove la volonta` infantile non trova spazio ne` riconoscimento alcuno.

                  (con esiti paradossali in alcune situazioni, dove si affidano a ragazzini di meno di 14 anni, non punibili, efferati delitti da parte della malavita organizzata).

                  ogni rapporto sessuale con una persona limitata nelle sue capacita` di decidere, perfino se anagraficamente adulta, e` una forma di abuso sessuale.

                  qui entriamo nel campo sconfinato dell’abuso nella sua dimensione psicologica, che non riguarda solamente i minori e dunque si estende aldila` della pedofilia.

                  la legge tedesca, su questo punto, e` molto piu` severa della nostra e considera, per esempio, una violenza sessuale ogni rapporto di questo tipo tra un medico e una sua paziente.

                  un punto sul quale non ti comprendo assolutamente e` come affronti il problema del sesso tra adolescenti coetanei.

                  se l’eta` delle prime esperienze sessuali si e` abbassata, tu vorresti criminalizzare i rapporti tra ragazzini di meno di 14 anni?

                  cioe` se un tredicenne prova a limonare (scusa il termine) con una dodicenne, vorresti mandarlo sotto processo?

                  io non credo che sia molto positiva questa anticipazione quasi forzata delle esperienze sessuali, che ne consumano precocemente il fascino e spalancano la strada, piu` avanti, alla ricerca di surrogati chimici per una vita sessuale gia` diventata banale, ma la criminalizzazione delle vittime mi pare un controsenso!

                  mettiamo sotto processo la televisione semipornografica e la pornografia online, accessibile senza filtri anche ai minori, ma mettere sotto accusa i minori stessi mi pare un completo controsenso.

                  oltretutto qualunque disposizione di questo tipo resterebbe quasi totalmente inapplicabile, e nei rarissimi casi in cui fosse effettivamente applicata sarebbe devastante.

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                  1. Ho forse negato l’esistenza dello stimolo sessuale nei bambini, l’utilità della ricerca psicologica, ho messo sotto accusa i minori ecc ecc ? Ho introdotto l’argomento riferendomi alle normative che seguono le campagne di stampa (tra l’altro su tutti gli aspetti del vivere) e mi sembra che anche tu non auspichi che vi siano modifiche ai paletti attuali.
                    Ho letto con interesse tutte le tue argomentazioni, e le ho intese come riflessioni personali, non come eventuale risposta a ciò che NON avevo scritto. 🙂 😉 😉

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                    1. no, non hai negato l’esistenza di desideri e curiosita` erotiche nei bambini, ma se non sbaglio non ne avevi parlato e ho voluto colmare questo vuoto che e` abbastanza importante, mi pare, se parliamo della volontarieta` possibile di iniziative del bambino verso l’adulto.

                      rimane il fatto, ovviamente, che il bambino non puo` rendersi conto della portata dei suoi gesti per l’adulto e che nessun adulto e` autorizzato mai a darvi seguito, perche` il rapporto e` troppo squilibrato e quindi intrinsecamente produttore di violazione della effettiva volonta` del bambino.

                      no, non hai negato l’utilità della ricerca psicologica, pero` mi pare che tu sospettassi un poco a priori che fosse funzionale ad uno sdoganamento della pedofilia,

                      io non lo credo affatto, pero` quando si fa ricerca non si possono porre a priori dei paletti sulle conclusioni.

                      lo dico con un paradosso provocatorio: pensa te che cosa succederebbe se la ricerca dimostrasse che la pedofilia non violenta (che chiamerei pederastia) e` molto positiva per la crescita intellettuale e affettiva del bambino, o della bambina, e che non a caso civilta` che la accettavano come pratica sociale riconosciuta, come quella greca classica, hanno avuto una straordinaria eccellenza culturale fino a che l’hanno praticata.

                      ora che ci penso mi fai venire in mente il caso clamoroso di quella bambina sequestrata in Austria a nove anni da un vicino di casa e tenuta segregata fin dopo i 18, quando era riuscita a fuggire: era una donna di straordinaria maturita` – e con questo non voglio certamente dire che il rapimento, il sequestro e il rapporto sessuale col suo rapitore le abbiano fatto bene!

                      ma non possiamo impedire a priori alla ricerca di arrivare anche ad un risultato che oggi ci sembra assurdo: necessariamente la ricerca si fa senza sapere prima dove ci puo` portare, altrimenti che ricerca sarebbe?

                      non hai messo sotto accusa i minori, ma hai espresso il tuo sdegno per l’ipotesi di un abbassamento dell’eta` del consenso a fronte di una pratica diffusa che ha infranto il muro dei 14 anni per le esperienze fra coetanei.
                      non sono d’accordo su questo rifiuto a priori per come l’hai espresso, forse nella sintesi del commento: mi sembra inconsapevole proibizionismo.
                      con questo non sto dicendo di essere assolutamente favorevole all’abbassamento; vorrei soltanto saperne di piu` e con mente aperta anche a questa possibilita`, se non emergono controindicazioni.
                      parto comunque dall’idea che la norma deve per prima cosa essere sentita come giusta da coloro ai quali si applica.

                      il commento di risposta non e` sempre necessariamente polemico:

                      quando ritengo di dovere essere polemico con chi mi commenta, lo gaccio capire chiaramente, come sai. 😉

                      a volte un commento fa sviluppare pensieri nuovi che si distaccano dalla discussione precedente e che sono stati stimolati dalle risposte.

                      il bello delle discussioni interessanti con persone che stimolano la mente e` proprio questo! 🙂

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  3. Grazie Mauro per questo post. Già qualcosa mi puzzava in tutti i discorsi che sentivo sul femminicidio, ma non mi ero ancora imbattuto in una critica così ragionata, numeri alla mano.
    Il problema esiste, ma c’è modo e modo di affrontarlo e questo non è sicuramente il modo corretto.

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