Raúl Zibechi: la nuova Resistenza ricomincia dalle montagne – 553

oggi pensavo di scrivere un post dal titolo La nuova resistenza comincia di nuovo dalle montagne.

pensavo che il referendum di domani sara` ampiamente inutile.

comunque vada i veri problemi che abbiamo davanti non sono quelli di come si dovranno fare le leggi e come possa essere potenziata la burocrazia e l’arroganza dello stato.

il vero problema e` come liberarsene.

il mio post sarebbe stato dedicato alla prospettiva dell’auto-produzione da costruire in luoghi marginali, come in Italia le zone di montagna.

nuclei ideali di resistenza al potere globale, in cui credo oggi non solo mentalmente, ma che sto anche cercando di costruire praticamente.

poi ho letto questo post di Raul Zibechi, e me lo sono trovato gia` scritto davanti.

mi sono sentito subito meno solo, di fronte a questa consonanza quasi perfetta nell’analisi e nelle proposte.

gli ho solo cambiato il titolo, qui in cima, mettendone uno mio.

quello che avevo pensato.

. . .

Come pensa la classe dominante    | 10 Commenti

Dobbiamo comprendere che la grave situazione in cui viviamo non è una parentesi.
Niente funzionerà più come prima del 2008.
È probabile che stiamo entrando in un sistema forse anche peggiore del capitalismo, una sorta di economia della rapina, più simile al modo in cui funzionano le mafie del narcotraffico che ai modelli imprenditoriali che abbiamo conosciuto nella maggior parte del XX secolo.
La crisi è stata provocata da los de arriba, quelli che stanno in alto, per continuare a restarvi, a essere classe dominante.
Vogliono farlo a spese dell’umanità intera e sono disposti a creare anche un’ecatombe demografica pur di togliere di mezzo o far scomparire tutto quel che limita i loro poteri e intralcia i loro piani.
A noi non resta altra strada che organizzare il nostro mondo nei nostri spazi/territori.bilderberg

di Raúl Zibechi

La crisi continua a rivelare tutto quello che nei periodi di normalità rimaneva celato.

Anche i progetti strategici della classe dominante, il suo modo di vedere il mondo, la scommessa principale che fa per continuare a essere classe dominante.

È questo, a grandi linee, il suo obiettivo centrale, quello al quale subordina tutto il resto, comprese le forme capitaliste di riproduzione dell’economia.

Si potrebbe pensare che la crisi sia appena una parentesi dopo la quale tutto continuerebbe, più o meno, come funzionava prima.

Non è così.

La crisi non è solo un rivelatore, ma il modo con il quale los de arriba, quelli che stanno in alto, stanno rimodellando il mondo.

Perché la crisi è, in grande misura, provocata da loro per spostare o far scomparire ciò che limita i loro poteri. (…)

D’altro canto, una crisi di questa portata (si tratta di un insieme di crisi che comprendono crisi/caos climatico, ambientale, sanitario e, quel che investe tutto, una crisi della civilizzazione occidentale) significa mutazioni più o meno profonde delle società, dei rapporti di forza e dei poli di potere nel mondo, in ogni regione e in ogni paese.

. . .

Sembra necessario affrontare tre aspetti.

Non esauriscono tutte le novità che presenta la crisi ma sono, a mio modo di vedere, quelli che possono maggiormente influenzare le strategie dei movimenti antisistemici.

In primo luogo, ciò che chiamiamo economia ha sofferto cambiamenti di fondo.

Un quadro elaborato dall’economista Pavlina Tcherneva, sulla base degli studi sulla disuguaglianza di Thomas Piketty, rivela come sta funzionando il sistema dagli anni Settanta, la situazione si è aggravata con la crisi del 2008.

distribuzione della crescita media del reddito durante le espansioni

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nota mia:

come si vede, dalla crisi del 2008 in poi, la crescita inarrestabile dei redditi del 10% della popolazione piu` ricca avviene per la prima volta COMPRIMENDO i redditi del 90% del resto della popolazione.

questo spiega meglio di ogni altra cosa la nascita dei populismi.

anche se questi sono al momento egemonizzati ancora da coloro che in realta` agiscono per continuare con questo sistema.

e sono in sostanza semplici modi di ingannare il popolo a cui si sta togliendo reddito e benessere sociale.

questo grafico indica che un futuro molto duro e sanguinoso ci attende.

. . .

Il quadro abbraccia sessanta anni dell’economia statunitense, dal 1949 a oggi.

