breve storia dell’antipatia – 544

ampia parte degli esseri umani, conosciuti da vicino, rivelano aspetti sgradevoli, in alcuni pochi casi ripugnanti.

deludono le attese di chi ha una visione ottimistica del genere umano.

infatti l’amore per gli esseri umani, se coerente, si traduce in una simpatia preliminare, in un’attesa fiduciosa…

si salva dalla delusione chi parte da un giudizio negativo;

anzi, c’e` in questo caso perfino il rischio che venga piacevolmente sorpreso qualche volta.

. . .

le conseguenze di questa affermazione sono enormi, crescono in modo quasi incontrollabile.

ama chi ti vive vicino come te stesso.

ma noi non siamo un’eccezione alla regola appena detta!

noi stessi siamo deludenti, sgradevoli, insopportabili, a volte ripugnanti.

come possiamo amare noi stessi?

non e` affatto giusto farlo.

e di conseguenza men che meno dovremmo sentirci obbligati moralmente ad amare un’umanita` mediocre, meschina, gretta, ottusa in larga parte dei suoi membri.

. . .

quella frase la ritroviamo nei testi che annunciano l’avvento di un nuovo regno che avrebbe abbattuto l’impero romano.

testi che vengono definiti evangelici nella dimenticanza radicale del significato originario della parola vangelo:

evanghelion, la buona notizia, il gaudium magnum:

il termine che si usava per indicare l’avvento al trono di Roma di un nuovo imperatore.

. . .

ho gia` osservato una volta che il significato originario della seconda principale legge morale attribuita a Jeshu era probabilmente questo:

“ama il tuo compagno di lotta come te stesso”.

chi ti e` vicino e simile a te: questo soltanto si deve amare.

dunque il significato di questa morale era esattamente opposto a quello che gli venne fatto assumere dopo.

il vero cristiano ama soltanto chi e` cristiano come lui.

ma chi e` simile a noi va amato incondizionatamente.

. . .

ma questo imperativo morale era soltanto un corollario inseparabile del primo:

Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. E il secondo è questo: Amerai il tuo compagno di lotta come te stessoNon c’è altro comandamento più importante di questi.

Marco, 12, 29-31

manifesto dell’integralismo che era l’essenza originaria del messianismo ebraico.

le traduzioni improprie lo trasformarono in variante religiosa dell’etica filosofica stoica.

la prima forma storica di politically correct,

quella creata all’apice della potenza dell’impero.

col paradosso che la parola prossimo, che indica chiaramente una cerchia ristretta, fu trasformata in sinonimo dell’uomo universale,

dato che puo` esserci sempre vicino, prossimo, appunto.

cosi` la morale degli aspiranti creatori di una teocrazia ebraica integralista e messianica in opposizione all’impero romano divenne nel giro di un secolo una variante della filantropia stoica universale che lo reggeva.

. . .

ecco una intuizione lancinante: sono gli imperi che hanno bisogno di imporre ai loro sudditi una morale vagamente filantropica.

di cancellare gli istinti naturali e sovrapporgli la melassa di un’etica perbenista.

fondata sulla falsificazione della reale natura umana,

sulla negazione ipocrita dei suoi selvaggi aspetti istintuali,

su una buona educazione ancora piu` feroce della sincera espressione delle proprie reazioni emotive.

. . .

ma non e` difficile fare il passaggio successivo.

questo ottimismo programmatico per cui tutti gli esseri umani sarebbero indiscutibilmente positivi e degni di essere amati e` la premessa stessa della democrazia.

non per nulla la democrazia moderna e` l’espressione di una civilta` cristiana.

se tutti gli uomini sono buoni, allora tutti gli uomini sono anche da considerare degni di governarsi da se` in uno spirito di solidarieta` reciproca.

e` il cosiddetto amore per il prossimo la premessa filosofica dello stato democratico.

almeno nella sua versione buonista

. . .

ma proviamo a pensare invece alla democrazia come modesto argine al male dell’essere umano.

come ad un espediente contro la violenza degli istinti e delle reazioni.

come un male necessario in certe circostanze.

ma non troppo diverso dal male della dittatura che si rende necessario in altre.

proviamo a pensare alla democrazia come codifica della naturale antipatia spontanea che regola i rapporti umani ben piu` della simpatia istintiva per gli altri che alcuni provano.

. . .

solo il cristiano costruisce le sue relazioni con gli altri esseri umani sul pregiudizio positivo nei loro confronti.

vale anche per il cristiano ateo.

e` ora di dimenticare le radici cristiane come verita` assoluta.

l’ottimismo cristiano sull’essere umano, l’empatia obbligatoria, e` soltanto uno strumento empirico per provare a migliorarlo.

cioe` a dominarlo meglio.

