diario tedesco: 1. das Hochhaus, il grattacielo – 566

i grandi scrittori tedeschi sono tutti abituati a buttar giu` un qualche Viaggio in Italia: Goethe, Heine, e anche il giovane Hermann Hesse, che ne ha scritto uno decisamente bruttino.

l’Inghilterra, invede, ha regalato alla letteratura mondiale un irresistibile diario di viaggio tedesco nei Tre uomini a zonzo di Jerome, il grande umorista di un secolo fa.

sbaglio o in Italia non c’e` nessuna tradizione di viaggi letterari in Germania?

anche nel campo giornalistico ricordo solo vagamente qualcosa, che adesso non riesco a mettere a fuoco…

ma insomma, notoriamente la Germania non e` nelle nostre corde: da quella parte viene verso di noi almeno un odi et amo; dalle nostre, viene un’ostilita` sorda e anche abbastanza preconcetta.

ad esempio, io solo andandoci a vivere qualche anno ho scoperto un paese completamente diverso dai nostri cliche`.

ecco dunque che ora sospendo per un po’ altre cronache di viaggio che avevo in corso e provo a colmare questo buco, senza essere ne` uno scrittore ne` un giornalista, ma solo un viaggiatore curioso.

ovviamente, uno scrittore tedesco che racconta dell’Italia si fa un po’ attraversare dal clima psicologico locale, e quindi diventa frizzante, spiritoso, fantasioso.

un non scrittore ne` giornalista italiano che scrive della Germania un po’ si adegua alla mentalita` tedesca.

e, ve ne sarete gia` accorti da soli, tende a diventare noioso.

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Ciao,  sono in Germania in effetti da ieri sera. Anche se sono rimasto bloccato all’inizio del viaggio dalla carta del bancomat smagnetizzata e ho dovuto aspettare che la banca di Vestone aprisse perché ero rimasto completamente senza euro. Il che ha portato il viaggio a una durata complessiva di 10 ore, e sono abbastanza scassatello, per dirla tutta, nella schiena che non è  più  da ragazzo. Troppo strano sto blocco.

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L’impatto  è stato bellissimo, come sempre. Oggi giornata più  spenta e devastato da mal di schiena da viaggio, ma lo curo camminando almeno fino che posso – oggi pomeriggio no, ho gettato la spugna.

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Certo che Stuttgart mi serve per staccare, ma ho anche tanti altri modi per staccare. Ho sempre avuto questa capacità,  me la riconosco, anche in momenti davvero tremendi della mia vita, di pensare ad altro, quando volevo. Il blog è  stato la mia ancora di salvezza. Tornavo a casa sottoposto a un mobbing pazzesco dopo che avevo scoperto le ruberie e volevano mandarmi a casa, e dimenticavo tutto fino alla mattina dopo. Sì,  sì può  reggere solo così.

Qui sto avendo una girandola di esperienze e di incontri da riempire un paio di mesi e dovrei scrivere dieci post al giorno. Cerco di trattenermi perché. .. Non lo so bene il perché.

Certo e’ sempre un po’ pesantina la convivenza con l’inquilino pakistano che non parla tedesco ma un inglese inverosimile dove vorek vuol dire work, per esempio.

Be’, qui si è  mescolato tutto, spero che si capisca, ma non riesco a correggere.

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Ecco, il bello è  proprio questo salto dalla mera natura a una delle più vivaci città tedesche, sempre entro i limiti con cui si può parlare di vivacità  in Germania.

Certo che dovrei scrivere dei post al rientro, ma rischio di dimenticare: viaggio stupendo tra le Alpi, l’allarme polveri sottili, la mostra nel mio condominio, Aman e Shahid e il ragazzo pakistano di 17 anni che mi racconta della mafia all’ambasciata italiana in Pakistan (umiliante!), i numeri dei metrò tutti cambiati e la città  tagliata in due dalla TAV, la nuova politica della Merkel sull’immigrazione, i mercatini di Natale, un clima sociale diverso come per una crisi imminente, la banca che regala 100 euro a chi versa 2.500 euro al mese. Della mostra sugli Schwaben ho già  parlato oggi.

Ho messo i titoli e certamente dimenticato già qualcosa. Ah sì: l’impresa di pompe funebri che espone le foto dei clienti sorridenti!!! Le musiche di strada degli immigrati…

mi pare ovvio che trovo eccitante stare qui.