Descrive poi di quale parte della crescita delle entrate si impadronisce il 10 per cento più ricco della popolazione, e quanto spetta al 90 per cento restante.

Negli anni Cinquanta, per esempio, il 10 per cento ricco si appropriava di una quota tra il 20 e il 25 per cento delle nuove entrate annuali.

Così funziona un’economia capitalista “normale”, con un’appropriazione maggiore del frutto del lavoro umano da parte degli imprenditori, quel che Marx chiamò plusvalore.

È l’accumulazione di capitale per riproduzione allargata.

A partire dal 1970 si produce un importante cambiamento che diventa ben visibile negli anni Ottanta:

il 10 per cento ricco della popolazione comincia a impadronirsi dell’80 per cento della ricchezza e il 90 per cento rimane appena con il 20 per cento di quello che si genera ogni anno.

Questo periodo corrisponde all’egemonia del capitale finanziario, quello che David Harvey ha chiamato “accumulazione per espropriazione” o spoliazione.

Qualcosa di straordinario avviene però a partire dal 2001.

I ricchi si tengono tutte le nuove entrate e, dal 2008, arraffano anche una parte di quello che aveva il 90 per cento in termini di risparmi o beni.

Come chiamiamo questo modo di accumulazione?

È un sistema che non è più capace di riprodurre le relazioni capitaliste perché consiste nella rapina.

Il capitalismo estrae plusvalore e accumula ricchezza (anche per espropriazione), ma lo fa espandendo le relazioni capitaliste, per questo impiega lavoro salariato e non lavoro schiavistico

(devo queste riflessioni a Gustavo Esteva, che le ha formulate nei giorni della scuoletta zapatista e in successivi scambi di opinioni).

È probabile che stiamo entrando in un sistema forse anche peggiore del capitalismo, una sorta di economia della rapina, più simile al modo in cui funzionano le mafie del narcotraffico che ai modelli imprenditoriali che abbiamo conosciuto nella maggior parte del XX secolo.

È probabile, inoltre, che questo non sia stato pianificato dalla classe dominante, ma che sia il frutto della smisurata ricerca di profitti avvenuta nel periodo finanziario e dell’accumulazione per espropriazione, che ha fatto nascere una generazione di avvoltoi/lupi incapaci di produrre niente altro che distruzione e morte intorno a sé.

. . .

In secondo luogo, il fatto che il sistema funzioni in questo modo fa sì che quelli in alto abbiano deciso di salvarsi a spese dell’intera umanità.

In un qualche momento devono aver cancellato ogni sentimento nei confronti degli altri esseri umani e sono disposti a provocare un’ecatombe demografica, come suggerisce il quadro menzionato.

Vogliono tutto.

Per questa ragione, la forma in cui sta funzionando il sistema è più appropriato definirla “quarta guerra mondiale” (…) che “accumulazione per espropriazione”, perché l’obiettivo è l’umanità intera.

Sembra che la classe dominante abbia deciso che con l’attuale grado di sviluppo tecnologico possa prescindere dal lavoro salariato che genera ricchezza, e che per i suoi prodotti non dipenda più dai consumatori poveri.

Al di là del fatto che questo possa essere un delirio indotto dalla superbia, sembra evidente che quelli in alto non sono intenzionati a mettere ordine nel mondo secondo i loro vecchi interessi, bensì a creare regioni intere (e a volte continenti) dove regna il caos assoluto (come tende ad accadere in Medio Oriente) e altre di assoluta sicurezza (come in alcune zone degli Stati Uniti e dell’Europa, e nei quartieri ricchi di ogni paese).

Insomma, quelli in alto hanno rinunciato all’idea di “una” società, un’idea che viene sostituita dall’immagine del campo di concentramento.

. . .

In terzo luogo, questo ha enormi ripercussioni per la politica di quelli in basso.

La democrazia è solo un’arma che si può scagliare contro i nemici geopolitici (iniziando da Russia e Cina) e che non si applica ai regimi amici (Arabia Saudita), ma non è più il sistema al quale una volta veniva concessa una qualche credibilità.

Lo stesso vale per lo Stato-nazione, ormai solo un ostacolo da superare, come dimostrano gli attacchi in Siria che violano la sovranità nazionale.

. . .

Non ci rimane altra strada che organizzare il nostro mondo, nei nostri spazi/territori, con la nostra salute, la nostra educazione e la nostra autonomia alimentare.

Con i nostri poteri per prendere decisioni e farle rispettare.