. . .

elogio dell’antipatia, allora, contro l’empatia obbligatoria.

in fondo l’esistenza, vista nel suo aspetto naturale, e` una lotta tra simili.

provare invece a relazionarsi con gli sconosciuti o con chi e` poco conosciuto a partire dalla diffidenza, dall’aspettativa negativa, dal pregiudizio critico.

forse non mancheranno a volte le piacevoli sorprese.

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Attenzione al “contagio” emotivo

anthroposmagazine.com

articolo tutto da leggere!

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4 thoughts on “breve storia dell’antipatia – 544

  1. saranno certo vere tutte queste argomentazioni, ma anche se non ci fossero stati i primi indottrinamenti ad amare il prossimo o almeno i prossimi cosa sarebbe successo? Secondo me la stessa cosa, perché credo che ognuno di noi trova simpatico e amabile l’altro fino a che non constata che è intralciato il proprio senso di sicurezza, materiale o emotiva.
    Solo gli esseri superiori, e ciascuno di noi in qualche circostanza, riescono a vedere l’umanità persistente nel nemico e comprendono di essere, talvolta, il nemico per qualcun altro.
    E poi penso che la vocina interiore ci avverte se un incontro promette bene o male, per cautamente addentrarci o prudentemente recedere. Purtroppo molto interferisce, la fretta per esempio, che non dà tempo di ascoltarla la vocina, o qualche secondaria considerazione. Tipico il caso in cui ci si coinvolge in un rapporto sentimentale con una persona che ad un amico/a sconsiglieremmo caldamente, lo si fa spinti dal timore della solitudine, del tempo che passa, dello status dell’altro, per rivalsa …. o altro, ma è’ come armare il destino di un proiettile a scoppio ritardato 🙂

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    1. le filosofie che si fanno religioni hanno provato ad insegnare rapporti umani meno distruttivi di quelli nati dall’istinto elementare, cercando di stabilizzare gli istinti positivi e di indebolire quelli negativi.

      credo anche io che il risultato pratico sia modesto, comunque; e tuttavia le religioni sono efficaci nel proporre alcuni specifici modi di essere umani, che fanno si`, ad esempio, che un indiano sia diverso da un europeo o da un giapponese, pur condividendo la stessa fisiologia e le stesse basi istintuali.

      in qualche modo che rimane misterioso le culture si collegano anche a certi aspetti della fisiologia: ad esempio l’europeo e` mediamente piu` peloso di altre popolazioni per una maggiore presenza degli ormoni maschili che stimolano anche la crescita dei peli…

      e qui non si riesce a capire se la pelosita` dipende dal clima piu` freddo e ha una funzione biologica, ma dunque influenza anche la psiche, oppure se avvene viceversa, che la selezione spinga avanti i piu` aggressivi e quindi anche i piu pelosi in contesti di maggiori scontri e violenze.

      – succede certamente che sappiamo gia` in anticipo, oscuramente, se un incontro promette bene oppue no. eppure il saperlo serve a poco se si e` irrazionali nelle proprie scelte o se contorti meccanismi psicologici portano al tipi di scelta che faceva gia` il Petrarca:
      Vedo il miglior, ed al peggior m’appiglio.

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      1. Mi hai fatto tornare in mente una osservazione di …. di manco a dirlo: Jung.
        Dopo il suo viaggio negli Stati Uniti, in u qualche saggio di cui non ho pecisa memoria, o forse nell’autobiografia, rilevava che nelle famiglie di immigrati i figli nati nella nuova patria erano più alti di quelli nati nella patria di origine. Magari per alcuni si potrà anche dire che avendo fatto fortuna i genitori nutrivano meglio i figli, ma è pur vero che c’è un “gigantismo” in tutto ciò che nasce negli Usa… Forse il nostro pianeta ha “chiazze” di caratteristiche che si trasmettono misteriosamente 🙂

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        1. be’, resto con i piedi un poco piu` ancorati per terra e continuo a dare la preminenza all’alimentazione 🙂

          il fenomeno si e` registrato anche tra gli immigrati meridionali andati in altri paesi o semplicemente nel Nord Italia.

          poi magari anche le sequoie diventano gigantesche in America, perche` si nutrono meglio…

          da non dimenticare che quello e` un continente che ha visto gli uomini e le loro distruzioni soltanto da 15.000 anni.

          solo la Nuova Zelanda e` in una condizione ancora migliore, con una colonizzazione umana dei maori che non raggiunge i mille anni.

          (a differenza degli aborigeni australiani presenti da circa 50.000 nni.

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