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be’, gli stralci da queste mail possono far bene da introduzione, no?

intanto immaginatemi che, partito finalmente dalla banca di Vestone con i soldi pe il viaggio in tasca, io risalgo la valle fino al lago d’Idro, lo costeggio, poi su per le Giudicarie e giu` verso Tione, prima, e poi per una valle abbastanza selvaggia dal punto di vista paesaggistico, fino a Trento; non manca, poco dopo, un pensiero ai due zii che abitavano a Mezzocorona, passandoci davanti: seguono i 50 km di superstrada fino a Bozen, che appare come un incubo urbanistico devastante.

qui l’aria per me si fa di casa, mentre mi avvicino a Merano: i nomi dei paesini: familiari, per i viaggi in treno per andare a passare le vacanze dalla nonna paterna, e la valle tutto sommato abbastanza intatta:

ecco la giogaia di Tessa e il Tschigott della mia prima escursione a 3.000 metri, il castello di Tirolo, la citta` in basso immersa nel verde, mentre costeggio Marling, dove salivo a sei anni per frequentare in anticipo la prima elementare senza essere iscritto (ma poi una diagnosi di tubercolosi mi blocco` sei mesi in camera, ma non mi impedi` di entrare in seconda a sei anni).

la monumentale birreria Forst e poco dopo l’imbocco della val Senales sono i confini delle mie scorribande, piu` giovanili nei brevi ritorni che dell’infanzia:

all’infanzia mi riporta invece la vista della chiesetta romanica affacciata altissima sulla valle da Hafling, Avelengo, e il ricordo del devastante ritorno a piedi a otto anni, dopo la salita in funivia, sotto la guida inflessibile e militare di mio padre: 12 chilometri!

la meraviglia della Val Venosta si rinnova ogni volta, fino alla longobarda Malles e al lago di Resia, col campanile del borgo sommerso dal bacino artificiale che emerge dalle acque, al momento in via di congelamento; ma non c’e` neve ancora, l’inverno si fa aspettare, anche nella cupa valle laterale austriaca che scende verso l’Inn.

mi sono riconciliato con l’Austria dopo le felici elezioni del presidente (verde) della repubblica, e questa volta compero la Vignette che consente di viaggiare per 10 giorni su tutte le sue autostrade e mi servira` anche per il rientro.

il tempo rimane splendido, mentre risalgo verso il Fernpass, incrociando un castello spettacolare; soltanto, all’ingresso in Germania, ecco che avanza una massa cupa di nuvole, ma prima di Stuttgart si dissolve e il cielo ridiventa sereno.

sereno, ma non limpido: nell’autostrada cartelloni luminosi avvisano dello Staubalarm, l’allarme polveri sottili; piu` tardi, a casa, arrivera` anche un programmino da scaricare sull’android col promemoria delle cose da fare e soprattutto da non fare.

io ho sbagliato uscita dell’autostrada intanto, per un cartello poco chiaro e come l’ultima volta, e impiego quasi un’ora a trovare la tank del LPG (GPL) e ad arrivare a casa.

ma questo mi permette di vedere come procede rapidamente la riqualificazione della periferia sud di Stuttgart, che sta di volta assumendo un aspetto sempre piu` benestante e moderno.

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arrivo a casa mia col buio, il monolocale in un grande edificio degli anni Cinquanta, di 14 piani, che e` il piu` alto di Stuttgart, citta` contraria ad ogni gigantismo verticale, e, con la sua forma pura di onesto parallelepipedo, si staglia comunque nel panorama della citta`.

ma l’ultima cosa che mi aspetterei di trovarci e` che nel grande atrio lo studio di architettura che da tre anni occupa il pianterreno ha allestito una mostra sulla storia e sulla vita del condominio.

ci sono le foto degli abitanti, la storia della costruzione e, tedescamente, come ovvio, numeri e statistiche.