Ossia, con nostre stesse istituzioni di autodifesa.

Senza dipendere da quelle statali.

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13 thoughts on “Raúl Zibechi: la nuova Resistenza ricomincia dalle montagne – 553

    1. si`, questa dovrebbe essere una regola fondamentale per migliorare i rapporti umani, ma esige la sincerita`, che non tutti praticano ne` apprezzano.

      tu hai perso qualche post, io qualche commento.

      penso da sempre che i commenti sono piu` importanti dei post.

      comunque facciamo pari e patta: abbiamo perso tutti due in maniera uguale, ok? 🙂

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      1. Beh…sai non faccio caso ai non saluti degli altri, pare sottinteso. É sei mio non farli che mi disturba un pò.
        Non riesco ad essere molto diversa sui social da come sono in realtà…bah…chissà

        Grazie, mi spiace solo non esserne accorta; non averci pensato prima.

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        1. ma no, va benissimo, del resto mi commentavi su bortoround e io pensavo che semplicemente non avevi voglia di farlo anche qui!

          pero` vedi come siamo condizionati da fattori esterni anche casuali e come e` facile farsi della paranoie qui dentro…

          bisogna sempre parlarne, portare tutto alla luce del sole, altrimenti gli equivoci travolgono le amicizie.

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  1. Senza lo stato proprio no…ma il singolo, responsabile inizi a consumare di meno. Ad abituarsi a farsi bastare quello di cui realmente mecessita, indurire i desideri immaginari ed iniziare ad apprezzare l’essenzialità della vita.
    Prima un individuo, poi cinque…poi 211…fino a che lo tutti, praticamente lo Stato sente che qualcosa è cambiato che no ha più spazi di manovra.

    Credo che si possa iniziare così…(sto fantasticando? Può darsi…)

    Comunque ho ,etto un libro recentemente che mi è piaciuto molto: senza adulti di Gustavo Zagrebelsky

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    1. lui dice: senza dipendere dalle istituzioni statali.

      cioe`, ho inteso io, senza pensare di esserne aiutati.

      sono anche io piu` flessibbile, come te: ci starei anche a farmi sostenere; devono esserci in giro progetti europei e non ci troverei nulla di mare a farmi finanziare il recupero della montagna.

      ma in una prospettiva piu` lunga, se vi e` un collasso, anche lo stato collassera`, come avvenuto in secoli passati al tramonto di altre civilta`.

      lo stato si trasforma in pure bande armate dedite al saccheggio.

      scenari lontani da noi, e poi siamo di fronte a qualcosa di inedito che supera ogni altro avvenimento del passato, che ci da` soltanto vaghe analogie.

      vivendo in montagna mi sto accorgendo, ad esempio, quanto e` piu sana una gestione del riscaldamento che accetti che siamo in inverno e moderi le temperature in casa con un abbigliamento adeguato.

      sana non solo per il portafoglio, ma proprio per il fisico, che subisce meno sbalzi e si ritrova piu` temprato.

      assurdo che non ci siano campagne di rieducazione pensando quanto pesano queste abitudini sbagliate sull;effetto serra.

      certo che dipende da noi, gradualmente, diffondere abitudini nuove e salutari che costruiscono anche il futuro.

      saluti? saluti affettuosi.

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      1. Vero, verissimo
        Ci vorrebbero nuove abitudini, dolorose ma necessarie e benefiche…

        A proposito di riscaldamento sento dei colleghi che si lamentano che a casa loro vivendo in condominio non hanno la chiusura indipendente dei caloriferi è così muoiono dal caldo.
        e così…aprono le finestre e…pagano

        Per dire…

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        1. taci, e` il problema cronico della casa dei miei genitori, ora passata a mia figlia (quella che si chiama come te…): da cinquant’anni gestisce la caldaia un signore che abita nell’ala nord; cosi` nell’ala sud al primo piano si arriva ai 26 gradi.

          e io mi sono accorto che con i 16 garantiti, uscendo ogni tanto all’aperto a lavorare (che riscalda) e una botta di legna sul camino quando viene sera, si vive benissimo, invece…

          anche a 800 metri.

          ora pero` si puo` chiedere l’indipendenza dal condominio, ma spesso e` proprio impraticabile…

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            1. totalmente d’accordo, e purtroppo e` cosi`.

              lo stato dovrebbe trovare dei mezzi di dissuasione piu` forti, ma funzionerebbe poco e c’e` gente disposta a svenarsi pur di girare in canottiera in casa a dicembre.

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