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insomma, mica me l’aspettavo di vivere in un monumento, assieme ad altre 172 persone (dieci volte il micropaesino dove sto in Italia), di 22 nazionalita` differenti, da un anno e mezzo di vita ad 86 anni, in 18 uffici e 164 unita abitative, e dunque prevalentemente single.

eppure ci sono anche delle storie d’amore che sono nate in questi corridoi e si sono trasformate in matrimonio: cosi` ci viene raccontato.

e chi crederebbe mai che i due ascensori facciano ogni giorno circa 12,2 chilometri in altezza, una volta e mezza l’Everest, semplicemente portando su e giu` la gente?

l’abitante piu` recente? e` qui da due settimane.

il piu` antico? dal 1964, da 52 anni.

e notate l’orgoglio tipicamente tedesco (e anche mio, in questo) per l’interculturalita`.

impensabile in un paese chiuso e provinciale come l’Italia, il piu` razzista d’Europa secondo alcune recenti ricerche.

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ecco che riconosco qua e la` alcuni dei miei vicini; altri no, forse sono nuovi.

ecco l’Hausmeister col suo cane, al centro di una disputa pluriennale con una condomina che non lo voleva in portineria.

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l’Hausmeister, con cui devo parlare l’indomani per alcune questioncelle burocratiche, sta subendo una metamorfosi impressionante:

era un decennio fa l’icona di un attardato figlio dei fiori col codino; il codino resta, ma il tempo si prende la sua rivincita e i baffoni sempre piu` estesi gli stanno facendo assumere invece un tipico aspetto da vecchio svevo.

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manca invece la signora distintissima e sola dell’appartamento di fronte: ci trovavamo quasi tutte le mattine quando uscivo in orario per andare al mio ufficio in consolato: io risalivo la collina, lei continuava invece lungo la strada bassa, bionda e gentile, col suo viso raffinato.

poi un giorno dovette rinchiudesi in casa: una degenerazione progressiva delle fibre muscolari; ha resistito ancora per anni, ma l’altro giorno ho appunto saputo che e` morta.

non dev’essere da molto: davanti alla sua porta di casa c’e` ancora il suo tappeto a fiorellini.

. . .

non so quanti possono essere arrivati a leggere fino a qui, e veramente non vorrei finire con questa nota un poco triste, il resoconto del mio arrivo a Stuttgart.

ma sto per andare al cinema e rinvio qualche altra notizia al prossimo post.

solo, non vi prometto ( o meglio, non vi minaccio) quando.

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4 thoughts on “diario tedesco: 1. das Hochhaus, il grattacielo – 566

    1. oh, meno male un apprezzamento. 🙂

      avevo provato a raccontarla a voce in casa, questa storia, ma non aveva avuto un grande successo…

      anche io trovo questa cosa molto simpatica e nello stesso tempo misteriosamente tedesca.

      comunque non e` finita qui: ne dovro` parlare ancora. 😉

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      1. Ma non saprei io la trovo una cosa molto interessante. Un condominio e la sua storia, tante storie, tanti passaggi.

        (Sai cosa… magari le fotografie scattate in quel modo sono evocative… di un brutto passato. Penso eh.. che non sia piaciuta per quello)

        Come l’altra notizia che raccontasti dei libri a disposizione nel condominio… roba da farne pubblicità per far sì che si inizi anche dalle nostre parti …

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        1. le foto purtroppo non rendono: sono bruttissime le mie foto, non quelle originali, che anzi fanno molta allegria e sono molto colorate e piene di sorrisi.

          ma le ho scattate con poca luce e mano poco ferma, cosi` sono un poco sfuocate; mi sono fidato che fossero venute bene come pareva dal display e non le ho rifatte…

          la storia raccontata era senza foto, non le avevo ancora scaricate.

          forse i miei figli sono un poco contrari per principio a tutto quello che di positivo io riporto dalla Germania: dopotutto sono stati sette anni in cui ci siamo visti poco e credo che istintivamente la vedano negativamente.

          sono cose belle, che sarebbe bello si diffondessero anche da noi,

          per esempio anche la lavanderia condominiale, sconosciuta da noi…, che permette di risparmiare quelle individuali.

          me te la vedi una istituzione simile, individualisti come siamo in Italia?

          qui non vedo tutta la pazienza e soprattutto il disinteresse necessario per fare cose del genere.

          quello studio di architettura naturalmente ci ha guadagnato in termini di immagine: e` una bella carta di presentazione per i clienti che arrivano allo studio.

          e nello stesso tempo credo che abbiano anche valorizzato la casa…

          insomma: intelligenza, buon gusto, concentrazione nel lavoro: un buon esempio!

          e un inedito senso di appartenenza che fa molto bene, e si ritrova forse soltanto ancora in piccoli o piccolissimi paesini come quello in cui vivo qui in Italia.

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